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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-06-08 00:25:402026-06-08 00:25:40Strategic Markets Bulletin del 8 giugno 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Questa settimana abbiamo selezionato tre titoli interessanti per le nostre usuali operazioni di tipo earning trading: AEO, OKTA e PATH.
Soltanto AEO, dei tre, ci ha messo un po’ in difficoltà rispetto alle scelte operative discusse nel video del 28 maggio; ma a ben vedere, soltanto con una delle tre put considerate per la vendita naked, quella più aggressiva.
Che si è tradotta in una assegnazione a 16.50, con il titolo ora a 15.80; niente di drammatico!
Qui sotto, il riepilogo delle operazioni discusse nel video di cui sopra, con indicazione del relativo esito.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 25 maggio 2026 in sintesi
USA: la crescita rallenta, ma i motori dell’economia restano accesi
La settimana macroeconomica appena conclusa ha restituito un quadro meno contraddittorio di quanto possa apparire a una prima lettura.
I dati pubblicati raccontano infatti la storia di un’economia che sta progressivamente perdendo velocità in alcuni comparti, ma che continua a mostrare una sorprendente capacità di tenuta nei settori più sensibili al ciclo economico.
Sul fronte della crescita, la seconda stima del PIL del primo trimestre è stata rivista al 1.6%, al di sotto delle attese ma comunque compatibile con un’espansione ancora solida.
Allo stesso tempo, il Chicago Fed National Activity Index è tornato in territorio positivo e il Dallas Fed Manufacturing Index ha recuperato sopra lo zero, segnalando un miglioramento dell’attività produttiva.
Ancora più sorprendente il dato del Chicago PMI, balzato a 62.7 punti, livello che suggerisce una significativa accelerazione della manifattura nell’area del Midwest.
Anche gli ordini di beni durevoli hanno registrato una crescita del 7.9%, evidenziando una propensione agli investimenti aziendali ben superiore alle aspettative.
Sul fronte dell’inflazione sono invece arrivati segnali incoraggianti.
Il Core PCE, l’indicatore preferito dalla Federal Reserve, è rallentato al 0.2% mensile, rafforzando l’ipotesi che il processo di disinflazione stia lentamente riprendendo quota.
Le note meno positive arrivano dai consumatori.
I redditi personali sono rimasti invariati ad aprile, mentre le spese personali hanno rallentato al 0.5%.
Inoltre, il rialzo dei mutui trentennali al 6.65% continua a rappresentare un freno per il mercato immobiliare.
In sintesi, emerge un’economia americana che non corre più come nel recente passato, ma che continua a sorprendere per resilienza.
La crescita rallenta, l’inflazione si raffredda e gli investimenti tengono: una combinazione che assomiglia sempre più a un atterraggio morbido e sempre meno a una recessione imminente.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 25 maggio
Mercati USA chiusi per Memorial Day
Martedì 26 maggio
Chicago Fed National Activity Index (CFNAI), aprile
Precedente -0.15 (rettificato da -0.20) | Previsione -0.30 | Dato effettivo +0.14
Il Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) ha sorpreso positivamente le attese, passando da -0.15 a +0.14 contro una previsione di -0.30.
Il dato segnala un miglioramento dell’attività economica statunitense rispetto al mese precedente e soprattutto smentisce le aspettative di un ulteriore rallentamento della crescita.
L’indice aggrega 85 indicatori economici provenienti da quattro grandi aree dell’economia: produzione e reddito, occupazione e ore lavorate, consumi e mercato immobiliare, vendite e scorte.
Un valore pari a zero indica una crescita in linea con il trend storico di lungo periodo, mentre valori positivi suggeriscono un’attività economica superiore alla media.
Il principale contributo al miglioramento di aprile è arrivato dalla componente produzione e reddito, coerentemente con altri indicatori che nelle ultime settimane hanno mostrato una manifattura statunitense più resiliente del previsto.
Anche le componenti legate a vendite e scorte hanno fornito un contributo favorevole, mentre il mercato del lavoro ha continuato a mostrare un andamento sostanzialmente stabile.
Dal punto di vista macroeconomico, il messaggio è abbastanza chiaro: l’economia statunitense continua a espandersi a un ritmo moderato e non emergono segnali compatibili con un’imminente fase recessiva.
Il dato contribuisce inoltre a spiegare perché il mercato abbia progressivamente ridimensionato le aspettative di tagli aggressivi dei tassi da parte della Federal Reserve: una crescita che rimane superiore alle attese riduce infatti l’urgenza di un intervento monetario espansivo.
Per approfondimenti:
Chicago Fed
S&P Case-Shiller Home Price Index, variazione annua, marzo
Precedente 0.9% | Consensus 1.0% | Previsione 1.1% | Dato effettivo 0.8%
L’indice S&P CoreLogic Case-Shiller ha evidenziato un ulteriore rallentamento della crescita dei prezzi delle abitazioni negli Stati Uniti.
Il dato di marzo si è attestato a +0.8% su base annua, in lieve calo rispetto al +0.9% del mese precedente e inferiore sia alle attese degli analisti sia alle previsioni più diffuse.
Pur rimanendo in territorio positivo, il dato conferma che il mercato immobiliare residenziale sta attraversando una fase di progressiva normalizzazione.
I prezzi continuano a salire, ma a un ritmo molto più contenuto rispetto agli anni successivi alla pandemia e ben lontano dalle accelerazioni osservate tra il 2020 e il 2022.
La principale causa resta il livello ancora elevato dei tassi ipotecari, che continua a limitare l’accessibilità economica delle abitazioni per una parte significativa degli acquirenti.
Negli ultimi mesi, infatti, i mutui trentennali si sono mantenuti stabilmente oltre il 6%, un livello che comprime la domanda e rende più difficile sostenere ulteriori rialzi dei prezzi.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato è coerente con un’economia che continua a crescere ma senza mostrare particolari pressioni inflazionistiche provenienti dal comparto immobiliare.
Per la Federal Reserve si tratta di un segnale moderatamente favorevole, poiché conferma che una delle aree più sensibili ai tassi di interesse sta continuando a raffreddarsi in modo ordinato.
Nel complesso, il report suggerisce che il mercato immobiliare statunitense non è in contrazione, ma sta entrando in una fase di crescita più lenta e sostenibile, caratterizzata da un equilibrio più stabile tra domanda e offerta.
Per approfondimenti:
S&P Global
Conference Board (CB) Consumer Confidence, maggio
Precedente 93.8 (rettificato da 92.8) | Consensus 92.0 | Previsione 92.0 | Dato ufficiale 93.1
L’indice di fiducia dei consumatori del Conference Board si è attestato a 93.1 punti nel mese di maggio, in lieve calo rispetto al dato precedente di 93.8, ma superiore alle aspettative del mercato, ferme a 92.0.
Il dato suggerisce che, nonostante l’incertezza legata alla politica monetaria e ai timori di rallentamento economico, i consumatori statunitensi continuano a mantenere una percezione relativamente favorevole del contesto economico.
La flessione rispetto ad aprile è modesta e non modifica sostanzialmente il quadro di fondo.
Particolarmente importante è il fatto che l’indice resti ben al di sopra dei minimi osservati nei mesi precedenti.
Considerando che i consumi privati rappresentano circa il 70% del PIL (Prodotto Interno Lordo) statunitense, una fiducia ancora solida costituisce un elemento di supporto per la crescita economica.
Il dato appare inoltre coerente con altri indicatori recentemente pubblicati che descrivono un’economia in rallentamento, ma non in recessione.
Il mercato del lavoro continua infatti a mostrare condizioni relativamente robuste e ciò contribuisce a sostenere sia il reddito disponibile sia la propensione alla spesa delle famiglie.
Dal punto di vista della Federal Reserve, il report non fornisce particolari argomenti a favore di un imminente allentamento monetario.
Una fiducia dei consumatori superiore alle attese tende infatti a essere interpretata come un segnale di resilienza dell’economia, riducendo la necessità di interventi urgenti a sostegno della domanda.
Nel complesso, il messaggio che emerge è quello di un consumatore americano ancora prudente, ma decisamente meno pessimista di quanto il consenso degli analisti si aspettasse.
Per approfondimenti:
Conference Board
Dallas Fed Manufacturing Index, maggio
Precedente -2.3 | Previsione -1.0 | Dato ufficiale +0.4
L’indice manifatturiero della Federal Reserve di Dallas ha sorpreso positivamente le attese, passando da -2.3 a +0.4 punti e tornando in territorio positivo per la prima volta dopo diversi mesi.
Il consenso si attendeva un dato ancora negativo, seppur in miglioramento, pari a -1.0.
L’indicatore misura l’andamento dell’attività manifatturiera nel Texas, uno degli Stati più importanti per l’economia statunitense grazie al peso di settori come energia, tecnologia, industria pesante e aerospazio.
Sebbene si tratti di un’indagine regionale, il mercato la osserva attentamente perché spesso offre indicazioni anticipate sullo stato di salute del comparto manifatturiero nazionale.
Il ritorno sopra lo zero segnala che il numero di aziende che riportano un miglioramento delle condizioni operative è tornato a superare quello delle imprese che segnalano un peggioramento.
Non si tratta di un boom produttivo, ma rappresenta comunque un cambio di tono rispetto alla debolezza osservata in buona parte dell’ultimo anno.
Il dato si inserisce in un contesto in cui diversi indicatori dell’attività economica hanno recentemente mostrato una capacità di tenuta superiore alle aspettative.
Dopo un primo trimestre caratterizzato da segnali contrastanti, il settore manifatturiero sembra quindi avviarsi verso una fase di maggiore stabilizzazione.
Dal punto di vista macroeconomico, il report contribuisce a rafforzare la narrativa di una economia statunitense resiliente ma non surriscaldata.
La crescita appare moderata e disomogenea tra i vari settori, ma i dati disponibili continuano a suggerire un rallentamento ordinato piuttosto che un deterioramento improvviso dell’attività economica.
Per approfondimenti:
Dallas Fed
Mercoledì 27 maggio
Tasso dei mutui trentennali al 22 maggio
Precedente 6.56% | Range delle ultime 12 settimane: 6.19%-6.57% | Dato ufficiale 6.65%
Il tasso medio dei mutui trentennali a tasso fisso è salito al 6.65%, superando il precedente 6.56% e portandosi oltre il massimo registrato nelle precedenti dodici settimane.
Si tratta di un movimento apparentemente contenuto, ma significativo perché interrompe il graduale percorso di discesa osservato nelle settimane successive al picco di fine marzo.
L’aumento riflette principalmente il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari statunitensi, che negli ultimi mesi hanno incorporato aspettative di una Federal Reserve meno propensa a tagliare rapidamente i tassi di interesse.
In altre parole, il mercato sta iniziando a prezzare uno scenario in cui il costo del denaro potrebbe rimanere elevato più a lungo del previsto.
Per il mercato immobiliare si tratta di una notizia poco favorevole.
Un mutuo al 6.65% comporta rate significativamente più elevate rispetto ai livelli osservati solo pochi mesi fa, riducendo l’accessibilità economica delle abitazioni e limitando il numero di potenziali acquirenti qualificati.
Il dato aiuta inoltre a interpretare il recente rallentamento evidenziato dagli indici dei prezzi delle case.
Se da un lato l’offerta di immobili resta relativamente contenuta, dall’altro il costo del finanziamento continua a rappresentare il principale freno alla domanda.
Dal punto di vista macroeconomico, il mercato immobiliare rimane uno dei canali attraverso cui la politica monetaria restrittiva continua a trasmettersi all’economia reale.
Il ritorno dei tassi ipotecari vicino ai massimi recenti suggerisce che il processo di raffreddamento del settore non è ancora concluso e che la ripresa delle compravendite potrebbe richiedere un contesto di tassi più favorevole.
Per approfondimenti:
Freddie Mac
Variazione settimanale degli occupati secondo ADP
Precedente 40.75K (rettificato da 42.25K) | Dato ufficiale 35.75K
La rilevazione settimanale di ADP ha evidenziato una crescita dell’occupazione pari a 35.75 mila unità, in rallentamento rispetto alle 40.75 mila della settimana precedente, dato a sua volta rivisto al ribasso dalle iniziali 42.25 mila unità.
La combinazione tra revisione negativa del dato precedente e nuova decelerazione nel dato corrente suggerisce una moderata perdita di slancio nella dinamica occupazionale del settore privato.
Tuttavia, il dato resta ampiamente in territorio positivo e continua a indicare un mercato del lavoro che crea nuovi posti di lavoro, seppur a un ritmo meno sostenuto.
Come sempre, questa statistica va interpretata con cautela.
Le rilevazioni settimanali di ADP sono molto più volatili rispetto ai dati mensili e hanno una capacità limitata di anticipare con precisione i successivi report ufficiali sul lavoro.
Risultano però utili per cogliere eventuali cambiamenti di tendenza nel breve periodo.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato appare coerente con il quadro emerso nelle ultime settimane: il mercato del lavoro statunitense continua a raffreddarsi gradualmente senza mostrare segnali di deterioramento significativo.
Le assunzioni rallentano, ma restano positive; le richieste di sussidio di disoccupazione si mantengono su livelli storicamente contenuti e la crescita economica continua a beneficiare di una base occupazionale ancora solida.
Nel complesso, la rilevazione non modifica la narrativa dominante dei mercati: l’economia americana sembra proseguire lungo un percorso di normalizzazione, caratterizzato da una crescita meno vigorosa rispetto al passato ma ancora incompatibile con uno scenario recessivo nel breve termine.
Per approfondimenti:
ADP Research
Giovedì 28 maggio
Core PCE Price Index, mese su mese, aprile
Precedente 0.3% | Consensus 0.3% | Previsione 0.3% | Dato ufficiale 0.2%
Il Core PCE Price Index (Personal Consumption Expenditures), l’indicatore d’inflazione maggiormente monitorato dalla Federal Reserve, ha registrato ad aprile una crescita dello 0.2% su base mensile, inferiore sia al dato precedente (0.3%) sia alle attese del mercato.
Si tratta di un dato particolarmente importante perché il Core PCE esclude le componenti più volatili, come alimentari ed energia, offrendo una misura più affidabile delle pressioni inflazionistiche di fondo.
Proprio per questo motivo rappresenta il riferimento principale utilizzato dalla Federal Reserve nelle proprie valutazioni di politica monetaria.
La decelerazione osservata ad aprile suggerisce che il processo di disinflazione, pur procedendo lentamente, non si è interrotto.
Dopo diversi mesi caratterizzati da letture superiori alle aspettative, il ritorno a una variazione mensile dello 0.2% è coerente con un percorso di graduale avvicinamento all’obiettivo d’inflazione del 2% perseguito dalla banca centrale.
Va comunque evitato un eccesso di ottimismo.
Un singolo dato non modifica da solo il quadro complessivo e la Federal Reserve continuerà probabilmente a richiedere ulteriori conferme prima di considerare conclusa la battaglia contro l’inflazione.
Tuttavia, il report rappresenta senza dubbio una notizia favorevole per i mercati finanziari, poiché riduce il rischio che i tassi di interesse debbano rimanere elevati più a lungo del previsto.
Nel complesso, il dato rafforza l’idea di una economia che continua a crescere senza generare nuove pressioni inflazionistiche significative, uno degli scenari più favorevoli sia per la Federal Reserve sia per gli investitori.
Per approfondimenti:
Bureau of Economic Analysis
Ordini di beni durevoli, mese su mese, aprile
Precedente 1.3% (rettificato da 0.8%) | Consensus 3.5% | Previsione 3.4% (rettificato da 0.4%) | Dato ufficiale 7.9%
Gli ordini di beni durevoli hanno registrato ad aprile una crescita del 7.9% su base mensile, più che doppia rispetto alle aspettative del mercato e nettamente superiore anche al già robusto +1.3% di marzo.
Il dato rappresenta una delle sorprese macroeconomiche più rilevanti della settimana.
L’indicatore misura il valore dei nuovi ordini ricevuti dai produttori per beni destinati a durare almeno tre anni, come macchinari industriali, veicoli, aeromobili e attrezzature tecnologiche.
Per questo motivo viene spesso utilizzato come termometro della propensione delle imprese a investire e della fiducia nelle prospettive economiche future.
Come accade frequentemente, una parte significativa della volatilità è legata agli ordini del comparto aerospaziale, che possono influenzare pesantemente il dato aggregato da un mese all’altro.
Tuttavia, anche al netto di queste componenti più erratiche, il report conferma una domanda di investimenti aziendali ancora sostenuta.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato trasmette un messaggio piuttosto chiaro: le imprese statunitensi continuano a investire nonostante il livello elevato dei tassi di interesse.
Questo contribuisce a spiegare perché molti indicatori dell’attività economica continuino a mostrare una resilienza superiore alle attese formulate all’inizio dell’anno.
Il report assume inoltre particolare rilevanza perché arriva pochi giorni dopo un dato sul Core PCE più contenuto del previsto.
La combinazione tra inflazione in moderazione e investimenti aziendali ancora dinamici rappresenta uno scenario favorevole per l’economia americana, che continua a mostrare capacità di crescita senza evidenti segnali di surriscaldamento.
Nel complesso, il dato rafforza l’idea di una crescita economica ancora solida e suggerisce che il rallentamento osservato in alcuni comparti non si sta traducendo in una contrazione generalizzata dell’attività produttiva.
Per approfondimenti:
U.S. Census
Tasso di crescita del PIL nel primo trimestre, trimestre su trimestre, seconda stima
Precedente 0.5% | Consensus 2.0% | Previsione 2.0% | Dato ufficiale 1.6%
La seconda stima del PIL statunitense del primo trimestre 2026 ha evidenziato una crescita annualizzata del 1.6%, superiore al 0.5% registrato nel trimestre precedente, ma inferiore alle aspettative del mercato, che puntavano a un’espansione del 2.0%.
Il dato conferma che l’economia americana continua a crescere, ma a un ritmo più moderato rispetto a quanto sperato dagli operatori.
La revisione rispetto alle attese suggerisce che alcuni componenti della domanda interna abbiano mostrato una dinamica meno brillante del previsto durante i primi mesi dell’anno.
Nonostante la delusione rispetto al consenso, il quadro complessivo resta tutt’altro che recessivo.
Una crescita dell’1.6% rappresenta infatti un ritmo compatibile con un’economia che continua a espandersi, pur in presenza di condizioni monetarie ancora restrittive e di un costo del credito elevato.
Il dato assume particolare interesse se letto insieme agli altri indicatori pubblicati nella settimana.
Da un lato, gli ordini di beni durevoli hanno mostrato una forte accelerazione, segnalando investimenti aziendali ancora dinamici; dall’altro, il Core PCE ha evidenziato un raffreddamento delle pressioni inflazionistiche.
Questa combinazione suggerisce che il rallentamento della crescita non stia derivando da un improvviso indebolimento dell’attività economica, ma piuttosto da una progressiva normalizzazione del ciclo.
Per la Federal Reserve il report offre indicazioni contrastanti.
Una crescita inferiore alle attese potrebbe teoricamente favorire una politica monetaria meno restrittiva, ma il livello assoluto del PIL rimane sufficientemente positivo da non giustificare interventi urgenti di sostegno all’economia.
Nel complesso, il dato rafforza la narrativa emersa negli ultimi mesi: l’economia statunitense continua a rallentare gradualmente, ma senza mostrare segnali di contrazione o di stress sistemico.
Per approfondimenti:
Bureau of Economic Analysis
Redditi personali, mese su mese, aprile
Precedente 0.5% (rettificato da 0.6%) | Consensus 0.4% | Previsione 0.5% | Dato ufficiale 0.0%
I redditi personali degli americani sono rimasti invariati nel mese di aprile, registrando una crescita pari a 0.0% rispetto al mese precedente.
Il dato risulta nettamente inferiore sia al +0.5% di marzo sia alle aspettative del mercato, che si collocavano tra +0.4% e +0.5%.
Si tratta di una delle sorprese negative più rilevanti della settimana, perché il reddito personale rappresenta uno dei principali motori della spesa delle famiglie e, di conseguenza, della crescita economica statunitense.
Un rallentamento così marcato suggerisce che l’incremento dei salari, dei redditi da capitale e dei trasferimenti pubblici abbia perso slancio rispetto ai mesi precedenti.
Il dato assume particolare importanza in un contesto in cui la fiducia dei consumatori continua a mantenersi relativamente solida e il mercato del lavoro appare ancora resiliente.
La mancata crescita dei redditi potrebbe infatti rappresentare un primo segnale di raffreddamento della capacità di spesa delle famiglie, soprattutto se dovesse protrarsi nei prossimi mesi.
Va tuttavia evitata una lettura eccessivamente pessimistica.
Le serie mensili sui redditi personali sono spesso soggette a volatilità e revisioni successive, mentre un singolo dato non è sufficiente per identificare un cambio di tendenza strutturale.
Inoltre, il livello dell’occupazione continua a rimanere elevato e non emergono, almeno per ora, segnali di deterioramento significativo del mercato del lavoro.
Dal punto di vista macroeconomico, il report introduce un elemento di cautela all’interno di un quadro che, fino a questo momento, aveva evidenziato una notevole tenuta dell’economia americana.
Se confermato nei prossimi mesi, un rallentamento della crescita dei redditi potrebbe tradursi in consumi meno dinamici e contribuire a moderare ulteriormente la crescita del PIL.
Per approfondimenti:
Bureau of Economic Analysis
Spese personali, mese su mese, aprile
Precedente 1.0% (rettificato da 0.9%) | Consensus 0.5% | Previsione 0.6% | Dato ufficiale 0.5%
Le spese personali dei consumatori statunitensi sono aumentate dello 0.5% nel mese di aprile, rallentando rispetto al robusto +1.0% registrato a marzo ma risultando perfettamente in linea con il consenso degli analisti.
Il dato conferma che i consumi continuano a crescere, ma a un ritmo più sostenibile dopo l’accelerazione osservata nel mese precedente.
Considerando che la spesa delle famiglie rappresenta circa il 70% dell’economia americana, si tratta di un indicatore particolarmente importante per valutare lo stato di salute della crescita economica.
L’aspetto più interessante emerge dal confronto con il dato sui redditi personali, rimasti invariati nel mese di aprile.
Nonostante l’assenza di crescita dei redditi, i consumatori hanno continuato ad aumentare le proprie spese.
Questo suggerisce che le famiglie abbiano fatto ricorso a risparmi accumulati in precedenza oppure abbiano ridotto il tasso di risparmio per sostenere i consumi.
Dal punto di vista macroeconomico, il report restituisce un messaggio equilibrato.
Da un lato, non emergono segnali di cedimento della domanda interna, che continua a sostenere l’attività economica.
Dall’altro, il rallentamento rispetto a marzo indica che la crescita dei consumi sta tornando su ritmi più normali, coerenti con un’economia che si sta gradualmente raffreddando.
La combinazione tra Core PCE allo 0.2%, redditi stagnanti e consumi ancora positivi rafforza il quadro emerso dagli altri dati della settimana: l’economia statunitense continua a espandersi, ma con una crescita meno vigorosa rispetto ai trimestri precedenti e senza particolari pressioni inflazionistiche aggiuntive.
Nel complesso, il dato è coerente con uno scenario di atterraggio morbido, nel quale la domanda dei consumatori rallenta senza però interrompersi, consentendo all’economia di mantenere un ritmo di crescita moderato.
Per approfondimenti:
Bureau of Economic Analysis
Venerdì 29 maggio
Chicago PMI, maggio
Precedente 49.2 | Consensus 50.5 (rettificato da 49.5) | Previsione 49.5 | Dato ufficiale 62.7
Il Chicago Purchasing Managers’ Index (PMI) ha registrato una delle sorprese più clamorose dell’intera settimana macroeconomica, balzando da 49.2 a 62.7 punti, ben al di sopra sia delle aspettative del mercato (50.5) sia della soglia dei 50 punti che separa contrazione ed espansione dell’attività economica.
L’entità del movimento è particolarmente significativa.
Un indice a 62.7 non segnala semplicemente una ripresa dell’attività manifatturiera nell’area di Chicago, ma indica un’accelerazione molto robusta della produzione, dei nuovi ordini e della domanda complessiva rilevata presso le aziende intervistate.
Pur trattandosi di un’indagine regionale, il Chicago PMI è tradizionalmente considerato uno degli indicatori anticipatori più seguiti dagli operatori perché spesso offre indicazioni utili sull’andamento del successivo ISM Manufacturing PMI nazionale.
Per questo motivo un dato così forte tende ad attirare particolare attenzione da parte dei mercati.
Il report si inserisce inoltre in un contesto nel quale altri indicatori dell’attività economica hanno mostrato una resilienza superiore alle attese.
Gli ordini di beni durevoli sono cresciuti del 7.9%, il Dallas Fed Manufacturing Index è tornato in territorio positivo e il Chicago Fed National Activity Index ha evidenziato un inatteso miglioramento.
Il dato odierno rafforza ulteriormente questa narrativa.
Dal punto di vista macroeconomico, il messaggio è chiaro: il settore produttivo statunitense appare molto più solido di quanto il consenso si aspettasse soltanto poche settimane fa.
Questo non significa necessariamente una nuova accelerazione dell’intera economia, ma riduce sensibilmente i timori di un rallentamento brusco dell’attività industriale.
Nel complesso, il Chicago PMI rappresenta probabilmente il dato più sorprendente e favorevole della settimana, confermando ancora una volta la notevole capacità di tenuta dell’economia americana nonostante tassi di interesse ancora elevati.
Per approfondimenti:
ISM World
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
Il raffronto tra l’outlook previsionale e la price action reale dell’ultima ottava evidenzia una perfetta convergenza macro-strutturale, caratterizzata dal definitivo superamento della fase di consolidamento anche del bias rialzista sullo S&P 500.
La tenuta millimetrica del supporto volumetrico chiave a 7353 punti ha scongiurato i rischi di un drawdown profondo e la conseguente attivazione di flussi algoritmici in stop-loss, innescando al contrario un vigoroso movimento reattivo che ha convalidato la struttura a minimi crescenti del trend primario.
Parallelamente, sul fronte della volatilità, la dinamica dei prezzi ha confermato l’annullamento delle asimmetrie geopolitiche latenti descritte nella previsione, favorendo l’accelerazione del volatility crush e una compressione del VIX coerente con il ritorno della compiacenza sul comparto opzioni.
Tale contrazione dei premi per il rischio ha agito da catalizzatore esogeno, alimentando i flussi in acquisto e sostenendo l’espansione del momentum impulsivo di breve termine in un quadro microstrutturale di assoluto controllo da parte dei compratori.
VIX
Il comparto dei derivati sulla volatilità implicita continua a essere caratterizzato da un persistente e sistematico processo di volatility crush, con il VIX saldamente inserito in un canale di compressione strutturale.
Sotto il profilo microstrutturale, si osserva una progressiva contrazione dei volumi e dei premi per il rischio, una dinamica che in ambito finanziario viene storicamente paragonata al comportamento di una molla meccanica: quanto più prolungata e profonda è la fase di schiacciamento e consolidamento dei prezzi all’interno di un range ristretto, tanto maggiore è l’accumulo di energia cinetica potenziale, pronta a tradursi in un violento spike direzionale non appena si verificherà un catalizzatore esogeno.
Allo stato attuale, la struttura a termine dei futures sul VIX non evidenzia asimmetrie latenti o segnali di stress sistemico di breve termine, convalidando l’assenza di minacce immediate per il trend rialzista del mercato azionario.
In questo contesto di generalizzata compiacenza e decompressione della volatilità, è tuttavia fondamentale monitorare i fisiologici scostamenti e le micro-oscillazioni intraday; tali temporanei sussulti non prefigurano un’inversione di tendenza macro, ma rappresentano dinamiche standard di riposizionamento tecnico e di hedging tipiche di un processo di stabilizzazione di lungo periodo.
S&P 500
Il trend primario dell’indice S&P 500 si conferma saldamente impostato al rialzo, palesando una robustezza strutturale e uno spazio di espansione lineare tuttora significativo.
Sotto il profilo della price action, l’indice ha formalizzato la costruzione di un solido pavimento monetario e volumetrico, un’area di supporto strategica configuratasi come piattaforma ideale per l’innesco di una nuova gamba rialzista.
Tuttavia, all’interno dei cicli di borsa, la fase di test e di appoggio su un supporto così rilevante rappresenta un pivot microstrutturale estremamente delicato, dove le forze di mercato ridefiniscono gli equilibri di breve termine.
In ottica di risk management e al fine di evitare falsi segnali di rottura, l’approccio operativo ottimale impone l’osservazione dei prezzi per un time-frame di quarantotto ore: un consolidamento sopra questo livello cinematico confermerà la tenuta strutturale del “pavimento” sotto il peso dei carichi di spinta e la validità dell’assorbimento delle vendite, offrendo la necessaria validazione tecnica per la prosecuzione del momentum e l’estensione del trend asimmetrico positivo.
Stagionalità
Sotto il profilo ciclico, le metriche della stagionalità algoritmica convergono con il quadro microstrutturale, prefigurando per l’ottava in corso una fase di consolidamento laterale del prezzo.
Questo andamento si inserisce coerentemente nella tipica dinamica di accumulazione e ridistribuzione dei volumi, un processo di build-up propedeutico alla strutturazione di una nuova spinta impulsiva lungo il trend primario.
Coerentemente con tale scenario di temporaneo stallo della price action sull’azionario, i modelli previsionali delineano per l’indice della volatilità implicita una traiettoria speculare a “U”.
La prima metà della settimana sarà verosimilmente guidata da un’estensione del volatility crush, con una contrazione dei premi per il rischio che spingerà il VIX verso i minimi di periodo; successivamente, in prossimità del fine settimana, si attende un fisiologico incremento della pressione in acquisto sul comparto opzioni.
Tale dinamica, caratterizzata da temporanei sussulti e micro-spike tecnici, rifletterà il classico riposizionamento delle coperture operato dai market maker a ridosso delle scadenze, senza tuttavia inficiare il quadro macro-strutturale di fondo.
Conclusioni operative
Il setup tecnico-strutturale complessivo delinea uno scenario ad elevata asimmetria positiva, supportato da una stagionalità coerente e da un VIX privo di tensioni sistemiche immediate, nonostante la dinamica a “molla” richieda un monitoraggio prudenziale nel medio termine.
L’azione dei prezzi sullo S&P 500, pur confermando una spiccata forza relativa e ampi margini di apprezzamento, si trova in una fase di transizione cruciale sul nuovo pavimento volumetrico.
La strategia editoriale e operativa suggerisce pertanto di attendere la necessaria finestra temporale di conferma (48 ore) per validare la solidità dei supporti azionari; una volta archiviata la parziale risalita tecnica della volatilità attesa nel fine settimana, il mercato disporrà dei prerequisiti necessari in termini di flussi e volumi per catalizzare la nuova gamba impulsiva del trend rialzista primario.
Cosa tenere d’occhio nella settimana dal 1 al 5 giugno 2026: principali dati macro e top picks per Earning Trading
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo quattro criteri primari:
- prezzo non superiore a 200$;
- efficienza delle chain delle opzioni: devono esserci strike poco distanziati in termini relativi, e opzioni settimanali, per minimizzare il tempo di esposizione;
- ottima situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall);
- valori ottimali dei rating proprietari del CFM Manager di QuantOptions;
Nota bene
In questa rubrica vengono considerati esclusivamente i titoli sui quali è ragionevole poter impostare una operatività condivisibile sulle pagine dell’Academy. Saranno pertanto ignorati tutti i titoli che non rispecchiano i requisiti di cui sopra, a prescindere dalla loro “notorietà”.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Mercato del lavoro sotto esame, utili selettivi: una settimana che cerca conferme
La settimana del 1° giugno si presenta come uno di quei passaggi in cui il mercato potrebbe ricevere più conferme che vere sorprese.
Il focus principale sarà infatti concentrato sullo stato di salute dell’economia statunitense, attraverso una sequenza di indicatori capaci di raccontare il livello di attività delle imprese e la tenuta del mercato del lavoro.
Lunedì e mercoledì saranno i giorni dedicati ai PMI dell’Institute for Supply Management (ISM), rispettivamente manifatturiero e servizi.
Dopo il recupero osservato negli ultimi mesi, gli investitori cercheranno di capire se l’attività economica continua a espandersi oppure se iniziano a emergere segnali di rallentamento più evidenti.
Martedì sarà invece la volta delle JOLTs Job Openings, utili per valutare la domanda di lavoro da parte delle aziende.
Il vero appuntamento della settimana arriverà però venerdì con i Non-Farm Payrolls (NFP) e il tasso di disoccupazione.
Dopo il rallentamento registrato nei dati di aprile, il mercato si aspetta una crescita occupazionale ancora positiva ma più contenuta.
Un dato significativamente inferiore alle attese potrebbe alimentare le aspettative di una Federal Reserve più accomodante, mentre numeri solidi confermerebbero l’immagine di un’economia che continua a rallentare soltanto gradualmente.
Sul fronte earning, la selezione rimane molto rigorosa e produce pochi nomi.
Tra quelli che hanno superato i filtri operativi spiccano GitLab, DocuSign, Samsara, Lululemon, Dollar General e Macy’s.
Nel complesso emerge una combinazione interessante tra tecnologia software, consumi discrezionali e retail, tre aree che potrebbero offrire indicazioni preziose sul comportamento delle imprese e dei consumatori americani nella seconda metà dell’anno.
Dati macro principali
ISM Manifatturiero PMI, maggio
Precedente 52.7 | Consensus 52.6 | Previsione 53.0
Top picks per Earning Trading
Dopo la chiusura del mercato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Dati macro principali
JOLTs Job Openings, aprile
Precedente 6.866M | Consensus 6.87M | Previsione 6.80M
Range degli ultimi 12 mesi 6.55M-7.31M
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Dollar General (DG)
Dopo la chiusura del mercato
GitLab (GTLB)
Dati macro principali
ISM Servizi PMI, maggio
Precedente 53.6 | Consensus 53.6 | Previsione 53.0
Tasso dei mutui trentennali al 29 maggio
Ultimo rilevamento: 6.65% | Range ultime 12 settimane: 6.19%-6.65%
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Macy’s (M)
Dopo la chiusura del mercato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Dati macro principali
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione al 30 maggio
Precedente 215K | Consensus 211K | Previsione 216K
Range degli ultimi 12 mesi: 190K-259K
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Dopo la chiusura del mercato
DocuSign (DOCU)
Lululemon Athletica (LULU)
Samsara (IOT)
Dati macro principali
Non-Farm Payrolls, maggio
Precedente 115K | Consensus 96K | Previsione 102K
Range degli ultimi 12 mesi: -156K/+185K
Tasso di disoccupazione, maggio
Precedente 4.3% | Consensus 4.3% | Previsione 4.4%
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Dopo la chiusura del mercato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Dati macro principali
Ne parliamo nel prossimo numero!
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di screening
Il focus settoriale della settimana
Software aziendale: l’intelligenza artificiale deve iniziare a produrre risultati
Tra i titoli in calendario spiccano GitLab, DocuSign e Samsara, tre società molto diverse tra loro ma accomunate dall’appartenenza al mondo del software enterprise.
Dopo oltre due anni di entusiasmo per l’intelligenza artificiale, il mercato sta progressivamente cambiando approccio: non basta più annunciare iniziative AI, occorre dimostrare che queste innovazioni stanno generando crescita dei ricavi, aumento della produttività e miglioramento dei margini.
GitLab rappresenta il tema dello sviluppo software assistito dall’intelligenza artificiale; DocuSign quello dell’automazione documentale e dei flussi contrattuali; Samsara quello della digitalizzazione industriale e dell’Internet of Things.
In tutti e tre i casi gli investitori cercheranno segnali concreti sulla capacità di trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi misurabili.
Il settore rimane uno dei principali beneficiari dei budget tecnologici aziendali, ma le valutazioni elevate impongono risultati sempre più convincenti.
Per questo motivo ogni indicazione relativa a crescita degli abbonamenti, retention della clientela e monetizzazione delle nuove funzionalità AI potrebbe avere un impatto significativo sulle quotazioni.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- Technology Select Sector SPDR Fund (XLK) – ETF focalizzato sui principali colossi tecnologici statunitensi, molto liquido e con mercato delle opzioni estremamente sviluppato.
- iShares Expanded Tech-Software Sector ETF (IGV) – ETF maggiormente concentrato sulle software house e sulle società esposte alla digitalizzazione aziendale e all’intelligenza artificiale.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Settimana priva di grandi temi, con la sola eccezione di un nuovo, prepotente, massimo storico per la strategia CFM Cash Flow Mensile.
Si avvicina la conclusione del quarto anno di test sul conto pilota e i risultati sono pienamente in linea con le aspettative, e questo è sicuramente un elemento molto importante, date le diverse fasi di mercato attraversate in questi quattro anni.
Si conferma, quindi, la validità dell’impianto, che permette di accumulare rendimenti statisticamente prevedibili in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.
Una strategia indubbiamente di taglio investing, adatta a chi cerca un metodo di lavoro relativamente semplice, comprensibile e soprattutto replicabile, senza alcuna frenesia operativa.
La posizione di tipo short straddle su IWM è ancora in sofferenza, causa la netta direzionalità del mercato.
Mancano tre settimane alla scadenza e i giochi sono ancora aperti, comunque.
Non abbiamo ancora aperto nuove posizioni di tipo High Probability Naked Put Selling per la scadenza di agosto, ma lo faremo in settimana.










