https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2025/03/Strategic-Markets-Weekly-Bullettin-v1.jpg
832
1472
Redazione QuantOptions
https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2020/09/quantoptions-logo.png
Redazione QuantOptions2026-04-12 11:33:452026-04-12 11:33:45Strategic Markets Bulletin del 13 aprile 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Settimana decisamente volatile sui mercati a causa delle tensioni geopolitiche e della guerra in Iran.
Mercati molto nervosi, volatilità in spike per diversi giorni, variazioni a doppia cifra su molti titoli che comunicavano gli earning nei giorni scorsi.
Nonostante il clima oggettivamente complesso e stressante, abbiamo seguito il metodo e continuato ad operare secondo le regole che ci siamo dati.
Due contenuti operativi pubblicati questa settimana:
Qui sotto, come di consueto, il riepilogo delle operazioni di cui ai contenuti qui sopra, oltre a quelle discusse nelle settimane precedenti e aventi scadenza al 20 marzo, quindi ancora in corso.
Qui, invece, l’elenco completo di tutte le operazioni discusse dal luglio 2025 ad oggi nelle pagine dell’Academy.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 2 marzo 2026 in sintesi
Economia USA resiliente, ma il lavoro manda i primi segnali di raffreddamento
Il quadro macro della settimana appena conclusa restituisce l’immagine di un’economia statunitense ancora in espansione ma con segnali di progressiva normalizzazione del ciclo, in cui convivono indicatori di attività ancora solidi e primi segnali di raffreddamento, soprattutto nel mercato del lavoro.
Sul fronte dell’attività economica, i dati provenienti dalle indagini PMI hanno mostrato un quadro complessivamente positivo.
Il S&P Global Manufacturing PMI di febbraio si è attestato a 51.6 e l’ISM Manufacturing PMI a 52.4, entrambi sopra la soglia di espansione di 50 e superiori alle attese, confermando un settore manifatturiero ancora in crescita, seppur con un ritmo leggermente meno dinamico rispetto ai mesi precedenti.
Ancora più robusto il comparto dei servizi, con l’ISM Services PMI salito a 56.1, segnale di una domanda interna che continua a sostenere l’economia statunitense.
Sul fronte del sentiment, invece, emerge maggiore cautela. L’RCM/TIPP Economic Optimism Index di marzo è sceso a 47.5, rimanendo sotto la soglia di 50 e indicando un deterioramento della fiducia dei consumatori.
Il dato più significativo della settimana è arrivato però dal mercato del lavoro.
Le Non-Farm Payrolls di febbraio hanno registrato una contrazione di -92K posti di lavoro, un risultato nettamente peggiore delle attese e in forte peggioramento rispetto ai 126K di gennaio.
Contestualmente, il tasso di disoccupazione è salito al 4.4%, dal 4.3% precedente.
Nel complesso, il quadro macro suggerisce quindi un’economia ancora sostenuta dai servizi e dalla domanda interna, ma con segnali di raffreddamento nel mercato del lavoro e un sentiment dei consumatori più fragile, elementi che potrebbero indicare l’avvio di una fase di crescita più moderata nei prossimi mesi.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 2 marzo
S&P Global Manufacturing PMI final, dato di febbraio
Il dato finale del S&P Global Manufacturing PMI di febbraio si è attestato a 51.6, leggermente superiore sia al consensus sia alla previsione di 51.2, ma in calo rispetto al 52.4 di gennaio, segnalando un rallentamento marginale del ritmo di espansione del settore manifatturiero statunitense.
Poiché il Purchasing Managers’ Index (PMI) è costruito come diffusion index con soglia di equilibrio a 50, il livello registrato a febbraio conferma comunque una fase di crescita dell’attività industriale, seppure meno dinamica rispetto al mese precedente.
Il quadro che emerge è quindi quello di un comparto manifatturiero ancora in espansione ma caratterizzato da un momentum più moderato, coerente con un contesto macro nel quale domanda interna e ciclo industriale mostrano segnali di normalizzazione dopo la forza registrata a inizio anno.
Nel dettaglio dell’indagine, la produzione e i nuovi ordini continuano a crescere, mentre le pressioni sui costi e sui prezzi di vendita restano presenti ma relativamente contenute, elemento che contribuisce a mantenere un quadro inflazionistico sotto controllo nel segmento manifatturiero.
Nel complesso, il dato di febbraio rafforza l’idea di un’economia statunitense che prosegue lungo un percorso di espansione moderata, senza segnali evidenti di contrazione del ciclo industriale.
Per approfondimenti:
PMI SP Global
ISM Manufacturing PMI di febbraio
L’ISM Manufacturing PMI (Institute for Supply Management Purchasing Managers’ Index) di febbraio si è attestato a 52.4, in lieve calo rispetto al 52.6 di gennaio ma nettamente superiore sia al consensus di 51.8 sia alla previsione di 51.3, segnalando una dinamica del settore manifatturiero statunitense più solida delle attese.
Poiché l’indice utilizza la soglia di 50 come linea di demarcazione tra espansione e contrazione, il dato di febbraio conferma una fase di crescita dell’attività industriale, anche se con un ritmo leggermente inferiore rispetto al mese precedente.
Il quadro che emerge è quello di un comparto manifatturiero ancora resiliente, nonostante un contesto caratterizzato da condizioni finanziarie relativamente restrittive e da una domanda globale meno dinamica rispetto alla fase di forte ripresa ciclica.
Le componenti della survey indicano in particolare una tenuta dei nuovi ordini e della produzione, elementi che continuano a sostenere l’attività industriale, mentre l’indice dei prezzi pagati rimane un indicatore rilevante per monitorare l’evoluzione delle pressioni inflazionistiche lungo la filiera manifatturiera.
Nel complesso, il dato di febbraio rafforza l’idea di un ciclo industriale statunitense ancora in territorio espansivo, contribuendo a mantenere un quadro macroeconomico di crescita moderata nel primo trimestre dell’anno.
Per approfondimenti:
ISM World
Martedì 3 marzo
RCM/TIPP Economic Optimism Index, dato di marzo
L’RCM/TIPP Economic Optimism Index di marzo si è attestato a 47.5, in calo rispetto al 48.8 di febbraio e nettamente inferiore sia al consensus di 50.1 sia alla previsione di 49.3, segnalando un peggioramento del sentiment economico tra i consumatori statunitensi.
Poiché l’indice utilizza la soglia di 50 come linea di demarcazione tra ottimismo e pessimismo, il dato di marzo conferma un clima di fiducia già negativo e ulteriormente indebolito rispetto al mese precedente.
L’indicatore è costruito sulla base di un sondaggio mensile che misura le aspettative dei consumatori riguardo prospettive economiche personali, condizioni economiche generali e fiducia nelle politiche economiche.
Il calo registrato suggerisce quindi una crescente cautela tra le famiglie, in un contesto caratterizzato da incertezza sulle prospettive economiche e da un costo della vita ancora percepito come elevato.
Indicatori di questo tipo sono particolarmente rilevanti perché rappresentano un segnale anticipatore della propensione alla spesa dei consumatori, componente centrale dell’economia americana.
Nel complesso, il dato di marzo evidenzia un sentiment ancora fragile, elemento che potrebbe tradursi in una maggiore prudenza nei comportamenti di spesa nei prossimi mesi.
Per approfondimenti:
Real Clear Markets
Mercoledì 4 marzo
ISM Servizi PMI, dato di febbraio
L’ISM Services PMI (Institute for Supply Management Purchasing Managers’ Index) di febbraio si è attestato a 56.1, in forte aumento rispetto al 53.8 di gennaio e nettamente superiore sia al consensus di 53.5 sia alla previsione di 53.0, indicando un’accelerazione dell’attività nel settore dei servizi statunitense.
Poiché l’indice utilizza la soglia di 50 come linea di demarcazione tra espansione e contrazione, il dato di febbraio segnala un rafforzamento significativo della crescita nel comparto dei servizi, che rappresenta la componente più ampia dell’economia americana.
L’incremento dell’indicatore suggerisce quindi una domanda ancora robusta nel settore terziario, nonostante il contesto di condizioni finanziarie relativamente restrittive.
Nel dettaglio della survey, le componenti relative a nuovi ordini e attività economica mostrano un miglioramento, segnalando una dinamica ancora positiva della domanda nei servizi.
Allo stesso tempo, l’indice dei prezzi pagati continua a essere osservato con attenzione, poiché rappresenta un indicatore importante delle pressioni inflazionistiche nel comparto.
Nel complesso, il dato di febbraio evidenzia un settore dei servizi in chiara espansione, rafforzando l’idea di un’economia statunitense che continua a crescere grazie soprattutto alla resilienza della domanda interna.
Per approfondimenti:
ISM World
Giovedì 5 marzo
Nessun dato rilevante a calendario oggi
Venerdì 6 marzo
Non-Farm Payrolls, dato di febbraio
I Non-Farm Payrolls (NFP) di febbraio hanno registrato una variazione di -92K posti di lavoro, un dato nettamente peggiore rispetto sia al consensus di 59K sia alla previsione di 70K, oltre che in forte deterioramento rispetto ai 126K di gennaio.
I NFP, pubblicati dal Bureau of Labor Statistics (BLS) all’interno dell’Employment Situation Report, misurano la variazione mensile dell’occupazione nei settori non agricoli e rappresentano uno degli indicatori più rilevanti per valutare la dinamica del mercato del lavoro statunitense.
Il dato negativo di febbraio segnala quindi una contrazione dell’occupazione, evento relativamente raro nelle fasi di espansione economica.
Un risultato di questa entità suggerisce un raffreddamento significativo della domanda di lavoro, potenzialmente legato a una fase di maggiore cautela da parte delle imprese e a un rallentamento dell’attività economica in alcuni settori.
Per i mercati finanziari, un dato così debole tende a essere interpretato come un segnale di possibile indebolimento del ciclo economico, ma allo stesso tempo può contribuire ad attenuare le pressioni inflazionistiche provenienti dal mercato del lavoro.
Nel complesso, la lettura di febbraio introduce un elemento di fragilità nel quadro macro statunitense, suggerendo la necessità di monitorare con attenzione i prossimi dati sul lavoro per capire se si tratti di un episodio isolato o dell’inizio di una fase di rallentamento più marcata.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Vendite al dettaglio mese su mese, mese di gennaio
Le vendite al dettaglio (Retail Sales) di gennaio, su base mensile, hanno registrato una variazione di -0.2%, in linea con la previsione di -0.2%, ma migliore rispetto al consensus di -0.3%, dopo la stabilità (0.0%) del mese precedente.
L’indicatore, pubblicato dal U.S. Census Bureau, misura l’andamento delle vendite nel commercio al dettaglio e rappresenta uno dei principali termometri della dinamica dei consumi negli Stati Uniti, componente che pesa in modo determinante sulla crescita del prodotto interno lordo.
Il dato di gennaio evidenzia una moderata contrazione della spesa dei consumatori, coerente con una fase di normalizzazione dopo la stagionalità favorevole delle vendite registrate durante il periodo delle festività.
Allo stesso tempo, il risultato leggermente migliore rispetto alle attese suggerisce una domanda interna che rimane relativamente resiliente, nonostante il contesto di condizioni finanziarie ancora restrittive e di maggiore cautela da parte delle famiglie.
Nel complesso, il dato indica un rallentamento contenuto dei consumi, che non altera in modo significativo il quadro generale di crescita moderata dell’economia statunitense.
Per approfondimenti:
Census Bureau
Tasso di disoccupazione a febbraio
Il tasso di disoccupazione di febbraio si è attestato al 4.4%, in lieve aumento rispetto al 4.3% di gennaio e superiore sia al consensus sia alla previsione, entrambi pari al 4.3%.
L’indicatore, pubblicato dal Bureau of Labor Statistics (BLS) nell’Employment Situation Report, misura la quota di forza lavoro che risulta disoccupata ma attivamente alla ricerca di un impiego.
Il dato di febbraio segnala quindi un marginale aumento della disoccupazione, suggerendo un lieve allentamento delle condizioni del mercato del lavoro.
Un incremento di 0.1 punti percentuali rimane tuttavia contenuto e non modifica in modo sostanziale il quadro generale, che continua a essere caratterizzato da un mercato del lavoro relativamente solido in termini storici.
Allo stesso tempo, il movimento al rialzo può essere interpretato come un primo segnale di raffreddamento delle condizioni occupazionali, soprattutto se letto insieme alla debolezza emersa nella dinamica delle Non-Farm Payrolls.
Nel complesso, il dato suggerisce un graduale riequilibrio del mercato del lavoro, con un ritmo di crescita dell’occupazione meno sostenuto rispetto alla fase più espansiva del ciclo economico.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
La validazione di una roadmap prudenziale
L’analisi strutturale proposta nelle scorse settimane si è confermata una bussola d’eccezione per interpretare l’attuale fase di mercato.
Avevamo correttamente identificato la compressione del VIX non come un segnale di stabilità definitiva, ma come una “pausa dinamica” all’interno di una configurazione tecnica estremamente fragile.
La successiva rottura dei pivot, alimentata da dati macroeconomici deludenti — in particolare il raffreddamento del mercato del lavoro statunitense — e dalle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ha innescato quella “ricarica della deviazione standard” che avevamo ipotizzato.
L’impennata del VIX verso area 29.50 (+26%) ha validato integralmente la nostra strategia di mantenimento di una leva conservativa, confermando che la conservazione del capitale resta la priorità assoluta in scenari di elevata vulnerabilità della Term Structure.
VIX – La deflagrazione e l’opportunità tattica
Il VIX ha ribadito la sua natura di asset a convessità esplosiva, con movimenti impulsivi “a schioppo” che hanno accelerato il re-pricing del rischio globale.
Sebbene il momentum possa ancora mostrare code di volatilità, l’indice ha raggiunto soglie di estensione statistica che rendono i premi opzionali estremamente attraenti.
Ci troviamo in una fase di “ipercomprato della paura”: per l’operatore esperto, questo scenario apre una finestra tattica per implementare strategie di short volatility ben calibrate.
La chiave del successo risiede nella capacità di capitalizzare sull’inevitabile mean reversion e sulla contrazione dei premi (volatility crush), gestendo con rigore millimetrico l’esposizione per trasformare l’instabilità in valore.
S&P 500 – Meccanica dei flussi e dinamiche di hedging
L’assetto tecnico del benchmark azionario evidenzia un deterioramento della struttura di breve periodo, suggerendo agli operatori long-only un atteggiamento di attesa (wait-and-see).
Tuttavia, la vera partita si gioca sulla microstruttura dei flussi: l’incremento del VIX ha costretto i Market Maker (MM) a incrementare le coperture corte sui future per bilanciare lo Short Gamma derivante dalla vendita di Put.
Non appena la pressione inizierà a scemare, assisteremo a una dinamica obbligata:
- dinamica di de-hedging: al diminuire della volatilità, i MM dovranno obbligatoriamente ricoprire le posizioni short (delta-hedging), trasformandosi in acquirenti netti di futures;
- effetto acceleratore: questo riposizionamento meccanico fungerà da volano per il recupero dell’indice, indipendentemente dai fondamentali macro, creando una pressione rialzista riflessiva.
Stagionalità
Sotto il profilo ciclico, la prossima ottava offre una finestra statistica storicamente favorevole.
I dati di lungo periodo evidenziano un bias rialzista sull’equity accompagnato da una contrazione dei premi del rischio.
Questa convergenza tra stagionalità positiva e iperestensione dei prezzi potrebbe facilitare il ritorno verso la media, a patto di attendere una conferma volumetrica che sancisca l’effettiva inversione dei flussi.
Conclusioni operative
In sintesi, il mercato ha completato la transizione verso un regime di alta volatilità, raggiungendo livelli che iniziano a offrire un valore tattico rilevante.
Tuttavia, è fondamentale distinguere un mercato ipervenduto da un mercato in inversione: aver raggiunto soglie di eccesso non garantisce l’immediato raggiungimento dell’apice.
La strategia per le prossime sessioni impone di monitorare i flussi monetari sui pivot chiave, pronti a intervenire non appena la meccanica dei Market Maker confermerà il passaggio dal panico alla normalizzazione.
In questo contesto, la pazienza non è solo una virtù, ma una componente essenziale del risk management.
Calendario eventi dal 9 al 13 marzo 2026
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- ottima situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall);
- valori ottimali dei rating proprietari del CFM Manager di QuantOptions;
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Settimana chiave tra earning e macro: il polso dell’economia USA
La settimana tra il 9 e il 13 marzo 2026 si presenta come un passaggio particolarmente interessante per i mercati, grazie alla combinazione di una tornata di earning eterogenea e di importanti pubblicazioni macroeconomiche negli Stati Uniti.
Sul fronte societario, i risultati trimestrali offriranno indicazioni utili su diversi comparti dell’economia americana.
Nel retail, aziende come Kohl’s, Dollar General, Dick’s Sporting Goods, Bath & Body Works e Ollie’s Bargain Outlet coprono segmenti molto differenti del consumo discrezionale e value retail.
Questa varietà di modelli di business rende la settimana particolarmente significativa per valutare lo stato di salute del consumatore statunitense, tra pressione promozionale, ricerca di convenienza e resilienza di alcune nicchie come beauty e sporting goods.
Nel comparto tecnologico e software enterprise, l’attenzione si concentra su Adobe e UiPath, due protagonisti della digital transformation.
Gli investitori guarderanno soprattutto all’evoluzione dei modelli di ricavo ricorrente e all’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle piattaforme software, elementi ormai centrali nella valutazione di questo settore.
A completare il quadro troviamo Futu Holdings nel fintech brokerage e Flotek Industries nei servizi energetici, due attività molto sensibili rispettivamente al sentiment degli investitori retail e al ciclo dell’industria oil & gas.
Parallelamente, il calendario macroeconomico sarà dominato dai dati sull’inflazione, con il Consumer Price Index (CPI) e soprattutto il Core PCE Price Index, indicatore preferito dalla Federal Reserve per monitorare la dinamica dei prezzi.
Le attese indicano una disinflazione graduale ma ancora incompleta, con implicazioni dirette per le prossime mosse della banca centrale.
A completare il quadro arriveranno dati su redditi e spese personali, settore immobiliare, ordini di beni durevoli, offerte di lavoro JOLTs e fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan.
Nel complesso, una settimana che offrirà un termometro trasversale dell’economia statunitense, tra consumi, tecnologia, mercato del lavoro e politica monetaria.
Dati macro principali
Nessun dato macro rilevante in programma
Earning sotto la lente (dopo la chiusura)
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Dati macro principali
Vendite di case esistenti (Existing Home Sales), dato di febbraio
Il mercato immobiliare residenziale statunitense resta un indicatore anticipatore importante del ciclo economico, perché riflette direttamente la combinazione tra livello dei tassi ipotecari, condizioni finanziarie e fiducia delle famiglie.
Le vendite di case esistenti, pubblicate dalla National Association of Realtors (NAR), rappresentano la larga maggioranza delle transazioni immobiliari negli Stati Uniti e offrono quindi una fotografia piuttosto affidabile della domanda effettiva nel comparto housing.
Il dato precedente di gennaio si era attestato a 3.91M, con una contrazione mensile del -8.4%, segnalando un rallentamento brusco dopo il recupero registrato nei mesi autunnali.
Il consenso per febbraio si colloca a 3.90M unità, mentre la previsione operativa leggermente più prudente indica 3.88M, accompagnata da una variazione mensile attesa di -0.8%.
Uno scenario di questo tipo suggerirebbe una stabilizzazione del mercato immobiliare su livelli depressi ma non in ulteriore deterioramento, coerente con un contesto in cui i tassi sui mutui restano relativamente elevati e continuano a comprimere l’accessibilità economica delle abitazioni.
Allo stesso tempo, la scarsità strutturale di offerta di case sul mercato tende a limitare il rischio di cali più pronunciati delle transazioni.
Per i mercati finanziari il dato resta rilevante perché il settore immobiliare influenza direttamente consumi, credito e ricchezza delle famiglie, e quindi può contribuire a orientare le aspettative sulla dinamica della crescita e sulle future decisioni della Federal Reserve (Fed).
Earning sotto la lente
Kohl’s Corporation (KSS) – Prima dell’apertura
Kohl’s Corporation (KSS) opera nel settore retail department store, un segmento tradizionale della distribuzione statunitense che negli ultimi anni ha affrontato pressioni strutturali legate all’e-commerce, al traffico nei mall e alla crescente competizione dei discount e off-price retailers.
Il modello di business dell’azienda resta fortemente esposto al consumo discrezionale della fascia middle-income americana, con una forte enfasi su private label, promozioni e partnership commerciali.
Nel contesto attuale, il mercato osserva con attenzione la capacità di Kohl’s di sostenere traffico nei negozi e margini operativi, in un ambiente caratterizzato da consumatori più selettivi e forte pressione promozionale nel comparto apparel e home.
Tra gli elementi chiave emersi negli ultimi trimestri vi sono la gestione delle scorte, l’efficacia delle iniziative di merchandising e l’impatto della partnership con Sephora, pensata per aumentare traffico e scontrino medio nei punti vendita.
Le aspettative degli analisti restano focalizzate su marginalità, andamento delle vendite comparabili e disciplina sul capitale circolante, fattori che negli ultimi trimestri hanno rappresentato le principali variabili di giudizio sulla sostenibilità del turnaround del gruppo.
Dati macro principali
Inflazione Headline e Core, dati mensili e annuali a febbraio
L’inflazione statunitense resta il principale punto di riferimento per le aspettative di politica monetaria della Federal Reserve (Fed), perché il Consumer Price Index (CPI) pubblicato dal Bureau of Labor Statistics (BLS) misura direttamente la dinamica dei prezzi al consumo nelle principali componenti del paniere.
Per febbraio, il CPI headline mensile è atteso in aumento dello 0.3%, dopo il +0.2% registrato a gennaio, con un consensus fermo a +0.2%, mentre sul piano annuale le attese indicano 2.4% rispetto al 2.4% precedente, con consensus a 2.5%.
Il quadro suggerisce quindi una dinamica dei prezzi complessivamente stabile su base annuale ma con una possibile accelerazione marginale nel breve periodo.
Sul fronte della componente core — che esclude energia e alimentari e rappresenta l’indicatore più osservato dalla Federal Reserve — il dato mensile è previsto a +0.2%, in leggero rallentamento rispetto al +0.3% precedente, mentre la variazione annuale è attesa stabile al 2.5%, perfettamente allineata al consensus.
Se queste stime venissero confermate, il quadro macro indicherebbe un’inflazione che continua a muoversi lentamente verso il target del 2% della Fed, ma senza ancora segnali di disinflazione sufficientemente rapidi da giustificare un cambio di passo immediato nella politica monetaria.
Per i mercati, la combinazione tra core inflation ancora sopra il target e stabilizzazione del CPI headline resta quindi un fattore chiave per la traiettoria attesa dei tassi nei prossimi mesi.
Earning sotto la lente
Flotek Industries (FTK) – Dopo la chiusura
Flotek Industries Inc. (FTK) opera nel settore energy services, fornendo tecnologie e soluzioni chimiche per l’industria petrolifera e del gas, con particolare focus su prodotti destinati alle attività di drilling, completamento e produzione dei pozzi.
Il business della società è quindi strettamente legato al livello di attività dell’industria upstream nordamericana, in particolare nel mercato dello shale.
Negli ultimi trimestri il gruppo ha cercato di rafforzare il proprio posizionamento attraverso soluzioni chimiche proprietarie e piattaforme di data analytics applicate all’ottimizzazione della produzione, elementi che rappresentano un tentativo di differenziazione rispetto ai fornitori tradizionali di oilfield chemicals.
Il mercato osserva con attenzione la capacità dell’azienda di espandere i volumi e stabilizzare la redditività, dopo anni caratterizzati da forte volatilità del settore.
Tra gli elementi monitorati dagli analisti figurano l’evoluzione della domanda da parte degli operatori E&P (Exploration and Production), l’andamento dei contratti per soluzioni chimiche e la capacità di generare ricavi ricorrenti attraverso le piattaforme tecnologiche proprietarie, in un contesto che rimane fortemente sensibile ai cicli del prezzo del petrolio e dell’attività di perforazione negli Stati Uniti.
UiPath (PATH) – Dopo la chiusura
UiPath (PATH) opera nel settore software enterprise specializzato in Robotic Process Automation (RPA), tecnologia che consente alle aziende di automatizzare processi amministrativi e operativi ripetitivi attraverso bot software.
Il gruppo si colloca quindi nel più ampio ecosistema della digital transformation e dell’automazione dei workflow aziendali, ambito diventato sempre più competitivo con l’ingresso di grandi player tecnologici.
Negli ultimi trimestri il mercato ha osservato con attenzione la capacità della società di sostenere la crescita dei ricavi ricorrenti e ampliare la base clienti enterprise, in un contesto in cui molte aziende stanno integrando automazione, intelligenza artificiale e strumenti di orchestrazione dei processi all’interno delle proprie piattaforme IT.
L’evoluzione del posizionamento competitivo rispetto a soluzioni offerte da vendor come Microsoft o altre piattaforme di automazione rappresenta uno dei principali temi strategici del settore.
Le aspettative degli analisti si concentrano soprattutto su andamento dell’Annual Recurring Revenue (ARR), dinamica delle nuove sottoscrizioni enterprise e capacità di migliorare la redditività operativa, elementi che negli ultimi trimestri hanno rappresentato i principali driver di valutazione per le società software ad alta crescita.
Dati macro principali
Avviamenti di nuove costruzioni (Housing Starts), dato di gennaio
Gli avviamenti di nuove costruzioni rappresentano uno degli indicatori più sensibili alla dinamica dei tassi di interesse, perché riflettono direttamente le decisioni di investimento dei costruttori nel mercato residenziale.
Il dato, pubblicato dal U.S. Census Bureau e dal Department of Housing and Urban Development (HUD), misura il numero annualizzato di nuove abitazioni per le quali è stato avviato il processo di costruzione.
Il dato precedente di dicembre si era attestato a 1.404M unità annualizzate, evidenziando una tenuta del settore residenziale nonostante il contesto di tassi ipotecari elevati e condizioni finanziarie ancora relativamente restrittive.
Per gennaio, il consensus degli analisti indica un rallentamento a 1.34M, mentre la previsione operativa si colloca a 1.37M, suggerendo una possibile correzione moderata ma non un deterioramento strutturale del comparto.
Il settore delle costruzioni residenziali continua infatti a muoversi in un equilibrio delicato tra domanda potenziale ancora solida e costi di finanziamento elevati, che tendono a frenare nuovi progetti.
Allo stesso tempo, la cronica carenza di offerta di abitazioni negli Stati Uniti contribuisce a sostenere l’attività edilizia nel medio periodo.
Per i mercati finanziari, gli housing starts restano un indicatore importante per valutare la traiettoria dell’investimento residenziale e il contributo del settore immobiliare alla crescita del PIL, oltre a fornire segnali indiretti sull’impatto della politica monetaria della Federal Reserve (Fed) sull’economia reale.
Nuovi permessi di costruire, dato preliminare di gennaio
I permessi di costruzione rappresentano uno dei principali indicatori anticipatori dell’attività edilizia, perché misurano il numero annualizzato di nuove autorizzazioni rilasciate per la costruzione di abitazioni.
Il dato, pubblicato dal U.S. Census Bureau insieme al Department of Housing and Urban Development (HUD), anticipa spesso l’andamento degli housing starts, offrendo quindi indicazioni sulla traiettoria futura dell’investimento residenziale.
Il dato precedente si era attestato a 1.455M unità annualizzate, segnalando un livello di attività edilizia ancora relativamente solido nonostante il contesto di tassi ipotecari elevati e condizioni finanziarie restrittive.
Per il mese di gennaio, il consensus degli analisti indica un calo a 1.39M, mentre la previsione operativa si colloca a 1.433M, suggerendo una possibile flessione moderata ma non un deterioramento significativo del settore.
La dinamica dei permessi continua infatti a riflettere un equilibrio complesso tra domanda abitativa strutturalmente elevata e costi di finanziamento che limitano l’avvio di nuovi progetti, in un contesto in cui la carenza di offerta di abitazioni negli Stati Uniti resta uno dei principali fattori di sostegno per il mercato immobiliare nel medio periodo.
Per i mercati finanziari, questo indicatore è particolarmente rilevante perché anticipa il ciclo edilizio e contribuisce a definire le aspettative sulla componente residenziale del PIL, oltre a fornire ulteriori segnali sull’impatto della politica monetaria della Federal Reserve (Fed) sull’economia reale.
Earning sotto la lente
Adobe (ADBE) – Dopo la chiusura
Adobe Inc. (ADBE) opera nel settore software creativo e digital media, con un ecosistema di prodotti che include piattaforme largamente diffuse come Creative Cloud, Document Cloud e le soluzioni di digital experience dedicate a marketing e gestione dei contenuti.
Il modello di business è ormai fortemente basato su ricavi ricorrenti da abbonamento, con una base clienti ampia che spazia dai professionisti creativi alle grandi imprese.
Negli ultimi trimestri il focus del mercato si è spostato soprattutto sull’integrazione dell’intelligenza artificiale generativa all’interno dell’ecosistema Adobe, in particolare attraverso la piattaforma Firefly, pensata per automatizzare e accelerare la produzione di contenuti digitali.
L’obiettivo strategico è rafforzare la leadership nei software creativi difendendo al tempo stesso il pricing power, in un contesto in cui nuove soluzioni di AI generativa stanno modificando rapidamente le dinamiche competitive del settore.
Le aspettative degli analisti restano concentrate su crescita dei ricavi ricorrenti, andamento delle sottoscrizioni Creative Cloud e monetizzazione delle nuove funzionalità basate su AI, elementi che rappresentano le principali variabili per valutare la sostenibilità del percorso di crescita del gruppo nel mercato del software creativo professionale.
Build-A-Bear Workshop (BBW) – Prima dell’apertura
Bath & Body Works Inc. (BBW) opera nel settore retail specializzato in prodotti per la cura personale e fragranze, con una rete capillare di negozi negli Stati Uniti e una forte presenza anche nel canale e-commerce.
Il modello di business della società è fortemente basato su brand proprietari, cicli di prodotto stagionali e frequenti campagne promozionali, elementi tipici del segmento beauty-personal care nel canale specialty retail.
Il mercato osserva con attenzione la resilienza della domanda nel comparto fragranze e body care, che negli ultimi anni ha mostrato una tenuta relativamente solida rispetto ad altri segmenti discretionary, grazie alla natura accessibile del prodotto e alla forte fidelizzazione della clientela.
Allo stesso tempo resta centrale la gestione delle promozioni e del mix di prodotto, fattori che incidono direttamente sulla marginalità.
Tra gli elementi monitorati dagli analisti figurano andamento delle vendite comparabili, traffico nei negozi e performance del canale digitale, oltre alla capacità dell’azienda di sostenere margini e rotazione delle scorte in un contesto retail caratterizzato da consumatori più selettivi e forte competizione promozionale.
Dollar General (DG) – Prima dell’apertura
Dollar General Corporation (DG) opera nel settore discount retail, con una rete molto estesa di punti vendita concentrati soprattutto nelle aree rurali e suburbane degli Stati Uniti, dove intercetta una clientela a reddito medio-basso orientata a prezzi competitivi su beni di consumo quotidiano.
Il modello di business si basa su negozi di piccole dimensioni, elevata rotazione delle scorte e assortimenti focalizzati su prodotti essenziali.
Negli ultimi trimestri il comparto discount è stato osservato con particolare attenzione dal mercato perché rappresenta un indicatore sensibile delle condizioni del consumatore americano, soprattutto nelle fasce di reddito più basse.
In questo contesto, Dollar General si trova a gestire pressioni sui margini legate a inflazione dei costi, shrink e maggiore intensità promozionale, mentre cerca di mantenere competitiva la propria proposta di valore.
Le aspettative degli analisti si concentrano soprattutto su andamento delle vendite comparabili, evoluzione dei margini operativi e traffico nei negozi, oltre alla capacità dell’azienda di gestire costi logistici e inventario in un contesto retail caratterizzato da domanda selettiva e crescente competizione nel segmento value.
Dick’s Sporting Goods (DKS) – Prima dell’apertura
Dick’s Sporting Goods (DKS) opera nel settore retail di articoli sportivi, con una rete capillare di negozi negli Stati Uniti e una presenza crescente nel canale digitale.
L’azienda offre abbigliamento sportivo, attrezzature e calzature tecniche, posizionandosi come uno dei principali operatori specialty nel mercato sporting goods americano.
Il contesto competitivo del settore è influenzato da dinamiche di consumo legate allo sport e al tempo libero, ma anche dalla crescente presenza di brand direct-to-consumer e piattaforme e-commerce generaliste.
In questo scenario Dick’s ha puntato negli ultimi anni su negozi di formato più grande, assortimenti premium e maggiore integrazione tra canale fisico e digitale, con l’obiettivo di rafforzare traffico e scontrino medio.
Il mercato osserva con attenzione l’andamento delle vendite comparabili e la capacità di mantenere margini elevati nel comparto apparel e footwear sportivo, oltre alla gestione delle scorte e al contributo delle linee proprietarie.
Le aspettative degli analisti restano quindi concentrate su crescita dei ricavi, disciplina promozionale e sostenibilità della redditività operativa in un contesto retail sempre più competitivo.
Futu Holdings (FUTU) – Prima dell’apertura
Futu Holdings Ltd. (FUTU) opera nel settore brokerage fintech, offrendo piattaforme digitali per il trading di azioni, ETF e derivati sui mercati globali, con una base clienti concentrata soprattutto tra investitori retail in Cina, Hong Kong e altri mercati asiatici.
Il gruppo è noto per la piattaforma Moomoo, che combina funzionalità di trading, dati di mercato e componenti social dedicate alla community degli investitori.
Il business della società è fortemente sensibile all’andamento dei volumi di trading e alla partecipazione degli investitori retail, fattori che negli ultimi anni sono stati influenzati sia dalla volatilità dei mercati azionari sia dall’evoluzione del contesto regolatorio nei mercati finanziari asiatici.
Il quadro normativo, in particolare per le piattaforme fintech legate alla clientela cinese, rappresenta una variabile strutturale osservata con attenzione dagli investitori.
Le aspettative degli analisti restano quindi concentrate su crescita degli utenti attivi, espansione internazionale della piattaforma e andamento dei ricavi legati alle commissioni di trading, oltre alla capacità di diversificare le fonti di ricavo attraverso servizi finanziari aggiuntivi e soluzioni di wealth management digitale.
Ollie’s Bargain Outlet Holdings (OLLI) – Prima dell’apertura
Ollie’s Bargain Outlet Holdings Inc. (OLLI) opera nel settore discount retail off-price, con una catena di negozi negli Stati Uniti specializzata nella vendita di prodotti acquistati in stock o closeout da produttori e distributori, che vengono poi rivenduti a prezzi fortemente scontati.
Il modello di business si basa quindi su opportunità di acquisto opportunistiche, assortimenti variabili e forte leva sul prezzo, elementi tipici del segmento closeout retail.
Il contesto competitivo vede una crescente attenzione del mercato verso i retailer orientati al valore, soprattutto in una fase in cui il consumatore americano mostra maggiore sensibilità ai prezzi e una selezione più attenta della spesa discrezionale.
In questo scenario Ollie’s punta su rapida rotazione delle scorte e capacità di approvvigionarsi di merchandise a forte sconto, fattori che rappresentano il cuore del suo vantaggio competitivo.
Gli analisti monitorano soprattutto andamento delle vendite comparabili, traffico nei negozi e ritmo di apertura di nuovi punti vendita, oltre alla capacità dell’azienda di mantenere margini solidi attraverso una gestione efficiente degli acquisti e dell’inventario, elementi chiave per sostenere la crescita nel segmento discount off-price.
Dati macro principali
Core PCE Price Index (Personal Consumption Expenditures), dato mensile di gennaio
Il Core Personal Consumption Expenditures Price Index (Core PCE) rappresenta l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve (Fed) per valutare la dinamica strutturale dei prezzi, perché misura la variazione dei prezzi dei consumi personali escludendo le componenti più volatili di energia e alimentari.
Il dato è pubblicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) e riveste un ruolo centrale nella definizione dell’orientamento della politica monetaria.
Il dato precedente di dicembre aveva registrato un incremento mensile dello 0.4%, segnalando una dinamica dei prezzi core ancora relativamente sostenuta rispetto al target del 2% perseguito dalla banca centrale.
Per il mese di gennaio, il consensus degli analisti indica una variazione ancora pari a +0.4%, mentre la previsione operativa si colloca a +0.3%, ipotizzando un primo segnale di moderazione della pressione inflazionistica nella componente più osservata dalla Fed.
Un eventuale rallentamento verso +0.3% mensile sarebbe coerente con un percorso graduale di disinflazione, ma resterebbe comunque un ritmo ancora superiore a quello compatibile con il target di inflazione della banca centrale su base annualizzata.
Per questo motivo, il dato di Core PCE continua a essere uno degli elementi più sensibili per le aspettative sui futuri movimenti dei tassi di interesse, soprattutto in una fase in cui i mercati cercano conferme sulla sostenibilità del processo di rientro dell’inflazione.
Ordini di beni durevoli, mese su mese, dato di gennaio
Gli ordini di beni durevoli rappresentano uno degli indicatori chiave dell’attività manifatturiera e degli investimenti produttivi, perché misurano il valore degli ordini ricevuti dalle imprese statunitensi per beni con vita utile superiore ai tre anni.
Il dato, pubblicato dal U.S. Census Bureau, offre quindi una lettura importante della domanda industriale e della propensione agli investimenti delle imprese.
Il dato precedente di dicembre aveva registrato una contrazione del -1.4% su base mensile, evidenziando una fase di volatilità nella domanda di beni industriali, spesso influenzata dalle forti oscillazioni degli ordini nel comparto dei trasporti, in particolare aeronautico.
Per il mese di gennaio, il consensus degli analisti indica un rimbalzo significativo a +1.2%, mentre la previsione operativa è più prudente e si colloca a +0.3%.
Uno scenario di questo tipo suggerirebbe una ripresa tecnica degli ordini dopo il calo del mese precedente, ma senza segnali particolarmente robusti di accelerazione dell’attività industriale.
In questo contesto, gli operatori guardano soprattutto alla componente core capital goods orders (beni strumentali non legati alla difesa ed esclusi gli aeromobili), considerata un indicatore più affidabile degli investimenti delle imprese nel ciclo economico.
Per i mercati finanziari, il dato resta rilevante perché la dinamica degli ordini industriali contribuisce a definire le aspettative sulla crescita del settore manifatturiero e sulla traiettoria complessiva dell’economia statunitense.
Prodotto interno lordo, seconda stima del 4° trimestre
Il Prodotto Interno Lordo (Gross Domestic Product, GDP) rappresenta l’indicatore più completo dell’attività economica statunitense, perché misura il valore totale dei beni e servizi prodotti nell’economia.
Il dato è pubblicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) e viene diffuso in tre passaggi successivi: advance estimate, second estimate e third estimate, con revisioni che incorporano progressivamente nuove informazioni statistiche.
La prima stima del quarto trimestre aveva indicato una crescita annualizzata del 4.4%, segnalando un’espansione molto robusta dell’economia statunitense nella parte finale dell’anno.
Per la seconda lettura, tuttavia, il consensus degli analisti e la previsione operativa convergono su una revisione significativa al ribasso fino a 1.4%.
Una revisione di questa entità rifletterebbe un contributo più contenuto della domanda interna, in particolare sul fronte dei consumi privati e degli investimenti, oltre a possibili aggiustamenti nelle componenti delle scorte e del commercio estero.
È importante ricordare che il dato di GDP viene espresso in termini annualizzati e corretti per l’inflazione, e che le revisioni tra le diverse stime possono essere anche piuttosto ampie.
Per i mercati finanziari, la seconda stima del PIL è rilevante perché contribuisce a ridefinire il quadro della crescita economica negli Stati Uniti, influenzando le aspettative sulla tenuta del ciclo economico e sulle future decisioni di politica monetaria della Federal Reserve (Fed).
Redditi personali, variazione mensile di gennaio
I redditi personali rappresentano un indicatore fondamentale della capacità di spesa delle famiglie statunitensi, perché misurano l’evoluzione complessiva delle entrate percepite dai cittadini, includendo salari, redditi da capitale e trasferimenti governativi.
Il dato è pubblicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) nell’ambito del report su Personal Income and Outlays, lo stesso che include anche il PCE Price Index, uno degli indicatori di inflazione più seguiti dalla Federal Reserve (Fed).
Il dato precedente di dicembre aveva registrato una crescita dello 0.3% su base mensile, indicando una dinamica dei redditi moderatamente positiva e coerente con la solidità del mercato del lavoro.
Per il mese di gennaio, il consensus degli analisti prevede un’accelerazione a +0.4%, mentre la previsione operativa è più prudente e si colloca a +0.2%.
Uno scenario di questo tipo suggerirebbe un rallentamento marginale della crescita dei redditi rispetto alle attese di mercato, pur mantenendo una dinamica ancora positiva del potere d’acquisto delle famiglie.
La traiettoria dei redditi personali è infatti particolarmente rilevante perché influenza direttamente la capacità di sostenere i consumi, che rappresentano la componente principale del Prodotto Interno Lordo (GDP) negli Stati Uniti.
Per i mercati finanziari, il dato assume importanza soprattutto perché redditi e consumi costituiscono il cuore della domanda interna, e quindi un eventuale rallentamento della crescita dei redditi potrebbe tradursi in una dinamica più moderata della spesa delle famiglie nei mesi successivi.
Spese personali, variazione mensile di gennaio
Le spese personali rappresentano la componente dominante della domanda interna statunitense, perché riflettono direttamente la dinamica dei consumi delle famiglie.
Il dato, pubblicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA) nel report Personal Income and Outlays, misura la variazione mensile delle Personal Consumption Expenditures (PCE), che costituiscono circa due terzi del Prodotto Interno Lordo (GDP) degli Stati Uniti.
Il dato precedente di dicembre aveva registrato una crescita dello 0.4% su base mensile, segnalando una domanda dei consumatori ancora solida nonostante il contesto di tassi di interesse elevati e condizioni finanziarie restrittive.
Per il mese di gennaio, la previsione indica un incremento dello 0.3%, suggerendo una moderata decelerazione della dinamica dei consumi ma senza indicazioni di indebolimento marcato della domanda interna.
La traiettoria delle spese personali è particolarmente rilevante perché la resilienza dei consumi rappresenta il principale motore della crescita economica statunitense, soprattutto in una fase in cui l’economia continua a confrontarsi con una politica monetaria ancora relativamente restrittiva da parte della Federal Reserve (Fed).
Per i mercati finanziari, il dato assume un peso significativo anche perché viene pubblicato insieme ai redditi personali e al PCE Price Index, offrendo quindi una lettura integrata della dinamica di reddito, inflazione e capacità di spesa delle famiglie, tre elementi chiave per valutare la traiettoria del ciclo economico.
Offerte di lavoro di JOLTs, mese di gennaio
Le offerte di lavoro rilevate dal report JOLTs (Job Openings and Labor Turnover Survey) rappresentano uno degli indicatori più osservati per valutare il grado di tensione del mercato del lavoro statunitense.
Il dato, pubblicato dal Bureau of Labor Statistics (BLS), misura il numero totale di posizioni aperte che le imprese stanno cercando attivamente di coprire.
Il dato precedente di dicembre si era attestato a 6.542M posizioni aperte, evidenziando un mercato del lavoro ancora solido ma progressivamente meno teso rispetto ai livelli estremamente elevati osservati nel biennio precedente.
Per il mese di gennaio, il consensus degli analisti indica una risalita a 6.84M, mentre la previsione operativa si colloca a 6.5M, ipotizzando una sostanziale stabilizzazione del numero di posizioni vacanti.
La dinamica delle offerte di lavoro è particolarmente rilevante perché la Federal Reserve (Fed) osserva attentamente il rapporto tra posti vacanti e lavoratori disponibili, considerato un indicatore chiave delle pressioni salariali e quindi delle potenziali dinamiche inflazionistiche.
Un livello elevato di job openings tende infatti a riflettere una domanda di lavoro robusta e una competizione tra imprese per attrarre lavoratori, con possibili effetti sulla crescita dei salari.
Per i mercati finanziari, il dato JOLTs resta quindi uno dei principali strumenti per valutare l’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro negli Stati Uniti, con implicazioni dirette sulle prospettive di inflazione e sulle future decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.
Michigan Consumer Sentiment, dato preliminare di marzo
Il Michigan Consumer Sentiment Index, elaborato dall’University of Michigan, rappresenta uno degli indicatori più seguiti per valutare il clima di fiducia dei consumatori statunitensi.
L’indice misura le aspettative delle famiglie su condizioni economiche presenti e future, mercato del lavoro, inflazione e capacità di spesa, offrendo quindi una lettura anticipatrice della dinamica dei consumi.
Il dato precedente di febbraio si era attestato a 56.6, un livello relativamente basso in termini storici e indicativo di una fiducia dei consumatori ancora fragile nonostante la solidità del mercato del lavoro.
Per la lettura preliminare di marzo, il consensus degli analisti indica un lieve calo a 56.3, mentre la previsione operativa è più prudente e si colloca a 55.0, ipotizzando un ulteriore deterioramento del sentiment delle famiglie.
Una flessione dell’indice rifletterebbe le persistenti preoccupazioni dei consumatori legate al costo della vita, ai tassi di interesse elevati e all’incertezza sul quadro economico, fattori che continuano a influenzare la percezione delle condizioni finanziarie delle famiglie.
Allo stesso tempo, il Michigan Sentiment è monitorato con particolare attenzione anche perché include le aspettative di inflazione dei consumatori, variabile che la Federal Reserve (Fed) considera rilevante per valutare la stabilità delle aspettative inflazionistiche nel medio periodo.
Per i mercati finanziari, questo indicatore resta quindi un termometro importante della fiducia delle famiglie e della sostenibilità della spesa per consumi, componente centrale della crescita economica statunitense.
Earning sotto la lente
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Il focus settoriale della settimana
Il termometro del consumatore: il retail USA torna sotto i riflettori
La settimana di earning del 9-13 marzo 2026 offre uno spaccato particolarmente interessante del retail statunitense, settore che rimane uno dei migliori indicatori anticipatori della salute del consumatore americano.
I titoli coinvolti coprono infatti modelli di business molto diversi tra loro, consentendo di osservare dinamiche di domanda, pricing e traffico nei negozi da prospettive differenti.
Tra i department store tradizionali, Kohl’s Corporation rappresenta il caso emblematico di un segmento ancora impegnato in processi di riposizionamento strategico, tra pressioni competitive dell’e-commerce e tentativi di rilancio del traffico nei punti vendita.
Nel comparto discount e value retail, realtà come Dollar General Corporation e Ollie’s Bargain Outlet Holdings Inc. offrono indicazioni preziose sul comportamento della fascia di consumatori più sensibile al prezzo.
In fasi di maggiore pressione sul potere d’acquisto, questi operatori tendono spesso a intercettare flussi di clientela provenienti da segmenti retail più tradizionali.
Diverso il posizionamento di Dick’s Sporting Goods, operatore specialty che riflette la domanda legata a sport, tempo libero e lifestyle, mentre Bath & Body Works Inc. permette di osservare la resilienza del comparto beauty e personal care, categoria che negli ultimi anni ha mostrato una domanda relativamente stabile anche in contesti macro più incerti.
Nel complesso, questa tornata di risultati rappresenta quindi un osservatorio privilegiato sulle dinamiche del consumo negli Stati Uniti, tra ricerca di convenienza, pressione promozionale e segmenti di spesa ancora relativamente resilienti.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- SPDR S&P Retail ETF
ETF molto liquido e frequentemente utilizzato anche nel trading su opzioni. Replica un paniere equal-weight di retailer statunitensi, offrendo esposizione ampia al comparto tra discount, specialty e e-commerce. - VanEck Retail ETF
ETF più concentrato e market-cap weighted, con forte peso dei grandi operatori retail e consumer statunitensi. Elevata liquidità e opzioni quotate lo rendono uno strumento utilizzato spesso anche per strategie su settore retail.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Settimana poco interessante sul fronte delle strategie operative di Erere.
L’unica novità da segnalare è che la strategia CFM, pur avendo messo a segno una piccola correzione, si è riportata sopra al benchmark in termini di performance cumulata.





