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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-06-08 00:25:402026-06-08 00:25:40Strategic Markets Bulletin del 8 giugno 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
La settimana scorsa abbiamo segnalato un paio di titoli che sembravano avere tutte le caratteristiche giuste per una operatività a rischio controllato: Target (TGT) e VF Corporation (VFC).
Sul primo, a causa del lotto piuttosto importante, abbiamo consigliato molta prudenza, e l’operazione è andata bene.
Molto bene anche l’operatività suggerita sul secondo, che in effetti aveva anche letture probabilistiche piuttosto alte.
Qui, il link al contenuto nel quale abbiamo analizzato queste operazioni.
Qui sotto, il riepilogo delle operazioni discusse nel video di cui sopra, con indicazione del relativo esito.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 18 maggio 2026 in sintesi
USA: economia resiliente o crescita “a compartimenti stagni”?
La settimana macroeconomica appena conclusa ha restituito un’immagine molto meno lineare di quanto possa sembrare osservando soltanto gli indici azionari.
I dati pubblicati negli ultimi giorni mostrano infatti un’economia statunitense ancora resiliente nel complesso, ma sempre più frammentata al proprio interno.
Da una parte, il settore immobiliare continua sorprendentemente a reggere.
I permessi di costruire e gli housing starts hanno battuto le attese, mentre anche le vendite di case esistenti hanno mostrato segnali di stabilizzazione.
Tutto questo nonostante i tassi dei mutui trentennali siano tornati vicino ai massimi recenti, in area 6.56%.
Dall’altra parte, emergono però segnali di rallentamento sempre più evidenti in alcuni comparti dell’economia reale.
L’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia è crollato inaspettatamente in territorio negativo, mentre il Michigan Consumer Sentiment è precipitato su livelli estremamente depressi, confermando una crescente fragilità del sentiment delle famiglie americane.
Particolarmente interessante anche la divergenza emersa nei PMI preliminari di maggio.
Il manifatturiero accelera nettamente, ma i servizi continuano a perdere slancio, suggerendo una crescita sempre meno omogenea e più difficile da interpretare anche per la Federal Reserve (Fed).
Le minute del FOMC hanno infatti confermato un approccio ancora estremamente prudente: la Fed continua a vedere un’inflazione non ancora sufficientemente domata e, almeno per ora, non sembra avere alcuna urgenza di tagliare i tassi.
Il messaggio complessivo della settimana è quindi piuttosto chiaro: l’economia USA continua a rallentare senza però entrare in una vera fase recessiva, ma la dispersione tra settori e indicatori sta aumentando sensibilmente.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 18 maggio
Indice del mercato immobiliare della NAHB (National Association of Home Builders), maggio
Precedente 34 | Consensus 35 (rivisto da 34) | Previsione 35 | Dato ufficiale 37
Sorprende positivamente il mercato immobiliare statunitense, con l’indice NAHB che sale a 37 e supera nettamente le attese degli analisti.
Il dato segnala un miglioramento della fiducia tra i costruttori, pur rimanendo ancora su livelli storicamente depressi rispetto agli standard pre-2022.
Il recupero suggerisce che parte del settore stia iniziando ad adattarsi a uno scenario di tassi ancora elevati ma più stabili rispetto ai mesi precedenti.
Anche il moderato rientro dei mortgage rates dalle recenti aree di picco potrebbe aver contribuito a migliorare marginalmente la domanda e le aspettative operative dei builder.
Resta comunque evidente che il comparto immobiliare americano continui a muoversi in un contesto complesso.
L’accessibilità economica delle abitazioni resta uno dei principali problemi strutturali del mercato, soprattutto dopo anni di forte crescita dei prezzi e con un costo del credito ancora molto superiore ai livelli osservati nel periodo post-pandemia.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato attenua temporaneamente i timori di un deterioramento troppo rapido del settore housing, che rimane uno dei canali più sensibili alla politica monetaria della Federal Reserve (Fed).
Allo stesso tempo, un indice ancora fermo a 37 continua a descrivere un mercato immobiliare ben lontano da una fase realmente espansiva.
Per approfondimenti:
National Association of Home Builders
Martedì 19 maggio
Vendite di case esistenti, aprile
MoM: precedente 1.7% (rivisto da 1.5%) | Consensus 1.0% (rivisto da 1.6%) | Previsione 1.8% | Dato ufficiale 1.4%
YoY: precedente -1.1% | Previsione -0.5% | Dato ufficiale +3.2%
Il mercato immobiliare statunitense continua a mostrare una discreta capacità di tenuta, nonostante un contesto di tassi ancora elevati.
Le vendite di case esistenti crescono dell’1.4% su base mensile, battendo il consensus aggiornato, mentre il dato annuale torna addirittura in territorio positivo con un +3.2%.
Il vero elemento interessante è proprio il ritorno in crescita del dato YoY, perché suggerisce che il settore stia iniziando lentamente a stabilizzarsi dopo una lunga fase di compressione della domanda causata dal forte rialzo dei mortgage rates.
Va però contestualizzato correttamente il movimento.
Una parte importante della dinamica attuale deriva probabilmente dalla scarsità di offerta disponibile sul mercato: molti proprietari restano riluttanti a vendere immobili finanziati anni fa con mutui a tassi molto più bassi rispetto a quelli attuali.
Questo continua a sostenere i prezzi e limita il numero complessivo di transazioni potenziali.
Il dato conferma quindi un quadro abbastanza particolare: il mercato immobiliare americano non appare in crisi, ma nemmeno realmente forte.
La domanda resta selettiva e fortemente dipendente dall’evoluzione del costo del credito, mentre la Federal Reserve (Fed) continua a monitorare con attenzione proprio il settore housing come indicatore chiave della trasmissione della politica monetaria.
Per approfondimenti:
National Association of Realtors
Mercoledì 20 maggio
Tasso dei mutui trentennali al 15 maggio 2026
Precedente 6.46% | Range ultime 12 settimane 6.09%-6.57% | Dato ufficiale 6.56%
Tornano a salire i tassi dei mutui trentennali statunitensi, che si riportano molto vicino ai massimi delle ultime settimane.
Il movimento rappresenta un elemento particolarmente importante perché il mercato immobiliare americano continua a essere uno dei settori più sensibili alle condizioni finanziarie imposte dalla Federal Reserve (Fed).
Un mortgage rate al 6.56% resta estremamente elevato se confrontato con gli standard osservati nel lungo periodo post-2008.
Questo significa che, nonostante alcuni recenti segnali di stabilizzazione delle vendite immobiliari, l’accessibilità economica delle abitazioni continua a restare sotto forte pressione.
L’aumento dei tassi riflette soprattutto il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari governativi americani, con il Treasury decennale che nelle ultime settimane ha incorporato aspettative di politica monetaria più restrittive e una maggiore resilienza dell’economia USA.
Per il settore immobiliare, il rischio principale è che un ritorno stabile sopra il 6.5% possa nuovamente raffreddare domanda e transazioni nei prossimi mesi.
Molti acquirenti restano infatti fortemente vincolati dalla sostenibilità delle rate mensili, mentre numerosi proprietari continuano a rinviare la vendita di immobili finanziati anni fa a tassi molto inferiori.
Il dato conferma quindi un quadro ancora fragile: il mercato housing americano mostra segnali di resistenza, ma continua a operare in un ambiente monetario tutt’altro che favorevole.
Per approfondimenti:
Freddie Mac
Minute del FOMC (Federal Open Market Committee), pubblicate il 20 maggio 2026
Le minute del Federal Open Market Committee (FOMC) hanno confermato un messaggio ormai piuttosto chiaro: la Federal Reserve continua a mantenere un approccio prudente e fortemente dipendente dai dati macroeconomici, senza alcuna urgenza immediata di tagliare i tassi.
Dal verbale emerge come diversi membri del Comitato continuino a considerare l’inflazione ancora troppo distante dal target del 2%, soprattutto nelle componenti più rigide legate ai servizi.
Allo stesso tempo, il mercato del lavoro resta sufficientemente solido da non giustificare, almeno per ora, una svolta accomodante aggressiva.
Particolarmente importante il riferimento alle persistenti incertezze sull’effettiva velocità del rallentamento economico statunitense.
Negli ultimi mesi, molti dati macro hanno mostrato un raffreddamento graduale ma non disordinato, rendendo più difficile per la Fed individuare il momento corretto per un eventuale allentamento monetario.
Le minute hanno inoltre evidenziato una certa attenzione verso le condizioni finanziarie complessive, inclusi rendimenti obbligazionari, credito e mercato immobiliare.
In questo contesto, la recente risalita dei tassi mortgage e dei Treasury potrebbe già rappresentare una forma di ulteriore irrigidimento monetario “di mercato”, anche senza nuovi rialzi ufficiali dei Fed Funds.
Per gli operatori, il verbale rafforza quindi lo scenario di una Federal Reserve ancora orientata verso una linea attendista, con eventuali tagli probabilmente subordinati a segnali molto più convincenti sul fronte inflazione e occupazione.
Per approfondimenti:
Federal Reserve
Giovedì 21 maggio
Permessi di costruire (Building Permits), dato preliminare di aprile
Precedente 1.363M | Consensus 1.39M (rivisto da 1.38M) | Previsione 1.37M | Dato ufficiale 1.442M
Sorprendono nettamente al rialzo i permessi di costruire negli Stati Uniti, che salgono a 1.442 milioni di unità annualizzate e superano ampiamente sia il consensus sia le previsioni più aggiornate.
Il dato rappresenta un segnale importante perché i building permits vengono considerati uno degli indicatori anticipatori più rilevanti per valutare la futura attività del settore residenziale.
La forza del dato suggerisce che parte dei costruttori continui a vedere opportunità di domanda strutturale, nonostante il contesto di tassi ipotecari ancora elevati e condizioni finanziarie restrittive.
Il risultato appare particolarmente interessante se letto insieme alla recente risalita dei mortgage rates verso area 6.5%.
In teoria, un costo del credito così alto dovrebbe continuare a frenare nuovi progetti immobiliari; il fatto che ciò non stia accadendo in modo marcato indica probabilmente che il mercato continui a soffrire soprattutto di carenza di offerta abitativa.
Va comunque mantenuta una certa prudenza interpretativa.
I dati sui permessi possono essere piuttosto volatili mese per mese e non sempre si traducono immediatamente in un aumento effettivo dei cantieri o delle vendite finali.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato contribuisce però a rafforzare l’idea di un’economia statunitense ancora resiliente, capace di assorbire condizioni monetarie restrittive meglio di quanto molti operatori si aspettassero soltanto pochi mesi fa.
Per approfondimenti:
US Census
Avviamento di nuovi cantieri (Housing Starts), aprile
Precedente 1.507M (rivisto da 1.502M) | Consensus 1.41M (rivisto da 1.42M) | Previsione 1.45M | Dato ufficiale 1.465M
Gli avviamenti di nuovi cantieri statunitensi rallentano rispetto al mese precedente, ma il dato finale risulta comunque migliore delle attese del mercato.
Con 1.465 milioni di unità annualizzate, il settore immobiliare conferma una capacità di tenuta superiore a quella che ci si potrebbe aspettare in un contesto di tassi mortgage ancora vicini ai massimi recenti.
Il quadro che emerge è quello di un housing market debole ma non bloccato.
I costruttori continuano infatti a confrontarsi con un costo del credito elevato, una domanda più selettiva e un problema crescente di affordability, ma allo stesso tempo beneficiano ancora di una cronica scarsità di offerta abitativa in molte aree degli Stati Uniti.
Interessante anche il fatto che il dato resti relativamente robusto nonostante il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari e dei mutui trentennali.
Questo suggerisce che parte della domanda immobiliare continui a essere sostenuta da dinamiche strutturali, incluse crescita demografica e scarsità di inventario disponibile sul mercato delle case esistenti.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato contribuisce a rafforzare la narrativa di un’economia americana che rallenta gradualmente ma senza mostrare segnali di contrazione improvvisa.
Per la Federal Reserve (Fed), un settore housing ancora resiliente riduce inoltre la pressione per eventuali tagli rapidi dei tassi nei prossimi mesi.
Per approfondimenti:
US Census
Indice manifatturiero della Fed di Philadelphia, maggio
Precedente 26.7 | Consensus 18.0 (rivisto da 15.5) | Previsione 19.0 | Dato ufficiale -0.4
Brusca frenata per l’attività manifatturiera dell’area di Philadelphia, con l’indice della Federal Reserve locale che crolla in territorio leggermente negativo dopo il forte rimbalzo osservato nel mese precedente.
Il dato sorprende nettamente al ribasso rispetto alle attese e segnala un deterioramento molto più rapido del sentiment industriale regionale.
Il movimento è particolarmente rilevante perché l’indice Philly Fed viene spesso monitorato come indicatore anticipatore del comparto manifatturiero statunitense nel suo complesso.
Il ritorno sotto lo zero suggerisce infatti una nuova fase di contrazione dell’attività economica nel settore.
Particolarmente interessante il contrasto con altri dati macro pubblicati nelle stesse settimane, soprattutto quelli legati al mercato immobiliare, che continuano invece a mostrare una certa resilienza.
Questo conferma ancora una volta quanto il rallentamento economico statunitense stia avvenendo in modo disomogeneo tra i vari comparti.
Il dato potrebbe riflettere diversi fattori: domanda industriale più debole, effetti dei tassi elevati sugli investimenti aziendali e crescente cautela delle imprese sulla visibilità futura del ciclo economico.
Per la Federal Reserve (Fed), segnali di questo tipo rappresentano un elemento importante da monitorare.
Un deterioramento più evidente del manifatturiero potrebbe infatti contribuire ad aumentare le aspettative di mercato per eventuali tagli dei tassi nei prossimi trimestri, soprattutto se accompagnato da ulteriori segnali di raffreddamento dell’economia reale.
Per approfondimenti:
Philadelphia Fed
S&P Global PMI Flash, maggio
Composite: precedente 51.7 | Previsione 51.5 | Dato ufficiale 51.7
Manufacturing: precedente 54.5 | Consensus 53.8 | Previsione 53.0 | Dato ufficiale 55.3
Services: precedente 51.0 | Consensus 51.1 (rivisto da 51.3) | Previsione 51.1 | Dato ufficiale 50.9
I PMI preliminari di maggio restituiscono un quadro piuttosto particolare dell’economia statunitense, con un settore manifatturiero sorprendentemente forte e un comparto servizi che continua invece a mostrare segnali di rallentamento.
Il dato più importante è senza dubbio il PMI manifatturiero, che accelera a 55.3 e supera nettamente sia il consensus sia le previsioni più ottimistiche.
Si tratta di un livello coerente con una fase di espansione industriale piuttosto robusta, soprattutto considerando il contesto di politica monetaria ancora restrittiva.
Molto diverso invece il messaggio proveniente dai servizi.
Il PMI Services scende leggermente sotto le attese e resta vicino alla soglia critica dei 50 punti, livello che separa espansione e contrazione dell’attività economica.
Il Composite resta stabile a 51.7, segnalando quindi una crescita economica ancora presente ma moderata e sempre più sbilanciata verso alcuni comparti specifici.
Questa divergenza tra manifatturiero e servizi è particolarmente interessante perché negli ultimi anni era stato soprattutto il comparto servizi a sostenere la resilienza dell’economia USA.
Ora, almeno temporaneamente, sembra emergere una rotazione interna della crescita.
Per la Federal Reserve (Fed), dati di questo tipo complicano ulteriormente il quadro.
Un manifatturiero così forte tende infatti a ridurre l’urgenza di eventuali tagli dei tassi, mentre il rallentamento dei servizi continua comunque a suggerire una progressiva perdita di slancio dell’economia nel suo complesso.
Per approfondimenti:
SP Global
Venerdì 15 maggio
Michigan Consumer Sentiment (University of Michigan), dato finale di maggio
Precedente 49.8 | Consensus 48.2 | Previsione 48.2 | Dato ufficiale 44.8
Nuovo forte deterioramento della fiducia dei consumatori statunitensi, con l’indice dell’Università del Michigan che scende a 44.8 e tocca uno dei livelli più bassi degli ultimi anni.
Il dato conferma come le famiglie americane continuino a percepire un contesto economico difficile, nonostante la resilienza mostrata da diversi indicatori macro nel corso degli ultimi mesi.
Il sentiment dei consumatori resta fortemente penalizzato soprattutto dalla percezione dell’inflazione e dal costo elevato della vita, elementi che continuano a comprimere il potere d’acquisto reale di una parte importante della popolazione.
Particolarmente interessante il contrasto con altri dati economici ancora relativamente solidi, come mercato del lavoro e attività manifatturiera.
Questo disallineamento suggerisce che, almeno per ora, la debolezza del sentiment rifletta più una percezione di pressione finanziaria quotidiana che un vero collasso dell’attività economica.
Storicamente, livelli così bassi del Michigan Consumer Sentiment sono comunque coerenti con fasi di crescente cautela dei consumatori.
Se il deterioramento dovesse proseguire nei prossimi mesi, il rischio sarebbe quello di un progressivo rallentamento della spesa privata, che rappresenta il principale motore della crescita americana.
Per la Federal Reserve (Fed), il dato aggiunge un ulteriore elemento di complessità.
Da un lato, una fiducia così debole potrebbe favorire un rallentamento dell’economia; dall’altro, le aspettative d’inflazione dei consumatori restano un indicatore attentamente monitorato dalla banca centrale.
Per approfondimenti:
Surveys of Consumers
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
L’ultimo ciclo settimanale ha convalidato l’impostazione algoritmica rialzista delineata nella nostra precedente analisi, evidenziando la prosecuzione del volatility crush sul VIX, il quale ha continuato a comprimersi verso la sua media di lungo periodo senza innescare repentine fiammate convesse o anomalie di rilievo sulla volatilità della volatilità (VVIX).
Questa strutturale contrazione della volatilità implicita ha agito da catalizzatore per lo S&P 500, favorendo una cinematica dei prezzi lineare ed estremamente composta, caratterizzata dalla sterilizzazione sistematica delle prese di beneficio intra-settimanali grazie a un solido bid istituzionale in area di supporto.
Le dinamiche di consolidamento si sono quindi sviluppate all’interno di un quadro microstrutturale ordinato e a bassa volatilità intrinseca, dove l’assenza di pressioni sullo skew e la stabilità del gamma sistemico hanno confermato la resilienza del momentum primario, estendendo l’asimmetria rialzista in totale assenza di segnali di inversione volumetrica o di violazioni dei supporti dinamici chiave.
VIX – Volatilità e geopolitica
Nonostante il progressivo e sistematico volatility crush che da quasi due mesi caratterizza il comparto dei derivati sulla volatilità, la struttura a termine del VIX fatica a stabilizzarsi su livelli di contrazione strutturale o di assoluta compiacenza.
Questo prolungato processo di riassorbimento risente inevitabilmente delle latenti asimmetrie geopolitiche e delle frizioni socio-politiche su scala internazionale, elementi che agiscono come driver di rischio esogeno e impediscono un definitivo collasso dei premi per il rischio codificati dalle opzioni sull’S&P 500.
S&P 500 – Price action e flussi
Il trend primario dell’indice S&P 500 si conferma saldamente impostato al rialzo, convalidando la resilienza della sua struttura algoritmica e la persistenza del momentum di fondo.
Sotto il profilo della price action, la sessione di martedì ha rappresentato un cruciale snodo volumetrico e strutturale: il minimo di periodo registrato a quota 7353 punti ha agito come un fondamentale livello di supporto statico e dinamico.
Una violazione di tale soglia avrebbe con ogni probabilità innescato un’accelerazione ribassista più marcata, aprendo la strada a un drawdown profondo a causa dell’attivazione di flussi in stop-loss e di dinamiche psicologiche di mercato, che avrebbero portato a forti pressioni in vendita.
Al contrario, la tenuta millimetrica di questo livello chiave ha evidenziato un vigoroso intervento del bid istituzionale.
Il deciso assorbimento delle pressioni in vendita ha catalizzato l’ingresso di nuovi flussi in acquisto, innescando un’immediata reazione reattiva dei prezzi.
Questo solido presidio dei supporti ha formalizzato la ripartenza di una nuova ondata impulsiva di breve termine, confermando la configurazione di minimi crescenti e assecondando la continuazione della tendenza rialzista principale in un quadro microstrutturale di assoluto controllo da parte dei compratori.
Stagionalità – Confluenza statistica e ciclica
I modelli ciclici e storici confermano pienamente l’outlook rialzista.
Dal punto di vista statistico, il mercato si appresta a entrare in un frame temporale caratterizzato da un chiaro bullish bias, movimento che storicamente si sviluppa in sinergia con un ulteriore volatility decay stagionale in grado di comprimere i premi al rischio e supportare il momentum.
Conclusioni operative
In sintesi, il quadro intermarket delinea una chiara dominanza dei flussi algoritmici rialzisti, validata dalla tenuta millimetrica dei supporti volumetrici chiave a 7353 punti e blindata da una stagionalità fortemente favorevole alla persistenza del momentum.
Tuttavia, l’asimmetria positiva dell’azionario non deve tradursi in compiacenza: la riluttanza del VIX a collassare verso minimi estremi, frenato dalle costanti frizioni geopolitiche internazionali, segnala che il rischio di coda resta latente.
Ci attendiamo la prosecuzione di una cinematica dei prezzi ascendente e lineare sullo S&P 500, supportata dal progressivo logoramento stagionale dei premi opzionari (volatility decay).
In questo contesto di apparente bonaccia strutturale, la parola d’ordine resta la prudenza strategica: l’estensione dell’esposizione long deve essere costantemente calibrata per assorbire eventuali shock convessi improvvisi sulla microstruttura della volatilità.
Cosa tenere d’occhio nella settimana dal 25 al 29 maggio 2026: principali dati macro e top picks per Earning Trading
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo quattro criteri primari:
- prezzo non superiore a 200$;
- efficienza delle chain delle opzioni: devono esserci strike poco distanziati in termini relativi, e opzioni settimanali, per minimizzare il tempo di esposizione;
- ottima situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall);
- valori ottimali dei rating proprietari del CFM Manager di QuantOptions;
Nota bene
In questa rubrica vengono considerati esclusivamente i titoli sui quali è ragionevole poter impostare una operatività condivisibile sulle pagine dell’Academy. Saranno pertanto ignorati tutti i titoli che non rispecchiano i requisiti di cui sopra, a prescindere dalla loro “notorietà”.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Inflazione sotto osservazione, focus su consumi e tecnologia
La settimana del 25 maggio 2026 sarà piuttosto corta sul piano operativo, complice la chiusura dei mercati USA di lunedì per festività, ma nella seconda parte dell’ottava il calendario tornerà rapidamente a caricarsi di dati macro e trimestrali rilevanti.
Sul fronte macroeconomico, l’attenzione si concentrerà soprattutto su inflazione, consumi e crescita economica statunitense.
Giovedì sarà la giornata chiave, con il rilascio del Core PCE Price Index, l’indicatore inflattivo maggiormente monitorato dalla Federal Reserve (Fed).
Una conferma di un dato mensile stabile allo 0.3% manterrebbe viva la narrativa di una disinflazione graduale ma ancora incompleta, mentre eventuali sorprese al rialzo potrebbero riaccendere tensioni sui rendimenti obbligazionari.
Molto importanti anche i dati su redditi e spese personali, utili per capire se il consumatore americano continui a sostenere la crescita nonostante tassi ancora elevati.
In parallelo, la seconda lettura del PIL del primo trimestre servirà soprattutto a verificare la solidità della domanda interna e degli investimenti.
Sul mercato immobiliare, i numeri relativi ai prezzi delle case e ai mutui trentennali offriranno ulteriori indicazioni sulla sensibilità del settore al costo del denaro, che resta vicino ai massimi delle ultime settimane.
Dal lato earning, il focus sarà prevalentemente su retail, software e semiconduttori.
I risultati di società come Salesforce, Marvell Technology, Okta e UiPath contribuiranno a misurare la tenuta della spesa IT e dell’investimento corporate in intelligenza artificiale e automazione.
Parallelamente, trimestrali come quelle di Abercrombie & Fitch, Best Buy, Dollar Tree e Kohl’s offriranno uno spaccato interessante sul comportamento del consumatore americano tra fascia discrezionale e ricerca di convenienza.
Dati macro principali
Mercati chiusi per Memorial Day
Top picks per Earning Trading
Mercati chiusi per Memorial Day
Dati macro principali
Chicago Fed National Activity Index, aprile
Precedente -0.20 | Previsione -0.30
S&P Case-Shiller Home Price, anno su anno, marzo
Precedente 0.9% | Consensus 1.0% | Previsione 1.1%
Conference Board (CB) Consumer Confidence, maggio
Precedente 92.8 | Consensus 92.0 | Previsione 92.0
Dallas Fed Manufacturing Index, maggio
Precedente -2.3 | Previsione -1.0
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di filtraggio
Dopo la chiusura del mercato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di filtraggio
Dati macro principali
Tasso dei mutui trentennali al 22 maggio
Precedente 6.56% | Range delle ultime 12 settimane: 6.09%-6.57%
Variazione settimanale degli occupati secondo ADP
Precedente 42.25K
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Abercrombie & Fitch (ANF)
Pinduoduo (PDD)
Dopo la chiusura del mercato
Salesforce (CRM)
Marvell Technology (MRVL)
Dati macro principali
Core PCE Price Index, mese su mese, aprile
Precedente 0.3% | Previsione 0.3%
Ordini di beni durevoli, mese su mese, aprile
Precedente 0.8% | Previsione 0.4%
Tasso di crescita del PIL nel primo trimestre, trimestre su trimestre, seconda stima
Precedente 0.5% | Consensus 2.0% | Previsione 2.0%
Redditi personali, mese su mese, aprile
Precedente 0.6% | Previsione 0.5%
Spese personali, mese su mese, aprile
Precedente 0.9% | Previsione 0.6%
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Best Buy (BBY)
Dollar Tree (DLTR)
Futu Holdings (FUTU)
Kohl’s Corporation (KSS)
Dopo la chiusura del mercato
American Eagle Outfitters (AEO)
Okta Incorporated (OKTA)
UiPath (PATH)
Dati macro principali
Chicago PMI, maggio
Precedente 49.2 | Consensus 49.5 | Previsione 49.5
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di filtraggio
Dopo la chiusura del mercato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di filtraggio
Dati macro principali
Ne parliamo nel prossimo numero!
Top picks per Earning Trading
Prima dell’apertura del mercato / Durante la sessione / Orario non fornito o non confermato
Nessun titolo soddisfa i nostri criteri di filtraggio
Il focus settoriale della settimana
Mercato immobiliare USA: resilienza sorprendente, ma il costo del denaro resta il vero vincolo
Il settore immobiliare statunitense continua a muoversi in un equilibrio piuttosto particolare.
Da un lato, i tassi dei mutui trentennali restano vicini ai massimi recenti, con l’ultima rilevazione al 6.56%, livello che storicamente avrebbe già dovuto produrre una frenata molto più evidente della domanda.
Dall’altro, però, i prezzi delle abitazioni continuano a mostrare una discreta tenuta, come suggeriscono anche le attese sul dato S&P Case-Shiller.
Il problema principale non sembra essere tanto il crollo della domanda, quanto piuttosto il blocco dell’offerta.
Molti proprietari restano vincolati ai mutui ultra-agevolati sottoscritti negli anni precedenti e hanno scarso incentivo a vendere per rifinanziarsi oggi a tassi molto più elevati.
Questo mantiene il mercato relativamente rigido e sostiene artificialmente i prezzi, soprattutto nelle aree a maggiore crescita demografica.
La settimana in arrivo sarà quindi interessante perché diversi dati aiuteranno a capire se il consumatore americano stia iniziando a percepire maggiormente il peso del credito elevato.
Fiducia dei consumatori, redditi personali e spese delle famiglie saranno particolarmente importanti anche per valutare la sostenibilità del mercato immobiliare nei prossimi trimestri.
In prospettiva, il vero driver resterà comunque la politica monetaria della Federal Reserve (Fed): senza un raffreddamento più evidente dell’inflazione, difficilmente il mercato potrà beneficiare di un calo significativo dei costi di finanziamento.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- ITB — ETF focalizzato sui principali costruttori immobiliari USA e sull’intera filiera homebuilding.
- XHB — esposizione più diversificata tra homebuilders, materiali, arredamento e componentistica legata al settore residenziale.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Nella settimana appena conclusa avevamo un segnale dalla strategia short straddle/strangle su IWM che non abbiamo potuto seguire poiché mancava una scadenza utile nell’intervallo temporale previsto dalle specifiche della strategia stessa.
La strategia TCMR – Triple Class Mean Reverting ha messo a segno la migliore operazione dall’avviamento del servizio, concludendo il primo anno di attività con una ottima performance complessiva: +16.73% (senza alcuna capitalizzazione degli utili).
Qui sotto, trovate l’equity line In Sample e Out of Sample aggiornata.
Nessun segnale, per il momento, sulla strategia Short Term Directional S&P 500, ma stiamo monitorando la situazione.
Ottimo recupero per la strategia CFM – Cash Flow Mensile, che si riavvicina al massimo storico dopo la correzione delle ultime due settimane.
Ultima, ma non meno importante, abbiamo cominciato ad analizzare i titoli candidati per l’operatività di tipo High Probability Naked Put Selling per la scadenza di agosto, ma non ci siamo ancora mossi; lo faremo ad inizio settimana.





