Certificati di investimento: cosa sono e come funzionano

A cura della redazione di QuantOptions Academy

Con l’articolo della scorsa settimana abbiamo annunciato il ritorno di una rubrica stabile dedicata ai certificati di investimento.

Prima di entrare nel dettaglio delle singole strutture — a partire dai Cash Collect e dai Phoenix Memory Cash Collect, che tratteremo nelle prossime settimane — è utile fissare le basi: cosa sono davvero questi strumenti, come sono costruiti, e perché possono avere un ruolo in un portafoglio ben diversificato.

Per alcuni di voi saranno soltanto un promemoria, per altri, potrebbe aprirsi un mondo nuovo!

Cosa sono i certificati

Un certificato di investimento è uno strumento finanziario derivato, cartolarizzato ed emesso da una banca o da un intermediario finanziario (l’emittente), il cui valore dipende dall’andamento di uno o più strumenti finanziari sottostanti: azioni, indici, ETF, materie prime, valute.

A differenza dell’acquisto diretto del sottostante, un certificato non dà diritto di proprietà su di esso: chi lo acquista detiene un diritto di credito nei confronti dell’emittente, il cui valore a scadenza (o durante la vita del prodotto) dipende da una formula predefinita, chiamata payoff.

È proprio la costruzione di questa formula — cosa succede se il sottostante sale, scende, tocca certi livelli — a determinare il profilo di rischio e rendimento del certificato, e a distinguere le diverse famiglie di prodotto.

Le componenti che definiscono un certificato

Per orientarsi tra le decine di strutture disponibili sul mercato, conviene conoscere alcuni elementi ricorrenti:

  • Sottostante: lo strumento (o il paniere di strumenti) a cui il certificato è agganciato. Nel caso di un paniere, spesso conta il titolo che performa peggio (il “worst of”), un dettaglio che incide molto sul rischio reale del prodotto.
  • Barriera: un livello di prezzo del sottostante che, se toccato o superato al ribasso, modifica il profilo di protezione del capitale — tipicamente trasformando una protezione condizionata in un’esposizione diretta alle perdite del sottostante.
  • Cedole: importi periodici che alcuni certificati distribuiscono, a determinate condizioni, durante la vita del prodotto.
  • Autocall: una clausola presente in molte strutture, che prevede il rimborso anticipato del certificato se il sottostante si trova, a determinate date di osservazione, sopra un certo livello.
  • Scadenza: la data entro cui, salvo rimborso anticipato, il certificato liquida il proprio valore finale secondo la formula di payoff.

Le combinazioni di questi elementi danno origine a famiglie di prodotto con caratteristiche molto diverse tra loro: dai certificati a capitale interamente protetto — dove il capitale a scadenza è garantito indipendentemente dall’andamento del sottostante, a fronte di un potenziale di guadagno più limitato — ai certificati a capitale condizionatamente protetto, dove la protezione dipende dal comportamento del sottostante rispetto alla barriera.

Perché possono avere senso in un portafoglio

I certificati non sono uno strumento “buono” o “cattivo” in assoluto: sono un mezzo per accedere a profili di rischio-rendimento che, con gli strumenti tradizionali, sarebbero complicati da replicare per un investitore privato.

Una struttura con barriera profonda e cedole condizionate, per esempio, permette di generare flusso cedolare anche in fasi di mercato laterali o moderatamente negative — scenario in cui azioni o ETF tradizionali offrirebbero un rendimento nullo o negativo.

Il rovescio della medaglia è che questa flessibilità ha un costo, spesso implicito e non sempre facile da individuare: commissioni di strutturazione, spread bid-ask, e un profilo di payoff che può risultare non lineare e complesso da valutare senza gli strumenti giusti.

È qui che l’approccio quantitativo — la cifra distintiva di questa testata fin dalla sua fondazione — fa la differenza: capire un certificato significa saperne scomporre il payoff, non limitarsi a leggere il rendimento potenziale indicato in scheda prodotto.

Cosa troverai nelle prossime settimane

Nelle prossime uscite della rubrica entreremo nel dettaglio delle strutture più diffuse sul mercato italiano, a partire dai certificati Cash Collect — probabilmente la famiglia più popolare tra gli investitori retail negli ultimi anni — per poi arrivare ai Phoenix Memory Cash Collect, la variante più sofisticata e oggi più richiesta, nelle sue diverse declinazioni (con o senza airbag, callable e non).

L’obiettivo resta lo stesso di sempre: darti gli strumenti per valutare un certificato con la stessa logica quantitativa e rigorosa con cui QuantOptions Academy analizza da anni le strategie in opzioni.

QuantOptions Academy è una testata giornalistica registrata, edita da Erere. Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce consulenza in materia di investimenti né sollecitazione all’acquisto di alcuno strumento finanziario.