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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-08-10 01:09:432026-08-10 01:09:43Strategic Markets Bulletin del 10 agosto 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Non abbiamo fatto operazioni di tipo earning trading, questa settimana.
Già c’erano pochi titoli in elenco, poi non c’erano le condizioni giuste su nessuno di quei pochi.
Rimandiamo alla newsletter della settimana scorsa se desiderate rivedere l’elenco storico delle operazioni fatte fin qui.
Abbiamo un solo trade aperto, una short put strike 57.5 e scadenza 17 aprile, su Commercial Metals Company (CMC), che sta andando bene ma che non ha ancora raggiunto un profitto sufficiente per giustificare una chiusura anticipata.
Nient’altro da segnalare, per il momento.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 30 marzo 2026 in sintesi
USA: consumi e lavoro reggono, manifattura in rallentamento
La settimana macro del 30 marzo 2026 restituisce un quadro complessivamente resiliente sul lato della domanda interna, ma con segnali di raffreddamento nel comparto manifatturiero.
I dati sui consumi e sulla fiducia evidenziano una tenuta superiore alle attese, con vendite al dettaglio in crescita dello 0.6% e Consumer Confidence in miglioramento a 91.8, elementi che confermano come il consumatore americano continui a sostenere l’economia, nonostante il contesto di tassi elevati.
Anche il mercato del lavoro si conferma solido e dinamico, con Non-Farm Payrolls a 178K e tasso di disoccupazione in calo al 4.3%.
Il raffreddamento delle JOLTs Job Openings a 6.882M segnala una graduale normalizzazione, ma senza compromettere la solidità complessiva del quadro occupazionale.
Sul fronte industriale emergono invece segnali più contrastanti: se l’ISM Manufacturing PMI sale a 52.7, confermando l’espansione, indicatori regionali come Chicago PMI e Dallas Fed mostrano un indebolimento della dinamica produttiva, suggerendo una crescita disomogenea del comparto.
Nel complesso, il quadro macro evidenzia un’economia che continua a crescere grazie a consumi e occupazione, ma con una manifattura meno brillante e ancora sensibile alle condizioni finanziarie restrittive.
Uno scenario che mantiene aperto il tema della persistenza inflazionistica e della conseguente cautela della Federal Reserve.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 30 marzo
Dallas Fed Manufacturing Index, dato di marzo
Precedente 0.2, previsione 0.7, dato ufficiale -0.2.
Il dato evidenzia un peggioramento inatteso dell’attività manifatturiera nel distretto della Federal Reserve di Dallas, con un ritorno in territorio negativo dopo il marginale segnale espansivo del mese precedente.
Il passaggio da 0.2 a -0.2, a fronte di attese per 0.7, segnala un indebolimento della dinamica industriale regionale, coerente con un contesto macro ancora incerto.
Dal punto di vista qualitativo, il Dallas Fed Manufacturing Index (indice di attività manifatturiera della Federal Reserve di Dallas) è particolarmente sensibile a ordini, produzione e condizioni della supply chain nel comparto energetico e industriale texano, rendendo il dato rilevante anche per valutare indirettamente il ciclo dell’oil & gas USA.
La sorpresa negativa rispetto al consensus suggerisce che le imprese stanno probabilmente affrontando pressioni su domanda e costi, in un contesto in cui i tassi ancora elevati continuano a pesare sugli investimenti produttivi.
In ottica prospettica, la lettura rafforza l’idea di una crescita manifatturiera disomogenea e fragile, più che di un’accelerazione ciclica.
Per approfondimenti:
Dallas Fed
Martedì 31 marzo
Chicago PMI, dato di marzo
Precedente 57.7, consensus 55, previsione 54, dato ufficiale 52.8.
Il dato mostra un raffreddamento più marcato del previsto dell’attività manifatturiera nell’area di Chicago, pur rimanendo sopra la soglia di 50 che separa espansione e contrazione.
Il calo da 57.7 a 52.8 segnala una perdita di momentum significativa, con un deterioramento superiore alle attese di mercato.
Il Chicago PMI (Purchasing Managers’ Index, indice dei responsabili degli acquisti) è un indicatore anticipatore particolarmente sensibile a ordini, produzione e occupazione nel Midwest industriale, e spesso fornisce indicazioni utili sull’evoluzione dell’ISM Manufacturing PMI (Institute for Supply Management).
La discesa così ampia suggerisce che la domanda sta rallentando e che le imprese stanno probabilmente ridimensionando il ritmo produttivo, in un contesto ancora condizionato da condizioni finanziarie restrittive.
Il dato, pur non entrando in territorio recessivo, indica una normalizzazione verso livelli più deboli di crescita, coerente con una fase di rallentamento ciclico del comparto manifatturiero USA.
Per approfondimenti:
Investing.com
JOLTs Job Openings, dato di febbraio
Precedente 7.24M, consensus 6.92M, previsione 6.7M, dato ufficiale 6.882M.
Il dato segnala un ulteriore raffreddamento della domanda di lavoro negli Stati Uniti, con le posizioni aperte che scendono sotto i 7 milioni per la prima volta da diversi mesi.
Il calo rispetto ai 7.24M precedenti conferma una progressiva normalizzazione del mercato del lavoro, mentre la lettura risulta sostanzialmente in linea con il consensus, pur leggermente superiore alla previsione più prudente.
Il JOLTs (Job Openings and Labor Turnover Survey, indagine sulle offerte di lavoro e turnover) è un indicatore chiave per valutare il grado di tensione del mercato del lavoro: la discesa delle vacancy suggerisce una riduzione dello squilibrio tra domanda e offerta di lavoro, con minori pressioni salariali prospettiche.
In ottica macro, il dato è coerente con un contesto in cui la politica monetaria restrittiva sta progressivamente producendo effetti, contribuendo a raffreddare un mercato del lavoro precedentemente molto teso.
Tuttavia, livelli ancora relativamente elevati indicano che la domanda di lavoro resta solida, pur in fase di riequilibrio.
Per approfondimenti:
U.S. Bureau of Labor Statistics
CB Consumer Confidence, dato di marzo
Precedente 91, consensus 88, previsione 86, dato ufficiale 91.8.
Il dato evidenzia un miglioramento inatteso della fiducia dei consumatori statunitensi, in controtendenza rispetto alle attese di mercato.
Il passaggio da 91.0 a 91.8, contro stime in calo verso area 86–88, segnala una tenuta della domanda interna più solida del previsto.
Il Consumer Confidence del Conference Board (indice di fiducia dei consumatori del Conference Board) riflette la percezione delle famiglie su condizioni economiche correnti e prospettiche, con particolare attenzione a occupazione e reddito disponibile.
Il recupero dell’indice suggerisce che il consumatore americano mantiene un atteggiamento resiliente, nonostante il contesto di tassi elevati.
Dal punto di vista macro, il dato indica che la componente dei consumi potrebbe continuare a sostenere la crescita, attenuando i rischi di rallentamento più marcato.
Tuttavia, questa resilienza implica anche che le pressioni inflazionistiche potrebbero rimanere più persistenti, complicando il percorso di allentamento della politica monetaria.
Per approfondimenti:
Conference Board
Mercoledì 1 aprile
ADP Employment Change, dato di marzo
Precedente 66K, consensus 40K, previsione 40K, dato ufficiale 62K.
Il dato mostra una creazione di posti di lavoro nel settore privato superiore alle attese, pur in lieve rallentamento rispetto al mese precedente.
La lettura a 62K, ben sopra il consensus di 40K, indica una tenuta del mercato del lavoro più solida del previsto.
L’ADP Employment Change (variazione occupazionale elaborata da Automatic Data Processing) è un indicatore anticipatore dei Non-Farm Payrolls (NFP, occupati non agricoli), sebbene con una correlazione non sempre stabile.
Il dato suggerisce che le imprese continuano ad assumere, nonostante il contesto di condizioni finanziarie restrittive.
In ottica macro, la sorpresa positiva rafforza l’idea di un mercato del lavoro ancora resiliente, elemento che continua a sostenere i consumi ma che, al tempo stesso, può contribuire a mantenere pressioni salariali e inflazionistiche.
Questo quadro potrebbe rendere più graduale un eventuale allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.
Per approfondimenti:
ADP Research
Vendite al dettaglio, mese su mese, dato di febbraio
Precedente -0.1%, consensus 0.5%, previsione 0.3%, dato ufficiale 0.6%.
Il dato evidenzia un rimbalzo deciso dei consumi dopo la contrazione del mese precedente, con una crescita superiore sia al consensus sia alle previsioni.
Il passaggio da -0.1% a 0.6% segnala una ripresa significativa della domanda interna, elemento centrale per la dinamica del PIL USA.
Le vendite al dettaglio (Retail Sales, rilevate dal Census Bureau) rappresentano un indicatore chiave della spesa dei consumatori, che costituisce la componente principale dell’economia statunitense.
La sorpresa positiva suggerisce che le famiglie continuano a spendere con una certa solidità, nonostante il contesto di tassi elevati.
In ottica macro, il dato rafforza l’idea di una crescita ancora sostenuta dal lato dei consumi, riducendo i timori di rallentamento nel breve termine.
Tuttavia, una domanda così resiliente può contribuire a mantenere pressioni inflazionistiche, rendendo più complesso il percorso di discesa dei prezzi e quindi le decisioni della Federal Reserve.
Per approfondimenti:
Census.gov
ISM Manufacturing PMI, dato di marzo
Precedente 52.4, consensus 52.5, previsione 52.0, dato ufficiale 52.7.
Il dato evidenzia un rafforzamento marginale ma significativo dell’attività manifatturiera USA, con una lettura superiore sia al mese precedente sia alle attese di mercato.
Il passaggio da 52.4 a 52.7 conferma il mantenimento dell’indice in territorio espansivo, sopra la soglia chiave di 50.
L’ISM Manufacturing PMI (Institute for Supply Management Purchasing Managers’ Index, indice dei responsabili degli acquisti del settore manifatturiero) riflette ordini, produzione, occupazione e prezzi, offrendo una lettura sintetica dello stato del ciclo industriale.
Il miglioramento suggerisce che la domanda manifatturiera mostra segnali di stabilizzazione, nonostante il contesto di politica monetaria restrittiva.
In ottica macro, il dato indica una tenuta del comparto industriale, in linea con un’economia che continua a crescere ma senza segnali di accelerazione marcata.
Tuttavia, la permanenza in area espansiva implica che le pressioni sui prezzi potrebbero restare presenti, soprattutto se accompagnate da una domanda ancora solida.
Per approfondimenti:
ISM World
Giovedì 2 aprile
Nessun dato significativo a calendario
Venerdì 3 aprile
Non-Farm Payrolls (NFP), dato di marzo
Precedente -133K, consensus 60K, previsione 50K, dato ufficiale 178K.
Il dato evidenzia una sorpresa fortemente positiva nel mercato del lavoro statunitense, con una creazione di posti di lavoro nettamente superiore alle attese.
Il passaggio da -133K a 178K rappresenta un rimbalzo estremamente marcato, che segnala una dinamica occupazionale molto più robusta del previsto.
I Non-Farm Payrolls (occupati non agricoli, pubblicati dal Bureau of Labor Statistics) sono l’indicatore di riferimento per valutare la forza del mercato del lavoro USA.
Una lettura così elevata suggerisce che le imprese stanno continuando ad assumere a un ritmo sostenuto, nonostante il contesto di tassi ancora restrittivi.
In ottica macro, il dato rafforza lo scenario di economia resiliente, con implicazioni rilevanti sia per i consumi sia per la politica monetaria.
Una dinamica occupazionale così solida può infatti contribuire a mantenere pressioni salariali e inflazionistiche, rendendo più complesso e graduale il percorso di eventuali tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Tasso di disoccupazione, dato di marzo
Precedente 4.4%, consensus 4.4%, previsione 4.5%, dato ufficiale 4.3%.
Il dato evidenzia un miglioramento inatteso delle condizioni del mercato del lavoro, con un calo del tasso di disoccupazione al di sotto sia del consensus sia delle previsioni.
La discesa da 4.4% a 4.3% segnala una maggiore solidità occupazionale rispetto alle attese.
Il tasso di disoccupazione (Unemployment Rate, pubblicato dal Bureau of Labor Statistics) misura la quota di forza lavoro senza impiego ed è un indicatore chiave della capacità dell’economia di assorbire manodopera.
Il calo suggerisce che la domanda di lavoro resta elevata, in linea con il dato molto forte sui Non-Farm Payrolls.
In ottica macro, la combinazione di occupazione in forte crescita e disoccupazione in calo rafforza il quadro di un mercato del lavoro ancora teso.
Questo implica che le pressioni salariali potrebbero persistere, rappresentando un elemento di attenzione per la Federal Reserve nel percorso di normalizzazione della politica monetaria.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
La settimana appena conclusa ha visto un ridimensionamento della volatilità dopo i recenti picchi.
Il VIX ha iniziato a rientrare verso livelli più normali, mentre l’S&P 500 ha reagito in modo ordinato su un’area tecnica di supporto già osservata in precedenza.
Il rimbalzo dai minimi di lunedì 30 marzo è stato favorito anche da ricoperture di posizioni corte e ha confermato una condizione di ipervenduto nel breve periodo.
Questo ha trasformato l’area dei minimi in una zona di interesse per accumuli tattici, pur in presenza di un contesto macro e geopolitico ancora complesso.
VIX – Dinamiche della volatilità
La fase attuale suggerisce un progressivo ridimensionamento dei premi per il rischio.
Dopo il picco del 9 marzo, la volatilità sta rientrando in modo graduale, come spesso accade dopo movimenti bruschi.
Questo processo riflette una normalizzazione del sentiment di mercato, che tende a richiedere tempo dopo fasi di forte stress.
Al momento non emergono segnali di nuova accelerazione della volatilità, ma il quadro resta sensibile a eventuali fattori esterni.
S&P 500 – Possibile base di prezzo
La seduta del 30 marzo può rappresentare un punto di riferimento importante nel breve periodo, ma il contesto di medio termine resta ancora debole.
È quindi prematuro parlare di ripresa rialzista strutturale del trend.
Il recupero in atto appare più come una fase di consolidamento che come l’inizio di un movimento rialzista deciso.
Il mercato sta probabilmente assorbendo l’eccesso di offerta accumulato nelle settimane precedenti.
La tenuta dei minimi recenti sarà un passaggio chiave.
Solo il superamento di livelli tecnici più rilevanti potrà dare maggiore solidità al rimbalzo.
Stagionalità
Per la prossima settimana, le indicazioni stagionali suggeriscono una possibile fase di stabilizzazione.
Ci si può attendere una volatilità in ulteriore riduzione e un movimento laterale dell’S&P 500.
Sul fronte macro, l’attenzione resta su inflazione e politiche delle banche centrali.
In assenza di nuovi elementi di discontinuità, il mercato potrebbe continuare a riassorbire le recenti condizioni di ipervenduto.
Conclusioni operative
Il mercato si trova in una fase di transizione tra il rimbalzo tecnico e la ricerca di un nuovo equilibrio.
La riduzione della volatilità e la formazione di una base più stabile sono segnali costruttivi nel breve termine.
Resta comunque necessario mantenere un approccio prudente: la solidità di questa fase dovrà essere confermata dalla tenuta dei livelli di supporto nelle prossime sedute.
Calendario eventi dal 6 al 10 aprile 2026
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- ottima situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall);
- valori ottimali dei rating proprietari del CFM Manager di QuantOptions;
Fanno eccezione i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Settimana di snodo: inflazione sotto pressione e attesa per la earning season bancaria
La settimana del 6 aprile si configura come un passaggio chiave di transizione tra quadro macro e avvio della earning season, con i mercati concentrati più sulla lettura del contesto che sull’operatività immediata.
Sul fronte macro, l’attenzione è chiaramente focalizzata sull’inflazione, con CPI core e headline attesi in accelerazione e il Core PCE chiamato a confermare o meno la persistenza delle pressioni sui prezzi.
In parallelo, dati su redditi e spese personali serviranno a testare la tenuta dei consumi, mentre indicatori come ISM servizi e ordini di beni durevoli offriranno indicazioni sulla qualità della crescita.
Le minute del FOMC e il Michigan Consumer Sentiment completeranno il quadro, contribuendo a ridefinire le aspettative sui tassi.
Sul fronte earnings, il calendario resta povero di spunti operativi e si inserisce in una fase preparatoria alla nuova stagione di risultati.
L’attenzione è già orientata verso i primi grandi nomi del comparto finanziario, con BlackRock e Goldman Sachs che segneranno l’avvio della reporting season bancaria.
Nel complesso, una settimana da leggere come setup informativo, in cui i dati macro definiranno il contesto e gli earnings inizieranno a fornire le prime conferme sulla qualità del ciclo economico.
Dati macro principali
ISM Servizi PMI, dato di marzo
Precedente 56.1, consensus 55, previsione 54.
Il dato è particolarmente rilevante perché misura lo stato di salute del settore servizi, che rappresenta la quota dominante dell’economia statunitense.
Dopo la sorpresa molto positiva del mese precedente, le attese indicano un raffreddamento dell’attività, pur mantenendosi ampiamente sopra la soglia di 50.
L’ISM Services PMI (Institute for Supply Management Purchasing Managers’ Index servizi) riflette domanda, occupazione e dinamica dei prezzi nei servizi, componente cruciale anche per l’andamento dell’inflazione core.
Un eventuale dato in linea con le attese (area 54–55) confermerebbe una normalizzazione ordinata senza segnali di contrazione, coerente con uno scenario di crescita moderata.
Al contrario, una sorpresa al rialzo indicherebbe una domanda ancora molto robusta, con il rischio di mantenere pressioni inflazionistiche nei servizi, rendendo più complesso un allentamento della politica monetaria.
Viceversa, un dato sotto le attese rafforzerebbe l’ipotesi di raffreddamento più marcato dell’economia, potenzialmente favorevole a un cambio di tono della Federal Reserve.
Earning sotto la lente (dopo la chiusura)
Non ci sono titoli interessanti da segnalare oggi
Dati macro principali
Ordini di beni durevoli, mese su mese, dato di febbraio
Precedente 0.0%, consensus 0.4%, previsione 0.6%.
Il dato è un indicatore chiave per valutare la dinamica degli investimenti delle imprese e della domanda per beni a elevato valore unitario, come macchinari e attrezzature.
Dopo la stabilità del mese precedente, il mercato si attende un recupero moderato degli ordini, segnale di possibile rafforzamento della spesa in conto capitale.
Gli ordini di beni durevoli (Durable Goods Orders, pubblicati dal Census Bureau) sono particolarmente sensibili al ciclo economico e alle condizioni finanziarie.
Una lettura in linea o superiore alle attese indicherebbe fiducia delle imprese e propensione a investire, coerente con un contesto di crescita ancora solida.
Al contrario, un dato inferiore alle aspettative segnalerebbe cautela nel ciclo degli investimenti, potenzialmente legata all’impatto dei tassi elevati e all’incertezza macro.
In ottica prospettica, questo indicatore è rilevante anche per anticipare l’andamento della produzione industriale e della domanda aggregata.
Earning sotto la lente
Levi Strauss (LEVI) – Dopo la chiusura
Levi Strauss & Co. opera nel settore apparel globale, con un posizionamento fortemente ancorato al denim premium e lifestyle casual, e una crescente esposizione al canale direct-to-consumer (DTC), strategico per margini e controllo del brand.
Il contesto competitivo resta intenso, con player fast fashion e marchi sportivi che competono sul pricing, mentre il consumatore appare più selettivo in uno scenario di domanda non lineare.
Tra gli highlight recenti, il mercato guarda con attenzione alla tenuta dei ricavi DTC e alla normalizzazione delle scorte, tema chiave dopo le distorsioni degli ultimi trimestri.
Rilevante anche l’evoluzione del mix geografico, con particolare focus su Nord America ed Europa, e la capacità di sostenere i margini in presenza di promozionalità ancora diffusa nel settore.
Sul fronte strategico, resta centrale il percorso di premiumizzazione del brand e l’espansione nelle categorie oltre il denim.
Le aspettative degli analisti si concentrano quindi sulla qualità della domanda sottostante e sulla disciplina operativa, più che su una crescita aggressiva dei volumi nel breve periodo.
Dati macro principali
Minute del FOMC
Le minute rappresentano un appuntamento cruciale perché offrono una lettura dettagliata del dibattito interno alla Federal Reserve, andando oltre la comunicazione ufficiale del comunicato post-meeting.
In particolare, il mercato cercherà indicazioni sulla valutazione dei rischi inflazionistici e sul grado di consenso tra i membri rispetto al percorso dei tassi.
I verbali del FOMC (Federal Open Market Committee, comitato di politica monetaria della Fed) consentono di analizzare sfumature del linguaggio, divergenze tra membri e condizioni che potrebbero giustificare future mosse sui tassi.
Un tono più restrittivo del previsto (“hawkish”) segnalerebbe una Fed ancora focalizzata sul rischio inflazione, con possibili implicazioni negative per asset rischiosi.
Al contrario, indicazioni più accomodanti (“dovish”) rafforzerebbero l’ipotesi di un avvicinamento a una fase di allentamento monetario, sostenendo il sentiment di mercato.
Particolare attenzione sarà rivolta a eventuali riferimenti a mercato del lavoro, servizi e dinamica dei prezzi, elementi chiave per le prossime decisioni della banca centrale.
Earning sotto la lente
Delta Air Lines (DAL) – Prima dell’apertura
Delta Air Lines è uno dei principali operatori nel trasporto aereo globale, con un posizionamento distintivo nel segmento premium e corporate travel, che negli ultimi trimestri ha rappresentato un driver chiave di ricavi e marginalità.
Il contesto settoriale resta sensibile a variabili esogene come prezzo del carburante, dinamica della domanda leisure vs business e capacità disponibile.
Tra gli elementi rilevanti, il mercato monitora la resilienza della domanda domestica e internazionale, soprattutto sulle rotte transatlantiche, e la capacità della compagnia di mantenere un pricing power solido in un contesto competitivo che vede un progressivo ritorno di capacità da parte degli altri vettori.
Centrale anche il tema dei costi operativi, in particolare fuel e manodopera, che impattano direttamente sulla redditività.
Gli analisti pongono attenzione alla visibilità sulle prenotazioni forward e alla stabilità dei margini, in un quadro in cui la narrativa si sposta dalla pura ripresa post-crisi a una fase più matura del ciclo del trasporto aereo.
Dati macro principali
Core PCE Price Index, mese su mese, dato di febbraio
Precedente 0.4%, consensus 0.4%, previsione 0.2%.
Si tratta del dato più importante in assoluto per la Federal Reserve in materia di inflazione, in quanto misura la dinamica dei prezzi core depurata dalle componenti più volatili.
Dopo lo 0.4% del mese precedente, le attese divergono tra un consensus stabile e una previsione più ottimistica a 0.2%, segnalando incertezza sulla reale traiettoria disinflazionistica.
Il Core PCE (Personal Consumption Expenditures Price Index core) è l’indicatore preferito dalla Fed perché riflette in modo più accurato le abitudini di consumo e le pressioni inflazionistiche sottostanti, in particolare nei servizi.
Un dato in linea o superiore allo 0.4% indicherebbe persistenza dell’inflazione core, rafforzando un approccio prudente della Fed e riducendo la probabilità di tagli dei tassi nel breve termine.
Al contrario, una lettura vicina allo 0.2% rappresenterebbe un segnale concreto di raffreddamento dei prezzi, coerente con un possibile cambio di tono della politica monetaria.
Data la centralità dell’indicatore, è plausibile attendersi elevata sensibilità dei mercati, soprattutto su tassi e valutazioni equity.
Tasso di crescita del PIL, Q4, trimestre su trimestre, dato finale
Precedente 4.4%, consensus e previsione 0.7%.
Il dato rappresenta una revisione finale della crescita economica del quarto trimestre, con un netto ridimensionamento rispetto al dato precedente.
Il passaggio da 4.4% a 0.7% segnala una forte decelerazione dell’attività economica, già ampiamente incorporata nelle attese di mercato.
Il PIL (Gross Domestic Product, misura complessiva dell’attività economica) è l’indicatore più ampio del ciclo macro, ma nella versione finale ha un impatto generalmente più contenuto sui mercati, in quanto riflette informazioni già note nelle stime precedenti.
L’attenzione sarà quindi rivolta non tanto al dato headline, quanto alla composizione della crescita, in particolare consumi, investimenti e contributo delle scorte.
Una revisione al rialzo suggerirebbe una maggiore resilienza dell’economia, mentre un dato inferiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di rallentamento più marcato.
In ottica prospettica, il confronto con il trimestre precedente evidenzia un’economia che sta perdendo slancio, elemento coerente con l’impatto cumulato della politica monetaria restrittiva.
Redditi personali, mese su mese, dato di febbraio
Precedente 0.4%, consensus 0.3%, previsione 0.4%.
Il dato è rilevante perché misura la dinamica del reddito disponibile delle famiglie, componente chiave per sostenere i consumi e quindi la crescita economica.
Dopo lo 0.4% del mese precedente, le attese indicano una stabilizzazione o lieve rallentamento, coerente con un mercato del lavoro ancora solido ma in fase di normalizzazione.
I Personal Income (redditi personali, pubblicati dal Bureau of Economic Analysis) riflettono salari, trasferimenti e altre fonti di reddito, offrendo una lettura diretta della capacità di spesa delle famiglie.
Un dato superiore alle attese indicherebbe redditi in crescita sostenuta, con implicazioni positive per i consumi ma anche il rischio di pressioni inflazionistiche persistenti, soprattutto nei servizi.
Al contrario, una lettura più debole segnalerebbe un raffreddamento della domanda interna, potenzialmente coerente con un contesto di rallentamento economico.
In ottica macro, questo indicatore è strettamente collegato al PCE e quindi alla valutazione complessiva della traiettoria inflazionistica, rendendolo particolarmente osservato dalla Federal Reserve.
Spese personali, mese su mese, dato di febbraio
Precedente 0.4%, consensus 0.5%, previsione 0.6%.
Il dato è centrale perché misura direttamente la dinamica dei consumi, principale motore del PIL statunitense.
Dopo il +0.4% del mese precedente, le attese indicano una accelerazione della spesa delle famiglie, segnale di domanda interna ancora robusta.
Le Personal Spending (spese personali, pubblicate dal Bureau of Economic Analysis) riflettono l’effettivo comportamento di consumo e sono strettamente correlate al PCE, risultando quindi fondamentali anche per valutare le pressioni inflazionistiche dal lato della domanda.
Un dato in linea o superiore alle attese (0.5%–0.6%) confermerebbe consumi solidi e resilienza economica, ma allo stesso tempo potrebbe contribuire a mantenere inflazione e servizi su livelli elevati, complicando il percorso della Fed.
Al contrario, una lettura più debole indicherebbe un raffreddamento della domanda, coerente con l’effetto restrittivo dei tassi.
In ottica prospettica, il dato sarà particolarmente osservato in combinazione con redditi e Core PCE, per valutare la sostenibilità della crescita e l’equilibrio tra domanda e inflazione.
Earning sotto la lente
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Dati macro principali
Tasso di inflazione Core, mese su mese e anno su anno, dato di marzo
Dato m/m: precedente 0.2%, consensus 0.3%, previsione 0.2%.
Dato a/a: precedente 2.5%, consensus 2.7%, previsione 2.6%.
Il dato è centrale perché offre una lettura completa delle pressioni inflazionistiche sottostanti, sia nel breve periodo sia su base annuale.
Le attese indicano una possibile riaccelerazione mensile, accompagnata da un lieve incremento della dinamica annuale, segnale di inflazione core ancora persistente.
Il CPI core (Consumer Price Index al netto di energia e alimentari) è particolarmente rilevante per analizzare l’inflazione nei servizi, componente più rigida e sensibile alla dinamica salariale.
Uno scenario con m/m a 0.3% e a/a in salita verso 2.7% indicherebbe pressioni inflazionistiche ancora non pienamente sotto controllo, rafforzando un approccio prudente della Federal Reserve.
Al contrario, un dato mensile vicino allo 0.2% e una stabilizzazione o calo dell’annuale suggerirebbero un proseguimento del processo disinflazionistico, aprendo margini per un allentamento monetario.
La combinazione dei due orizzonti temporali sarà quindi determinante per valutare la traiettoria futura dell’inflazione e le implicazioni sui tassi, con probabile elevata volatilità sui mercati.
Tasso di inflazione Headline, mese su mese e anno su anno, mese di marzo
Dato m/m: precedente 0.3%, consensus 0.9%, previsione 0.8%.
Dato a/a: precedente 2.4%, consensus 3.4%, previsione 3.1%.
Il dato assume particolare rilevanza perché riflette la dinamica complessiva dei prezzi al consumo, includendo le componenti più volatili come energia e alimentari.
Le attese indicano una forte accelerazione dell’inflazione headline, sia su base mensile sia annuale, segnalando un possibile ritorno di pressioni inflazionistiche più evidenti.
Il CPI headline (Consumer Price Index complessivo) è meno osservato dalla Fed rispetto al core, ma ha un impatto diretto su percezione dei consumatori e aspettative inflazionistiche, elementi cruciali per la stabilità macro.
Un dato in linea o superiore al consensus (0.8%–0.9% m/m e oltre 3.1% a/a) indicherebbe una riaccelerazione significativa dei prezzi, probabilmente legata a energia e componenti volatili, con il rischio di influenzare anche le aspettative di inflazione futura.
Questo scenario rafforzerebbe un approccio prudente e restrittivo della Federal Reserve.
Al contrario, una lettura più contenuta suggerirebbe che l’accelerazione attesa è temporanea o meno intensa, contribuendo a mantenere credibile il percorso disinflazionistico.
In ogni caso, il dato è destinato a generare elevata volatilità sui mercati, soprattutto se divergente dalle attese.
Michigan Consumer Sentiment, dato preliminare di aprile
Precedente 53.3, consensus 52.5, previsione 52.9.
Il dato è rilevante perché misura la fiducia dei consumatori e, soprattutto, le aspettative di inflazione delle famiglie, componente cruciale per la politica monetaria.
Le attese indicano un lieve deterioramento del sentiment, coerente con un contesto di prezzi ancora percepiti come elevati.
Il Michigan Consumer Sentiment (indice elaborato dall’Università del Michigan) è particolarmente osservato per la sua capacità di anticipare comportamenti di spesa e aspettative inflazionistiche a breve e lungo termine.
Un dato inferiore alle attese segnalerebbe consumatori più cauti e potenziale indebolimento della domanda, elemento coerente con uno scenario di rallentamento economico.
Al contrario, una lettura più forte indicherebbe maggiore resilienza della fiducia, ma potrebbe anche riflettere aspettative di inflazione ancora elevate.
Particolare attenzione sarà rivolta alle componenti sulle aspettative di inflazione, che, se in rialzo, rappresenterebbero un segnale critico per la Federal Reserve, in quanto potrebbero rendere più difficile il rientro dell’inflazione.
Earning sotto la lente
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Fastenal (FAST)
Fastenal Company opera nella distribuzione industriale, con focus su fasteners, componenti tecnici e soluzioni di supply chain management, rivolte principalmente al settore manifatturiero e alle costruzioni.
Il modello di business è fortemente legato all’andamento del ciclo industriale, con una crescente componente di servizi a valore aggiunto come vending e gestione integrata delle forniture.
Tra gli driver chiave, il mercato osserva la domanda nel comparto manifatturiero USA, già caratterizzato da segnali di moderazione, e l’evoluzione delle vendite giornaliere (daily sales growth), metrica operativa centrale per il gruppo.
Rilevante anche la capacità di mantenere margini stabili attraverso pricing e controllo dei costi, in un contesto di volumi meno dinamici.
Sul piano strategico, continua il focus sull’espansione delle soluzioni onsite e vending, che rafforzano la relazione con i clienti e migliorano la visibilità dei ricavi.
Gli analisti si concentrano quindi sulla qualità della domanda industriale sottostante e sulla tenuta operativa in fase di ciclo meno espansivo.
Il focus settoriale della settimana
Oil & Gas tra geopolitica e pricing power
Il settore oil & gas torna al centro dell’attenzione in un contesto segnato dalle tensioni legate al conflitto in Iran, che hanno già avuto un impatto significativo sulle quotazioni del greggio.
Il mercato sta prezzando un premio per il rischio geopolitico, con effetti diretti sulla curva del petrolio e indiretti sulla redditività delle aziende del comparto.
Storicamente, queste fasi tendono a favorire il settore energetico, ma con una distinzione importante: non tutti i player reagiscono allo stesso modo.
Le società più esposte all’upstream (esplorazione e produzione) beneficiano in maniera più diretta dell’aumento dei prezzi, mentre le major integrate mostrano una dinamica più bilanciata ma anche più “smorzata”.
Un elemento chiave da monitorare è la durata percepita dello shock geopolitico: il mercato tende a reagire con forza nelle fasi iniziali, ma diventa rapidamente selettivo se ritiene che l’evento sia transitorio.
Inoltre, va considerato che parte del movimento è spesso già anticipato nei prezzi degli asset energetici.
In questo contesto, il settore energy diventa un termometro diretto delle tensioni globali, oltre che un potenziale driver di volatilità per l’intero mercato azionario.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- Energy Select Sector SPDR Fund (XLE)
ETF estremamente liquido e tra i più utilizzati sul settore energy. Replica le grandi major integrate USA (es. Exxon, Chevron) e offre un’esposizione più stabile e diversificata lungo tutta la filiera energetica. - SPDR S&P Oil & Gas Exploration & Production ETF (XOP)
ETF focalizzato su società di esplorazione e produzione, con struttura equal-weight. Più sensibile ai movimenti del prezzo del petrolio e quindi generalmente più reattivo in fasi di shock sul greggio. È opzionabile e molto utilizzato in ottica tattica.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Settimana a due velocità per il portafoglio di strategie di Erere.
Siamo arrivati alla scadenza temporale degli otto giorni per il trade su SPY aperto il 23 marzo secondo la strategia Short Term Directional SP500.
Trade chiuso in fortissimo recupero dai minimo, ma comunuqe con un loss, sempre in linea con i risultati del backtest.
Ma lo stesso giorno abbiamo chiuso anche la prima operazione Out of Sample per la strategia short straddle/strangle su IWM, con un ottimo profitto, addirittura superiore al target, complice il buon recupero del mercato a metà settimana.
Abbiamo altre due strategie aperte su IWM: uno short strangle sulla scadenza di maggio e uno short straddle sulla scadenza di giugno; entrambe sono in profitto teorico, ma lontane dai rispettivi target.
Abbiamo creato la pagina dedicata alle operazioni concluse e al portafoglio attivo di questa strategia: se hai un abbonamento attivo all’Academy, puoi trovarla facendo clic qui.
Forte recupero sul portafoglio CFM, che si riporta verso il massimo storico e mantiene un certo distacco dal benchmark.






