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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-09-14 01:10:402026-09-14 01:10:40Strategic Markets Bulletin del 14 settembre 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Settimana contrastata quella appena trascorsa.
Da un lato, l’Earning Trading in sofferenza a causa di una singola posizione rivelatasi fortemente penalizzante, quella su Dutch Bros.
Dall’altro, la strategia Short Term Reversal Stock Options che ci sta dando alcune soddisfazioni.
L’unico neo è che le operazioni di Earning Trading sono già chiuse, mentre quelle fatte secondo la STRSO ancora no…
Qui, i contenuti di Earning Trading della settimana:
Earning trading del 4 agosto
Earning Trading del 5 agosto
I contenuti della strategia STRSO, invece, essendo le operazioni ancora aperte, sono per ora visibili soltanto agli abbonati all’Academy.
Qui sotto, un aggiornamento dell’equity line dell’Earning Trading.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 3 agosto 2026 in sintesi
USA: crescita ancora solida, ma il mercato del lavoro comincia a perdere slancio
La settimana del 3 agosto restituisce un quadro macroeconomico statunitense ancora compatibile con una crescita robusta, ma con segnali più evidenti di raffreddamento sul fronte occupazionale.
Il dato più forte arriva dal comparto manifatturiero.
L’ISM Manufacturing PMI sale a 55.6 punti, nettamente sopra il 53.3 precedente e oltre le attese, segnalando una riaccelerazione dell’attività industriale.
Più stabile il settore dei servizi, con l’ISM Services PMI a 54.1, sostanzialmente invariato rispetto al 54.0 di giugno e leggermente sotto le aspettative.
Nel complesso, entrambi gli indici restano comunque ben al di sopra della soglia di 50, confermando che l’economia americana continua a espandersi.
Il quadro cambia quando si guarda al mercato del lavoro.
Le offerte di lavoro JOLTS scendono a 7.359 milioni, proseguendo il graduale ridimensionamento della domanda di nuova occupazione.
Le richieste iniziali di sussidio rimangono invece molto contenute, a 199000 unità, indicando che le aziende continuano a licenziare poco.
La vera sorpresa arriva però dalle Non Farm Payrolls, che a luglio diminuiscono di 23000 unità, contro attese per una crescita vicina a 80000.
A rendere il dato più significativo contribuisce la revisione di giugno, ridotta da +57000 a appena +20000.
È il segnale più chiaro emerso finora di un mercato del lavoro che sta perdendo capacità di generare nuovi posti.
Il tasso di disoccupazione, tuttavia, scende dal 4.2% al 4.1%, mostrando come il deterioramento non sia ancora generalizzato.
Il quadro complessivo sembra quindi quello di un mercato nel quale le imprese stanno assumendo meno, ma non stanno ancora licenziando in misura significativa.
Per la Federal Reserve, la combinazione è tutt’altro che semplice.
Da una parte, gli indicatori di attività economica rimangono solidi e non segnalano alcuna urgenza recessiva.
Dall’altra, la debolezza delle payrolls introduce un elemento nuovo che, se confermato nei prossimi mesi, potrebbe aumentare il peso della componente occupazionale nelle decisioni di politica monetaria.
La sintesi della settimana è quindi quella di un’economia ancora resiliente, ma con una crepa che comincia ad aprirsi sul mercato del lavoro.
Per ora non è sufficiente per parlare di inversione del ciclo, ma è probabilmente il segnale più importante da monitorare nelle prossime settimane.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 3 agosto
ISM Manifatturiero PMI, luglio
Precedente 53.3 | Consensus 54.0 | Previsione 53.7 | Dato ufficiale 55.6
Il settore manifatturiero statunitense accelera nettamente a luglio, con l’ISM Manufacturing PMI che sale da 53.3 a 55.6 punti, superando sia il consensus di 54.0 sia la previsione di 53.7.
Il dato consolida quindi il quadro espansivo che avevamo delineato la scorsa settimana, ma con una dinamica decisamente più robusta delle attese.
Il confronto con giugno è particolarmente significativo.
Il mese precedente aveva infatti mostrato un rallentamento dell’indice da 54.0 a 53.3, accompagnato da una moderazione sia dei nuovi ordini sia della produzione.
Non si trattava ancora di un segnale recessivo – il PMI rimaneva comodamente sopra quota 50 – ma suggeriva una perdita di slancio del ciclo industriale.
Il dato di luglio smentisce per ora l’ipotesi di un progressivo raffreddamento, riportando l’indice sui livelli più elevati dell’attuale fase espansiva.
La sorpresa assume ancora maggiore rilevanza considerando il quadro macro più generale.
L’economia americana continua a fornire segnali contrastanti tra una crescita del PIL relativamente contenuta e indicatori anticipatori decisamente più tonici.
Un PMI manifatturiero a 55.6 indica che l’industria non soltanto continua a espandersi, ma lo fa a un ritmo piuttosto sostenuto.
Per i mercati, il dato presenta quindi una doppia lettura.
Da un lato, riduce i timori di un deterioramento ciclico dell’economia americana e rappresenta un elemento favorevole per gli asset maggiormente sensibili alla crescita.
Dall’altro, una domanda industriale più robusta rende meno urgente un eventuale allentamento monetario da parte della Federal Reserve, soprattutto se dovesse essere accompagnata da nuove pressioni sui prezzi degli input.
Il quadro che emerge è dunque quello di un settore manifatturiero USA molto più resiliente del previsto.
Sarà importante verificare se questa accelerazione troverà conferma negli altri indicatori congiunturali e, soprattutto, se la maggiore attività produttiva sarà accompagnata da un miglioramento del mercato del lavoro industriale.
Per approfondimenti:
Institute for Supply Management
Martedì 4 agosto
Offerte di lavoro di JOLTs, giugno
Precedente 7.537M (rivisto da 7.594M) | Consensus 7.4M (rivisto da 7.25M) | Previsione 7.30M | Dato ufficiale 7.359M
Le offerte di lavoro negli Stati Uniti scendono a 7.359 milioni a giugno, dai 7.537 milioni del mese precedente, dato peraltro rivisto al ribasso rispetto ai 7.594 milioni inizialmente comunicati.
Il risultato si colloca leggermente sotto il consensus aggiornato di 7.4 milioni, ma sostanzialmente in linea con la nostra previsione di 7.30 milioni.
Il dato conferma quindi il graduale raffreddamento della domanda di lavoro americana, senza però indicare per il momento un deterioramento particolarmente brusco.
Rispetto a maggio vengono meno circa 178000 posizioni aperte, mentre la revisione del dato precedente rende meno forte anche il punto di partenza.
È un segnale coerente con un mercato del lavoro che sta lentamente perdendo parte della tensione accumulata negli anni precedenti.
La lettura diventa interessante se affiancata al forte ISM manifatturiero di luglio.
Da una parte abbiamo infatti un’attività industriale che accelera sensibilmente, dall’altra una domanda di lavoro che continua a normalizzarsi.
Non necessariamente i due segnali sono contraddittori: le imprese possono aumentare produzione e attività senza tornare immediatamente ad ampliare gli organici, soprattutto in una fase nella quale il costo del lavoro rimane una variabile importante.
Per la Federal Reserve, il JOLTS rappresenta dunque un dato moderatamente favorevole.
Una riduzione delle posizioni vacanti implica minori pressioni competitive sul mercato del lavoro e, potenzialmente, una minore spinta alla crescita salariale.
Al tempo stesso, 7.359 milioni di posti disponibili rimangono compatibili con un mercato del lavoro ancora relativamente solido: siamo più di fronte a una normalizzazione che a un vero segnale di debolezza.
Il messaggio complessivo è quindi quello di un’economia che, almeno per ora, riesce a combinare attività produttiva robusta e progressivo riequilibrio del mercato del lavoro.
Un mix che potrebbe risultare particolarmente favorevole se i prossimi dati sull’occupazione confermassero il raffreddamento senza mostrare un’accelerazione significativa dei licenziamenti.
Per approfondimenti:
U.S. Bureau of Labor Statistics
Mercoledì 5 agosto
ISM Servizi PMI, luglio
Precedente 54.0 | Consensus 54.5 (rivisto da 54.2) | Previsione 54.5 | Dato ufficiale 54.1
Il settore dei servizi statunitense continua a espandersi a luglio, ma senza l’accelerazione attesa.
L’ISM Services PMI sale marginalmente da 54.0 a 54.1 punti, rimanendo sotto sia il consensus sia la nostra previsione, entrambi fissati a 54.5.
Il risultato conferma sostanzialmente il quadro emerso a giugno.
Il mese precedente aveva infatti mostrato un rallentamento dell’indice da 54.5 a 54.0, dopo il deciso recupero registrato a maggio.
Il dato di luglio interrompe la discesa, ma il miglioramento di appena un decimo di punto è troppo contenuto per parlare di una vera riaccelerazione.
La lettura rimane comunque positiva in termini assoluti.
Un indice stabilmente sopra quota 50 segnala che il comparto dei servizi, che rappresenta la parte predominante dell’economia statunitense, continua a crescere a un ritmo discreto.
La sorpresa negativa rispetto alle attese riguarda quindi più la velocità dell’espansione che la sua tenuta.
Mettendo insieme i dati analizzati finora, emerge inoltre una divergenza interessante.
Il manifatturiero sorprende nettamente al rialzo con un PMI a 55.6, mentre i servizi rimangono sostanzialmente stabili e il JOLTS segnala una graduale riduzione delle posizioni lavorative disponibili.
L’economia americana continua quindi a espandersi, ma con dinamiche differenti tra i diversi comparti e con un mercato del lavoro che mostra segnali di progressivo riequilibrio.
Per la Federal Reserve, il dato sui servizi non rappresenta di per sé un elemento capace di modificare significativamente lo scenario.
La crescita rimane sufficientemente solida da non suggerire la necessità di un intervento urgente a sostegno dell’economia, mentre resta fondamentale monitorare l’evoluzione dei prezzi nel comparto dei servizi, dove si concentra una parte importante delle pressioni inflazionistiche più persistenti.
Nel complesso, si tratta quindi di un dato leggermente deludente rispetto alle aspettative, ma ancora coerente con un’economia in espansione.
La mancata accelerazione dei servizi bilancia almeno in parte la forte sorpresa proveniente dal manifatturiero e rafforza l’immagine di una crescita ancora resiliente, ma non uniforme.
Per approfondimenti:
Institute for Supply Management
Giovedì 6 agosto
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali al 1 agosto
Precedente 198K (rivisto da 197K) | Consensus 202K (rivisto da 200K) | Previsione 199K | Dato ufficiale 199K
Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione si attestano a 199000 unità, praticamente invariate rispetto alle 198000 della settimana precedente e inferiori alle 202000 attese dal consensus.
Il dato coincide invece esattamente con la previsione di 199000.
Il segnale proveniente dai jobless claims rimane quindi quello di un mercato del lavoro ancora estremamente solido sul fronte dei licenziamenti.
Le richieste continuano a gravitare intorno alla soglia delle 200000 unità, un livello che non suggerisce un aumento significativo delle persone che perdono il proprio posto di lavoro.
Il dato è particolarmente interessante se letto insieme al JOLTS di giugno.
Le offerte di lavoro sono diminuite da 7.537 a 7.359 milioni, indicando una graduale riduzione della domanda di nuovi lavoratori, mentre le richieste di sussidio rimangono molto contenute.
Le imprese sembrano quindi ridurre la propensione ad assumere senza, almeno per il momento, aumentare quella a licenziare.
È una distinzione importante.
Il raffreddamento del mercato del lavoro americano sembra continuare ad avvenire prevalentemente attraverso una minore domanda di nuova occupazione piuttosto che attraverso una vera contrazione degli organici.
In altre parole, il mercato perde progressivamente tensione, ma non mostra ancora i segnali tipici di un deterioramento ciclico significativo.
Per la Federal Reserve, il dato rappresenta un ulteriore elemento a favore di un approccio prudente.
Il riequilibrio evidenziato dal JOLTS può contribuire a ridurre le pressioni salariali, ma un livello così basso delle nuove richieste di sussidio non segnala alcuna urgenza sul fronte occupazionale.
In assenza di un peggioramento più evidente del mercato del lavoro, le decisioni di politica monetaria continueranno quindi a dipendere soprattutto dall’evoluzione dell’inflazione.
Nel complesso, il quadro rimane coerente con uno scenario di raffreddamento ordinato del mercato del lavoro, nel quale diminuiscono gradualmente le opportunità disponibili senza che questo si traduca, per ora, in un aumento significativo dei licenziamenti.
Per approfondimenti:
U.S. Department of Labor
Venerdì 7 agosto
Non Farm Payrolls, luglio
Precedente 20K (rivisto da 57K) | Consensus 80K (rivisto da 91K) | Previsione 79K | Dato ufficiale -23K
Il mercato del lavoro americano manda questa volta un segnale di debolezza molto più netto.
A luglio i Non Farm Payrolls diminuiscono di 23000 unità, contro attese che indicavano invece la creazione di circa 80000 nuovi posti di lavoro.
Non si tratta quindi semplicemente di un dato inferiore alle aspettative: per la prima volta nell’attuale fase congiunturale assistiamo a una vera contrazione dell’occupazione non agricola.
A rendere il quadro ancora più significativo è la pesante revisione del dato di giugno, ridotto da +57000 ad appena +20000.
Viene quindi ridimensionata anche la già modesta crescita occupazionale del mese precedente e la sequenza degli ultimi due mesi restituisce un mercato del lavoro sensibilmente più debole di quanto apparisse inizialmente.
Il dato completa in maniera piuttosto coerente il quadro delineato dagli indicatori precedenti.
Il JOLTS aveva mostrato una diminuzione delle posizioni lavorative disponibili, mentre le richieste iniziali di sussidio rimangono ancora estremamente contenute.
Finora avevamo quindi osservato soprattutto meno assunzioni senza un aumento significativo dei licenziamenti.
I payrolls di luglio rappresentano però un passo ulteriore: la minore domanda di lavoro comincia ora a tradursi in una contrazione netta degli occupati.
Va tuttavia osservata una particolarità importante: la debolezza del dato aggregato non deriva interamente dal settore privato.
A luglio i payroll privati aumentano infatti di 30000 unità, mentre è la componente pubblica a trascinare il totale in territorio negativo.
Questo attenua in parte la lettura più pessimistica del dato, senza però cancellare il forte rallentamento complessivo della dinamica occupazionale.
Il contrasto con gli indicatori di attività è evidente.
Nella stessa settimana abbiamo visto un ISM manifatturiero a 55.6 e un ISM servizi a 54.1, entrambi compatibili con un’economia ancora in espansione.
La crescita dell’attività economica, almeno per il momento, non si sta quindi traducendo in una crescita altrettanto robusta dell’occupazione.
Per la Federal Reserve questo dato assume un peso decisamente maggiore rispetto agli altri indicatori pubblicati durante la settimana.
La componente occupazionale del doppio mandato comincia a mostrare segnali concreti di deterioramento, aumentando lo spazio per una politica monetaria meno restrittiva qualora anche l’inflazione dovesse consentirlo.
Nel complesso, le payrolls di luglio rappresentano quindi il primo vero campanello d’allarme della settimana sul mercato del lavoro.
Un singolo mese non è sufficiente per parlare di inversione ciclica, soprattutto considerando la tenuta dell’occupazione privata, ma la combinazione tra dato negativo, forte sorpresa rispetto alle attese e revisione al ribasso di giugno rende i prossimi report sul lavoro particolarmente importanti.
Per approfondimenti:
U.S. Bureau of Labor Statistics
Tasso di disoccupazione, luglio
Precedente 4.2% | Consensus 4.2% (rivisto da 4.3%) | Previsione 4.2% | Dato ufficiale 4.1%
Il tasso di disoccupazione statunitense scende al 4.1% a luglio, dal 4.2% del mese precedente, sorprendendo positivamente rispetto sia al consensus sia alla previsione degli analisti, entrambi fissati al 4.2%.
Il dato assume particolare rilievo perché arriva nella stessa rilevazione che ha mostrato una contrazione di 23000 Non Farm Payrolls.
A prima vista i due indicatori sembrano raccontare storie opposte: da una parte diminuiscono gli occupati rilevati attraverso il payroll survey, dall’altra cala anche il tasso di disoccupazione.
In realtà la divergenza è possibile, perché i due dati derivano da indagini differenti e il tasso di disoccupazione dipende anche dall’andamento della forza lavoro e della partecipazione.
Per questo motivo, il calo al 4.1% non cancella il segnale di debolezza proveniente dalle payrolls.
Il quadro complessivo suggerisce piuttosto un mercato del lavoro ancora solido sul fronte della disoccupazione e dei licenziamenti, ma con una capacità sensibilmente inferiore di generare nuova occupazione.
Questa lettura è coerente anche con gli altri indicatori della settimana.
Il JOLTS ha mostrato una diminuzione delle posizioni aperte, mentre le richieste iniziali di sussidio continuano a rimanere intorno alle 200000 unità.
Il mercato del lavoro sembra quindi attraversare una fase nella quale le aziende assumono meno, ma continuano anche a licenziare poco.
Per la Federal Reserve, il dato complica leggermente la lettura del quadro occupazionale.
Un unemployment rate al 4.1% rimane difficilmente compatibile con una situazione di emergenza sul mercato del lavoro e riduce, preso isolatamente, la necessità di un rapido allentamento monetario.
Al tempo stesso, la contrazione delle payrolls e le pesanti revisioni dei mesi precedenti rappresentano segnali che non possono essere ignorati.
Nel complesso emerge quindi un mercato del lavoro meno forte di quanto suggerisca il solo tasso di disoccupazione, ma non ancora in evidente deterioramento.
La vera variabile da monitorare sarà la capacità dell’economia americana di tornare a creare occupazione nei prossimi mesi senza che l’attuale rallentamento delle assunzioni si trasformi in un aumento dei licenziamenti.
Per approfondimenti:
U.S. Department of Labor Statistics
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
Stabilità di fondo e tenuta della visione
La settimana appena trascorsa ha confermato pienamente il fulcro della nostra analisi: il progressivo e costante riassorbimento della volatilità.
Con un VIX sceso dai quasi 16 punti di inizio periodo fin sotto la soglia di area 15 (14.90), il mercato ha vissuto esattamente la “fase di decantazione” che avevamo prospettato, muovendosi in un clima disteso e privo di fibrillazioni.
Sul fronte dei prezzi, l’S&P 500 ha accompagnato questo calo della tensione con una dinamica positiva, salendo da quota 7489 a 7757 punti.
Più che un cambio di passo strutturale, il movimento si è configurato come un’estensione favorita proprio dal rientro dei rischi di breve periodo, sviluppatasi all’interno di quel contesto di stabilità e ordine ampiamente previsto.
VIX – Il ritorno alla calma
Il quadro tecnico sul fronte della volatilità conferma come il mercato sia gradualmente uscito dalla fase di tensione dei giorni scorsi.
Il progressivo rientro del VIX indica chiaramente un clima che si è avviato verso una ritrovata tranquillità, lasciando spazio a una fase di stabilità e a un riassorbimento delle paure di breve periodo.
S&P 500 – Forza di fondo e rottura dei livelli chiave
L’S&P 500 ha inviato un segnale operativo chiaro e perentorio, allontanando con decisione l’ipotesi di un deterioramento strutturale del trend.
Rispetto al potenziale punto di svolta negativo che rischiava di incanalare il listino in una fase correttiva ben più profonda, il mercato ha reagito con una forza tale da invertire la pressione ribassista di breve periodo.
Il superamento di importanti livelli di resistenza tecnica ha cambiato la dinamica di breve, favorendo un rapido riposizionamento degli operatori e il completo riassorbimento del rischio.
Questa rottura al rialzo non solo ha neutralizzato lo scenario ribassista, ma pone le basi per un’estensione del movimento, suggerendo che la spinta attuale possa rappresentare l’avvio di una fase positiva più duratura e meno episodica.
Stagionalità – Inerzia in avvio, incognita sul finale
L’analisi delle metriche stagionali per la prossima ottava indica un avvio di settimana in perfetto allineamento con il contesto attuale, assecondando la spinta rialzista e la ritrovata stabilità di fondo.
La prima parte dell’ottava dovrebbe quindi garantire la prosecuzione dell’inerzia positiva o un consolidamento ordinato dei livelli raggiunti.
Il punto di svolta risiede tuttavia nella seconda metà della settimana.
Gli storici evidenziano una progressiva perdita di linearità e un aumento della variabilità sul finale: una finestra temporale che introduce un margine di incertezza e che invita a considerare possibili prese di beneficio o fisiologiche pause di assestamento.
Conclusioni operative
La settimana ha confermato il riassorbimento dei rischi, con il calo della volatilità e la rottura di resistenze chiave che allontanano l’ipotesi di una correzione profonda.
Per la prossima ottava, la nostra linea strategica resta chiara:
- gestione del timing: sfruttare la stabilità attesa nei primi giorni, mantenendo prudenza verso il finale di settimana per il possibile aumento di variabilità;
- rigore tattico: accoglieremo con favore la continuità del rialzo, ma senza rincorrere il mercato ed evitando strappi emotivi;
- disciplina prima di tutto: manteniamo il presidio del capitale, attendendo la piena maturazione del trend per eventuali aggiustamenti di portafoglio.
Cosa tenere d’occhio nella settimana dal 10 al 14 agosto 2026: principali dati macro e top picks per Earning Trading
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo quattro criteri primari:
- prezzo non superiore a 200$;
- efficienza delle chain delle opzioni: devono esserci strike poco distanziati in termini relativi, e opzioni settimanali, per minimizzare il tempo di esposizione;
- ottima situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall);
- valori ottimali dei rating proprietari del CFM Manager di QuantOptions;
Nota bene
In questa rubrica vengono considerati esclusivamente i titoli sui quali è ragionevole poter impostare una operatività condivisibile sulle pagine dell’Academy. Saranno pertanto ignorati tutti i titoli che non rispecchiano i requisiti di cui sopra, a prescindere dalla loro “notorietà”.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Inflazione al centro della scena: settimana decisiva per capire le prossime mosse della Fed
Dopo una settimana che ha mostrato un’economia americana ancora in espansione ma un mercato del lavoro decisamente meno brillante, l’attenzione si sposta ora sull’altro grande elemento che condiziona le decisioni della Federal Reserve: l’inflazione.
La settimana partirà lentamente, con un lunedì privo di appuntamenti macroeconomici significativi.
Da martedì il calendario inizierà però a offrire indicazioni interessanti, a partire dalle vendite di case esistenti di luglio, attese sostanzialmente stabili intorno ai 4.1 milioni, e dalla variazione settimanale degli occupati rilevata da ADP.
Il mercato immobiliare rimane particolarmente sensibile al costo del credito, con il tasso sui mutui trentennali che mercoledì offrirà un ulteriore aggiornamento sulle condizioni finanziarie affrontate dalle famiglie.
Il vero appuntamento della settimana arriverà però proprio mercoledì con l’inflazione al consumo di luglio.
Dopo il sorprendente -0.4% mensile registrato a giugno, il CPI headline è atteso sostanzialmente stabile su base mensile, mentre il tasso annuale dovrebbe scendere leggermente dal 3.5% al 3.4%.
Ancora più importante sarà la componente Core, prevista in crescita dello 0.2% mensile ma in rallentamento dal 2.6% al 2.5% su base annua.
Giovedì arriverà una seconda verifica sul fronte dei prezzi con il Producer Price Index.
Anche in questo caso le attese indicano pressioni relativamente contenute: dopo il -0.3% di giugno, il PPI headline dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile, mentre la componente Core è prevista in moderato aumento.
Il quadro inflazionistico assume particolare importanza dopo la debolezza emersa dalle Non Farm Payrolls.
Se CPI e PPI confermassero un progressivo raffreddamento delle pressioni sui prezzi, la combinazione tra inflazione in moderazione e mercato del lavoro meno dinamico potrebbe rafforzare le aspettative di una politica monetaria più accomodante.
Una sorpresa inflazionistica al rialzo renderebbe invece molto più complesso il quadro per la Fed, soprattutto considerando che gli indicatori ISM continuano a descrivere un’economia in buona espansione.
Venerdì l’attenzione si sposterà infine sui consumatori.
Le vendite al dettaglio di luglio permetteranno di verificare la tenuta della domanda interna, mentre il Michigan Consumer Sentiment preliminare di agosto è atteso in lieve flessione rispetto ai 55.2 punti precedenti.
Sarà una chiusura particolarmente interessante perché consentirà di mettere insieme prezzi, capacità di spesa e fiducia delle famiglie.
Sul fronte societario, il calendario degli earning offre invece una settimana relativamente povera di candidati capaci di superare i filtri utilizzati per l’Earning Trading.
Tra i titoli che passeranno sotto osservazione figurano Sea, CAVA Group, Cisco Systems, Pan American Silver, Figure Technology Solutions e Nu Holdings, concentrati soprattutto tra martedì e giovedì.
La settimana si presenta quindi con un catalizzatore dominante: l’inflazione.
Dopo i primi segnali di cedimento dell’occupazione, CPI e PPI potrebbero diventare determinanti per stabilire se la Federal Reserve dispone finalmente dello spazio necessario per assumere un atteggiamento meno restrittivo oppure se la persistenza dei prezzi continuerà a imporre prudenza.
Dati macro principali
Non ci sono dati macro rilevanti a calendario
Top picks per Earning Trading
Dopo la chiusura del mercato
Nessuna azienda soddisfa tutti i nostri criteri di filtraggio
Dati macro principali
Vendite di case esistenti, luglio
Dato precedente 4.09M | Consensus 4.07M | Previsione 4.06M
Variazione settimanale degli occupati di ADP
Dato precedente 15K | Range degli ultimi 12 mesi -11.75K/40.75K
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Sea Ltd (SE)
Dopo la chiusura del mercato
CAVA Group (CAVA)
Dati macro principali
Tasso dei mutui trentennali al 7 agosto
Dato precedente 6.81% | Range degli ultimi 12 mesi 6.09%/6.81%
Inflazione Headline e Core, mese su mese e anno su anno, luglio
Headline
Mese su mese
Precedente -0.4% | Consensus 0.1% | Previsione 0.0%
Anno su anno
Precedente 3.5% | Consensus 3.4% | Previsione 3.4%
Core
Mese su mese
Precedente 0.0% | Consensus 0.2% | Previsione 0.2%
Anno su anno
Precedente 2.6% | Consensus 2.5% | Previsione 2.5%
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa tutti i nostri criteri di filtraggio
Dopo la chiusura del mercato
Cisco Systems (CSCO)
Pan American Silver (PAAS)
Dati macro principali
Production Price Index PPI Headline e Core, mese su mese, luglio
Headline
Precedente -0.3% | Consensus 0.1% | Previsione -0.1%
Core
Precedente 0.2% | Consensus 0.2% | Previsione 0.1%
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Figure Technology Solutions (FIGR)
Dopo la chiusura del mercato
Nu Holdings (NU)
Dati macro principali
Vendite al dettaglio, mese su mese, luglio
Precedente 0.2% | Consensus 0.1% | Previsione 0.5%
Ex auto
Precedente -0.2% | Consensus 0.2% | Previsione 0.1%
Sentiment dei consumatori del Michigan, preliminare, agosto
Precedente 55.2 | Consensus 54.0 | Previsione 54.6
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessuna azienda soddisfa tutti i nostri criteri di filtraggio
Dopo la chiusura del mercato
Nessuna azienda soddisfa tutti i nostri criteri di filtraggio
Dati macro principali
Ne parliamo nel prossimo numero!
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessuna azienda soddisfa tutti i nostri criteri di filtraggio
Il focus settoriale della settimana
Real Estate USA: il settore che aspetta la Fed
Il Real Estate statunitense torna al centro dell’attenzione in una fase particolarmente interessante del ciclo economico.
Pochi settori presentano infatti una sensibilità così diretta all’andamento dei tassi di interesse: il costo del denaro influenza contemporaneamente mutui, finanziamento degli investimenti immobiliari, valutazioni degli asset e attrattività dei dividendi distribuiti dai REIT.
La settimana in arrivo offre diversi elementi per valutarne le prospettive.
Le vendite di case esistenti di luglio forniranno un aggiornamento sulla domanda residenziale, mentre il tasso sui mutui trentennali permetterà di verificare quanto rimangano restrittive le condizioni di finanziamento.
Ma saranno soprattutto CPI e PPI a poter modificare le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.
Il meccanismo è relativamente semplice.
Una moderazione dell’inflazione, soprattutto dopo i segnali di indebolimento arrivati dal mercato del lavoro, aumenterebbe lo spazio per una politica monetaria meno restrittiva.
Per il Real Estate significherebbe potenzialmente costi di finanziamento inferiori, maggiore accessibilità dei mutui e una rivalutazione relativa dei REIT rispetto alle obbligazioni.
Il settore, tuttavia, non può più essere considerato come un blocco omogeneo.
Dietro l’etichetta Real Estate convivono oggi comparti con fondamentali profondamente differenti.
Tra quelli strutturalmente più interessanti figurano i data center, sostenuti dalla crescita degli investimenti legati al cloud e soprattutto all’intelligenza artificiale.
La domanda rimane molto forte e i risultati recenti di alcuni dei principali operatori confermano quanto questa componente del mercato immobiliare abbia ormai assunto caratteristiche molto più vicine a quelle delle infrastrutture tecnologiche che al Real Estate tradizionale.
Anche healthcare, logistica e retail presentano dinamiche specifiche, mentre il segmento degli uffici rimane quello maggiormente condizionato dalle trasformazioni strutturali avvenute dopo la pandemia.
Il lavoro ibrido e la razionalizzazione degli spazi aziendali continuano a rappresentare elementi di incertezza, rendendo sempre più importante distinguere tra tipologie e qualità degli immobili.
La composizione degli ETF immobiliari mostra bene questa trasformazione.
IYR, ad esempio, vede oggi tra le esposizioni principali healthcare REIT, retail, industrial, data center e torri di telecomunicazione, mentre gli office REIT rappresentano meno del 2% del portafoglio.
Il Real Estate quotato americano è quindi molto più diversificato di quanto suggerisca l’immagine tradizionale del settore immobiliare.
Cosa osservare nelle prossime settimane?
Il primo elemento resta naturalmente la traiettoria dei tassi.
Un raffreddamento dell’inflazione accompagnato da un mercato del lavoro meno dinamico potrebbe creare un contesto progressivamente più favorevole al settore.
Il secondo è la capacità dell’immobiliare residenziale di reagire a un eventuale miglioramento dell’accessibilità al credito.
Il mercato delle abitazioni rimane infatti uno dei segmenti dell’economia americana che hanno maggiormente risentito delle condizioni finanziarie restrittive.
Il terzo riguarda invece la selezione all’interno del settore.
In uno scenario di progressiva normalizzazione monetaria non è affatto scontato che tutti i REIT reagiscano allo stesso modo: qualità degli asset, indebitamento, crescita degli affitti e dinamiche specifiche della domanda possono diventare molto più importanti del semplice movimento dei tassi.
Il Real Estate diventa quindi interessante non soltanto come possibile beneficiario di una Fed più accomodante, ma come settore nel quale politica monetaria e trasformazioni strutturali stanno creando vincitori e perdenti sempre più distinti.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
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XLRE – Real Estate Select Sector SPDR Fund
Replica il comparto Real Estate dell’S&P 500 e offre un’esposizione concentrata sui principali REIT e sulle maggiori società immobiliari statunitensi. È uno degli strumenti più immediati per seguire il comportamento del settore immobiliare large cap USA ed è negoziabile anche attraverso opzioni. -
IYR – iShares U.S. Real Estate ETF
Offre un’esposizione più ampia al Real Estate statunitense, con 61 titoli in portafoglio e una diversificazione che comprende healthcare, retail, industrial, data center, residenziale, torri di telecomunicazione e altre specializzazioni immobiliari. Anche IYR dispone di un mercato delle opzioni.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Nuovo massimo storico per la strategia CFM Cash Flow Mensile, che vede però assottigliarsi il vantaggio rispetto al benchmark: l’ETF EQAL, infatti, ha messo a segno una performance particolarmente positiva nell’ultima ottava!
Settimana negativa, invece, per la strategia Earning Trading, che ha incassato un brutto loss sul titolo Dutch Bros, che ha portato ad un innalzamento del massimo drawdown storico.
Trattandosi di una strategia con un solo anno di vita, la cosa non dovrebbe stupirci più di tanto, soprattutto considerando il basso impatto di questo drawdown sul capitale necessario per una operatività cash secured, anche se non è previsto il farsi assegnare sui titoli sottostanti.
È decisamente presto per formulare aspettative corrette in merito al capitale necessario per seguire serenamente questa operatività, ma per il momento possiamo identificare una cifra intorno ai 70-80mila dollari (con scalatura delle posizioni fino ad un massimo di 200$).
Il drawdown massimo, ad oggi, su quella forchetta di capitale, incide per un 5.1-5.9%; riteniamo legittimo aspettarci valori maggiori in futuro, data la natura dell’operatività in oggetto.
Abbiamo due posizioni aperte nell’ambito della strategia TCMR Triple Class Mean Reversion, una posizione aperta nell’ambito della strategia short straddle/strangle su IWM e otto posizioni aperte con la strategia STRSO Short Term Reversal Stock Options.







