https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2025/03/Strategic-Markets-Weekly-Bullettin-v1-square.jpg
677
820
Redazione QuantOptions
https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2020/09/quantoptions-logo.png
Redazione QuantOptions2026-02-16 15:41:162026-02-16 16:24:27Strategic Markets Bulletin del 16 febbraio 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Settimana priva di grandi spunti, quella passata.
Sul fronte degli earning, come segnalato già nel numero precedente, non abbiamo fatto nulla per scelta, visto che questa era per lo più la settimana dei bancari, generalmente poco interessanti in ambito speculativo.
Il rischio, infatti, è quello di vedersi assegnati di titoli che poi si finisce per tenere in portafoglio per molto tempo, facendo molta fatica a gestire vendite di call coperte con rendimenti soddisfacenti su tali titoli.
Un titolo veramente interessante era In Steel Industries (IIIN), ma le chain delle opzioni erano veramente allucinanti, impossibile fare qualche operazione valida.
Peccato, perchè qualsiasi scelta di tipo naked put avrebbe portato qualche soddisfazione.
Sfruttando i nostri algoritmi di screening, abbiamo individuato un solo spunto operativo, alla fine, sul titolo Pinterest (PINS), che ormai conosciamo bene, avendo tradato opzioni su di esso più volte in passato.
Abbiamo ipotizzato tre alternative operative, per tutti gli “stili” di trading, da quello più cautelativo a quello più aggressivo.
La scadenza è febbraio, quindi, per ora, non aggiorniamo la tabella delle operazioni discusse nelle pagine dell’Academy (perché i dettagli delle operazioni sono riservati agli abbonati), e vi rimandiamo alla prossima settimana (se ci saranno novità).
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 12 gennaio 2026 in sintesi
Dati solidi, sorprese diffuse: l’economia USA apre il 2026 con slancio
Il flusso di dati macroeconomici pubblicati nella settimana del 12–16 gennaio 2026 restituisce un quadro complessivamente più solido delle attese, caratterizzato da sorprese positive diffuse e dall’assenza di segnali di deterioramento ciclico nel breve periodo.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione di dicembre ha confermato una dinamica di disinflazione graduale ma non lineare.
La headline annuale si è stabilizzata al 2.7%, mentre la core al 2.6% ha mostrato un raffreddamento più evidente delle pressioni sottostanti, coerente con un rientro ordinato dell’inflazione senza segnali di riaccelerazione.
In parallelo, il PPI di ottobre e novembre ha evidenziato un netto raffreddamento delle pressioni a monte, rafforzando la lettura di un ciclo inflattivo in progressiva normalizzazione lungo la filiera.
Dal lato della domanda, le Retail Sales di novembre (+0.6% MoM) hanno sorpreso nettamente al rialzo, segnalando consumi ancora robusti e una domanda interna resiliente nonostante condizioni finanziarie restrittive.
Anche il comparto immobiliare ha mostrato segnali migliori delle attese, con le vendite di case esistenti di dicembre a 4.35M, mentre il calo dei mutui trentennali al 6.18% ha contribuito a ridurre, seppur marginalmente, la pressione sull’affordability.
Il mercato del lavoro resta un pilastro di stabilità, come evidenziato dalle richieste iniziali di sussidi scese a 198K, livelli compatibili con un’economia ancora lontana da una fase recessiva.
Infine, i survey manifatturieri regionali hanno sorpreso in modo marcato: sia il NY Empire State Index (7.7) sia il Philadelphia Fed Index (12.6) hanno registrato inversioni nette in territorio espansivo, segnalando un miglioramento del sentiment industriale a inizio 2026.
Nel complesso, i dati delineano un’economia statunitense resiliente, con inflazione in raffreddamento, domanda ancora solida e segnali di stabilizzazione ciclica più diffusi del previsto.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 12 gennaio
Nessun dato rilevante a calendario
Martedì 13 gennaio
Inflazione headline e core, MoM e YoY, dati riferiti a dicembre 2025
I dati sull’inflazione USA di dicembre 2025 hanno confermato un quadro di disinflazione ordinata ma non ancora conclusa, senza elementi di rottura rispetto al trend recente.
La headline mensile a 0.3%, perfettamente in linea con il consensus, segnala una dinamica dei prezzi ancora stabile, coerente con un contesto di domanda che rallenta gradualmente senza contrazioni brusche.
Su base annua, la headline al 2.7% YoY, invariata rispetto a novembre, indica che il processo di rientro dell’inflazione si è temporaneamente arrestato, pur restando lontano dai picchi del 2022.
Più costruttiva la lettura della core inflation, con il dato mensile a 0.2%, inferiore alle attese, che riflette un raffreddamento delle pressioni sottostanti sui servizi.
La core annuale al 2.6% YoY, sotto il consensus, rafforza l’idea di un rientro graduale ma strutturale dell’inflazione di fondo, elemento chiave per le valutazioni di politica monetaria della Federal Reserve (Fed).
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Bureau of Labor Statistics
Federal Reserve Bank of St. Louis
Mercoledì 14 gennaio
Producer Price Index (PPI) – MoM ottobre e novembre
I dati sul Producer Price Index (PPI) di ottobre e novembre 2025 indicano un netto raffreddamento delle pressioni sui prezzi alla produzione dopo il forte rimbalzo osservato a settembre.
Il dato di ottobre a 0.1% MoM, significativamente inferiore sia al precedente 0.6% di settembre sia alla previsione di consenso a 0.3%, segnala un rapido rientro delle tensioni sui costi upstream, in particolare nei comparti energetici e dei beni intermedi.
La lettura di novembre a 0.2% MoM, perfettamente in linea con consensus e stime, conferma una dinamica dei prezzi più contenuta e coerente con una normalizzazione graduale del ciclo inflattivo.
Nel complesso, la sequenza ottobre-novembre suggerisce un contesto di disinflazione a monte della filiera, elemento rilevante perché riduce il rischio di nuove pressioni sui prezzi al consumo nei mesi successivi.
Il PPI rafforza quindi la narrativa di un rallentamento strutturale delle pressioni inflazionistiche, senza segnali di riaccelerazione nel breve periodo.
Retail Sales MoM – Mese di novembre
Il dato sulle Retail Sales di novembre 2025 ha mostrato una crescita nettamente superiore alle attese, segnalando una tenuta sorprendente dei consumi statunitensi nel finale d’anno.
La variazione mensile a 0.6%, ben oltre il consensus a 0.4% e la previsione a 0.3%, rappresenta un’accelerazione significativa rispetto al -0.1% di ottobre, invertendo il segnale di rallentamento emerso nel mese precedente.
La lettura indica una domanda interna ancora solida, sostenuta da redditi reali in miglioramento e da un mercato del lavoro resiliente, nonostante condizioni finanziarie restrittive.
Dal punto di vista macro, il dato rafforza l’idea di una crescita trainata dai consumi, riducendo nel breve termine il rischio di un rallentamento brusco dell’attività economica.
Allo stesso tempo, una dinamica dei consumi così robusta rappresenta un elemento di attenzione per la Federal Reserve (Fed), perché potrebbe limitare la velocità del processo disinflattivo osservato negli ultimi mesi.
Vendite di case esistenti – Mese di dicembre
Il dato sulle vendite di case esistenti di dicembre 2025 ha sorpreso in positivo, segnalando una maggiore resilienza del mercato immobiliare residenziale statunitense rispetto alle attese.
Il volume annualizzato di 4.35M, superiore sia al precedente 4.14M sia al consensus a 4.21M, e nettamente sopra la previsione più prudente a 4.06M, indica un miglioramento dell’attività nel segmento delle transazioni su immobili esistenti.
La dinamica suggerisce un parziale adattamento della domanda a tassi ipotecari ancora elevati, favorito da un’offerta strutturalmente limitata e da condizioni occupazionali solide.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato rafforza la stabilità del settore immobiliare, riducendo il rischio di un contributo fortemente negativo alla crescita nel breve periodo.
Resta tuttavia evidente che il recupero avviene su livelli storicamente depressi, confermando un mercato ancora lontano da una piena normalizzazione ciclica secondo i parametri della National Association of Realtors (NAR).
Tasso dei mutui trentennali al 9/1
Il tasso sui mutui trentennali negli Stati Uniti al 9 gennaio 2026, pari a 6.18%, ha registrato un calo rispetto al 6.25% della settimana precedente, confermando un moderato allentamento delle condizioni di finanziamento nel comparto residenziale.
La variazione settimanale riflette una riduzione dei rendimenti obbligazionari di riferimento, che si è progressivamente trasmessa ai tassi ipotecari offerti alle famiglie.
Pur restando su livelli storicamente elevati rispetto al periodo pre-2022, il tasso al 6.18% rappresenta un segnale marginalmente favorevole per l’accessibilità al credito, soprattutto per gli acquirenti sensibili al costo della rata.
Dal punto di vista macro, tassi ipotecari in lieve discesa contribuiscono a stabilizzare la domanda immobiliare, senza però innescare una ripresa significativa delle transazioni.
Il dato è coerente con un mercato immobiliare ancora condizionato da affordability compressa, ma meno penalizzato rispetto ai picchi di costo del credito osservati nei mesi precedenti.
Per approfondimenti:
Bureau of Labor Statistics
Bureau of Labor Statistics
Federal Reserve Bank of St. Louis
U.S. Census Bureau
U.S. Census Bureau
Federal Reserve Bank of St. Louis
National Association of Realtors
National Association of Realtors
Federal Reserve Bank of St. Louis
Freddie Mac
Federal Reserve Bank of St. Louis
Giovedì 15 gennaio
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali al 10/1
Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione nella settimana conclusasi il 10 gennaio 2026 ha evidenziato una sorpresa positiva sul fronte del mercato del lavoro.
Le initial jobless claims a 198K, nettamente inferiori sia al consensus a 215K sia alla previsione a 212K, e in calo rispetto alle 207K della settimana precedente, indicano un livello di licenziamenti ancora estremamente contenuto.
La lettura rafforza il segnale di elevata resilienza dell’occupazione, coerente con un mercato del lavoro che continua a operare in condizioni di sostanziale equilibrio tra domanda e offerta di lavoro.
Dal punto di vista macroeconomico, claims stabilmente sotto la soglia delle 200K sono compatibili con una crescita moderata ma solida, riducendo il rischio di un deterioramento improvviso del ciclo.
Allo stesso tempo, una tenuta così marcata dell’occupazione rappresenta un fattore di attenzione per la Federal Reserve (Fed), poiché può limitare la velocità di raffreddamento delle dinamiche salariali.
NY Empire State Manufacturing Index di gennaio
Il NY Empire State Manufacturing Index di gennaio 2026 ha segnato un miglioramento molto più forte delle attese, indicando un cambio di passo del sentiment manifatturiero nella regione.
Il valore di 7.7 ha superato nettamente il consensus a 1.0 e ha invertito il segnale negativo di dicembre (-3.7), riportando l’indicatore in territorio espansivo.
La sorpresa suggerisce condizioni operative percepite in miglioramento e un avvio d’anno più costruttivo per l’industria regionale, pur ricordando che l’Empire State è un indicatore regionale e volatile.
In ottica macro, un rimbalzo di questa ampiezza è un segnale di resilienza ciclica nel comparto manifatturiero, da confrontare con gli indicatori nazionali nelle settimane successive.
Philadelphia Fed Manufacturing Index, mese di gennaio
Il Philadelphia Fed Manufacturing Index di gennaio 2026 ha registrato un’inversione netta del sentiment manifatturiero, sorprendendo ampiamente il mercato.
Il dato ufficiale a 12.6 è balzato dal -8.8 di dicembre, superando in modo marcato sia il consensus (-2) sia la previsione (-4), e riportando l’indicatore in territorio espansivo.
L’ampiezza del movimento segnala un miglioramento rapido delle condizioni operative percepite dalle imprese del Terzo Distretto, con un cambio di passo rispetto alla debolezza di fine 2025.
In chiave macro, la sorpresa positiva suggerisce una manifattura regionale più resiliente, pur restando un indicatore intrinsecamente volatile e quindi da confermare con i prossimi rilasci e con gli indicatori nazionali.
Venerdì 16 gennaio
Nessun dato rilevante a calendario
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
L’attuale scenario di mercato conferma la validità delle nostre precedenti analisi algoritmiche.
La settimana appena conclusa ha sancito l’esaurimento della spinta inerziale del benchmark statunitense, innescando una correzione tecnica attesa, mentre il comparto della volatilità ha mostrato i primi segnali di un fisiologico risveglio statistico.
VIX – Mean reversion e re-pricing del rischio
Il regime di bassa volatilità che ha caratterizzato il mercato da fine novembre ha agito, come previsto, da “incubatore” per l’attuale fase di espansione.
Il recente scatto di nervosismo del VIX non deve essere interpretato come un segnale di inversione sistemica, quanto piuttosto come un fisiologico rilascio di potenziale accumulato durante mesi di compressione eccessiva.
Sotto il profilo statistico, assistiamo a un movimento di mean reversion: i premi al rischio sono stati riprezzati al rialzo a causa di catalizzatori esogeni, tra cui le recenti letture sui dati inflattivi e le tensioni geopolitiche.
Questo “risveglio della tigre” rappresenta un necessario ricalcolo del sentiment che, pur interrompendo la compiacenza precedente, non inficia al momento la struttura di lungo periodo.
S&P 500 – Resistenza strutturale e “scudo” opzionale
Il benchmark statunitense ha chiuso l’ottava a 6940.01 punti (-0.38%), confermando la natura di “espansione inerziale” da noi precedentemente segnalata.
Analisi algoritmica: la struttura rimane lateral-rialzista, ma manca ancora la violazione dei livelli dinamici proprietari necessaria per validare un nuovo ciclo impulsivo energico.
Dinamica dei derivati: ll mercato sconta una massiccia concentrazione di open interest sul lato call strike 7000.
Questa barriera agisce da “scudo” tecnico e psicologico: la pressione in vendita su tale soglia limita la convessità dei prezzi (tappo alla volatilità), impedendo un rally sostenuto.
Senza un vigoroso superamento di tale livello e il conseguente gamma squeezing, il trend rimarrà confinato in un trading range limitato.
Stagionalità – Ancora nervosismo
In linea con la ciclicità stagionale, prevediamo per la prossima settimana il persistere di uno stato di nervosismo.
La recente chiusura negativa funge da conferma del deterioramento del momentum di breve periodo.
Il mercato si prepara a una fase di instabilità intraday e ricalibrazione dei premi al rischio, tipica dei periodi di transizione.
L’incremento della domanda di hedging (coperture) suggerisce che la volatilità rimarrà persistente, fungendo da preludio a una nuova fase di consolidamento strutturale.
Conclusione
Il mercato si trova in una fase di stallo tecnico controllato.
Sebbene il trend di fondo non sia compromesso, la presenza dello scudo opzionale a quota 7000 e il risveglio stagionale del VIX impongono un approccio prudenziale.
Monitoreremo con estrema attenzione i volumi sui livelli dinamici proprietari: solo una rottura decisa dei massimi recenti potrà invalidare l’attuale fase di correzione tecnica.
Calendario eventi dal 19 al 23 gennaio
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo spesso negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Atterraggio morbido sotto la lente: macro in continuità ed earning come stress test del 2026
I dati macro attesi nei prossimi giorni dovrebbero confermare uno scenario di continuità, più che di svolta, per l’economia statunitense a inizio 2026.
Il mercato del lavoro resterà sotto osservazione tramite jobless claims e ADP, con attese coerenti con una tenuta occupazionale solida, ma priva di segnali di riaccelerazione.
Sul fronte dei prezzi, i PCE di ottobre e novembre, metrica chiave per la Federal Reserve (Fed), sono attesi mostrare un ulteriore raffreddamento graduale, soprattutto nella componente core, senza però un rientro rapido verso il target del 2%.
I dati su redditi e spese personali serviranno a valutare la sostenibilità dei consumi, che restano il principale motore della crescita, mentre i PMI Flash e il Michigan Consumer Sentiment offriranno una lettura anticipatrice del clima economico a inizio anno.
Nel complesso, il quadro atteso è quello di crescita moderata, inflazione in normalizzazione e domanda ancora resiliente, coerente con uno scenario di atterraggio morbido, più che con un cambio di regime macroeconomico.
La settimana di earning in arrivo si presenta particolarmente densa e trasversale, con pubblicazioni che coprono financials, industrial cyclicals, healthcare, tecnologia e consumer staples, offrendo una fotografia ampia dello stato del ciclo economico a inizio 2026.
Il filo conduttore non è tanto la crescita headline, quanto la qualità degli utili, la tenuta dei margini e la capacità delle aziende di adattarsi a uno scenario di normalizzazione macro dopo anni di forti discontinuità.
Nei settori più ciclici, l’attenzione resta su volumi, costi e disciplina del capitale, mentre nei comparti difensivi e strutturalmente growth il focus si sposta su visibilità dei flussi di cassa e sostenibilità del modello.
Nel complesso, il mercato utilizzerà questa tornata di risultati soprattutto per validare o correggere le aspettative per il 2026, più che per reagire a singole sorprese trimestrali.
Dati macro principali
Mercati chiusi per festività
Earning sotto la lente
Mercati chiusi per festività
Dati macro principali
ADP Employment Change
Il dato ADP Employment Change rappresenta un’indicazione preliminare sull’andamento dell’occupazione nel settore privato, utile per valutare la direzione del mercato del lavoro in vista dei dati ufficiali.
La lettura precedente a 11.75K si colloca su livelli estremamente contenuti, coerenti con una fase di normalizzazione dell’occupazione dopo gli eccessi di volatilità osservati negli anni post-pandemia.
In assenza di consensus e previsioni ufficiali, l’attenzione del mercato sarà rivolta soprattutto alla direzione del dato, più che alla sua entità assoluta.
Un valore simile al precedente indicherebbe una crescita occupazionale moderata, compatibile con un mercato del lavoro ancora solido ma meno surriscaldato.
Al contrario, uno scostamento significativo fornirebbe un segnale anticipatore rilevante per la lettura del prossimo Employment Report, pur ricordando che la correlazione tra ADP e Non-Farm Payrolls (NFP) resta imperfetta e variabile nel tempo.
Earning sotto la lente (solo post market, per festività 19/1)
Interactive Brokers (IBKR) – Dopo la chiusura
Interactive Brokers (IBKR) si presenta all’appuntamento con gli utili in una fase in cui il modello di business resta fortemente sensibile ai volumi di trading e al livello dei tassi.
La società opera come broker elettronico globale a basso costo, con una piattaforma orientata a trader attivi, investitori professionali e clientela istituzionale, distinguendosi per scalabilità tecnologica e struttura dei costi estremamente efficiente.
Il contesto settoriale rimane competitivo, con pressione sui prezzi e crescente attenzione alla qualità dell’esecuzione, ma IBKR continua a beneficiare di una base clienti in espansione e di un’elevata incidenza di net interest income legata ai saldi di cassa e al margin lending.
In uno scenario di volatilità contenuta, il mercato osserva con attenzione la tenuta dei DARTs e la capacità di preservare la redditività per conto.
Sul fronte strategico, restano rilevanti gli investimenti in nuovi prodotti, mercati predittivi e offerta crypto tramite partner, mentre gli analisti mantengono un’impostazione costruttiva, pur riconoscendo una maggiore normalizzazione delle dinamiche operative rispetto agli anni precedenti.
Netflix (NFLX) – Dopo la chiusura
Netflix (NFLX) arriva agli utili con un modello di business ormai pienamente maturo, in cui la crescita dipende sempre più da monetizzazione e pricing piuttosto che dalla sola espansione della base utenti.
Il gruppo resta il leader globale dello streaming, con un vantaggio competitivo fondato su scala, dati proprietari e capacità di investimento nei contenuti, in un contesto settoriale che rimane altamente competitivo.
Il mercato continua a monitorare l’evoluzione del piano con pubblicità, elemento chiave per ampliare il bacino di utenti e migliorare l’ARPU, insieme agli effetti strutturali della stretta sulla condivisione delle password, che ha già mostrato impatti positivi sul numero di abbonamenti paganti.
Sul fronte dei costi, l’attenzione è rivolta alla disciplina sugli investimenti in contenuti e alla generazione di free cash flow, ormai centrale nella narrativa azionaria.
Le aspettative degli analisti restano costruttive, ma sempre più legate alla sostenibilità dei margini e alla capacità di difendere la leadership competitiva nel medio periodo.
United Airlines (UAL) – Dopo la chiusura
United Airlines (UAL) si presenta agli utili in un contesto ancora favorevole per il settore aereo statunitense, sostenuto da una domanda di viaggio solida, in particolare sul segmento premium e internazionale.
Il gruppo si distingue per un network globale ad alta componente long-haul, che storicamente consente una migliore leva operativa nelle fasi di ciclo positivo, ma espone anche a una maggiore volatilità dei costi.
Il mercato osserva con attenzione l’evoluzione dei ricavi unitari, il contributo delle rotte internazionali e la capacità di gestire un livello di costi strutturalmente più elevato, con focus su carburante, lavoro e manutenzione.
Centrale resta anche il tema della capacità, in un contesto in cui l’offerta del settore cresce in modo non uniforme.
Sul piano finanziario, l’attenzione è rivolta alla riduzione dell’indebitamento e alla generazione di free cash flow, elementi chiave per rafforzare il profilo di rischio.
Le valutazioni degli analisti restano generalmente costruttive, pur riconoscendo una sensibilità elevata al contesto macro e geopolitico.
Dati macro principali
Tasso dei mutui trentennali al 16/1
Il tasso dei mutui trentennali in pubblicazione mercoledì 21 gennaio 2026, riferito alla settimana del 16 gennaio, sarà osservato con attenzione come indicatore chiave delle condizioni finanziarie nel settore immobiliare.
Il dato precedente al 6.18% ha segnato un moderato allentamento rispetto ai valori di fine 2025, contribuendo a ridurre marginalmente la pressione sull’accessibilità al credito per le famiglie.
In assenza di consensus ufficiali, l’attenzione del mercato si concentrerà sulla continuità o meno della fase di stabilizzazione dei tassi ipotecari, più che sull’entità della variazione settimanale.
Una conferma su livelli simili rafforzerebbe l’idea di un plateau dei costi di finanziamento, coerente con rendimenti obbligazionari meno volatili.
Al contrario, un ritorno al rialzo riaccenderebbe le preoccupazioni sull’affordability, elemento cruciale per l’evoluzione delle vendite residenziali nei prossimi mesi.
Pending Home Sales di dicembre, mese su mese e anno su anno
Il dato sulle Pending Home Sales di dicembre 2025 fornirà un’indicazione anticipatrice cruciale sull’andamento delle compravendite residenziali nei mesi successivi, in un contesto ancora condizionato da tassi ipotecari elevati.
La variazione mensile attesa a 1.4%, in rallentamento rispetto al 3.3% precedente, suggerisce una perdita di slancio della domanda, coerente con un mercato che fatica a mantenere continuità dopo i rimbalzi autunnali.
Su base annua, la crescita prevista allo 0.2%, in netto calo dal 2.6% precedente, segnala un raffreddamento del confronto tendenziale, riflettendo condizioni di affordability ancora restrittive.
In chiave macro, una lettura in linea con le attese confermerebbe un mercato immobiliare stabile ma fragile, in cui ogni miglioramento resta fortemente dipendente dalla dinamica dei tassi di finanziamento.
Eventuali scostamenti rilevanti avrebbero implicazioni dirette sulle aspettative di attività nel settore housing all’inizio del 2026.
Earning sotto la lente
Ally Financial (ALLY) – Prima dell’apertura
Ally Financial (ALLY) si avvicina agli utili in una fase delicata per il credito al consumo, con particolare attenzione al finanziamento auto, core business storico del gruppo.
Ally opera come banca digitale con forte specializzazione nell’auto lending, affiancata da attività di depositi online, insurance e servizi finanziari complementari, in un contesto competitivo che resta intenso sia sul pricing sia sulla qualità del credito.
Il mercato guarda con attenzione all’evoluzione delle credit losses, alla dinamica dei delinquencies e alla capacità di assorbire un contesto di tassi ancora restrittivi senza deterioramenti eccessivi.
Centrale è anche la traiettoria del net interest margin, influenzata dal costo dei depositi e dal repricing del portafoglio prestiti.
Sul piano strategico, Ally continua a puntare su semplificazione operativa, disciplina del capitale e rafforzamento della base depositi retail.
Le aspettative degli analisti restano prudenti, con focus sulla tenuta del profilo di rischio e sulla normalizzazione del ciclo creditizio.
Banner Corporation (BANR) – Dopo la chiusura
Banner Corporation (BANR) affronta la stagione degli utili in un contesto ancora selettivo per le banche regionali, dove la differenza è fatta da qualità del credito e stabilità della raccolta.
Il gruppo opera prevalentemente come commercial bank nel Pacific Northwest, con un modello focalizzato su commercial real estate, commercial & industrial lending e clientela retail locale, storicamente caratterizzato da un profilo di rischio prudente.
L’attenzione del mercato resta concentrata sull’andamento del net interest margin, penalizzato da costi di funding più elevati, e sulla capacità di mantenere una base depositi stabile senza ricorrere a eccessive concessioni sul pricing.
Particolare rilievo assume la qualità del portafoglio crediti, soprattutto sul fronte immobiliare commerciale, tema sensibile per l’intero comparto.
Sul piano operativo, BANR continua a puntare su disciplina dei costi, solidità patrimoniale e crescita selettiva.
Le aspettative degli analisti riflettono un approccio costruttivo ma prudente, con enfasi sulla resilienza del modello in una fase di normalizzazione ciclica.
Halliburton (HAL) – Prima dell’apertura
Halliburton (HAL) si avvicina agli utili in un contesto di normalizzazione del ciclo energetico, con un settore dei servizi oilfield che mostra dinamiche divergenti tra Nord America e mercati internazionali.
La società resta uno dei principali player globali nei servizi per esplorazione e produzione, con un’esposizione significativa a completion, drilling e digital solutions, e una crescente enfasi sulle attività fuori dagli Stati Uniti.
Il mercato osserva con attenzione l’andamento dell’attività onshore USA, dove la disciplina di spesa degli operatori E&P continua a limitare la crescita, a fronte di una domanda internazionale più resiliente, sostenuta da progetti di medio-lungo periodo.
Centrale resta anche la capacità di difendere i margini, in un contesto di pressione sui prezzi e costi operativi ancora elevati.
Sul piano strategico, HAL continua a puntare su tecnologia proprietaria, efficienza operativa e ritorno di capitale agli azionisti.
Le aspettative degli analisti rimangono generalmente costruttive, ma condizionate dalla visibilità sulla spesa upstream globale e dalla stabilità dei prezzi energetici.
Johnson & Johnson (JNJ) – Prima dell’appertura
Johnson & Johnson (JNJ) si presenta agli utili con un profilo di difensività e visibilità che continua a distinguerla all’interno del settore healthcare.
Dopo la separazione del business consumer, il gruppo è oggi focalizzato su pharmaceuticals e medical devices, con una struttura più snella e una maggiore esposizione a segmenti a più elevata marginalità e contenuto innovativo.
Il mercato guarda con attenzione alla performance della divisione farmaceutica, in particolare ai franchise in immunologia, oncologia e neuroscienze, che rappresentano il principale motore di crescita, mentre il segmento medical devices è valutato in termini di recupero della domanda procedurale e miglioramento dei margini.
Restano sullo sfondo le tematiche legali, considerate però gestibili alla luce della solidità patrimoniale del gruppo.
Le aspettative degli analisti rimangono complessivamente costruttive, con focus sulla stabilità dei flussi di cassa, sulla disciplina del capitale e sulla capacità di sostenere una crescita graduale ma di qualità nel medio periodo.
Knight-Swift Transportation Holdings (KNX) – Dopo la chiusura
Knight-Swift Transportation (KNX) arriva agli utili in una fase ancora complessa per il settore del trasporto merci su gomma, caratterizzata da domanda debole, eccesso di capacità e pressione sui freight rates.
Il gruppo è uno dei principali operatori nordamericani nel truckload, con una piattaforma integrata che include logistics e intermodal, e un posizionamento orientato a scala operativa ed efficienza dei costi.
Il mercato osserva con attenzione l’evoluzione del pricing contrattuale, i livelli di utilization della flotta e la capacità di contenere i costi operativi, in particolare carburante, salari e manutenzione.
Centrale resta anche la gestione del capitale in una fase di ciclo depresso, con focus su free cash flow e disciplina sugli investimenti.
Sul piano strategico, KNX continua a puntare sulla diversificazione dei servizi e su un bilancio solido per attraversare la fase di normalizzazione.
Le aspettative degli analisti restano prudenti, ma riconoscono il valore della leadership dimensionale in ottica di recupero ciclico.
Dati macro principali
PIL USA, dato definitivo QoQ, terzo trimestre 2025
La pubblicazione del PIL USA definitivo del terzo trimestre 2025, attesa per giovedì 22 gennaio 2026, rappresenta un passaggio rilevante per confermare la reale intensità della crescita estiva.
Il dato precedente al 3.8% QoQ annualizzato era già indicativo di un’espansione robusta, ma consensus e previsione allineati al 4.3% suggeriscono una revisione al rialzo significativa del quadro macro.
Un PIL definitivo a 4.3% confermerebbe una domanda interna particolarmente solida, sostenuta da consumi resilienti e contributi positivi degli investimenti, nonostante condizioni finanziarie restrittive.
Dal punto di vista macroeconomico, una revisione di questa entità rafforzerebbe la narrativa di un’economia statunitense ancora in fase espansiva nella seconda metà del 2025, riducendo retrospettivamente il rischio di hard landing.
Il dato finale sarà inoltre cruciale per valutare la coerenza tra crescita reale e processo di disinflazione, tema centrale per l’impostazione della politica monetaria nel 2026.
PCE Price Index di ottobre e novembre 2025, dati mensili e annuali (solo headline)
La pubblicazione del PCE Price Index di ottobre e novembre 2025 rappresenta un passaggio centrale per valutare l’evoluzione dell’inflazione secondo la metrica preferita dalla Federal Reserve (Fed), soprattutto dopo i segnali di raffreddamento emersi dagli ultimi dati CPI e PPI.
Sul fronte core, il dato di settembre a 0.2% MoM ha indicato una dinamica dei prezzi sottostanti ancora moderata, mentre la previsione per ottobre a 0.1% suggerisce un ulteriore rallentamento delle pressioni inflazionistiche di fondo.
Per novembre, consensus a 0.2% e previsione a 0.1% riflettono attese di volatilità contenuta, ma con un bias complessivamente disinflattivo.
Per quanto riguarda la headline, il dato mensile di settembre a 0.3% è atteso rallentare a 0.2% in ottobre, livello su cui risultano allineati consensus e stime, indicando una normalizzazione della dinamica complessiva dei prezzi.
Su base annua, la headline al 2.8% di settembre è prevista scendere al 2.7% in ottobre e restare su quel livello anche a novembre, confermando un processo di disinflazione graduale ma non ancora concluso.
Nel complesso, i PCE attesi rafforzano lo scenario di raffreddamento progressivo dell’inflazione, elemento cruciale per le valutazioni di politica monetaria nel 2026, pur in assenza di segnali di rientro rapido verso il target del 2%.
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione al 17/1
Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione relativo alla settimana conclusasi il 17 gennaio 2026 sarà osservato come termometro ad alta frequenza delle condizioni del mercato del lavoro.
Il precedente a 198K ha segnalato licenziamenti su livelli storicamente contenuti, coerenti con un’occupazione ancora resiliente.
Il consensus a 205K, a fronte di una previsione più bassa a 195K, riflette attese di lieve volatilità settimanale senza un cambiamento strutturale del quadro.
Una lettura vicina alla previsione rafforzerebbe l’idea di un mercato del lavoro stabile, compatibile con una crescita moderata e priva di segnali di stress improvviso.
Al contrario, un dato in linea o superiore al consensus indicherebbe una normalizzazione graduale, comunque coerente con livelli occupazionali solidi.
In chiave macro, claims stabilmente intorno alle 200K restano incompatibili con uno scenario recessivo nel breve periodo.
Redditi e spese personali, dati mese su mese di ottobre e novembre
I dati su redditi e spese personali di ottobre e novembre 2025 saranno centrali per valutare la sostenibilità della domanda interna nella parte finale dell’anno, soprattutto in relazione al processo di disinflazione in corso.
Sul fronte dei redditi, il dato di settembre a 0.4% MoM ha indicato una crescita ancora solida, mentre la previsione per ottobre a 0.3% suggerisce un lieve rallentamento, coerente con un mercato del lavoro in fase di normalizzazione.
Per novembre, il consensus a 0.4% e la previsione a 0.3% riflettono attese di tenuta dei redditi, senza segnali di accelerazione.
Più articolato il quadro delle spese personali. Dopo il 0.3% di settembre, la previsione per ottobre a 0.1% indica una pausa della dinamica dei consumi, compatibile con cautela delle famiglie e condizioni finanziarie ancora restrittive.
Al contrario, per novembre il consensus a 0.5% e la previsione a 0.4% suggeriscono un rimbalzo significativo della spesa, potenzialmente legato a fattori stagionali e a un miglioramento dei redditi reali.
Nel complesso, le attese delineano un consumatore statunitense ancora resiliente, ma più selettivo, con consumi che restano il principale motore della crescita, pur mostrando maggiore sensibilità al contesto macro.
Earning sotto la lente
Alcoa (AA) – Dopo la chiusura
Alcoa (AA) si avvicina agli utili in un contesto ancora volatile per il settore dei metalli industriali, fortemente influenzato dall’andamento della domanda globale, in particolare da Cina e settori ciclici come automotive e costruzioni.
Il gruppo è uno dei principali produttori integrati di alluminio e allumina, con un’esposizione significativa ai prezzi delle commodity e ai costi energetici.
Il mercato osserva con attenzione l’evoluzione dei prezzi dell’alluminio, la dinamica dei premi regionali e la capacità di mitigare l’impatto di energia e materie prime sui margini.
Centrale resta anche l’esecuzione delle iniziative di ottimizzazione del portafoglio produttivo e di riduzione dei costi, in un contesto di elevata ciclicità.
Sul piano strategico, Alcoa continua a enfatizzare disciplina finanziaria e sostenibilità, con focus su asset a minore intensità carbonica.
Le aspettative degli analisti rimangono prudenti, riflettendo una visibilità limitata sul ciclo e un’elevata sensibilità alle condizioni macro globali.
Abbott Laboratories (ABT) – Prima dell’apertura
Abbott Laboratories (ABT) si presenta agli utili con un profilo di qualità e visibilità che continua a renderla uno dei nomi più difensivi del settore healthcare.
Il gruppo opera con un modello ampiamente diversificato, che combina medical devices, diagnostica, nutrizione e una presenza più limitata nel farmaceutico branded, riducendo la dipendenza da singoli prodotti o brevetti.
Il mercato guarda con particolare attenzione alla performance dei medical devices, soprattutto nel segmento cardiovascular e diabetes care, dove l’adozione dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio resta un driver strutturale di crescita.
Sul fronte diagnostico, il confronto avviene con basi di ricavi più normalizzate rispetto al periodo pandemico, rendendo centrale la tenuta dei volumi core.
La struttura finanziaria rimane solida, con margini resilienti e forte generazione di cassa.
Le aspettative degli analisti restano costruttive, concentrate sulla crescita organica sostenibile e sulla capacità di difendere la redditività nel medio periodo.
ACM Research (ACMR) – Prima dell’apertura
ACM Research (ACMR) si avvicina agli utili in un contesto di ripresa selettiva del ciclo dei semiconduttori, con una dinamica fortemente differenziata tra mercati finali e aree geografiche.
società è specializzata in equipment per la pulizia e il trattamento dei wafer, con un posizionamento particolarmente solido presso i foundry e memory maker cinesi, elemento distintivo rispetto ai peer occidentali.
Il mercato monitora con attenzione l’evoluzione degli ordini e della pipeline commerciale, in un quadro in cui le restrizioni tecnologiche USA-Cina continuano a rappresentare un fattore strutturale di incertezza, ma non hanno finora impedito una crescita significativa del business domestico cinese.
Centrale resta anche la capacità di scalare la redditività, preservando i margini in presenza di investimenti elevati in R&D e capacità produttiva.
Sul piano strategico, ACMR punta a un progressivo ampliamento dell’offerta verso nodi più avanzati.
Le aspettative degli analisti rimangono costruttive, pur riconoscendo un profilo di rischio geopolitico non trascurabile.
Freeport-McMoRan (FCX) – Prima dell’apertura
Freeport-McMoRan (FCX) si presenta agli utili in un contesto di elevata sensibilità macro per il settore minerario, con il rame al centro delle aspettative legate a transizione energetica e investimenti infrastrutturali globali.
Il gruppo è uno dei principali produttori mondiali di rame e oro, con asset di primaria importanza in Nord America, Sud America e Indonesia, che garantiscono scala e qualità delle risorse.
Il mercato osserva con attenzione l’andamento dei prezzi del rame, la stabilità operativa di siti chiave come Grasberg, e l’evoluzione dei costi unitari, in particolare su energia e manodopera.
Centrale resta anche la gestione del capex e la capacità di mantenere una generazione di free cash flow coerente con la politica di ritorno di capitale.
In un contesto di domanda ancora ciclica, ma strutturalmente supportata, le aspettative degli analisti restano costruttive, pur riconoscendo una volatilità elevata legata al ciclo delle commodity e alla traiettoria della crescita globale.
Intel Corporation (INTC) – Dopo la chiusura
Intel (INTC) si avvicina agli utili in una fase cruciale del proprio percorso di trasformazione strategica, con l’obiettivo di rilanciare la competitività tecnologica e ridurre il divario con i principali concorrenti.
Il gruppo opera lungo l’intera catena del valore dei semiconduttori, combinando design, produzione e servizi di fonderia, in un contesto settoriale caratterizzato da intensa competizione e ciclicità ancora marcata.
Il mercato osserva con attenzione l’evoluzione della divisione foundry, elemento chiave del piano di lungo periodo, e i progressi sul fronte dei processi produttivi avanzati, determinanti per il recupero di quota nei segmenti data center e PC.
Centrale resta anche la dinamica dei margini, ancora sotto pressione per effetto di investimenti elevati e volumi non pienamente recuperati.
Sul piano finanziario, l’attenzione è rivolta alla disciplina del capitale e alla sostenibilità del profilo di cassa.
Le aspettative degli analisti restano caute, con focus sulla credibilità dell’esecuzione e sui tempi di un effettivo turnaround.
Intuitive Surgical (ISRG) – Dopo la chiusura
Intuitive Surgical (ISRG) si presenta agli utili con un profilo di crescita strutturale e alta visibilità, sostenuto dalla diffusione globale della chirurgia robotica.
Il gruppo è leader nel segmento grazie alla piattaforma da Vinci, che beneficia di un modello di ricavi ricorrenti legato a strumenti, accessori e servizi, oltre alle vendite di sistemi, creando una base installata con forte effetto di lock-in.
Il mercato osserva con attenzione la dinamica delle procedure chirurgiche, principale driver di crescita, e il ritmo di installazione dei nuovi sistemi, in un contesto di ospedali ancora attenti alla gestione del capitale ma favorevoli a soluzioni che migliorano efficienza e outcome clinici.
Centrale resta anche la leva operativa, con margini supportati dall’elevato contenuto tecnologico e dalla scalabilità del modello.
Sul piano competitivo, la leadership di ISRG rimane solida nonostante l’ingresso graduale di nuovi operatori.
Le aspettative degli analisti restano costruttive, con focus sulla sostenibilità della crescita di lungo periodo e sulla qualità dei flussi di cassa.
Procter & Gamble (PG) – Prima dell’apertura
Procter & Gamble (PG) si avvicina agli utili con un profilo di elevata difensività e visibilità, tipico dei grandi gruppi consumer staples.
Il business è fortemente diversificato tra cura della persona, casa, baby e grooming, con brand leader che garantiscono pricing power e resilienza anche in fasi di rallentamento macro.
Il mercato guarda con attenzione alla capacità di mantenere i margini in un contesto di inflazione dei costi in progressiva normalizzazione, ma ancora non del tutto rientrata, e alla sostenibilità delle azioni di pricing implementate negli ultimi trimestri.
Centrale resta anche il contributo dei volumi, indicatore chiave per valutare l’elasticità della domanda e la solidità del posizionamento competitivo.
Sul piano operativo, P&G continua a puntare su disciplina dei costi, innovazione incrementale e ottimizzazione del portafoglio prodotti.
Le aspettative degli analisti rimangono complessivamente costruttive, con focus sulla stabilità dei flussi di cassa, sulla remunerazione degli azionisti e sulla capacità di attraversare il ciclo con bassa volatilità degli utili.
Dati macro principali
S&P Global PMI Flash di gennaio
La pubblicazione degli S&P Global PMI Flash di gennaio 2026 fornirà un’indicazione tempestiva sullo stato dell’attività economica a inizio anno, con particolare attenzione all’equilibrio tra manifattura e servizi.
Il Composite, atteso a 52.8 dopo il 52.7 precedente, suggerisce una crescita moderata ma stabile, coerente con un’economia che continua a espandersi senza segnali di accelerazione o deterioramento improvviso.
Nel dettaglio, il Manufacturing PMI, con consensus a 52.1 e previsione a 52.0 rispetto al 51.8 precedente, indica un miglioramento graduale del comparto industriale, confermando un ritorno in territorio espansivo dopo la debolezza osservata nei mesi passati.
Più solido il profilo dei servizi, con attese a 52.3–52.8 dopo il 52.5 precedente, a riflettere una domanda interna ancora resiliente, sostenuta da consumi e occupazione.
In chiave macro, dati in linea con le attese rafforzerebbero lo scenario di crescita equilibrata, con servizi trainanti e manifattura in progressivo recupero, coerente con un ciclo economico maturo ma ancora espansivo.
Michigan Consumer Sentiment Index di gennaio
La lettura finale del Michigan Consumer Sentiment Index di gennaio 2026 sarà rilevante per valutare l’evoluzione della fiducia delle famiglie a inizio anno, dopo mesi caratterizzati da inflazione in rallentamento ma condizioni finanziarie ancora restrittive.
Il dato precedente a 52.9 si colloca su livelli storicamente depressi, riflettendo una percezione ancora cauta delle condizioni economiche da parte dei consumatori.
Il consensus e la previsione a 54 indicano un miglioramento moderato del sentiment, coerente con il raffreddamento delle pressioni inflazionistiche e con una maggiore stabilità del mercato del lavoro.
Un risultato in linea con le attese suggerirebbe un graduale recupero della fiducia, più legato alle aspettative sull’inflazione futura che a un miglioramento marcato delle condizioni correnti.
In chiave macroeconomica, livelli di sentiment ancora bassi ma in recupero restano compatibili con consumi resilienti ma selettivi, confermando un quadro di crescita sostenuta più dai fondamentali che dall’ottimismo delle famiglie.
Earning sotto la lente
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Nessun titolo in particolare da segnalare
Il focus settoriale della settimana
Earning trasversali e poche rotazioni: una settimana da leggere in chiave aggregata
La settimana di earning in arrivo si distingue per una trasversalità molto marcata, con società appartenenti a settori diversi che rendono difficile costruire un focus settoriale univoco senza rischiare semplificazioni forzate.
Financials, industriali ciclici, healthcare, tecnologia e consumer staples offrono segnali utili, ma più come conferma di un regime macro in normalizzazione che come indicazione di una rotazione settoriale netta.
Proprio per questo, gli earning di questa settimana risultano più efficaci nel validare tenuta dei margini, disciplina del capitale e qualità dei flussi di cassa a livello aggregato, piuttosto che nel generare spunti di alpha concentrati.
In questo contesto, una lettura top-down appare più coerente, e l’utilizzo di strumenti ad ampio spettro come SPDR S&P 500 ETF Trust, che sintetizza la solidità dei large cap USA, e Invesco QQQ Trust, più esposto alla componente di crescita strutturale, consente di interpretare meglio una earning season che parla soprattutto di equilibrio e normalizzazione, non di leadership settoriali emergenti.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF broad-market (liquidi e opzionabili)
- SPDR S&P 500 ETF Trust (SPY)
Rappresenta la sintesi perfetta di questa earning season: crescita moderata, margini sotto controllo e leadership ancora concentrata nei large cap di qualità. - Invesco QQQ Trust (QQQ)
Utile per intercettare la componente structural growth (tech, healthcare, consumer leaders) che emerge chiaramente anche da questa tornata di risultati.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Venerdì 16 sono scadute due posizioni che avevamo aperto a inizio novembre (con un po’ di ritardo rispetto alla tabella di marcia, in realtà) nell’ambito della strategia High Probability Naked Put Selling:
- short put 95 su Disney
- short put 55 su Fidelity National Information Services
Profitto pieno in entrambi i casi, nuovo picco di equity per la strategia (vedi grafico qui sotto).
Settimana interlocutoria per la strategia CFM, niente di particolare da segnalare.
Martedì 20 chiuderemo la posizione su SPY per la strategia Triple-Class Mean Reversion, quindi nel prossimo numero avremo un aggiornamento anche su quella equity line.





