di Domenico Dall’Olio

Sei appassionato di trading?

Che tu sia un lavoratore dipendente, un autonomo, un libero professionista o un imprenditore, sicuramente non hai tempo da perdere.

Devi prima di tutto occuparti del tuo lavoro e non rischiare che i tuoi umori legati all’andamento dei mercati ne compromettano i risultati.

Il tuo capitale deve produrre il giusto rendimento con il giusto livello di rischio, ma il trading deve anche impegnarti per il minor tempo possibile.

Devi svincolarti da presunti professionisti della finanza che in realtà non hanno mai investito un centesimo di denaro proprio o che ti promettono risultati stellari senza fatica.

È importante che tu impari a gestire in piena autonomia i tuoi denari, senza però dover diventare un ingegnere aerospaziale.

Devi capire quali strategie funzionano davvero, cosa devi fare per metterle in pratica e apprendere tutto ciò che ti occorre per poterle applicare per conto tuo da domani.

A questo serve QuantOptions.

Le bugie del trading on line, come riconoscerle ed evitarle

Una larga parte del business del trading online per tutti prospera su alcune grandi bugie:

  • ti dicono che puoi diventare ricco con poco sforzo, con un piccolo capitale e in poco tempo.
  • ti prospettano risultati eccezionali e certi, tanto che la prima cosa che dovresti chiederti è perché vengano a rivelare proprio a te i loro segreti tanto preziosi.
  • ti assicurano che puoi seguire i loro segnali operativi con pochi minuti al giorno senza problemi e senza stress.
  • ti garantiscono che le loro strategie sono perfettamente replicabili e che tu puoi ottenere i loro stessi risultati.

La soluzione a tutti i tuoi problemi è lì a portata di mano, anche con un piccolissimo capitale a disposizione.

Tutto facile, tutto bello, tutto subito.

La verità? Bugie e solo bugie!!!

Sono quattro le grandi bugie che ti vengono sistematicamente propinate in questo settore, e che ora vedremo una ad una.

E non basta smascherarle per risolvere il problema: bisogna capire cosa effettivamente si possa fare e come.

Seguimi e ti spiegherò tutto.

Bugia numero 1: puoi arricchirti partendo con un capitale modesto

Verità: è molto difficile ottenere sistematicamente profitti elevati su capitali modesti; potrà capitare in periodi particolarmente fortunati, ma comunque raramente.

Se per vincere devi puntare sul “colpaccio” è meglio lasciar stare subito.

Le strategie davvero valide producono profitti medi costanti nel tempo, non cercano di massimizzare l’utile nel breve termine scommettendo sul rosso o sul nero!

Anche se i sedicenti guru ti diranno sempre il contrario, nessuna strategia vince sempre: si alternano fasi positive e fasi negative e non si può mai sapere quando arriverà la prossima fase negativa, quanto sarà profonda e quanto durerà.

Il trading è soprattutto un gioco di gestione oculata del capitale e bisogna sempre cominciare con la consapevolezza che una fase negativa può colpirti anche subito.

Il capitale di partenza deve quindi essere sufficiente a far fronte ad eventualità meno positive di quanto uno si immagini.

Con piccoli capitali si va poco lontano: basta subire una perdita iniziale per rischiare di trovarsi impossibilitati a proseguire, e comunque demoralizzati e depressi, un pessimo stato d’animo per lavorare con freddezza e razionalità.

Non sottovalutare l’aspetto psicologico del trading: l’emotività è una delle variabili più importanti in questo mestiere.

Molti trader improvvisati gettano presto la spugna proprio per problemi di gestione delle emozioni. Quando si hanno posizioni aperte su denaro reale, infatti, si è costantemente sotto pressione e il proprio stato d’animo rischia di oscillare da fasi di paura a fasi di vera euforia, per poi ritornare a fasi di paura.

Una sinusoide continua di emozioni altalenanti e contrastanti, che condizionano l’umore, i rapporti con gli altri, addirittura, in qualche caso, gli affetti.

Bugia numero 2: puoi seguire i segnali degli altri in tutta tranquillità e sicurezza

Verità: non è per niente facile seguire i segnali operativi di altri, per tanti motivi. Ecco i principali:

  • lo stress operativo non lo si elimina seguendo passivamente le indicazioni di qualcun altro, anzi: ad ogni – inevitabile – fase negativa risulta sempre più difficile andare avanti, perché non sapendo quanto fidarsi dei segnali che arrivano non si sa mai se andare avanti o smettere;
  • spesso proprio chi eroga i segnali non sa quanto potrà durare una fase negativa dei suoi sistemi, perché non ha fatto i compiti a casa, non ha mai analizzato in modo serio e rigoroso le equity line dei suoi sistemi… Sempre che siano reali…;
  • molte strategie proposte al pubblico sono troppo complesse per poter essere seguite da persone prive della necessaria esperienza sui mercati; anche perché la complessità del trading si manifesta in tante sfaccettature dell’attività;
  • la tua sensibilità e il tuo personale approccio ai mercati ti porteranno prima o poi a voler comunque fare di testa tua, modificando i segnali che ricevi, anticipando le entrate o le uscite, ignorando i segnali che non ti convincono… È un processo molto comune, ed è quasi inevitabile, per i motivi di cui sopra;

La soluzione è una sola: seguire qualcuno intanto che si studia il modo di diventare autonomi… Un concetto sul quale ritornerò presto!

Bugia numero 3: puoi replicare senza alcuna difficoltà i risultati dei venditori di segnali

Verità: i risultati degli altri non sono quasi mai replicabili.

I motivi principali sono quattro:

  • primo: può succedere che ti arrivino i segnali in ritardo, quando il prezzo si è già mosso (e il mittente ha già comprato); se poi il segnale viene recepito da molte persone c’è il rischio concreto che i primi a entrare muovano il mercato, rendendo di fatto impossibile agli ultimi entrare, se non a condizioni molto svantaggiose;
  • secondo: i costi operativi non vengono considerati, perché “tanto sono trascurabili e non sono quelli che fanno la differenza”; questo lo dicono i venditori di segnali ovviamente, ma è falso;
  • terzo: i loro risultati pregressi che ti mostrano in forma aggregata possono essere il risultato di tante operazioni mediamente negative alternate a poche particolarmente positive. È sufficiente perdersi un segnale di quelli particolarmente positivi per ottenere una equity line radicalmente diversa dalla loro. E per perdere un segnale basta poco: ricevere e/o leggere il segnale in ritardo, essere impegnati in altre attività lavorative, non essere al pc in quel momento…;
  • quarto e ultimo, ma assolutamente non meno importante, e te ne ho già parlato: il capitale che ti consigliano di allocare alla strategia è sempre troppo basso: se per sfortuna subisci una perdita nelle fasi iniziali non riesci più ad andare avanti, né finanziariamente, né psicologicamente.

Bugia numero 4, la più grande di tutte: il trading è per tutti, alla portata di tutti e può far arricchire tutti

La più grande verità: il trading è un gioco sofisticato, che richiede fortissime competenze e due doti importanti.

La prima è la pazienza.

La seconda è la capacità di gestire il denaro nel modo migliore possibile: il money management.

Niente porta alla rovina finanziaria tanto rapidamente come un utilizzo sbagliato del denaro.

Qualcuno sostiene che la dote più importante nel trading sia la mentalità. Io non sono affatto d’accordo, perché la mentalità non ti salva da un crollo generalizzato di mercato quando ti sei esposto con troppo capitale rispetto a quello disponibile sul conto.

Credere con tutto te stesso di potercela fare non è sufficiente. Convincerti che tutto andrà bene non fa andare tutto bene. Ciò che fa andare tutto bene è l’aver allocato al conto il giusto capitale per far fronte a qualsiasi evento di mercato.

È il money management l’unico vero strumento che può fare la differenza tra il trading dilettantesco e quello efficace.

La tecnica è importante, certo, ma da sola non basta.

Una operazione di Borsa è fatta di un setup di apertura, una gestione del rischio, una gestione del rendimento e una gestione del denaro. Sono questi quattro ingredienti in piena sinergia a fare la strategia vincente.

Ma la matematica spietata dietro a qualsiasi storia di successo in questo mondo parla chiaro: soprattutto se lavori a leva, se quando il mondo crolla i margini di garanzia portano il tuo conto in negativo hai chiuso.

Con il Covid-19 i mercati hanno fatto movimenti capaci di sfuggire a qualsiasi statistica storica.

Ho visto sistemi automatici di trading che per anni avevano macinato profitti sistematici andare completamente alle ortiche.

Ho visto grandi professionisti, colleghi e amici, trovarsi da un venerdì sera al lunedì mattina successivo conti di trading in rosso per tre o quattro volte la liquidità effettiva, senza alcuna possibilità di recupero.

Ho visto sbiancare in volto persone che non si sono mai scomposte davanti a niente.

Mi sono trovato io stesso a chiedermi se sarei sopravvissuto finanziariamente a quei mercati impazziti.

Oggi, a distanza di circa 5 mesi da quei giorni tremendi di inizio marzo 2020, posso dire di essere sopravvissuto.

E sono sopravvissuto per una sola ragione: avevo fatto bene i conti. Avevo allocato al conto il capitale sufficiente. Avevo aperto posizioni compatibili con quel capitale, e anche se sono andato in sofferenza temporanea la mia tecnica ha retto il colpo.

Non farti fuorviare dal logo di QuantOptions

Se hai visto il logo sul sito www.quantoptions.it probabilmente ti sarai chiesto cosa possa significare.

Ci ho pensato molto sul se farlo così oppure no. Perché vuole passare un messaggio positivo, ma rischia di passarne uno diverso, fuorviante. Forse perfino ingannevole, se non se ne comprende davvero il significato.

Sembra che quel logo voglia dirti che grazie a QuantOptions otterrai risultati senza fatica, ma non è affatto così, e ci tengo ad essere assolutamente chiaro su questo punto.

L’uomo comodamente appoggiato sul payoff nel logo di QuantOptions non è uno che guadagna soldi facilmente, che ha trovato il modo di diventare ricco con poco sforzo e in poco tempo.

Al contrario, l’uomo QuantOptions ha studiato e ha imparato a seguire un certo metodo collaudato, quindi a sedersi e ad aspettare che il tempo lavori per lui.

Un uomo che sa che il trading è un gioco di pazienza e di calma.

Lui fa le cose con metodo, opera quando ci sono le condizioni giuste, poi si siede e aspetta.

Questa è la mentalità che contribuisce ad ottenere risultati. In questo senso sì che la giusta mentalità è una caratteristica utile al trader. Ma rinnovo il mio pensiero: la mentalità aiuta a mettere le cose nella giusta prospettiva, ma senza la tecnica corretta di gestione del denaro… Non si va comunque da nessuna parte.

Se vuoi imparare a fare bene questo mestiere, se vuoi crearti una rendita extra, se vuoi fare del trading in opzioni una professione vera, devi fare come l’uomo QuantOptions: fare quello che ti insegno io e seguire il mio percorso nel modo in cui l’ho strutturato io.

Sei disposto a seguire un percorso serio e impegnativo, ma che allo stesso tempo ti permetterà di diventare immediatamente operativo e di imparare ad utilizzare strategie semplici ed efficaci, alla portata di tutti?

La semplicità è la prima regola

In giro trovi molte strategie troppo complesse, che ti costringono a imparare a usare piattaforme complicate, API di interfaccia tra sistemi diversi, e tutto quello che ti serve per monitorare in tempo reale le tue posizioni, alla faccia del renderti la vita più facile!

Oppure ti fanno promesse di guadagni stratosferici senza sforzo e senza rischio.

Nessuno ti dice chiaramente come stanno le cose, da uno o più punti di vista.

C’è chi ti dice che rischi meno di quello che rischi davvero, c’è chi ti dice che ti serve meno capitale di quello che ti serve davvero, c’è chi ti dice che guadagnerai molto di più di quello che guadagnerai davvero.

E c’è chi ti dice tutto questo insieme.

E ti dirò di più: ci sono anche molti che parlano soltanto, ma ciò che dicono a te di fare loro non lo fanno.

E qualcuno lo considera un vanto, come se essere allenatori di trader senza essere a propria volta trader fosse una attività credibile.

La verità è che tra i backtest e i risultati veri sul campo del trading c’è un oceano di possibili complicazioni, di natura tecnica, economica, matematica, statistica e psicologica.

E solo chi opera davvero può capire tutto questo.

Ed ecco una grande verità in mezzo a tante bugie: piuttosto che seguire passivamente i consigli di terzi è meglio seguire un percorso formativo affiancato all’operatività consigliata da una guida esperta.

Perché così metti subito in pratica ciò che ti viene insegnato e intanto segui un processo di formazione completo, che ti permetterà, un domani, di integrare ciò che impari qui con ciò che scoprirai per conto tuo.

Tanto prima o poi verrà il giorno in cui vorrai trovare il tuo modo “giusto” di fare trading.

Perché vorrai cercare la strada più compatibile con il tuo carattere.

È un processo assolutamente naturale e anzi io voglio proprio che tu segua quella strada.

Il mio stile di trading potrebbe non essere adatto a te: potrebbe essere troppo aggressivo; o magari proprio il contrario: potresti considerare noioso il modo in cui lavoro io e potresti voler cercare una operatività più attiva.

Il mio compito non è quello di legarti a me per sempre.

Non voglio che tu compri da me segnali operativi per anni: voglio che tu segua me per il tempo a te necessario, e in questo lasso di tempo il mio obiettivo è renderti capace di seguire la tua strada.

Perché la tua strada personale resterà sempre quella più adatta a te.

Io lo so benissimo, perché è lo stesso percorso che ho seguito io, ed è per questo che perseguo questo obiettivo.

Il paradosso della valutazione delle competenze

Il mondo del trading negli ultimi quindici anni si è popolato di una nutrita serie di esperti, specialisti, guru, fenomeni, campioni, top trader, venditori di fumo, truffatori, gente seria e gente meno seria.
Ti racconto un aneddoto che ti farà sorridere, anche se rappresenta una tragica realtà del trading sui social network di oggi.
Qualche anno fa mi è stato chiesto di assumere il ruolo di direttore di gara durante un campionato di trading con denaro reale.
Le categorie di gara erano cinque: azioni, CFD, opzioni, futures, algotrading.
Uno dei concorrenti si è iscritto in quattro categorie, tutte tranne le opzioni.
La sua strategia era chiara: sparare nel mucchio sperando di avere fortuna.
E ci è riuscito: nonostante una perdita del 92% nella categoria CFD, del 65% nella categoria azioni, e del 32% nell’algotrading, è riuscito a spuntare un piccolo profitto sui futures.
Davvero un’inezia, circa 200 euro.
Ma nei futures risultavano iscritti soltanto tre concorrenti.
I CFD, infatti, hanno ormai quasi completamente soppiantato i futures per il trading direzionale a leva con piccoli capitali.
È stato quindi relativamente facile per lui vincere la gara.
Ed ecco nato un novello “top trader”, che prontamente si è presentato sui social come campione di trading, pronto a dispensare consigli e corsi a prezzi modici.
Per poter far meglio il suo gioco ha inoltrato allo staff di controllo di gara (me compreso) la cortese richiesta di cancellare il suo nominativo dalle altre categorie, così che il suo curriculum non presentasse ombre.
Anche perché per potersi vedere riconosciuto il titolo era obbligatorio apparire con il proprio nome reale e non sotto pseudonimo (come la maggior parte dei partecipanti faceva durante la gara).
Richiesta alla quale abbiamo risposto positivamente, scuotendo tutti il capo e sorridendo.
Se vuoi apprendere qualcosa di valido in questo campo, una strategia veramente utilizzabile, le nozioni di base su cui costruire un percorso serio di crescita in autonomia, concetti di livello medio o avanzato per spingere il tuo trading a livelli più professionali, il percorso è veramente pieno di ostacoli e il principale di essi è capire di chi fidarsi, chi meriti di essere ascoltato da te.
Come fai a scegliere serenamente a chi affidare direttamente la tua crescita personale e professionale, e indirettamente il destino del tuo denaro, quando dovunque ti giri c’è qualcuno che urla quanto è bravo e quanti soldi ha guadagnato con questa o con quella tecnica di trading?
Il problema è risolvibile soltanto in un modo: con le competenze.
E qui mi rendo conto che è un po’ il cane che si morde la coda: ci vogliono competenze per saper valutare le competenze, ma per acquisire competenze bisogna poter contare su persone competenti e soprattutto capaci di trasmettere tali competenze.
La soluzione è quindi una sola: dotarsi di un prontuario di valutazione delle competenze, una lista di requisiti che devono essere soddisfatti per poter attribuire l’etichetta di “professionale” al trader e/o alla tecnica di trading che si sta cercando di valutare.
Prontuario alla mano è possibile fare una scrematura delle persone e delle strategie, e ridurre significativamente il numero di quelle degne di ulteriori approfondimenti e attenzioni.
Ciò che mi impegno a fornirti è appunto una serie di regole semplici e pratiche che ti permetteranno di valutare correttamente l’ambiente in cui ti muovi e le persone che vi operano.
E in mezzo a queste anche il sottoscritto.
Sono proprio io il primo a volere che tu disponga delle competenze per sapermi valutare.
Perché alla fine il mio obiettivo dichiarato è non solo restare in piedi quando avrai lanciato i tuoi strali contro i ciarlatani e gli scribacchini del trading, ma anche salire sul podio dei pochi davvero meritevoli della tua stima e della tua attenzione piena.
Possibilmente sul gradino più alto del podio.
Permettimi dunque di presentarmi e di presentarti il mio prontuario di valutazione delle competenze.
Quando mi conoscerai scoprirai che tutta la mia attività professionale è basata sui principi di quel prontuario, perché ciò che io dico io faccio, e ci metto la faccia.
Chi sono, cosa faccio e perché lo scoprirai progressivamente attraverso il mio percorso didattico e gli articoli che pubblicherò sul sito, se avrai voglia e tempo di leggerli.
Comunque vada, se completerai almeno i tre step del mio percorso completo futures e opzioni avrai investito il tuo tempo (e il solo costo di un libro) in un po’ di cultura finanziaria seria.
Se anche ti fermerai lì io saprò di averti comunque dato qualcosa che non avresti trovato altrove.
E per me sarà già una grande soddisfazione.

Lasciami dire, infatti, con una punta di orgoglio, forte dei commenti di centinaia di studenti – italiani e stranieri – che ho incontrato nelle aule virtuali di QuantOptions e quelle reali delle università di Bologna, Forlì, Padova, Milano, Venezia, e di Aix En Provence – dove sono stato chiamato come visiting professor per tenere un seminario sul trading quantitativo – che le mie lezioni lasciano il segno per la loro capacità di rendere chiari a chiunque concetti complessi.
A dirlo non sono io (mai stato presuntuoso in vita mia, non comincerò ora), ma i miei studenti.
Alcuni di loro mi scrivono a distanza di mesi o anche di anni dai miei corsi per ringraziarmi.
Perché si trovano a lavorare in realtà in cui dispongono delle competenze necessarie solo grazie a me (lo dicono loro, non io), perché nei miei corsi ho portato in aula esperienze concrete di vita sui mercati e non soltanto concetti teorici che chiunque potrebbe leggersi per conto proprio su un libro.

Permettimi di tediarti con alcuni (pochi, lo prometto!) dei commenti più significativi che ho ricevuto negli anni.

Un paio di anni fa, nell’ambito di un progetto di collaborazione con una società americana, avevo indetto una selezione di tre collaboratori tra i miei ex studenti di Ca’ Foscari. Hanno inviato la loro candidatura decine di studenti, tra cui Ludovica, una ragazza in gamba, che avrei davvero voluto nella mia squadra, ma che si è ritirata dalla corsa a causa della sovrapposizione con altri impegni. Le ho augurato buona fortuna per tutti i suoi progetti, e mi ha risposto questo:

Una cosa che potrai trovare forse strana: con molti dei miei ex studenti sono ancora in contatto. Siamo amici su Facebook, o su Linkedin. Ci scambiamo messaggi, qualche volta, mi aggiornano sulle loro carriere. Mi fa piacere sentirli e sapere delle loro conquiste professionali! Gabriela è una di loro.

Uno dei due corsi che ho tenuto a Ca’ Foscari fino al 2018 era in lingua inglese; avevo creato un gruppo Facebook per gli studenti, per le loro domande, curiosità, e anche perché potessero parlarsi tra loro durante il trading game che facevamo durante il corso. Successivamente chiesi loro di mandarmi due righe di commento sul corso, perché volevo candidarmi per una posizione di insegnamento all’estero e mi occorrevano referenze da parte degli studenti. Tanti mi hanno risposto con commenti lusinghieri. Eccone uno in particolare:

Traduzione:

Ho conosciuto Domenico Dall’Olio come professore del corso “Financial Markets, Accounting & Management” al Dipartimento di Economica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Devo dire che mi è particolarmente piaciuto il suo corso, uno dei migliori della mia laurea magistrale; lui ha avuto la capacità di guidarci attraverso l’analisi tecnica in un modo superlativo, mostrando una grande passione per la materia e per l’insegnamento.

È stato capace di trasmetterci non soltanto i concetti in un modo comprensibile, ma anche la parte pratica del suo lavoro e la sua applicazione al mondo reale. Soprattutto, egli è molto ben organizzato e ha una notevole capacità di insegnare ciò che ha appreso durante la sua esperienza pratica come trader.

Ho preso parte anche alle lezioni del corso chiamato “workshop in Excel for finance” che Domenico Dall’Olio ha tenuto qui; durante le 10 ore di questo corso ci ha insegnato come applicare trucchi di Excel ai mercati finanziari, in particolare nel campo della programmazione in Visual Basic.

Pertanto, raccomando vivamente ed entusiasticamente Domenico Dall’Olio come professore. La sua energia e le sue capacità rappresentano senz’altro una risorsa per gli studenti che avranno la fortuna di averlo come professore.

Se posso essere di ulteriore aiuto non esitate a contattarmi.

Luca coglie nel segno quella che forse è la mia caratteristica di gran lunga distintiva rispetto a molti miei colleghi: la costante disponibilità nei confronti dei miei studenti. So di essere un po’ un marziano in questo, ma rispondo sempre alle mail con prontezza, anche durante i weekend e le feste (a volte facendo arrabbiare mia moglie, ovviamente…!). Lo considero parte integrante del mio lavoro e voglio che i miei studenti sappiano di poter contare sempre su di me se hanno bisogno.

Un caso eclatante, tra i tanti (purtroppo non ho conservato la mail): Leonardo, un ragazzo andato in scambio di studio tra la Bocconi e la facoltà di economia di Chicago mi scrisse un giorno per dirmi che grazie al corso che aveva frequentato con me a Ca’ Foscari ne sapeva di più lui di opzioni dei colleghi statunitensi, che studiavano nella città del CME, la culla per antonomasia delle opzioni…!

Sono soddisfazioni vere!

Il commento di Neri invece mi dà soddisfazione perché conferma l’utilità pratica di ciò che insegno nei miei corsi, anche in quelli accademici:

E questo è il bellissimo commento di Sara ad un mio post su Facebook.

Ciò che ti offro oggi è il risultato di 15 anni di esperienza nella didattica, di tentativi ed errori, di piccoli ma continui miglioramenti incrementali. E tecniche di trading in opzioni applicabili, replicabili, trasmissibili.

Naturalmente ci sono anche recensioni sui miei corsi operativi, le trovi qui sul sito QuantOptions.

A differenza di molti miei colleghi non tedio i miei ex-discenti con insistenti richieste di commenti positivi, perciò non troverai decine di commenti, né tantomeno video-testimonianze.

Se qualcuno vuole prendersi il disturbo di lasciare un commento ne sono felice, ma preferisco non esporre i miei clienti e lasciare che si tengano la loro giusta privacy.

Lo so che vorresti sapere cosa pensi di me chi è già stato mio cliente, ma ritengo che una idea di me tu te la possa fare in piena autonomia leggendo le pagine del sito e seguendo i corsi del mio percorso in tre step.

E sono sempre disponibile al confronto, anche telefonico, se lo desideri.

Ti ho tediato non per vantarmi di essere un grande docente, cosa che spero veramente di essere, a dire il vero, ma non devo dirlo io. Ho riportato i commenti soprastanti perché ti possono aiutare a capire chi io sia e che cosa io possa fare per te.

Ma non sono solo le opinioni di chi è già stato mio studente che devono convincerti ad affidarti a me. Permettimi quindi di andare avanti con il discorso che avevo avviato un po’ più su, in merito alla valutazione delle competenze.

Ecco, dunque, la prima delle tre chiavi del prontuario di valutazione delle competenze.

Chiave N. 1: FOCALIZZAZIONE

Il mio ambiente di lavoro è quello delle opzioni.

Sono nato come trader in azioni alla fine degli anni Novanta del secolo scorso.

Poco dopo mi sono convertito alle opzioni, mi sono interessato anche ai futures per qualche tempo e infine ho deciso di ritornare in via praticamente esclusiva alle opzioni e di specializzarmi su quelle.

La specializzazione è una delle chiavi del successo in qualsiasi attività della vita; voler fare troppe cose, piacere a tutti, avere una risposta per tutti, imparare a fare tutto, è assolutamente impensabile.

L’unico risultato di una simile scelta è la dispersione totale delle energie, come anche dei risultati.

Diventare davvero esperti in qualcosa, questa è la via.

Io ho scelto la via delle opzioni.

E sulla via delle opzioni ho scelto di applicare poche strategie semplici e chiare, che si possano mettere in pratica senza alcuna complessità operativa, senza dover passare le giornate intere davanti ai monitor, né per metterle a mercato, né per monitorarle durante la loro vita.

Una operatività manuale, ma non discrezionale: guidata in toto da regole ferree, da applicarsi tuttavia in modo non automatico.

Perché una operatività interamente automatica sulle opzioni è difficile da implementare e i rischi cui ci si espone mettendosi completamente nelle mani di una macchina non sono indifferenti in questo ambito, per una serie di ragioni che spiego nel mio percorso completo futures e opzioni.

Nel momento in cui si codificano comportamenti in modo semplice e chiaro, eliminando dall’equazione qualsiasi barlume di emotività, il gioco funziona lo stesso, soprattutto se è basato su un trading per scadenze e non su complesse gestioni in corsa delle posizioni.

Perché io abbia fatto questa scelta non è presto detto.

Non si può condensare il perché della scelta delle opzioni in poche righe, in due o tre frasette.

Al contrario, le ragioni sono diverse e devono essere correttamente illustrate.

Come dicevo prima, siccome anche la via delle opzioni è molto vasta ho scelto di focalizzarmi su pochissime strategie, imparando a padroneggiarle davvero.

In fondo è meglio diventare davvero bravi in poche cose piuttosto che restare sempre mediocri in tante.

Con le opzioni puoi ottenere eccellenti risultati costanti con strategie davvero semplici, con un piccolo lavoro di analisi e con un impegno quotidiano minimo.

“Certo, come no – dirai – ecco l’ennesima promessa di farmi diventare ricco/a senza far fatica”.

No, non ti sto promettendo di farti diventare ricco (o ricca) senza fatica.

Su questo punto voglio essere subito molto chiaro.

Io non voglio assolutamente essere visto come quello che promette risultati certi senza sforzo, perché non è affatto quello che ho da offrire.

Al contrario, io sono uno dei più grandi detrattori dei risultati con poco sforzo.

Non ci ho mai creduto e non intendo certo convincere te di qualcosa a cui io per primo non credo.

Quello che vorrei spiegarti è che puoi assumere un punto di vista diverso.

Ciò che desidero farti capire è che puoi far rendere il tuo denaro in modo molto positivo senza complicarti la vita inutilmente.

Non chiedo la tua fiducia, non ancora almeno: ti chiedo solo di leggere quanto segue senza pregiudizi; sono talmente convinto di ciò che vado a spiegarti qui che alla fine la tua fiducia me la saprò conquistare.

Questo è il mio impegno.

Quello che ti dico è che puoi renderti la vita più semplice, che puoi evitare di perdere ore davanti ai grafici, di studiare complicati programmi di backtesting di strategie; ma anche che ti puoi scordare di trovare una via facile per i guadagni studiando le medie mobili e lo stocastico.

Ti sto dicendo che puoi risparmiare tempo prezioso per vivere la tua vita, stare con le persone che ami, praticare il tuo sport preferito, andare al cinema, al parco, a sciare, a fare immersioni, senza doverti preoccupare ogni cinque minuti di quello che succede sui mercati finanziari, senza dover fare la felicità del tuo broker con montagne di commissioni operative.

CHIAVE N.2: SEMPLICITA’

Lo sai che le strategie più semplici sono spesso quelle che funzionano meglio?

Le migliori strategie sistematiche di trading su futures, Forex e azioni sono fatte di poche – a volte pochissime – righe di codice di programmazione.

Meno i segnali operativi sono soggetti a filtri ed ottimizzazioni, più efficaci, stabili e verosimilmente replicabili nel tempo risultano essere i loro risultati effettivi.

In poche parole, la semplicità è una condizione basilare per l’affidabilità delle strategie di trading.

“The devil is in the details”, come dicono gli anglosassoni: “il diavolo è nei dettagli”.

Nel trading questo è tanto più vero quanto più sono complesse le strategie: ogni meandro di una regola di trading presta il nascondiglio perfetto per una sovra-ottimizzazione, il più grande rischio che un trader sistematico possa rischiare di affrontare.

Il trading in opzioni non fa eccezione: una operatività semplice, generata da semplici setup, con poche condizioni di filtro, è quella che in genere tende a dare i risultati migliori.

Il rischio del complicare troppo le strategie è di ridurre l’operatività effettiva a situazioni talmente uniche e particolari da rendere poco affidabili i risultati, con il rischio soprattutto di non riuscire affatto a replicare nell’operatività reale i risultati ottenuti nelle fasi di backtest.

Le strutture complesse, gli aggiustamenti costanti delle posizioni, l’utilizzo di strutture complicate basate sulle greche, sono tutti concetti da specialisti che perdono la vista e il sonno sui monitor.

Topi di biblioteca che in molti casi non ottengono risultati concreti tali da giustificare il fiume di complicazioni che si portano dietro nel loro stile di trading.

Troppo presi dai loro infiniti aggiustamenti per rendersi conto di essersi inutilmente complicati la vita da soli.

Non è un caso, infatti, che le strategie che vanno per la maggiore nel mondo degli hedge funds che trattano opzioni si basino su semplici vendite allo scoperto: delle banali naked put o degli altrettanto banali short strangle.

Strategie semplici, quasi banali, impostate al momento giusto e portate fino a scadenza, senza intervenire se non in casi estremi.

Queste sono le strategie su cui mi sono specializzato io, e che puoi trovare in QuantOptions.

“Tutto qua?”, ti chiederai.

Sì, perché non è complicandoti la vita con strutture a dieci gambe che migliorano i risultati del trading in opzioni, bensì analizzando i mercati alla ricerca delle condizioni di base più favorevoli alle vendite di opzioni.

E se fai un trading per scadenze, come quello che faccio io, è totalmente inutile andarsi a complicare la vita con indicatori da ottimizzare, formule matematiche da calcolare, strane curve da analizzare.

Perché alla fine comanda il prezzo del sottostante, non le greche, la volatilità implicita, le congiunzioni planetarie, il karma o i fondi del caffè…

Perché alla fine il valore a scadenza di una opzione è pari a sottostante meno strike o strike meno sottostante.

E siccome lo strike, quando lo hai venduto, è quello, l’unica variabile di cui ti devi preoccupare è il prezzo del sottostante.

Non ci sono più delta, gamma, vega e theta che contino.

Non c’è più tempo da capitalizzare nel prezzo.

Non ci sono più aspettative…

Solo la dura e cruda realtà: o avevi ragione su quello che il sottostante avrebbe (o non avrebbe) fatto o hai perso.

“Ma molti hedge funds che vendevano banalmente opzioni allo scoperto sono saltati per aria!”, obietterai allora.

È vero, anzi, verissimo!

Ma perché sono saltati per aria?

Perché vendevano opzioni allo scoperto o per qualche altro motivo?

Riformulo la domanda: la causa del fallimento di quei fondi speculativi è stata la strategia adottata o la sua mala-gestione (o addirittura la assenza totale di gestione)?

Ascolta uno che scrive perizie finanziarie e che recentemente ha scritto perizie finanziarie nell’ambito proprio di cause contro quei fondi che hanno bruciato i capitali dei sottoscrittori con strategie di vendita di opzioni mal gestite.

Analizzando l’operatività dei gestori di queste realtà sono emersi due tratti comuni onnipresenti: abuso di leva finanziaria e assenza totale di qualsiasi strategia di gestione del rischio.

Ricordi cosa ho detto più su?

Il trading è soprattutto un gioco di gestione oculata del proprio denaro.

Ed eccone la prova inconfutabile: l’abuso della leva porta ad Hamburger Hill, la collina dei trader buttati fuori dal mercato.

In tutti i casi, finché la barca andava i gestori incassavano laute commissioni di gestione e performance; ma non appena si manifestava un evento fuori dalla norma si materializzavano perdite colossali, totalmente al di fuori dei parametri previsti dagli statuti.

E senza che i gestori intervenissero in alcun modo.

Avrebbero dovuto implementare sofisticati metodi di controllo dei rischi?

Astrusi modelli matematici di calcolo dei punti ottimali di intervento?

No.

Semplicemente un po’ di buonsenso, una banale strategia di stop-loss, un utilizzo più moderato della leva (sono andati ben oltre i limiti imposti dalle normative) e alla peggio l’inserimento di ordini automatici di copertura mediante sottostante, strategia che si può pre-impostare quando il mare è piatto, pronta ad attivarsi in piena autonomia e in totale automatismo non appena la marea si fa grossa.

Tutto il resto sono scuse e balle, se mi perdoni la schiettezza.

Scuse e balle.

La semplicità è la chiave.

La via per la serenità.

Per le tue rendite periodiche con un controllo minimo sui mercati ogni giorno.

Perché i compiti a casa io li ho fatti, e i numeri non mentono.

I numeri che ti presento con le mie strategie parlano chiaro.

Ti dicono tutto quello che devi sapere per prendere decisioni operative ragionate, consapevoli, efficienti ed efficaci.

Ti dicono quanto capitale ti serve, quale redditività ti puoi aspettare.

Con quali rischi.

Ah già, i rischi…

Purtroppo, sì, devi mettere in conto anche quelli.

Chi ti dice che sui mercati si può guadagnare senza rischi non ha mai messo il proprio capitale sui mercati, non ha mai fatto una operazione reale, non ha equity line reali da mostrarti, non sa dirti neppure quale sia la remunerazione per il rischio delle sue strategie, uno dei parametri fondamentali di valutazione della bontà dei risultati di trading.

Non ha mai sperimentato il brivido che corre lungo la schiena ogni volta che fai clic e apri una posizione.

Un brivido che è un mix di eccitazione e di paura.

Eccitazione generata dalle aspettative di profitto motivate da studi che supportano le decisioni che metti in campo.

Paura instillata dalla consapevolezza che qualche volta comunque si sbaglia, non importa quanto buoni siano i compiti fatti a casa.

Ma tutto viene ricompensato da una equity line che progressivamente sale.

La semplicità di una strategia è il punto di partenza, il cardine, il pilastro primario.

A questo ho dedicato una larga parte dei miei studi e del mio lavoro.

Rendere tutto alla portata di chiunque.

Per me per primo!

Anche io ho bisogno di semplicità!

Non ho intenzione di passare intere giornate davanti ai grafici, di sobbalzare ad ogni minimo movimento avverso di prezzo, a preoccuparmi del prossimo annuncio del PIL americano o del tasso di disoccupazione.

Mi piace fare tante cose diverse, e soprattutto tenermi un po’ di tempo libero per divertirmi almeno qualche volta. Sono un appassionato di serie tv, amo passeggiare nella natura, viaggiare, fare immersioni subacquee. Mi diletto di fotografia, suono il pianoforte. E naturalmente insegno, l’attività che preferisco, perché è quella a me più congeniale in assoluto.

Ho anche una famiglia, due ragazze meravigliose che crescono e diventano sempre più belle e affascinanti. Qualche volta le aiuto con i compiti, e ogni volta che è possibile giochiamo insieme ad alcuni giochi da tavolo che ci piacciono molto.

Il vantaggio di poter fare tante cose diverse è che non mi annoio mai!

Ma per arrivare a questo risultato ho dovuto mettere a punto strategie che davvero non richiedano una attenzione costante. Soprattutto devo poter non pensare ogni giorno a ciò che succede nel mondo e di riflesso sui mercati.

La direzione guida di tutto il mio lavoro è stata quella di giungere a poter utilizzare strategie i cui risultati non dipendano dalla direzione dei prezzi.

Ciò che ho ottenuto è un insieme di tecniche semplici, quasi stupide. Implementabili con la giusta dose di tempo operativo e con il minimo stress possibile.

Tutto, dunque, è studiato per far sì che anche tu, che magari sei inesperto in questo campo, possa mettere in pratica le strategie che ti propongo, senza dover ciecamente replicare quanto ti viene detto e non capire per quale motivo si mettano a mercato certe scelte strategiche, quanto si rischi, quanto ci si possa obiettivamente aspettare di guadagnare.

Anche perché il problema della divulgazione delle strategie lo conosco bene: una corretta comunicazione è il primo elemento nodale della trasmissione di competenze, ma non è assolutamente sufficiente.

Necessario, ma non sufficiente. Il discorso, in effetti, è assai complesso e articolato.

E questo ci porta alla terza chiave.

CHIAVE N.3: REPLICABILITA’

Forse non ci crederai, ma pochissime strategie che vengono proposte al pubblico degli aspiranti trader sono veramente replicabili.

E le ragioni sono molteplici.

Punto numero uno: molte strategie offerte su internet non sono ben spiegate da chi le propone.

Vuoi perché sapersi spiegare bene non è da tutti.

Vuoi perché per sapersi spiegare bene bisogna avere voglia di farlo.

Vuoi perché vendere segnali senza alcuna spiegazione sul perché e il per come è molto più comodo che far capire tutto a chi li riceve.

Vuoi perché molte volte se ti metti a spiegare tutto per filo e per segno dopo un po’ si capisce che stai vendendo false speranze, quindi si manifesta la diffusa tendenza a dare meno dettagli possibile, il minimo sindacale in termini di spiegazioni.

Che si tratti di scelte di comodo o derivanti da incapacità manifesta di trasmettere ciò che si fa, il risultato non cambia: chi riceve i segnali operativi di terzi non riesce a replicarne i risultati.

“Ma questo – potrai obiettare – accade perché quando ricevi un segnale operativo comunque entrano in gioco le tue emozioni, quindi sei portato a mettere in discussione il segnale stesso”.

Certo!

Ma questo perché accade?

Semplice: perché non sei convinto di quello che ti viene detto di fare.

È un problema di fiducia.

Puro e semplice.

È già difficile seguire pedissequamente i segnali delle proprie strategie di trading, specie quando vanno in drawdown, figuriamoci quelli delle strategie di qualcun altro.

Che ne sai che non ti stia raccontando delle sciocchezze? Che ne sai che i risultati che ti prospetta sono concreti?

E se anche non ti sta raccontando delle sciocchezze chi ti assicura che le sue strategie non andranno in drawdown proprio quando inizierai a seguirle tu?

E se dovesse succedere questo come potresti essere sicuro che le sue indicazioni in termini di capitale necessario per far fronte a periodi di burrasca e poter continuare poi a fare trading per cogliere una successiva fase positiva fossero corrette e non ottimistiche?

Questo è un punto focale, su cui pochi si fermano a pensare: quanti soldi servono davvero per seguire i sistemi dei guru di Facebook?

Quasi mai ti danno questa informazione, se te la danno o è vaga o è intenzionalmente sbagliata, la maggior parte delle volte.

Altre volte è inconsciamente (fatto gravissimo!) errata, perché chi ti propone un sistema non sa neppure come valutare la necessità di capitale per metterlo in piedi e farlo funzionare…

Se sei sfortunato vieni buttato fuori dal mercato prima di raccogliere i frutti.

Ti è mai capitato?

Ti dicono che sono sufficienti poche migliaia di euro sul conto e tu parti speranzoso con i tuoi sudati risparmi, magari quel poco che sei riuscito a raggranellare dopo un periodo di duro lavoro.

Ma i mercati non ti vengono incontro, si inanella una sequenza di perdite – magari perfettamente in linea con la storia della strategia, quindi assolutamente normale – che però ti distrugge, psicologicamente e finanziariamente.

E non riesci più a seguire i segnali che ti arrivano, troppo timoroso di prendere un altro stop, quello che ti abbatte definitivamente, che ti rende impossibilitato a cogliere il segnale successivo.

Magari proprio quello che segna l’inizio della riscossa.

Quanti trader hanno gettato la spugna all’alba di una nuova gamba rialzista dell’equity line?

Si è perso il conto!

E il problema è che finiscono per farla sembrare colpa tua, sempre e a prescindere.

Un altro problema di larga portata è rappresentato dalla tempestività richiesta per onorare i segnali che si ricevono: in questo senso possono fare danni immani le strategie di breakout di livelli di prezzo importanti, su cui si concentra una elevata attenzione da parte del mercato.

Soprattutto se il segnale non viene dato tempestivamente e a riceverlo vi sono molti trader: l’effetto può essere dirompente e il movimento di prezzo finisce spesso per auto-alimentarsi, premiando soltanto i pochi più veloci ad inserire gli ordini.

Esempio emblematico: un titolo in fase laterale di breve periodo sta per rompere al rialzo la parte alta del canale.

Il trader che invia i segnali ha già pronto in macchina l’ordine sul suo conto personale; tu sei in attesa, ma non sai quale titolo ti verrà indicato di comprare, né esattamente quando; quindi resti incollato al monitor del computer e allo schermo dello smartphone in attesa dell’SMS.

Non appena si verifica il breakout (e il trader è entrato) il segnale via sms, Telegram, WhatsApp, o quello che è, viene inviato a tutti gli iscritti.

Il breakout ha probabilmente attirato l’attenzione di molti trader sul mercato e il movimento di prezzo si allunga per effetto della mole di acquisti concentrati in quel momento.

I primi che ricevono il segnale, bene che vada almeno 15-20 secondi in ritardo rispetto al trader, devono interpretare il messaggio, aprire il book del titolo (fino a un momento prima non sapevano di dover negoziare proprio quello), inserire l’ordine e mandarlo a mercato.

In simili situazioni è facile trovarsi di fronte ad un primo grande problema: l’operazione del trader è nata con un determinato rischio e rendimento.

Seguirla ad un prezzo maggiore significa perdere di più se va male, guadagnare di meno se va bene.

E questo già di per sé ha compromesso la replicabilità del segnale.

Quindi bisogna prendere una decisione: accettare questo trade-off tra rendimento potenziale e rendimento reale, rischio potenziale e rischio reale, oppure ricalcolare le quantità in modo che almeno il rischio rimanga lo stesso.

E questo significa avere sotto mano una calcolatrice, perdere ancora qualche secondo…

E intanto il mercato si muove…

Oppure si può inserire l’ordine così come è stato inviato, correndo il rischio di rimanere tagliati fuori se il prezzo non ritraccia neanche un po’.

Oppure ancora, si può comprare una metà della posizione al prezzo corrente di mercato e inserire un ordine per l’altra metà al di sotto del prezzo indicato dal trader, sperando che un ritracciamento di prezzo permetta di mediare la posizione al prezzo suggerito.

Qualsiasi sia la scelta adottata, il risultato è facilmente intuibile: non riuscirai mai a replicare la performance del trader che ti ha inviato il segnale.

Più elevata la frequenza dell’operatività, tanto più si esasperano i problemi: pensa ai tanti servizi di segnali intraday su futures o CFD presenti sul mercato oggi.

In fondo se ci si affida ad un professionista e si decide di seguire la strategia da esso proposta bisogna fidarsi, e seguire tutti i segnali operativi che vengono inviati: nel momento in cui si decide di effettuare una cernita dei segnali stessi – per una ragione o per un’altra – l’unico risultato certo è quello di stravolgere il profilo di rischio e rendimento della strategia, per infilarsi in una strada che nessuno sa dove possa portare.

In tutto ciò si annidano due rischi contrapposti, ma entrambi di portata importante.

Da un lato ti potrà capitare la sfortuna di ottenere risultati peggiori del trader, il che sarà immediatamente causa di grande frustrazione, cui seguirà molto probabilmente una fase di ulteriore diradamento dei segnali seguiti, con risultati sempre mediocri, e infine l’abbandono della strategia, oppure la decisione di filtrare ancora di più i segnali che ti arrivano, decidendo di volta in volta quali seguire e quali no, spostando gli stop loss e i take profit, modificando le dimensioni delle posizioni.

Dall’altro ti potrà capitare la fortuna di ottenere risultati migliori del trader.

E penserai di essere più bravo o più furbo.

E continuerai ad interpretare a tuo piacimento i segnali, filtrandoli secondo le tue personali inclinazioni.

Finché non arriverà il drawdown, e non saprai più se fidarti di te o del trader.

E ancora una volta si presenta il dilemma: se decidi di affidarti ad un servizio di segnali operativi ti ci devi affidare completamente; ma se non sai fino a che punto puoi fidarti non riuscirai mai ad affidarti senza mai avere dubbi o perplessità, senza, prima o poi, voler inserire nella ricetta anche i tuoi ingredienti personali.

Se poi non hai la possibilità di essere costantemente davanti al monitor il problema si esaspera: pensa anche allo stress piscologico del trovarsi magari presi da un impegno di lavoro nel momento della giornata in cui di solito arrivano gli ordini operativi.

Sai che potresti perdere qualche buon segnale (che già potresti perdere anche solo parzialmente per i problemi discussi poco sopra) e che non puoi farci nulla.

Quando finalmente ti trovi libero di buttare un occhio alla piattaforma i prezzi si sono già mossi talmente tanto che non puoi più seguire le operazioni consigliate: non ne vale la pena.

Il problema si può risolvere in diversi modi, in effetti.

L’automazione delle strategie è il più efficace.

Ma per poterlo fare devi conoscere il codice della strategia impiegata.

Qui i casi sono due: o il trader usa metodi discrezionali, e quindi non automatizzabili, oppure sistematici, ma di certo non li viene a raccontare a te.

Un conto è venderti i segnali, tutt’altra cosa condividere con te i suoi segreti industriali!

Ma ci sono anche soluzioni più semplici e perseguibili: se i segnali vengono dati con largo anticipo e il momento preciso in cui si mette a mercato l’operazione non è vincolante il problema non si pone proprio.

È proprio a questo che ho lavorato per tanti anni: alla definizione di strategie “lente”, che possano essere implementate da chiunque senza alcun bisogno di essere tempestivi, soprattutto perché i segnali vengono forniti con un certo anticipo, quindi si possono seguire senza difficoltà.

Del resto in un campo come il mio l’automazione sarebbe difficile da implementare, quindi la riduzione ai minimi termini della necessità di essere veloci è la migliore soluzione possibile.

Quella che offre la miglior garanzia di replicabilità delle strategie.

Ancora, le metriche delle strategie sembrano essere materia totalmente oscura per molti fornitori di segnali operativi.

E anche quando vengono fornite le metriche delle strategie spesso non sono divulgati alcuni parametri fondamentali.

La volatilità dei profitti, per esempio: ci sono strategie che guadagnano bene solo grazie a poche operazioni molto profittevoli, che però si manifestano raramente.

La maggior parte delle operazioni risulta quindi essere per lo più un “rumore di fondo”, che non porta né utili né perdite, soltanto costi operativi e stress.

Queste sono tra l’altro le classiche strategie con le quali basta avere la sfortuna di perdersi uno dei pochi trade veramente validi per vedersi inficiati i risultati complessivi.

Questo è un aspetto tremendamente sottovalutato: non si può dipendere da poche operazioni “fortunate” per ricavare i frutti del proprio lavoro.

I rendimenti delle strategie devono avere una certa costanza, oserei dire quasi una certa “morbidezza”.

In questo senso è importante la volatilità dei profitti: si tratta appunto di una misura di quanto si dipenda da poche operazioni molto positive o piuttosto da risultati buoni costanti.

Un altro aspetto fondamentale di una strategia è quanto remuneri il rischio potenziale cui espone: il picco massimo dell’equity rapportato al valore assoluto del massimo drawdown storico.

Si tratta di una misura fondamentale, poiché ci dice quante volte viene remunerata la sofferenza che dobbiamo essere preparati a sopportare nelle fasi negative della strategia.

In molti casi non è dato sapere se nelle equity line siano conteggiate le commissioni di negoziazione.

Un parametro che magari incide poco se si fanno 50 operazioni l’anno – e che comunque deve essere computato, se non altro per correttezza professionale – ma che sposta significativamente le equity line se le operazioni diventano 500, o peggio ancora 5000.

Io ti insegno ad applicare strategie in opzioni semplici, usate anche dagli hedge funds, che ti permettono di far crescere il tuo capitale con una operatività alla tua portata, con costi contenuti e senza troppi pensieri, con un impegno operativo mensile ridotto, totalmente replicabili.

Prendi la vendita mensile di opzioni put su azioni, per esempio. Ecco come funziona:

  • ogni terzo venerdì del mese, alla scadenza delle opzioni, si studia un posizionamento per il successivo mese tecnico, su una rosa di titoli azionari statunitensi;
  • verso la fine della giornata si immettono gli ordini, a prezzi con i quali generalmente si ottiene una esecuzione immediata;
  • poi si aspetta la scadenza, il mese successivo. Si osserva quello che è successo, si aggiustano le posizioni che richiedono gestione, si impostano le operazioni successive.

Fine.

Un’ora al mese di lavoro.

Puoi diventare ricco con questa metodologia?

No.

E se il tuo obiettivo è diventare ricco ti dico subito che io NON sono la persona giusta per te.

Se vuoi diventare ricco troverai tanti guru generosi ed altruisti su Facebook e Instagram, pronti a metterti a disposizione le loro strategie per condividere con te anni e anni e anni e anni e anni e anni di sudato lavoro sui mercati perché vogliono la tua felicità ogni altra cosa e sono pronti a condividere con te tutto il loro sapere per soli 50 euro al mese.

Se ti stai chiedendo se io sia sarcastico, la risposta è sì.

Io ti offro una strategia con bassa volatilità dei rendimenti e scalabile in funzione del capitale che hai, chiavi in mano, senza bisogno di interfacciare sistemi complessi, apprendere API e altre diavolerie, senza dover comprare server su cui appoggiare il sistema e senza bisogno di automatizzare il processo.

Ma devo ripeterlo un’altra volta: non ti prometto di renderti ricco in breve tempo e senza sforzo.

Anzi, la prima cosa che devi metterti in testa è che i risultati non sono miracolosi e comunque richiedono pazienza.

L’ho dovuto imparare io per primo questo concetto.

Ed è dura imparare ad essere pazienti.

Io lo so bene perché ci sono passato.

Sono stato molto impaziente per tanto tempo, ma poi ho capito che dovevo imparare a cambiare.

È necessario.

E devi anche imparare a convivere con gli errori.

Come ho imparato io, seppure con il tempo e un certo impegno mentale.

Perché anche se qualcuno cercherà di convincerti del contrario i drawdown sono parte integrante di qualsiasi strategia.

I drawdown sono parte anche delle mie strategie.

Ma chiamiamoli all’italiana, perché bisogna anche che li chiamiamo con il loro nome.

Le perdite.

Questo sono i drawdown: perdite.

Periodi di sofferenza, finanziaria e psicologica.

Chiamarli drawdown sembra quasi un modo per ridurne l’impatto sulla nostra psiche, come se etichettandoli all’inglese facessero meno male.

Mentirei spudoratamente se ti dicessi che con le mie strategie fin da subito vedrai i tuoi meritati guadagni e che le perdite le guarderai col binocolo.

Non posso assolutamente garantirti che le mie strategie non andranno in perdita proprio nel momento in cui inizierai ad applicarle anche tu.

Posso solo dirti che in funzione delle informazioni in mio possesso qualsiasi eventuale drawdown verrà riassorbito e più che compensato dai profitti seguenti.

Ma non chiedermi se ci vorrà una settimana, un mese o tre mesi.

Perché non sono in grado di risponderti.

Io posso solo spiegarti come si esce dalle perdite.

E che è normale subirle, come anche uscirne con un lavoro sistematico.

Con un lavoro fatto bene.

Con la necessaria pazienza.

Ma con strategie semplici e veramente perseguibili.

È la mia missione: ti offro strategie semplici da capire e implementare.

E soprattutto reali.

Ora permettimi di spiegarti perché dovresti almeno dare una chance alle opzioni, e a me in particolare

Ti ho fatto una lunga filippica, lo so.

Ma era necessaria.

E non ho ancora finito, quindi non illuderti!

Perché una larga parte degli operatori di questo settore ha fatto un enorme lavoro di ri-programmazione dei nostri cervelli, per convincerci di alcune solenni cavolate.

Ci hanno lobotomizzati per convincerci che loro hanno in tasca il segreto del successo.

Ci hanno sommersi di libri, di articoli, di siti internet e di corsi per farci credere che guadagnare in Borsa sia facile e alla portata di tutti.

Se pensi di poter vincere con l’analisi tecnica, ti sbagli.

Perderai un sacco di tempo dietro alla ricerca di pattern che possano funzionare, cadendo sempre nella trappola dell’ottimismo.

Quindi o ti specializzi in tecniche informatiche di analisi, testi centinaia di sistemi, ti studi le equity alla ricerca di ottimizzazioni, ti perdi nel check di sistema in sample e out of sample, impari cos’è e come si fa l’analisi walk forward, e comunque vivi sempre con la spada di Damocle del possibile decadimento dei sistemi, oppure

prendi la via delle opzioni, lasci che il tempo lavori per te, fai un semplice screening mensile dei mercati, imposti gli ordini e poi stai a guardare.

Puoi anche comprare sistemi di terzi e usarli, ma dovrai – ogni volta che fai clic – fare uno sforzo di fiducia, senza sapere fino a quanto potrai sopportare le fasi di drawdown, senza sapere se ogni nuovo loss sarà in linea con il sistema, quindi normale, o se sarà un evento imprevisto, quindi tale da inficiare la validità del sistema stesso.

Dovrai comunque combattere ogni giorno con la tua voglia di cercare di fare meglio, con i tuoi istinti che ti porteranno a non seguire alcuni segnali perché non ti piacciono, quindi volente o nolente a modificare i parametri del sistema, facendolo diventare qualcos’altro di cui non conosci le metriche, senza mai sapere quindi cosa aspettarti, come intervenire di fronte alle difficoltà, se e quando fermarti perché qualcosa si è inceppato…

E se anche farai il bravo e rispetterai le indicazioni alla lettera non riuscirai quasi mai a replicare esattamente l’operatività suggerita.

E come mazzata finale verrai considerato un perdente.

Proprio da chi ti eroga un servizio che non puoi replicare.

Ti tratterà come se fosse colpa tua.

Minimizzerà i problemi del suo approccio.

Ti proporrà soluzioni che non risolvono nulla.

Lavorare con me significa costruire qualcosa di importante per il tuo futuro, per la tua serenità, personale e professionale…

Io prendo un impegno serio nei tuoi confronti: voglio farti avere risultati reali.

Voglio che tu capisca appieno come si ottengono quei risultati.

Perché voglio che poi tu sia in grado di replicarli per conto tuo!

Non ti verrò mai a raccontare che in quattro e quattr’otto risolverai tutti i tuoi problemi grazie a me.

So che non sei stupida/o.

Chi ti prospetta risultati strepitosi non ha alcun rispetto per te.

Ti tratta come una/un bambina/o.

Si prende gioco di te.

E lo farà due volte: prima e dopo.

Quando non otterrai i risultati che ti ha promesso. E cercherà di convincerti che è colpa tua.

Io mi arrabbio quando vedo certi servizi su internet perché o sono deliberatamente truffaldini o comunque indicano che neppure chi li offre si rende conto del loro scarso valore.

E l’ignoranza non solo non giustifica, ma è anzi una aggravante.

Io ho un approccio meticoloso, quasi maniacale, nel fare le cose.

Finché non sono convinto al mille per cento non mi presento da un cliente.

Perché non sarei mai capace di vendere qualcosa di cui io per primo non sono convinto.

Io sono trasparente.

Sono stato rimproverato per questo.

Pensa un po’…

Mi è stato rinfacciato che parlo troppo.

Nel senso che “rivelo” troppo.

Che svelo ciò che sta dietro alle tende del palcoscenico.

Mi è capitato diverse volte, in realtà professionali molto diverse tra loro.

La prima volta è stato oltre 20 anni fa…

Dovevo andare in giro a vendere sistemi informativi per conto di una azienda milanese.

Ero neo-laureato, cercavo di fare esperienze.

Mi sembrava buono quello che offrivo, ma già allora ero maniacale: volevo capire bene tutto.

Perché non puoi convincere il tuo potenziale cliente dei vantaggi di ciò che offri se tu per primo non sai davvero quali essi siano.

Sono stato liquidato dopo tre giorni.

Perché facevo troppe domande.

Le parole esatte furono “Domenico, sei un rompi-coglioni”. Giuro!

Ovviamente il pacchetto informativo che dovevo vendere era una mezza fregatura.

Se facevi troppe domande te ne rendevi conto. E quindi diventavi scomodo.

Un’altra volta mi è capitato durante una breve esperienza lavorativa in una SIM, che aveva una trading room nella quale ero stato invitato a collaborare.

Il capoccia della sala era uno che faceva il fenomeno con un trading intraday su titoli sottili usando una alta leva finanziaria.

Si vantava di rendimenti eccezionali per conto dei clienti (dei quali peraltro gestiva direttamente i fondi in aperto contrasto con la legge, ma lasciamo stare).

Ma se gli andavi un po’ sotto scoprivi tanti proverbiali “cadaveri” in portafoglio.

Così quando mi sono messo a cercare di fare un po’ di seria educazione finanziaria ai clienti che venivano in sala, senza peraltro minimamente intaccare la leadership del capo…

Sono stato accompagnato alla porta.

Sì, anche quella volta mi è stato detto che sono un rompi-coglioni.

La trasparenza non piace.

A chi vende fuffa, ovviamente!

Anni fa scrivevo su diversi forum. E un giorno sono arrivato a moderarne uno. Sul quale poi sono stato etichettato come una “maestrina rompi-coglioni”.

Eh, mi sa che hanno avuto tutti ragione a loro modo: io sono talmente meticoloso che alla fine sto sulle scatole a tutti.

Beh, proprio a tutti forse no, ma su quelli che sono poco seri sicuramente sì.

La mia è una battaglia continua

Serietà per serietà, ti confesso che con il mio lavoro ho risolto molti problemi, ma non tutti.

Sarebbe bello che ora tutto filasse sempre perfettamente liscio…

Purtroppo, non è così.

Come ti spiegherò dettagliatamente, se deciderai di essere dei miei, le mie tecniche mi permettono di operare con grande serenità e con un ridotto impegno in termini temporali, ma il mio lavoro non è finito qui.

Non esiste un punto di arrivo per me.

E nemmeno per te.

Se ci tieni a fare le cose per bene nel tuo lavoro sai perfettamente che ci sono sempre miglioramenti incrementali da raggiungere.

E che anche quando tutto sembra andare per il verso giusto c’è sempre mr. Murphy dietro l’angolo, pronto a darti una botta nei denti quando meno te l’aspetti.

Ecco perché io ti chiedo di fare alcune cose, se deciderai di unirti a me:

  1. studia i materiali che ho preparato per te e impara bene le tecniche che utilizzo;
  2. approfitta dei dodici mesi di segnali operativi inclusi nei miei servizi per capire, per imparare a padroneggiare il metodo;
  3. anche quando avrai imparato tutto quello che ti serve e sarai diventato autonomo, resta in contatto con me: scambiando idee e consigli reciproci riusciremo entrambi ad ottenere risultati sempre migliori.

Questo è quanto.

Spero di essere riuscito a farti capire chi sono.

Che tipo di persona ho scelto di essere.

E che vorrai unirti a me in questa battaglia contro i santoni e i millantatori.

Forse così riusciremo una buona volta ad innalzare l’asticella qualitativa della formazione finanziaria in Italia.

Buon lavoro.

Domenico Dall’Olio