The Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Settimana ricchissima di spunti operativi, oltre che di movimenti importanti di mercato e di reazioni scomposte di vari titoli agli earning annunciati.
Ventotto le operazioni discusse nei vari video caricati giorno dopo giorno nella pagine dell’Academy, anche se, come già detto in precedenza, per ogni sottostante è consigliabile effettuare soltanto una delle eventuali operazioni multiple analizzate.
La tabella sottostante le riporta tutte soltanto per dovere di cronaca.
Può capitare che alcune scelte operative si dimostrino più efficaci di altre, a posteriori, ma la scelta di quelle da mettere in campo è lasciata ai lettori, come anche la gestione di eventuali assegnazioni.
Qui sotto trovi solo lo “spaccato” della settimana del 9 febbraio.
Se desideri visualizzare l’elenco completo delle operazioni discusse nell’Academy dal 23 luglio 2025 ad oggi, puoi scaricare il file aggiornato da questo link.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 9 febbraio 2026 in sintesi
Lavoro forte, consumi in frenata, inflazione vischiosa: il mercato ricalibra le attese
La settimana macro ha restituito un quadro articolato, con segnali contrastanti ma coerenti con una fase di crescita che rallenta senza cedere strutturalmente.
Il mercato del lavoro ha sorpreso al rialzo: Non Farm Payrolls a 130K e tasso di disoccupazione al 4.3% confermano una base occupazionale solida, elemento che sostiene redditi e fiducia ma complica la narrativa di un rapido allentamento monetario.
Sul fronte della domanda, le vendite al dettaglio ferme a 0.0% e le vendite di case esistenti scese a 3.91M indicano un raffreddamento tangibile dei consumi e del real estate, segnalando che tassi elevati e condizioni finanziarie restrittive stanno incidendo sull’economia reale.
L’inflazione headline rallenta al +2.4% annuo, ma la core al +0.3% mensile resta persistente, mantenendo alta l’attenzione sulla dinamica dei prezzi di fondo.
Il risultato complessivo è un contesto di resilienza occupazionale, domanda selettiva e disinflazione incompleta, che rende più complessa la traiettoria futura della politica monetaria.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 9 febbraio
Nessun dato rilevante a calendario
Martedì 10 febbraio
Vendite al dettaglio, mese su mese, dato di dicembre
Le Vendite al dettaglio di dicembre, nella variazione mese su mese, hanno registrato un inatteso 0.0%, a fronte di un +0.6% precedente e di attese pari a +0.4%, segnalando un brusco rallentamento della spesa dei consumatori nel periodo chiave delle festività.
Il dato suggerisce una possibile saturazione della domanda discrezionale, in un contesto in cui inflazione cumulata e costo del credito continuano a incidere sui bilanci delle famiglie.
Una dinamica piatta nel mese più rilevante per il commercio al dettaglio alimenta interrogativi sulla tenuta dei consumi nel primo trimestre, con implicazioni dirette sulle stime di crescita del PIL.
Al tempo stesso, un raffreddamento della domanda potrebbe contribuire a una minore pressione sui prezzi, elemento rilevante per le valutazioni di politica monetaria.
Per approfondimenti:
Census.gov
Mercoledì 11 febbraio
Non Farm Payrolls di gennaio
I Non Farm Payrolls (NFP) di gennaio hanno mostrato un incremento di 130K unità, nettamente superiore sia al 48K precedente sia al consensus di 70K e alla previsione di 40K, segnalando una sorprendente accelerazione della creazione di posti di lavoro.
Il dato rafforza la narrativa di un mercato del lavoro ancora resiliente, nonostante condizioni finanziarie restrittive e aspettative di rallentamento ciclico.
Una dinamica occupazionale così solida tende a sostenere redditi e consumi, ma al tempo stesso può complicare il percorso di rientro dell’inflazione, soprattutto se accompagnata da pressioni salariali persistenti.
Dal punto di vista della politica monetaria, un risultato superiore alle attese riduce la probabilità di un allentamento rapido, poiché conferma la robustezza della domanda interna.
La qualità del dato andrà valutata anche alla luce del tasso di partecipazione e della crescita dei salari medi, elementi chiave per interpretare la sostenibilità del ciclo occupazionale.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Tasso di disoccupazione, dato di gennaio
Il tasso di disoccupazione di gennaio si è attestato al 4.3%, in calo rispetto al 4.4% precedente e al di sotto sia del consensus al 4.4% sia della previsione al 4.5%, indicando un rafforzamento inatteso delle condizioni del mercato del lavoro.
La riduzione, seppur marginale, suggerisce che l’incremento dei Non Farm Payrolls si è tradotto in un miglioramento effettivo dell’occupazione, piuttosto che in un semplice effetto statistico.
Un tasso al 4.3% resta coerente con un mercato del lavoro ancora vicino alla piena occupazione, con implicazioni dirette su dinamica salariale e pressioni inflazionistiche di fondo.
Dal punto di vista della politica monetaria, una disoccupazione in calo riduce l’urgenza di interventi espansivi, poiché segnala una domanda interna solida e resiliente.
La valutazione complessiva dipenderà anche dall’evoluzione della partecipazione alla forza lavoro e dalla qualità dei nuovi impieghi creati.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Giovedì 12 febbraio
Vendite di case esistenti, mese di gennaio
Le Vendite di case esistenti di gennaio si sono attestate a 3.91M, in netto calo rispetto ai 4.27M precedenti e al di sotto sia del consensus a 4.18M sia della previsione a 4.20M, evidenziando un indebolimento marcato del mercato residenziale secondario.
La flessione segnala che il livello dei tassi ipotecari e l’accessibilità limitata continuano a comprimere la domanda, riducendo la mobilità immobiliare.
Un dato così inferiore alle attese rafforza il quadro di fragilità del real estate, con implicazioni per consumi legati all’abitazione, servizi finanziari e indotto edilizio.
Al tempo stesso, un raffreddamento delle compravendite può contribuire a moderare le pressioni sui prezzi delle abitazioni, incidendo indirettamente sulla componente shelter dell’inflazione.
La dinamica delle vendite resta un indicatore sensibile della trasmissione delle condizioni finanziarie all’economia reale, soprattutto in un contesto di politica monetaria ancora restrittiva.
Per approfondimenti:
National Association of Realtors
Venerdì 13 febbraio
Inflazione Headline e Core, mensili e annuali, mese di gennaio
Il tasso di inflazione Headline di gennaio ha registrato +0.2% su base mensile e +2.4% su base annuale, in rallentamento rispetto al +0.3% e +2.7% precedenti e leggermente sotto il consensus sul dato annuo, segnalando una moderazione graduale delle pressioni complessive sui prezzi.
La dinamica mensile, superiore alla previsione di +0.1%, indica tuttavia che il percorso disinflazionistico resta non lineare e sensibile alle componenti volatili.
Sul fronte Core, l’inflazione ha segnato +0.3% mese su mese e +2.5% anno su anno, in linea con le attese annuali ma superiore al +0.2% precedente sul dato mensile, evidenziando una persistenza delle pressioni di fondo nei servizi e nelle componenti meno cicliche.
Nel complesso, il quadro suggerisce un rientro dell’inflazione headline verso il target, ma con una core ancora appiccicosa, elemento che può indurre cautela nella calibrazione della politica monetaria.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
L’ottava appena conclusasi ha confermato con precisione il pattern distributivo bipartito da noi ipotizzato.
La finestra di stabilità embrionale è stata precocemente saturata dalle vendite nel comparto tecnologico, innescando la reversione ribassista prevista per la chiusura settimanale.
In un contesto di erosione del valore del benchmark, la strategia di preservazione del capitale si è dimostrata l’unico presidio tattico efficace, validando la nostra postura difensiva.
VIX – Il cambio di regime
Il quadro della volatilità ha subito una mutazione genetica a partire dal minimo ciclico testato il 24 dicembre.
Da tale floor, il VIX ha avviato una fase di accumulazione, manifestando i primi segnali di instabilità sistemica il 20 gennaio, seguiti da un secondo spike impulsivo il 5 febbraio.
Attualmente, il regime di volatilità rimane in una fase di “stasi elettrica”: le nubi all’orizzonte non accennano a diradarsi, suggerendo che la micro-stagione di fermento sia tutt’altro che conclusa.
S&P 500 – L’erosione della dominanza bullish
Il mercato attraversa ora il quarto mese di stagnazione strutturale.
Lo sgretolamento della forza propulsiva del trend, da noi ampiamente anticipato, ha dato origine a una prolungata fase di lateralità che riflette un profondo indebitamento del rischio.
Il benchmark si trova in un cul-de-sac decisionale: la probabilità di una correzione significativa è ai massimi termini.
Sebbene permangano opportunità per rimbalzi tecnici effimeri — intercettabili solo tramite analisi sofisticate dei flussi — per l’operatore prudente la tutela del NAV deve prevalere sulla ricerca di rendimento.
Stagionalità – Convergenza verso il rischio
Il contesto stagionale segnala un deterioramento del binomio rischio-rendimento, suggerendo una riduzione drastica del Beta di portafoglio.
A livello macroeconomico, la persistenza di dati sull’inflazione (CPI) sopra il target e l’incertezza sulla tenuta degli utili nel settore AI stanno alimentando un aumento del premio per il rischio richiesto.
La stagionalità avversa e la pressione macro convergono verso una negatività sistemica, rendendo le strategie di hedging non più opzionali, ma necessarie.
Conclusioni operative
In sintesi, la divergenza tra i fondamentali in rallentamento e una struttura tecnica dominata dal Gamma negativo impone un approccio di attesa strategica.
Il mercato è impegnato in un delicato processo di price discovery che potrebbe risolversi in una capitolazione dei prezzi nel breve termine.
La priorità assoluta resta la neutralità tattica: attendere che il flusso monetario riconquisti zone di stabilità sopra i pivot chiave prima di ripristinare esposizioni direzionali significative.
La resilienza, in questa fase, si misura nella capacità di non anticipare un bottom non ancora formato.
Calendario eventi dal 16 al 20 febbraio 2026
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo spesso negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Oro, inflazione e crescita: il mercato alla prova dei fondamentali
La settimana del 16 febbraio 2026 mette sotto esame sia i fondamentali micro sia gli equilibri macro, in un contesto in cui il mercato premia disciplina e visibilità più che narrativa.
Sul fronte earnings, domina il comparto aurifero e dei precious metals: l’attenzione si concentra su all-in sustaining cost, allocazione del capex e capacità di generare free cash flow in uno scenario di prezzi favorevoli ma aspettative elevate.
Le major sono valutate per la razionalizzazione del portafoglio e l’efficienza operativa, mentre le mid-tier devono dimostrare stabilità produttiva e controllo del rischio geopolitico.
Consumer e retail sono letti in chiave di pricing power e leva operativa, mentre nei servizi digitali contano monetizzazione, retention e marginalità adjusted più che la semplice crescita dei volumi.
Sul piano macro, il focus si articola tra manifattura, real estate e inflazione.
Gli indici regionali testeranno il momentum industriale; i dati su edilizia e mutui misureranno la sensibilità del settore ai tassi elevati.
Il passaggio cruciale sarà venerdì, con Core PCE e PIL preliminare del Q4: inflazione di fondo e ritmo di crescita orienteranno direttamente le aspettative di politica monetaria, definendo il tono del primo trimestre.
Dati macro principali
Mercati chiusi per President’s Day
Earning sotto la lente (dopo la chiusura)
Mercati chiusi per President’s Day
Dati macro principali
NY Empire State Manufacturing Index, dato di febbraio
Il NY Empire State Manufacturing Index, che misura il sentiment delle imprese manifatturiere nello Stato di New York, rappresenta uno dei primi indicatori regionali utili per intercettare il tono dell’attività industriale a inizio mese.
Dopo il 7.7 precedente, il consensus a 6.0 e una previsione più cauta a 3.0 suggeriscono un possibile raffreddamento del momentum nel comparto manifatturiero.
Un dato in linea o superiore alle attese rafforzerebbe la narrativa di una manifattura ancora resiliente, con implicazioni positive per il ciclo industriale e per le aspettative sugli ordini futuri.
Al contrario, una lettura vicina a 3.0 o inferiore riaprirebbe il tema della fragilità della domanda interna, con possibili riflessi sulle stime di crescita del primo trimestre.
Particolare attenzione andrà alle componenti su nuovi ordini, occupazione e prezzi pagati, che offrono indicazioni anticipatrici sia sulla traiettoria del settore sia sulle pressioni inflazionistiche lato produzione.
NAHB Housing Market Index, dato di febbraio
Il NAHB Housing Market Index, elaborato dalla National Association of Home Builders, misura il sentiment dei costruttori residenziali e rappresenta un indicatore anticipatore della dinamica del settore immobiliare.
Dopo il 37 precedente, il consensus a 38 e una previsione a 41 suggeriscono un possibile miglioramento della fiducia, pur restando il livello ampiamente sotto la soglia di 50 che separa espansione e contrazione.
Un dato vicino a 41 indicherebbe una graduale stabilizzazione del comparto, segnalando che tassi ipotecari elevati e accessibilità limitata non stanno ulteriormente deteriorando la domanda.
Al contrario, una lettura deludente riaccenderebbe i timori di debolezza strutturale nel real estate residenziale, con implicazioni per consumi legati alla casa e investimenti in costruzioni.
Particolare attenzione andrà alle componenti su vendite correnti, vendite attese e traffico di potenziali acquirenti, che forniscono indicazioni chiave sulla tenuta della domanda domestica in un contesto finanziario ancora restrittivo.
Earning sotto la lente (dopo la chiusura)
Hecla Mining (HL)
Hecla Mining opera come primary silver producer nordamericano, con un portafoglio concentrato su asset storici negli Stati Uniti e in Canada, e una forte esposizione anche all’oro come by-product.
Il contesto settoriale resta costruttivo ma selettivo: il mercato dei precious metals continua a essere sostenuto da fattori macro e di portafoglio, mentre sul piano industriale la domanda di argento resta legata alle dinamiche di electronics, solar e electrification, con una volatilità che premia i produttori a basso costo e con profili di rischio operativi chiari.
In vista dell’earning, l’attenzione non è tanto sui volumi quanto sulla disciplina sui costi, sulla gestione dell’all-in sustaining cost e sulla stabilità operativa dei principali siti minerari.
Hecla viene letta come una leva relativamente difensiva sul comparto, grazie a una struttura finanziaria più solida rispetto a molti peer e a una minore esposizione a giurisdizioni ad alto rischio politico.
Il mercato guarda inoltre alla generazione di cassa operativa, alla flessibilità del capex e alla capacità del management di navigare un contesto di prezzi favorevoli senza inseguire crescita non remunerativa.
Più che upside speculativo, qui si valuta qualità dell’execution e coerenza strategica.
Iamgold (IAG)
Iamgold è un mid-tier gold producer con un profilo operativo storicamente eterogeneo, caratterizzato da asset in Africa occidentale e Nord America e da una fase recente di profonda trasformazione industriale.
Il contesto settoriale resta favorevole sul piano dei prezzi dell’oro, ma altamente selettivo sul fronte equity: il mercato premia visibilità operativa, controllo dei costi e riduzione del rischio esecutivo, penalizzando i nomi con track record irregolari.
In vista dell’earning, il focus è centrato sulla stabilizzazione del perimetro produttivo e sull’impatto operativo del ramp-up di Côté Gold, progetto chiave per il profilo futuro del gruppo.
Più che i livelli assoluti di produzione, gli investitori osservano affidabilità delle guidance, andamento dei costi cash e AISC, e segnali di normalizzazione dopo anni di execution complessa.
Sul fronte finanziario, resta centrale la generazione di cassa in una fase di capex ancora rilevante, così come la gestione della leva di bilancio.
Iamgold viene letta come una storia di turnaround operativo ancora in validazione, dove la credibilità del management e la consistenza trimestre su trimestre contano più del leverage ai prezzi dell’oro.
Palo Alto Networks (PANW)
Palo Alto Networks è uno dei principali player globali nella cybersecurity enterprise, con un modello sempre più orientato a piattaforma integrata che combina network security, cloud security e endpoint protection.
Il contesto settoriale resta strutturalmente favorevole, sostenuto dalla persistenza delle minacce cyber e dalla crescente complessità degli ambienti IT, ma il mercato azionario è diventato più esigente: non basta più crescere, serve dimostrare leva operativa e qualità dei ricavi.
In vista dell’earning, l’attenzione è concentrata sull’equilibrio tra crescita del billings, dinamica degli abbonamenti e marginalità, in un momento in cui molte aziende stanno razionalizzando la spesa IT senza però ridurre le priorità sulla sicurezza.
Gli investitori guardano con interesse alla progressione delle offerte platform-based e alla capacità di aumentare l’ARPU attraverso cross-selling e consolidamento dei vendor.
Tema chiave resta la transizione verso un profilo di free cash flow più visibile e sostenibile, dopo anni di forte espansione.
Palo Alto viene letta come una storia di scaling disciplinato, dove la credibilità passa dalla qualità dell’execution più che dall’accelerazione della top line.
SSR Mining (SSRM)
SSR Mining è un produttore di oro e argento con un portafoglio di asset diversificato tra Nord America, Turchia e America Latina, e un posizionamento da mid-tier che privilegia operazioni di dimensioni contenute ma ad alto contributo di cassa.
Il contesto settoriale per i precious metals resta favorevole sul piano macro, ma il mercato equity continua a essere molto selettivo, con una chiara preferenza per società in grado di contenere il rischio operativo e mantenere costi competitivi.
In vista dell’earning, l’attenzione è rivolta alla performance dei singoli asset, in particolare alla stabilità produttiva e alla gestione dei costi in un contesto di inflazione operativa ancora non del tutto normalizzata.
Gli investitori osservano con attenzione l’andamento dell’AISC, la generazione di free cash flow e la capacità di mantenere una struttura finanziaria flessibile.
Rilevante anche la lettura del profilo geografico, con il mercato che continua a scontare un premio per le giurisdizioni più prevedibili.
SSR Mining viene vista come una storia di disciplina operativa e difesa del margine, dove la reazione pre-earning dipende più dalla coerenza del messaggio che da sorprese sui volumi.
XP (XP)
XP Inc. è uno dei principali player indipendenti di investment services in Brasile, con un modello che integra brokerage, wealth management, investment banking e prodotti strutturati, rivolto soprattutto alla clientela retail ad alto patrimonio.
Il contesto settoriale resta complesso: il mercato finanziario brasiliano è condizionato da tassi ancora elevati, volatilità macro e da una concorrenza crescente tra banche tradizionali e piattaforme digitali, che sta comprimendo margini e velocità di raccolta.
In vista dell’earning, l’attenzione del mercato è focalizzata sulla dinamica dei net inflows, sulla tenuta delle commissioni e sulla capacità di XP di difendere il proprio posizionamento premium senza ricorrere a pricing aggressivo.
Gli investitori osservano con interesse anche l’evoluzione dei ricavi da prodotti di investimento a maggior valore aggiunto, in un contesto in cui la propensione al rischio della clientela resta discontinua.
Tema chiave resta la leva operativa: dopo una fase di crescita molto intensa, il mercato chiede disciplina sui costi, stabilità degli utili e visibilità sul ritorno del capitale.
XP viene letta come una storia di maturazione del modello, più che di espansione accelerata.
Dati macro principali
Tasso dei mutui MBA a 30 anni al 13/2
L’MBA 30-Year Mortgage Rate, pubblicato dalla Mortgage Bankers Association (MBA), misura il tasso medio sui mutui trentennali e rappresenta un indicatore cruciale per valutare le condizioni finanziarie del mercato immobiliare.
Dopo il 6.21% precedente, l’attenzione si concentra sulla direzione del movimento più che sul livello assoluto, dato che il comparto resta sensibile anche a variazioni marginali del costo del credito.
Un eventuale calo del tasso rafforzerebbe la narrativa di allentamento delle condizioni finanziarie, con possibili benefici su richieste di mutuo, compravendite e fiducia dei costruttori.
Al contrario, un nuovo incremento riporterebbe in primo piano il tema della pressione sull’accessibilità abitativa, comprimendo la domanda e incidendo sulla mobilità immobiliare.
La dinamica dei mutui è inoltre rilevante per le attese su consumi e investimenti residenziali, poiché riflette in tempo reale la trasmissione delle politiche monetarie all’economia reale.
Permessi di costruire, dato annuale preliminare di novembre e dicembre
I Permessi di costruire, nella loro lettura annualizzata preliminare, rappresentano un indicatore anticipatore chiave dell’attività edilizia futura e della propensione all’investimento nel comparto residenziale.
Dopo il dato di 1.411M di ottobre, la previsione per novembre a 1.36M suggerisce un possibile raffreddamento della pipeline, mentre per dicembre il consensus a 1.40M e una previsione più cauta a 1.31M evidenziano una elevata incertezza sul ritmo di recupero.
Un dato superiore alle attese rafforzerebbe l’ipotesi di stabilizzazione del settore immobiliare, segnalando che domanda e finanziamenti stanno trovando un nuovo equilibrio nonostante tassi ancora elevati.
Al contrario, letture verso 1.31M indicherebbero una maggiore prudenza dei costruttori, con implicazioni negative su occupazione, materiali da costruzione e indotto.
Il mercato guarderà anche alla composizione tra single-family e multi-family, elemento determinante per valutare la qualità e la sostenibilità della ripresa edilizia.
Ordinativi di beni durevoli, mese su mese, dato di dicembre
Gli Ordinativi di beni durevoli, nella variazione mese su mese, rappresentano un indicatore centrale per valutare la dinamica degli investimenti industriali e la propensione alla spesa in beni a elevato valore unitario.
Dopo il +5.3% precedente, il consensus a -2.0% e una previsione a -3.4% suggeriscono un possibile rimbalzo tecnico in esaurimento, con una fisiologica correzione dopo l’accelerazione del mese precedente.
Un dato meno negativo delle attese indicherebbe una tenuta della domanda di beni capitali, sostenendo la narrativa di un ciclo industriale ancora resiliente.
Al contrario, una flessione marcata verso -3.4% o oltre alimenterebbe i timori di raffreddamento degli investimenti delle imprese, con possibili revisioni al ribasso delle stime di crescita del trimestre.
Particolare attenzione andrà alla componente core, al netto dei trasporti, che offre una lettura più pulita della spesa in capitale produttivo e delle prospettive dell’attività manifatturiera.
Avviamento di nuove costruzioni, dati di novembre e dicembre
Gli avviamenti di nuove costruzioni, nella lettura annualizzata, offrono una misura diretta dell’attività effettiva nel settore residenziale e della fiducia operativa dei costruttori.
Dopo il dato di 1.246M di ottobre, la previsione per novembre a 1.27M suggerisce un tentativo di stabilizzazione progressiva, mentre per dicembre il consensus a 1.33M e una previsione più prudente a 1.29M evidenziano un quadro ancora incerto.
Un dato in linea con 1.33M rafforzerebbe l’idea di graduale recupero del comparto, con implicazioni positive per occupazione, materiali da costruzione e consumi collegati all’abitazione.
Al contrario, una lettura verso 1.29M o inferiore segnalerebbe una domanda ancora fragile, influenzata dal livello dei tassi e dall’accessibilità al credito.
La qualità del dato sarà valutata anche alla luce della distribuzione tra single-family e multi-family, elemento chiave per comprendere la sostenibilità del ciclo immobiliare nel breve termine.
Minute del FOMC
Le Minute del FOMC (Federal Open Market Committee) rappresentano un passaggio cruciale per comprendere la funzione di reazione della Federal Reserve oltre il comunicato ufficiale.
Il documento offre dettagli sul dibattito interno tra i membri, chiarendo il grado di consenso su inflazione, crescita e condizioni finanziarie.
Se dalle minute emergesse una postura orientata alla prudenza restrittiva, con enfasi sui rischi inflazionistici ancora presenti, il mercato potrebbe rivedere al rialzo le aspettative sui tempi di eventuali tagli dei tassi.
Al contrario, segnali di maggiore preoccupazione per il rallentamento economico o per l’inasprimento delle condizioni creditizie rafforzerebbero la narrativa di un progressivo allentamento monetario nei prossimi trimestri.
Particolare attenzione sarà rivolta ai passaggi su mercato del lavoro, dinamica dei prezzi core e impatto delle condizioni finanziarie, elementi centrali per definire il sentiero futuro della politica monetaria.
Earning sotto la lente
Alamos Gold (AGI) – Dopo la chiusura
Alamos Gold è un mid-tier gold producer con asset concentrati in Canada e Messico, caratterizzato da un portafoglio relativamente bilanciato tra miniere mature e progetti di espansione.
Nel contesto attuale dei precious metals, il mercato premia operatori con giurisdizioni stabili, cost structure competitiva e visibilità produttiva pluriennale, elementi che rappresentano un punto di forza strutturale per Alamos rispetto a peer più esposti a rischio geopolitico.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla coerenza della produzione rispetto alla guidance, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla gestione del capex di sviluppo, in particolare per i progetti di espansione che dovrebbero sostenere la crescita nei prossimi esercizi.
Gli investitori osservano con attenzione la generazione di free cash flow in uno scenario di prezzi dell’oro favorevoli, valutando quanto di questo upside venga convertito in rafforzamento del bilancio o ritorno agli azionisti.
Alamos viene percepita come una storia di execution disciplinata, dove la reazione del mercato dipenderà dalla capacità di confermare margini difendibili e traiettoria di crescita credibile, più che da eventuali sorprese tattiche di breve periodo.
AngloGold Ashanti (AU) – Prima dell’apertura
AngloGold Ashanti è uno dei principali gold producer globali, con un portafoglio di miniere distribuite tra Africa, Australia e Americhe, e una strategia negli ultimi anni orientata alla razionalizzazione del perimetro e alla riduzione del rischio geografico.
Il contesto dei precious metals resta favorevole sul piano dei prezzi, ma il mercato equity continua a premiare soprattutto visibilità operativa, controllo dei costi e solidità del bilancio, elementi cruciali per un gruppo con footprint internazionale.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla stabilità produttiva degli asset core, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di convertire prezzi dell’oro sostenuti in free cash flow tangibile.
Dopo una fase di riorganizzazione e dismissioni selettive, gli investitori osservano con particolare attenzione la coerenza della guidance e l’eventuale evoluzione della struttura finanziaria.
Rilevante anche il tema della disciplina sul capitale allocato, soprattutto in relazione a eventuali progetti di sviluppo o acquisizioni.
AngloGold viene letta come una storia di ri-posizionamento strategico ancora in fase di consolidamento, dove la credibilità del management e la qualità dell’execution trimestre su trimestre rappresentano il vero driver di valutazione.
Coeur Mining (CDE) – Dopo la chiusura
Coeur Mining è un produttore statunitense di oro e argento con asset distribuiti tra Stati Uniti, Canada e Messico, posizionato nel segmento mid-tier e caratterizzato da una struttura operativa storicamente più volatile rispetto ai grandi player del settore.
Il contesto dei precious metals resta costruttivo sul piano dei prezzi, ma il mercato continua a distinguere con nettezza tra società con track record operativo lineare e nomi con maggiore variabilità nei volumi e nei costi.
In vista dell’earning, l’attenzione è concentrata sulla stabilità produttiva delle miniere chiave, sulla traiettoria dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di migliorare la leva operativa in uno scenario di prezzi favorevoli.
Gli investitori osservano con particolare interesse l’evoluzione dei progetti di ottimizzazione interna e l’impatto su margini e generazione di cassa, elementi centrali per rafforzare la percezione di qualità del business.
Coeur viene letta come una storia di normalizzazione operativa, dove la priorità non è l’espansione aggressiva ma la riduzione della volatilità industriale e la costruzione di una maggiore credibilità finanziaria.
CF Industries (CF) – Dopo la chiusura
CF Industries è uno dei principali produttori nordamericani di fertilizzanti azotati, con un modello fortemente integrato e una struttura industriale basata su impianti ad alta intensità energetica.
Il business è intrinsecamente ciclico e legato alla dinamica dei prezzi del gas naturale, principale input produttivo, oltre che alla domanda agricola globale.
Il contesto settoriale resta influenzato dall’andamento dei crop prices, dalla disciplina dell’offerta globale e dalla capacità dei produttori di mantenere margini in una fase di normalizzazione dopo gli eccessi degli anni precedenti.
In vista dell’earning, il mercato guarda alla tenuta degli spread tra fertilizzanti e gas, alla disciplina produttiva e alla gestione del capitale in un contesto meno straordinario rispetto al recente passato.
Centrale anche la lettura della generazione di free cash flow e delle politiche di buyback e dividendi, che hanno rappresentato un driver rilevante di ritorno agli azionisti.
CF viene interpretata come una storia di capital allocation e disciplina ciclica, più che di crescita strutturale: la reazione del titolo dipenderà dalla capacità di dimostrare margini difendibili e flessibilità finanziaria in uno scenario di prezzi meno euforico.
DoorDash (DASH) – Dopo la chiusura
DoorDash opera nel segmento del food delivery e local commerce, con un modello marketplace che mette in relazione ristoranti, consumatori e rider, e una progressiva espansione verso categorie non food.
Il contesto competitivo resta intenso, con pressione su pricing, incentivi e take rate, mentre il settore sta vivendo una fase di maggiore razionalità dopo anni di crescita aggressiva.
Il mercato oggi privilegia piattaforme capaci di dimostrare scala, efficienza operativa e monetizzazione sostenibile.
In vista dell’earning, l’attenzione è focalizzata sulla crescita del Gross Order Value, sulla dinamica degli utenti attivi e soprattutto sull’evoluzione della marginalità adjusted EBITDA, parametro chiave per valutare la qualità del modello.
Gli investitori osservano con interesse l’espansione nelle verticali adiacenti e il contributo dei servizi ad alto margine, inclusi advertising e subscription.
Tema centrale resta la leva operativa: dopo la fase di espansione, il mercato chiede conferme sulla capacità di convertire volumi in free cash flow stabile.
DoorDash viene letta come una storia di scaling disciplinato, dove execution e controllo dei costi contano più dell’accelerazione della top line.
Fiverr International (FVRR) – Prima dell’apertura
Fiverr opera come digital marketplace per servizi freelance, mettendo in relazione professionisti indipendenti e PMI su categorie che spaziano da design e sviluppo software fino a marketing digitale e servizi creativi.
Il contesto competitivo resta frammentato, con la presenza di piattaforme globali e operatori verticali, mentre la domanda è sensibile al ciclo economico e alla spesa discrezionale delle imprese.
In una fase di maggiore selettività macro, il mercato valuta con attenzione la qualità dei ricavi e la stabilità della base clienti.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra su active buyers, take rate e valore medio per transazione, indicatori chiave per comprendere la reale profondità dell’engagement sulla piattaforma.
Dopo un periodo di normalizzazione della crescita, gli investitori guardano soprattutto alla leva operativa e alla capacità di difendere i margini attraverso disciplina sui costi e miglior mix di servizi.
Tema rilevante è anche l’evoluzione dell’offerta verso segmenti a maggiore complessità progettuale, che possono aumentare l’ARPU e migliorare la visibilità dei flussi.
Fiverr viene letta come una storia di maturazione del modello, dove conta la sostenibilità della monetizzazione più che l’espansione aggressiva dei volumi.
Innovative Industrial Properties (IIPR) – Dopo la chiusura
Innovative Industrial Properties è un REIT specializzato in immobili industriali destinati al settore cannabis, con un modello basato su operazioni di sale-leaseback a lungo termine con operatori autorizzati negli Stati Uniti.
Il contesto settoriale resta peculiare: da un lato la domanda finale mostra una progressiva normalizzazione, dall’altro il comparto continua a essere penalizzato da accesso limitato al credito tradizionale, pressione sui margini degli operatori e incertezza regolatoria.
In questo scenario, la qualità degli inquilini è il vero fulcro della tesi di investimento.
In vista dell’earning, l’attenzione è concentrata sulla tenuta dei canoni, tasso di occupazione e incidenza degli affitti non riscossi, elementi chiave per valutare la solidità del cash flow.
Gli investitori osservano con particolare cautela eventuali rinegoziazioni contrattuali o ristrutturazioni, così come l’evoluzione del dividend coverage ratio, parametro centrale per un REIT ad alto rendimento.
IIPR viene letta come una storia di yield e rischio credito settoriale, dove la priorità non è la crescita del portafoglio ma la stabilità dei flussi e la qualità degli asset sottostanti.
Kinross Gold (KGC) – Dopo la chiusura
Kinross Gold è un gold producer canadese con asset distribuiti tra Nord America e America Latina, dopo una progressiva razionalizzazione del portafoglio che ha ridotto l’esposizione a giurisdizioni più complesse.
Il contesto dei precious metals resta favorevole sul piano dei prezzi, ma il mercato azionario continua a premiare società con visibilità produttiva, disciplina sui costi e struttura finanziaria solida.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla coerenza della produzione rispetto alla guidance, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di convertire prezzi dell’oro sostenuti in free cash flow tangibile.
Dopo anni di ottimizzazione del portafoglio, gli investitori valutano soprattutto la stabilità operativa degli asset core e la disciplina nell’allocazione del capitale, evitando espansioni aggressive o acquisizioni diluitive.
Tema centrale resta la generazione di cassa e il rafforzamento del bilancio, elementi chiave per sostenere dividendi e flessibilità strategica.
Kinross viene letta come una storia di normalizzazione e consolidamento, dove conta la qualità dell’execution più che il leverage tattico ai prezzi dell’oro.
Dati macro principali
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali al 14 febbraio
Le Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, nella rilevazione settimanale al 14 febbraio, rappresentano uno degli indicatori più tempestivi per monitorare la tenuta del mercato del lavoro.
Dopo le 227K precedenti, il consensus a 225K e una previsione a 229K suggeriscono un quadro sostanzialmente stabile, con oscillazioni contenute intorno a livelli coerenti con un mercato ancora solido.
Un dato inferiore alle attese rafforzerebbe la narrativa di domanda di lavoro resiliente, riducendo i timori di un rallentamento occupazionale e sostenendo le aspettative di consumi robusti.
Al contrario, una risalita sopra 229K potrebbe essere letta come primo segnale di raffreddamento del ciclo occupazionale, soprattutto se accompagnata da un trend crescente nelle settimane successive.
La dinamica delle richieste è particolarmente rilevante per le attese di politica monetaria, poiché incide direttamente sulla valutazione della sostenibilità della crescita e delle pressioni salariali.
Philadelphia Fed Manufacturing Index, dato di febbraio
Il Philadelphia Fed Manufacturing Index, indicatore regionale sull’attività manifatturiera nell’area della Federal Reserve di Philadelphia, è osservato come termometro anticipatore della dinamica industriale nazionale.
Dopo il 12.6 precedente, il consensus a 9.3 e una previsione a 7.0 suggeriscono un possibile raffreddamento del ritmo di espansione, pur restando in territorio positivo.
Una lettura superiore alle attese indicherebbe una tenuta del ciclo manifatturiero, rafforzando la percezione di resilienza della domanda e della produzione.
Al contrario, un dato vicino a 7.0 o inferiore segnalerebbe una perdita di momentum, con potenziali riflessi sulle aspettative di crescita del comparto industriale nel trimestre in corso.
Particolare attenzione sarà rivolta alle componenti su nuovi ordini, occupazione e prezzi pagati, che forniscono indicazioni cruciali sia sulla forza della domanda futura sia sull’evoluzione delle pressioni inflazionistiche lato produzione.
Earning sotto la lente
Alibaba Group Holding Limited (BABA) – Prima dell’apertura
Alibaba Group è uno dei principali conglomerati tecnologici cinesi, con un ecosistema che integra e-commerce domestico, cloud computing, logistica e servizi digitali, oltre a una crescente articolazione in business unit semi-indipendenti.
Il contesto competitivo resta complesso: da un lato la domanda interna cinese mostra segnali disomogenei, dall’altro la competizione nel retail online si è intensificata, con pressione su pricing, promozioni e retention degli utenti.
Parallelamente, il comparto cloud è osservato come barometro della spesa tecnologica corporate in Cina.
In vista dell’earning, il mercato guarda alla dinamica del GMV, alla stabilità dei margini nel core commerce e alla traiettoria del cloud, segmento chiave per la percezione di qualità e crescita strutturale.
Centrale anche la lettura delle iniziative di riorganizzazione societaria e capital allocation, inclusi eventuali buyback, che rappresentano un segnale di fiducia in un contesto ancora condizionato da variabili regolatorie e macro.
Alibaba viene interpretata come una storia di riallineamento strategico, dove la credibilità del management e la capacità di difendere la redditività nel core business pesano più dell’accelerazione della top line.
CarGurus (CARG) – Dopo la chiusura
CarGurus è una piattaforma digitale specializzata nel marketplace per veicoli nuovi e usati, con un modello basato su abbonamenti e servizi a valore aggiunto per concessionari, oltre a strumenti di finanziamento e advertising.
Il contesto settoriale resta legato alla dinamica del mercato auto usato, ancora influenzato da prezzi elevati e da un’offerta che si sta gradualmente normalizzando, mentre la domanda è sensibile a tassi di interesse e condizioni di credito.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla stabilità del numero di dealer paying subscribers, sulla capacità di mantenere il pricing power sugli abbonamenti e sull’evoluzione dei ricavi per cliente.
Il mercato osserva con interesse anche il contributo dei servizi ancillari, inclusi finanziamento e prodotti digitali, che possono migliorare la qualità del mix ricavi e sostenere la marginalità.
Tema centrale resta la leva operativa in un contesto meno espansivo rispetto agli anni di picco.
CarGurus viene letta come una storia di normalizzazione del ciclo auto, dove conta la capacità di difendere margini e retention più che l’accelerazione dei volumi complessivi.
Eldorado Gold (EGO) – Dopo la chiusura
Eldorado Gold è un mid-tier gold producer con asset concentrati in Turchia, Canada e Grecia, caratterizzato da un mix tra miniere in produzione e progetti di sviluppo di medio periodo.
Il contesto dei precious metals resta favorevole sul piano dei prezzi, ma il mercato azionario continua a essere selettivo, privilegiando società con profilo di rischio geopolitico gestibile, disciplina sui costi e visibilità produttiva.
In vista dell’earning, l’attenzione è focalizzata sulla stabilità operativa degli asset core, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di convertire prezzi dell’oro sostenuti in free cash flow consistente.
Particolare rilevanza assume l’avanzamento dei progetti di crescita, che devono dimostrare rispetto delle tempistiche e controllo del capex, elementi chiave per rafforzare la credibilità del piano industriale.
Il mercato osserva anche la solidità del bilancio e la flessibilità finanziaria, in un settore dove la disciplina nell’allocazione del capitale è diventata centrale.
Eldorado viene letta come una storia di equilibrio tra crescita e prudenza, dove la qualità dell’execution pesa più della leva ai prezzi dell’oro.
Newmont Mining (NEM) – Dopo la chiusura
Newmont è il principale gold producer globale, con un portafoglio di miniere diversificato tra Nord America, America Latina, Australia e Africa, e una scala che le consente di esercitare un ruolo di riferimento nel settore.
Il contesto dei precious metals resta costruttivo sul piano dei prezzi, ma il mercato azionario è oggi molto attento a disciplina sul capitale, controllo dei costi e razionalizzazione del portafoglio, soprattutto dopo le recenti operazioni straordinarie che hanno ridefinito il perimetro del gruppo.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla coerenza della produzione aggregata, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di tradurre prezzi dell’oro sostenuti in free cash flow significativo.
Centrale anche la lettura delle eventuali dismissioni di asset non core e della strategia di capital allocation, tra riduzione del debito, dividendi e buyback.
Newmont viene interpretata come una storia di integrazione e ottimizzazione su larga scala, dove la priorità non è la crescita dei volumi ma la stabilità dei margini e la credibilità del piano industriale nel medio periodo.
Universal Display Corporation (OLED) – Dopo la chiusura
Universal Display Corporation opera come fornitore chiave di materiali e tecnologie OLED, con un modello basato su vendita di materiali proprietari e su royalty e licensing legati ai brevetti.
Il contesto settoriale resta strettamente connesso al ciclo dell’elettronica di consumo, in particolare smartphone, TV e display premium, ma anche all’espansione in applicazioni emergenti come automotive e wearable.
Il mercato tende a leggere il titolo come una leva sulla penetrazione strutturale della tecnologia OLED, più che sul singolo trimestre.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra sulla dinamica delle vendite di materiali, sulla visibilità delle royalty e sull’andamento degli ordini da parte dei principali produttori asiatici di pannelli.
Centrale anche la valutazione della stabilità dei margini lordi, data la natura ad alto contenuto tecnologico del business, e dei segnali di domanda nei segmenti premium.
OLED viene interpretata come una storia di proprietà intellettuale e leadership tecnologica, dove la qualità del portafoglio brevetti e la visibilità pluriennale delle licenze pesano più della volatilità ciclica di breve periodo.
Walmart (WMT) – Prima dell’apertura
Walmart è il principale retailer al mondo per fatturato, con un modello che integra grande distribuzione fisica, e-commerce e servizi omnicanale, oltre a una crescente esposizione a segmenti a maggiore marginalità come advertising e marketplace di terze parti.
Il contesto competitivo resta intenso, con pressione sui prezzi nel grocery e crescente competizione online, mentre il consumatore statunitense mostra un comportamento selettivo, attento al value for money.
In vista dell’earning, l’attenzione si concentra su same-store sales, mix merceologico e andamento dell’e-commerce, oltre che sulla traiettoria dei margini in un contesto in cui la leva operativa dipende dalla capacità di bilanciare pricing competitivo e controllo dei costi.
Gli investitori osservano con interesse l’espansione dei ricavi ad alto margine, in particolare advertising e servizi per seller, che contribuiscono a migliorare la qualità del profitto.
Walmart viene interpretata come una storia di scala, efficienza e difesa del margine, dove la resilienza dei volumi e la disciplina operativa contano più di eventuali accelerazioni tattiche di breve periodo.
Yeti Holdings (YETI) – Prima dell’apertura
Dati macro principali
Core PCE Price Index, dato di dicembre
Il Core PCE Price Index (Personal Consumption Expenditures) su base mensile rappresenta la misura di inflazione preferita dalla Federal Reserve, in quanto depurata dalle componenti più volatili e più aderente ai cambiamenti nelle abitudini di consumo.
Dopo il +0.2% precedente, il consensus a +0.3% e una previsione a +0.2% pongono il focus su un possibile riaccendersi marginale delle pressioni sui prezzi core.
Un dato pari o inferiore a +0.2% rafforzerebbe la narrativa di progressiva normalizzazione inflazionistica, sostenendo l’ipotesi di maggiore flessibilità futura nella politica monetaria.
Al contrario, una sorpresa al rialzo verso +0.3% o oltre alimenterebbe il timore di persistenza dell’inflazione di fondo, con implicazioni dirette sulle aspettative dei tassi.
Essendo il parametro di riferimento per il target del 2%, la traiettoria del Core PCE incide in modo determinante sulla credibilità del percorso disinflazionistico e sulla valutazione dei rischi per la stabilità dei prezzi.
PIL USA, stima preliminare del quarto trimestre 2025
La stima preliminare del tasso di crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) USA su base trimestrale, relativa al quarto trimestre, rappresenta il principale indicatore sintetico dello stato del ciclo economico.
Dopo il +4.4% precedente, il consensus a +3.0% e una previsione a +3.5% indicano un atteso rallentamento rispetto al ritmo molto sostenuto del trimestre precedente, ma ancora compatibile con un’espansione solida.
Un dato vicino a +3.5% rafforzerebbe la narrativa di crescita resiliente, con implicazioni positive per utili aziendali e domanda interna, ma potenzialmente meno favorevoli sul fronte delle aspettative di allentamento monetario.
Al contrario, una lettura più vicina a +3.0% o inferiore alimenterebbe il tema di una decelerazione più marcata dell’economia, con possibili riflessi su rendimenti obbligazionari e posizionamento azionario.
Essendo una stima preliminare, il dato può essere soggetto a revisioni, ma la sua capacità di influenzare le attese su inflazione e politica monetaria resta immediatamente rilevante per i mercati.
Redditi e spese personali mese su mese, dati di dicembre
I Redditi personali e le Spese personali su base mensile rappresentano un indicatore cruciale per valutare la solidità del consumatore americano, motore principale della crescita USA.
A novembre entrambi avevano mostrato una dinamica sostenuta, con +0.3% per i redditi e +0.5% per le spese.
Per dicembre, il consensus indica +0.3% sui redditi e +0.4% sulle spese, mentre le previsioni più caute stimano +0.1% e 0.0%, segnalando un possibile raffreddamento della domanda interna.
Un dato in linea con il consensus rafforzerebbe la narrativa di consumi ancora resilienti, coerenti con una crescita economica solida.
Al contrario, una lettura vicina a +0.1% sui redditi e stagnazione delle spese suggerirebbe una maggiore prudenza delle famiglie, con implicazioni dirette sulle stime di PIL e utili nel comparto consumer.
La relazione tra redditi e spese sarà centrale per valutare la sostenibilità del ciclo dei consumi e l’evoluzione del tasso di risparmio.
Earning sotto la lente
AngloGold Ashanti PLC (AU) – Prima dell’apertura
AngloGold Ashanti è uno dei principali gold producer globali, con un portafoglio di miniere distribuite tra Africa, Australia e Americhe e una strategia negli ultimi anni orientata alla razionalizzazione del perimetro e alla riduzione del rischio geografico.
Il contesto dei precious metals resta favorevole sul piano dei prezzi, ma il mercato equity continua a privilegiare società con visibilità operativa, disciplina sui costi e solidità del bilancio, soprattutto in presenza di asset distribuiti su più giurisdizioni.
In vista dell’earning, l’attenzione è concentrata sulla stabilità produttiva degli asset core, sull’andamento dell’all-in sustaining cost e sulla capacità di convertire prezzi dell’oro sostenuti in free cash flow consistente.
Particolare rilievo assume la coerenza della guidance annuale, elemento chiave per consolidare la credibilità del management in una fase di riallineamento strategico.
Il mercato osserva inoltre la disciplina nell’allocazione del capitale, tra sviluppo organico e rafforzamento del bilancio.
AngloGold viene letta come una storia di ottimizzazione e consolidamento, dove la qualità dell’execution pesa più dell’eventuale leva tattica ai movimenti del metallo prezioso.
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Non ci sono titoli interessanti da segnalare
Il focus settoriale della settimana
Settore aurifero: leva al prezzo o disciplina industriale?
Il comparto aurifero si presenta a questa stagione di earning in una fase peculiare: prezzi del metallo solidi, volatilità macro persistente e crescente attenzione del mercato alla qualità dell’execution più che alla semplice leva al gold price.
Dopo anni in cui il settore è stato penalizzato per over-expansion, capex elevato e ritorni poco disciplinati, oggi la narrativa è cambiata: gli investitori chiedono free cash flow, controllo dell’all-in sustaining cost e capital allocation rigorosa.
Dal punto di vista industriale, il settore resta strutturalmente complesso: miniere a vita limitata, necessità costante di reinvestimento e rischi geopolitici legati alle giurisdizioni operative.
In questo contesto, i player con asset in Nord America e Australia tendono a ricevere un premio rispetto a quelli esposti a Paesi più instabili.
Centrale è anche il tema dei costi energetici e della manodopera, che incide direttamente sulla difendibilità dei margini.
A livello di mercato azionario, si osserva una netta distinzione tra major a larga scala, più orientate all’ottimizzazione del portafoglio, e mid-tier con maggiore optionality sulla crescita.
Tuttavia, la discriminante vera resta la capacità di trasformare prezzi favorevoli in cassa tangibile e riduzione del debito, evitando acquisizioni diluitive o progetti a ritorno incerto.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- VanEck Gold Miners ETF (GDX), che replica un paniere di grandi e medi produttori auriferi globali, con elevata liquidità e forte sensibilità ai movimenti del metallo.
- VanEck Junior Gold Miners ETF (GDXJ), focalizzato su operatori mid e small cap, con maggiore leva operativa e volatilità superiore, adatto a chi cerca esposizione più dinamica al ciclo aurifero.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Ancora una settimana abbastanza piatta sul fronte dei portafogli di Erere.
Stabile la strategia CFM, che però continua a soffrire una lieve sotto-performance rispetto al benchmark.
Siamo in settimana di scadenza per le posizioni High Probability NPS di febbraio, quindi nel prossimo SMB avrete un aggiornamento del portafoglio di questa strategia incorporata nell’Academy.
Abbiamo anche posizioni aperte nell’ambito di tutte le strategie operative:
- uno short strangle su IWM
- una posizione long call su SPY per la strategia STD SP500
- una posizione long call su SPY e credit put spread su TLT per la strategia TCMR
Per ora, non c’è altro da segnalare.





