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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-02-16 15:41:162026-02-16 16:24:27Strategic Markets Bulletin del 16 febbraio 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy, e qualche anticipazione per la settimana entrante
La settimana passata abbiamo dovuto fare alcuni importanti aggiornamenti al sito quantoptions.it, e siamo stati costretti a distogliere l’attenzione dai mercati, per poterci concentrare sulle attività “informatiche”.
Da questa settimana riprenderemo l’attività sui mercati a tempo pieno.
Sul fronte degli earning, ci aspetta un’ottava dominata dai grandi gruppi bancari, che hanno tipicamente due difetti: hanno prezzi generalmente elevati e bassa volatilità implicita delle opzioni anche all’avvicinarsi delle trimestrali.
Sono titoli sui quali, dunque, è molto difficile che andremo a suggerire una qualsiasi operatività, poiché il rischio è di trovarsi poi in difficoltà oggettiva con la gestione proficua di eventuali assegnazioni.
Andremo quindi a cercare opportunità operative in altre direzioni, sfruttando i nostri algoritmi di ricerca di titoli caratterizzati da buoni (o anche ottimi) bilanci, chain efficienti, e quadri tecnici “invitanti”.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 5 gennaio 2026 in sintesi
Industria in affanno, servizi resilienti: il quadro macro USA apre il 2026 con segnali contrastati
La settimana macro dal 5 al 9 gennaio 2026 ha restituito un quadro articolato e non univoco dell’economia statunitense, caratterizzato da una manifattura ancora in contrazione, un settore dei servizi sorprendentemente robusto e un mercato del lavoro in fase di normalizzazione ordinata, senza segnali di stress improvviso.
Sul fronte industriale, l’ISM Manufacturing Index di dicembre, sceso a 47.9, ha confermato che la manifattura resta sotto pressione, con un contributo alla crescita complessiva ancora negativo.
Il dato si inserisce in una sequenza coerente di indicatori che evidenziano una domanda debole e difficoltà nel recupero del ciclo industriale, rafforzando la divergenza rispetto al comparto dei servizi.
Divergenza che emerge con forza dall’ISM Services PMI, salito a 54.4, ben oltre le attese.
Il settore terziario continua a fungere da ancora di stabilità macro, sostenuto da consumi resilienti e da una domanda interna ancora solida, con implicazioni rilevanti anche sul fronte inflazionistico.
Il mercato del lavoro ha mostrato segnali di raffreddamento controllato.
I Non Farm Payrolls a 50K, l’ADP Employment Change a 41K e il calo delle JOLTS Job Openings a 7.146M indicano una riduzione graduale delle tensioni occupazionali.
Tuttavia, il tasso di disoccupazione sceso al 4.4% e le jobless claims ancora contenute confermano l’assenza di un deterioramento improvviso, rafforzando lo scenario di soft landing occupazionale.
Sul fronte immobiliare, i tassi dei mutui trentennali hanno mostrato un primo segnale di attenuazione, scendendo al 6.25% a inizio 2026.
I building permits sorprendentemente forti contrastano però con housing starts più deboli, segnalando un settore che pianifica ma realizza con cautela, ancora condizionato dal costo del credito.
Infine, il miglioramento del Michigan Consumer Sentiment, salito a 54.0, suggerisce una tenuta della fiducia delle famiglie, coerente con un rallentamento dell’inflazione e un mercato del lavoro ancora solido, nonostante tassi elevati.
Nel complesso, i dati della settimana delineano un’economia USA che rallenta senza rompersi, con una crescita sempre più sbilanciata sui servizi e una politica monetaria che, pur restando restrittiva in termini di livello dei tassi, sembra produrre gli effetti desiderati senza compromettere la stabilità macro.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 5 gennaio
ISM Manufacturing Index, dato di dicembre
Il dato di dicembre dell’ISM Manufacturing Index (Institute for Supply Management), pubblicato lunedì 5 gennaio 2026, ha fornito una nuova conferma della persistente debolezza del settore manifatturiero statunitense.
L’indice si è attestato a 47.9, in calo rispetto al 48.2 precedente, leggermente sotto il consensus a 48.3 e in linea con una previsione più prudente a 48.0.
Il dato resta quindi al di sotto della soglia dei 50 punti, che separa espansione e contrazione dell’attività.
La lettura segnala una contrazione ancora diffusa, coerente con un contesto in cui domanda, nuovi ordini e produzione continuano a risentire di condizioni finanziarie restrittive in termini di livello dei tassi e di una domanda globale non particolarmente dinamica.
Il fatto che l’indice abbia deluso, seppur marginalmente, le attese del mercato rafforza l’idea che il comparto manifatturiero fatichi a imboccare una fase di stabilizzazione duratura.
Particolarmente rilevante è il messaggio implicito per il ciclo economico: una manifattura sotto 48 punti suggerisce che il contributo del settore alla crescita complessiva resti negativo o, nella migliore delle ipotesi, neutrale.
Questo quadro è coerente con altri indicatori anticipatori regionali e rafforza la divergenza tra un’industria debole e un settore dei servizi più resiliente.
In ottica di mercato, il dato ISM ha contribuito a mantenere pressioni al ribasso sui rendimenti reali e a rafforzare la narrativa di una crescita moderata, senza però fornire segnali di deterioramento improvviso del ciclo.
Martedì 6 gennaio
Nessun dato rilevante a calendario
Mercoledì 7 gennaio
Tasso dei mutui trentennali al 26/12 e al 2/1
Il dato sui tassi dei mutui trentennali negli Stati Uniti, pubblicato il 7 gennaio 2026, ha fornito indicazioni interessanti sull’evoluzione delle condizioni di finanziamento nel settore immobiliare a cavallo tra la fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno.
Per la settimana chiusa il 26 dicembre, il tasso medio si è attestato a 6.32%, in leggero aumento rispetto al 6.31% precedente, confermando una fase di stabilizzazione su livelli elevati dopo il forte rialzo registrato nel corso dell’anno.
Il passaggio al 2 gennaio 2026 ha però mostrato un primo segnale di attenuazione delle tensioni, con il tasso sceso a 6.25%.
Pur trattandosi di una variazione contenuta, il movimento è rilevante perché interrompe la sequenza di dati laterali o marginalmente crescenti e suggerisce un miglioramento graduale delle condizioni finanziarie sul segmento dei mutui a lungo termine.
Questo andamento è coerente con il recente arretramento dei rendimenti dei Treasury decennali e con l’aspettativa che il picco della restrizione monetaria sia stato superato, pur in presenza di tassi ufficiali ancora elevati in termini storici.
Dal punto di vista macroeconomico, la discesa dei tassi ipotecari, anche se modesta, rappresenta un fattore potenzialmente favorevole per il mercato immobiliare, in particolare per la domanda marginale e per le operazioni di rifinanziamento.
Tuttavia, livelli ancora ben superiori al 6% continuano a costituire un vincolo significativo per l’attività del settore, limitando la velocità di un eventuale recupero.
Nel complesso, il dato rafforza la narrativa di una normalizzazione lenta e non lineare delle condizioni di credito, con effetti che si manifesteranno solo gradualmente sull’economia reale.
ADP Employment Change, dato di dicembre
Il dato ADP Employment Change di dicembre, pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha mostrato una ripresa dell’occupazione nel settore privato, pur rimanendo inferiore alle attese di mercato.
La variazione è risultata pari a 41K, in netto miglioramento rispetto al -29K precedente, ma sotto il consensus a 47K e la previsione a 45K.
Il segnale complessivo è quindi quello di un recupero parziale, non ancora pienamente convincente.
Il dato conferma che il mercato del lavoro privato sta assorbendo le tensioni accumulate nei mesi precedenti, ma lo fa con un ritmo più graduale del previsto.
La distanza rispetto alle stime suggerisce che le imprese continuino a mantenere un atteggiamento prudente sulle assunzioni, coerente con condizioni finanziarie ancora restrittive in termini di livello dei tassi e con una crescita economica moderata.
Allo stesso tempo, il ritorno in territorio positivo ridimensiona i timori di un deterioramento rapido dell’occupazione.
In chiave interpretativa, il dato ADP va letto con cautela, ma il suo posizionamento sotto le attese rafforza la narrativa di una normalizzazione progressiva del mercato del lavoro, più che di un’inversione ciclica.
Questo tipo di configurazione tende a essere coerente con un rallentamento controllato dell’economia, senza segnali di stress acuto sul fronte occupazionale.
Per i mercati, il dato contribuisce a mantenere equilibrate le aspettative sulla politica monetaria, senza rafforzare né scenari restrittivi né ipotesi di allentamento accelerato, in attesa delle conferme provenienti dai dati ufficiali sul lavoro.
ISM Services PMI, mese di dicembre
Il dato di dicembre dell’ISM Services PMI (Institute for Supply Management), pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha fornito una sorpresa nettamente positiva sul fronte dell’attività nel settore dei servizi statunitensi.
L’indice si è attestato a 54.4, in forte aumento rispetto al 52.6 precedente, superando in modo significativo sia il consensus a 52.3 sia la previsione a 52.0.
Il dato si colloca quindi ben al di sopra della soglia dei 50 punti, confermando una fase di espansione solida del comparto.
La lettura segnala un rafforzamento più marcato del previsto della domanda nei servizi, in un contesto in cui consumi e attività legate al terziario continuano a mostrare una resilienza superiore rispetto alla manifattura.
La distanza rispetto alle attese suggerisce che componenti come nuovi ordini e attività corrente abbiano registrato un’accelerazione significativa a fine 2025, compensando la debolezza persistente del settore industriale.
Dal punto di vista macroeconomico, il dato rafforza la narrativa di una crescita disomogenea, con un’economia che resta sostenuta soprattutto dai servizi.
Questo elemento è rilevante anche in ottica inflazionistica, poiché un settore dei servizi dinamico tende a mantenere pressioni più rigide sui prezzi, in particolare sul fronte dei salari e dei costi operativi.
In chiave di mercato, la sorpresa positiva dell’ISM Services ha contribuito a riequilibrare il quadro macro emerso dai dati manifatturieri più deboli, sostenendo l’idea di un’economia ancora robusta ma non surriscaldata, e rafforzando l’ipotesi di un percorso di normalizzazione monetaria prudente.
JOLTs Job Opening, dato di novembre
Il dato JOLTS Job Openings di novembre, pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha fornito un segnale chiaro di raffreddamento della domanda di lavoro negli Stati Uniti.
Le posizioni aperte si sono attestate a 7.146M, in calo significativo rispetto al dato precedente di 7.449M e nettamente sotto sia il consensus a 7.6M sia la previsione a 7.7M.
La sorpresa negativa è quindi rilevante e difficilmente attribuibile a semplice volatilità statistica.
Il dato indica una riduzione della tensione nel mercato del lavoro, con un numero inferiore di posizioni disponibili rispetto alle attese, suggerendo che le imprese stanno adottando un atteggiamento più prudente sul fronte delle nuove assunzioni.
Questo movimento è coerente con una fase di normalizzazione ciclica, in cui la domanda di lavoro si riavvicina gradualmente all’offerta dopo gli eccessi osservati nel periodo post-pandemico.
Dal punto di vista macroeconomico, il calo delle job openings rappresenta un segnale importante per la dinamica salariale, poiché una minore competizione per la forza lavoro tende a ridurre le pressioni sui salari nominali.
In questo senso, il dato JOLTS rafforza la narrativa di un raffreddamento ordinato del mercato del lavoro, elemento cruciale per il processo disinflattivo in corso.
In chiave di politica monetaria, la lettura sotto le attese contribuisce a sostenere l’idea che la politica monetaria resti restrittiva in termini di livello dei tassi, ma stia producendo gli effetti desiderati sull’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro, senza segnali di deterioramento improvviso dell’occupazione complessiva.
Giovedì 8 gennaio
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali, al 3/1
Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, riferito alla settimana conclusa il 3 gennaio 2026 e pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio, ha restituito un quadro di sostanziale stabilità del mercato del lavoro statunitense.
Le nuove richieste si sono attestate a 208K, in aumento rispetto al dato precedente di 200K, ma in linea con l’area delle attese, collocandosi tra il consensus a 210K e la previsione a 205K.
La lettura conferma che, nonostante una lieve risalita rispetto alla settimana precedente, il livello delle richieste resta storicamente contenuto, coerente con un mercato del lavoro ancora solido e lontano da segnali di deterioramento ciclico.
Il fatto che il dato non abbia sorpreso in modo significativo il mercato ridimensiona il rischio di interpretazioni eccessivamente restrittive o accomodanti sul fronte macro.
Dal punto di vista congiunturale, il movimento è compatibile con una fase di normalizzazione graduale delle dinamiche occupazionali, in cui le imprese mostrano maggiore cautela ma senza avviare processi di riduzione aggressiva della forza lavoro.
Questo tipo di configurazione è coerente con un’economia che rallenta in modo ordinato, senza entrare in una fase recessiva.
In chiave di politica monetaria, il dato rafforza l’idea che la politica resti restrittiva in termini di livello dei tassi, ma stia producendo un riequilibrio progressivo del mercato del lavoro, elemento chiave per il controllo delle pressioni salariali e dell’inflazione di fondo.
Venerdì 9 gennaio
Building Permits (permessi di costruire), dati preliminari per i mesi di settembre e ottobre
I Building Permits (permessi di costruire), nei dati preliminari relativi a settembre e ottobre, hanno fornito un segnale più robusto del previsto sul fronte dell’attività edilizia, sorprendendo al rialzo le attese degli operatori.
Dopo un dato di agosto pari a 1.33M, il mercato si attendeva per settembre un valore in area 1.35M secondo il consensus e 1.34M secondo la previsione.
Il dato ufficiale si è invece attestato a 1.415M, evidenziando una accelerazione significativa rispetto alle attese.
Anche il dato preliminare di ottobre ha confermato questa dinamica.
A fronte di una previsione a 1.35M, i permessi di costruire si sono posizionati a 1.412M, sostanzialmente in linea con il livello elevato di settembre.
La tenuta su valori superiori a 1.4 milioni suggerisce una resilienza del comparto residenziale, nonostante il contesto di tassi ipotecari ancora elevati e condizioni finanziarie restrittive in termini storici.
Dal punto di vista macroeconomico, i permessi di costruire rappresentano un indicatore anticipatore dell’attività futura nel settore delle costruzioni.
Dati così superiori alle attese indicano che l’offerta potenziale di nuove abitazioni resta sostenuta, probabilmente anche per effetto di una carenza strutturale di housing accumulata negli anni precedenti.
Questo elemento contribuisce a mitigare il rischio di un rallentamento più marcato del real estate.
In ottica di mercato, la sorpresa positiva sui building permits ha rafforzato la percezione di un settore immobiliare più resiliente del previsto, pur in un quadro di normalizzazione ciclica, con implicazioni rilevanti per crescita, investimenti e dinamica dei prezzi delle abitazioni.
Housing Starts (nuovi cantieri avviati), mesi di settembre e ottobre
Gli Housing Starts (nuovi cantieri avviati) relativi ai mesi di settembre e ottobre hanno restituito un quadro più debole delle attese, indicando che il settore delle costruzioni residenziali continua a muoversi in modo irregolare nonostante alcuni segnali di tenuta sul fronte dei permessi.
Dopo un dato di agosto pari a 1.291M, per settembre il mercato si attendeva un valore in area 1.33M secondo il consensus e 1.32M secondo la previsione.
Il dato ufficiale si è invece attestato a 1.306M, risultando inferiore alle attese e segnalando una partenza dei cantieri più contenuta del previsto.
La debolezza è risultata ancora più evidente nel dato di ottobre.
A fronte di una previsione a 1.33M, gli housing starts si sono fermati a 1.246M, mostrando una contrazione marcata su base mensile.
Questo andamento suggerisce che, pur in presenza di un numero elevato di permessi rilasciati, l’avvio effettivo dei cantieri resta frenato da fattori operativi e finanziari, tra cui costi di costruzione elevati, incertezza sulla domanda finale e condizioni di credito ancora restrittive.
Dal punto di vista macroeconomico, la divergenza tra building permits solidi e housing starts più deboli indica che il settore immobiliare sta attraversando una fase di adattamento, in cui i progetti vengono pianificati ma realizzati con maggiore cautela.
Questo elemento tende a smorzare il contributo delle costruzioni residenziali alla crescita nel breve periodo.
In chiave di mercato, i dati sugli housing starts rafforzano l’idea di una normalizzazione graduale e disomogenea del real estate, con un recupero che appare ancora fragile e fortemente dipendente dall’evoluzione dei tassi di interesse e delle condizioni finanziarie.
Non Farm Payrolls, dato di dicembre
Il dato sui Non Farm Payrolls (NFP) di dicembre, pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha confermato un quadro di raffreddamento graduale del mercato del lavoro, senza però segnalare un deterioramento improvviso.
Le nuove buste paga non agricole sono aumentate di 50K, in rallentamento rispetto al dato precedente di 56K, leggermente sotto il consensus a 60K, ma superiori alla previsione più prudente a 45K.
Il risultato si colloca quindi in una fascia intermedia, coerente con uno scenario di normalizzazione ordinata.
Il dato indica che la creazione di posti di lavoro resta positiva, ma su ritmi decisamente più contenuti rispetto agli standard degli anni precedenti.
Questa dinamica è coerente con una fase in cui le imprese continuano ad assumere, ma con maggiore cautela, alla luce di una crescita economica moderata e di condizioni finanziarie ancora restrittive in termini di livello dei tassi.
La distanza rispetto al consensus suggerisce che il mercato del lavoro stia perdendo parte dello slancio ciclico, senza però entrare in una fase di contrazione.
Dal punto di vista macroeconomico, un aumento dei payrolls nell’ordine di 50K è compatibile con un progressivo riequilibrio tra domanda e offerta di lavoro, elemento centrale per il raffreddamento delle pressioni salariali e, indirettamente, dell’inflazione di fondo.
In questo senso, il dato rafforza la narrativa di un soft landing del mercato del lavoro.
In chiave di politica monetaria, i Non Farm Payrolls di dicembre non forniscono segnali tali da giustificare un cambio rapido di orientamento, ma confermano che la politica monetaria sta producendo gli effetti desiderati, riducendo gli eccessi senza compromettere la tenuta occupazionale complessiva.
Tasso di disoccupazione, mese di dicembre
Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti relativo al mese di dicembre, pubblicato insieme al report sul mercato del lavoro nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha fornito un segnale di inaspettata tenuta dell’occupazione.
Il dato si è attestato a 4.4%, in calo rispetto al 4.5% precedente, sorprendendo il consensus a 4.5% e risultando inferiore anche alla previsione a 4.6%.
La sorpresa è quindi moderata ma significativa, soprattutto se letta nel contesto di un rallentamento della creazione di nuovi posti di lavoro.
La riduzione del tasso di disoccupazione indica che il mercato del lavoro resta più solido di quanto atteso, nonostante il raffreddamento evidenziato da indicatori come i Non Farm Payrolls e il JOLTS.
Questo tipo di dinamica è coerente con una fase in cui la crescita dell’offerta di lavoro e i flussi di partecipazione giocano un ruolo chiave nella determinazione del tasso, più che il solo ritmo delle assunzioni.
Dal punto di vista macroeconomico, un tasso di disoccupazione al 4.4% resta superiore ai minimi ciclici, ma continua a collocarsi su livelli compatibili con un mercato del lavoro relativamente teso.
Questo elemento contribuisce a mantenere attenzione sulle dinamiche salariali, soprattutto nel settore dei servizi, che resta il principale driver dell’occupazione.
In chiave di politica monetaria, il dato rafforza l’idea che la normalizzazione del mercato del lavoro stia procedendo in modo graduale, senza segnali di stress improvviso, permettendo alla Federal Reserve di mantenere un approccio prudente nella gestione della fase successiva del ciclo.
Michigan Consumer Sentiment, dato preliminare di gennaio
Il dato preliminare di gennaio del Michigan Consumer Sentiment Index, pubblicato nella settimana dal 5 al 9 gennaio 2026, ha fornito un segnale più costruttivo del previsto sul fronte della fiducia dei consumatori statunitensi.
L’indice si è attestato a 54.0, in miglioramento rispetto al 52.9 precedente, superando sia il consensus a 53.5 sia la previsione a 52.7, indicando un rafforzamento del sentiment a inizio anno.
La sorpresa positiva suggerisce che i consumatori percepiscono un contesto macroeconomico leggermente più favorevole, probabilmente sostenuto dal rallentamento dell’inflazione osservato negli ultimi mesi e da un mercato del lavoro che, pur in fase di normalizzazione, resta solido.
Il recupero del sentiment è particolarmente rilevante perché avviene in una fase in cui i tassi di interesse rimangono elevati in termini storici, segnalando una buona capacità di adattamento delle famiglie alle condizioni finanziarie.
Dal punto di vista macroeconomico, un miglioramento della fiducia tende a riflettersi in una maggiore propensione ai consumi, elemento cruciale per un’economia fortemente trainata dalla domanda interna.
Sebbene i livelli assoluti dell’indice restino lontani dalle medie di lungo periodo, la direzione del movimento contribuisce a ridurre i timori di un indebolimento marcato della spesa delle famiglie nel breve termine.
In chiave di mercato, il dato preliminare di gennaio rafforza la narrativa di una crescita moderata ma resiliente, sostenendo il quadro emerso dagli indicatori sui servizi e bilanciando i segnali più deboli provenienti dalla manifattura.
L’attenzione si sposterà ora sulle componenti di inflazione attesa, particolarmente rilevanti per le aspettative di politica monetaria.
Per approfondimenti:
Census Bureau
Census Bureau
Federal Reserve Bank of St. Louis
Census Bureau
Census Bureau
Federal Reserve Bank of St. Louis
Bureau of Labor Statistics
Federal Reserve Bank of St. Louis
Bloomberg
Bureau of Labor Statistics
Federal Reserve Bank of St. Louis
Bloomberg
University of Michigan
Federal Reserve Bank of S. Louis
Bloomberg
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
L’outlook formulato per l’ottava dal 5 al 9 gennaio ha trovato piena conferma nelle dinamiche di prezzo.
Abbiamo assistito a una perfetta aderenza allo scenario di consolidamento laterale, accompagnato da una volatilità strutturalmente compressa.
L’indice S&P 500 ha orbitato all’interno del range 6900 – 6970 punti, assorbendo l’ipercomprato di breve termine attraverso una rotazione settoriale interna che ha permesso di testare nuovi massimi storici in area 7000 nella seduta di venerdì.
Parallelamente, il VIX ha mantenuto una condotta lineare in area 14-15 punti, chiudendo a 14,49 e confermando l’assenza di stress sistemico nonostante le latenti frizioni geopolitiche.
VIX – Dinamiche di mean reversion e premi al rischio
La volatilità evidenzia una fase di contrazione che persiste dalla fine di novembre.
Sebbene l’attuale sentiment sia improntato alla compiacenza, è opportuno monitorare la natura di mean reversion del VIX.
La statistica computazionale suggerisce che periodi prolungati di bassa volatilità fungano spesso da incubatori per repentine fasi di espansione.
Un violento riposizionamento dei premi al rischio appare probabile qualora intervenissero catalizzatori esogeni pronti a rompere l’attuale equilibrio precario.
S&P 500 – Price action e validazione strutturale
Il benchmark statunitense esprime un’inerzia lateral-rialzista, caratterizzata da un’ascesa costante ma priva di accelerazioni direzionali violente.
Tuttavia, sotto il profilo algoritmico, mancano ancora conferme decisive: il trend attuale necessita della violazione di specifici livelli dinamici proprietari per certificare la propria solidità di lungo periodo.
In assenza di tali rotture, il movimento odierno rimane classificato come espansione inerziale, potenzialmente vulnerabile a correzioni tecniche.
Stagionalità – Proiezioni per l’ottava entrante
Entriamo in una finestra temporale statisticamente complessa.
Gennaio, storicamente, segna l’esaurimento del “Santa Claus Rally”, aprendo la strada a fasi di debolezza ciclica.
Le proiezioni per la settimana entrante delineano un’evoluzione dei prezzi in ottica lateral-ribassista.
La combinazione tra fragilità stagionale e rotazione dei portafogli di inizio anno potrebbe innescare uno shock di espansione della volatilità, interrompendo la prolungata letargia del mercato e aumentando la deviazione standard dei rendimenti.
Conclusione
In sintesi, ci troviamo in un momento di transizione tecnica.
Sebbene il trend primario resti costruttivo, l’assenza di validazioni algoritmiche sui massimi e la stagionalità sfavorevole suggeriscono un approccio improntato alla massima prudenza.
Il focus operativo per i prossimi giorni sarà rivolto alla tenuta dei supporti dinamici e all’eventuale risveglio del VIX, fattori che determineranno la sostenibilità della struttura rialzista per il resto del mese.
Calendario eventi dal 12 al 19 gennaio
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo spesso negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Inflazione sotto esame, banche in primo piano: i driver della settimana
La settimana si apre senza catalizzatori rilevanti nella giornata di lunedì, ma entra rapidamente nel vivo a partire da martedì, quando l’attenzione dei mercati sarà monopolizzata dai dati sull’inflazione USA di dicembre.
CPI headline e core, sia su base mensile sia annua, rappresentano uno snodo cruciale per valutare la solidità del processo disinflattivo.
Attese di stabilizzazione o lieve rallentamento rafforzerebbero la narrativa di rientro graduale delle pressioni sui prezzi; al contrario, sorprese al rialzo riaprirebbero interrogativi sulla persistenza dell’inflazione di fondo e sul sentiero di politica monetaria nel 2026.
Sempre martedì prende ufficialmente avvio la stagione delle trimestrali, con i primi big del settore finanziario.
I risultati di BNY Mellon, JPMorgan e Delta Air Lines offriranno indicazioni preliminari su tre temi chiave: l’impatto dei tassi ancora elevati sui margini bancari, lo stato di salute dei mercati dei capitali e la tenuta della domanda nel comparto dei trasporti.
Mercoledì il focus macro si amplia: PPI di ottobre e novembre, vendite retail di novembre, vendite di case esistenti di dicembre e tasso dei mutui trentennali forniranno una lettura articolata dell’equilibrio tra inflazione, consumi e condizioni finanziarie.
In particolare, la combinazione tra consumatore e real estate sarà centrale per valutare la resilienza della crescita USA a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026.
Sul fronte earning, spazio soprattutto al settore bancario tradizionale con Bank of America, Citigroup e Wells Fargo.
Giovedì concentra il maggior numero di indicatori ciclici: richieste settimanali di sussidi, Empire State e Philadelphia Fed Index delineeranno lo stato del mercato del lavoro e della manifattura a inizio anno.
In parallelo, la stagione degli utili entra nel vivo con BlackRock, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Infosys e diverse realtà finanziarie e industriali, offrendo una panoramica ampia su asset management, investment banking, tecnologia e ciclici.
La settimana si chiude venerdì senza dati macro rilevanti, ma con ulteriori trimestrali bancarie (Regions Financial e State Street), che completeranno il quadro sul settore finanziario.
In sintesi, una settimana ad alta densità informativa, in cui inflazione, consumi e banche saranno i principali vettori di volatilità e di direzionalità per i mercati.
Dati macro principali
Nessun dato rilevante a calendario
Earning sotto la lente (post chiusura)
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Inflazione headline e core, MoM e YoY, dati riferiti a dicembre 2025
I dati sull’inflazione USA di dicembre 2025 rappresentano uno degli snodi macroeconomici più rilevanti dell’avvio del 2026, perché forniscono indicazioni dirette sulla dinamica dei prezzi e sulle prospettive di politica monetaria della Federal Reserve (Fed).
L’inflazione headline su base annua è attesa stabile secondo il consensus a 2.7%, con una previsione leggermente più bassa a 2.6%, suggerendo una possibile prosecuzione del processo di disinflazione graduale osservato negli ultimi mesi.
Una lettura inferiore alle attese rafforzerebbe l’idea che le pressioni sui prezzi stiano rientrando in modo strutturale, mentre un dato pari o superiore al consensus potrebbe riaprire interrogativi sulla tenuta del trend disinflattivo.
Sul fronte mensile, il confronto tra consensus a 0.3% e previsione a 0.2% segnala attese di moderazione nel ritmo di crescita dei prezzi, soprattutto nelle componenti più sensibili al ciclo.
Un dato mensile sopra 0.3% sarebbe interpretato come un segnale di rinnovata rigidità inflazionistica, con possibili ripercussioni sulle aspettative dei tassi di interesse a breve termine.
Per quanto riguarda l’inflazione core (al netto di alimentari ed energia), il consensus annuale a 2.7% e la previsione a 2.6% indicano che il mercato continua a monitorare con attenzione le pressioni di fondo, in particolare nel comparto dei servizi.
Un valore core superiore alle attese rafforzerebbe una lettura più prudente da parte della Fed, mentre una sorpresa al ribasso consoliderebbe la narrativa di rientro progressivo dell’inflazione strutturale.
Nel complesso, questi dati saranno determinanti per orientare le aspettative di mercato, incidendo su rendimenti dei Treasury, dollaro e asset rischiosi, in una fase in cui la credibilità del percorso disinflattivo resta centrale per la stabilità finanziaria.
Earning sotto la lente
Bank of New York Mellon (BK) – Prima dell’apertura
The Bank of New York Mellon Corporation (BK) è uno dei principali player globali nei servizi finanziari per investitori istituzionali, con un modello di business fortemente incentrato su custodia titoli, asset servicing, investment management e soluzioni tecnologiche per il mercato dei capitali.
A differenza delle banche commerciali tradizionali, BK presenta un profilo più difensivo, con ricavi prevalentemente legati a commissioni e una minore esposizione al rischio di credito.
Il contesto settoriale rimane articolato: da un lato, la volatilità dei mercati finanziari e i flussi sugli asset under management influenzano direttamente i ricavi da fee; dall’altro, il livello dei tassi di interesse continua a sostenere il net interest income, che negli ultimi trimestri ha rappresentato un contributo rilevante alla redditività.
La competizione nel segmento dei servizi di custodia resta elevata, ma BK mantiene un vantaggio dimensionale e tecnologico difficilmente replicabile.
Sul fronte dei fondamentali, l’attenzione degli investitori è rivolta a margini operativi, disciplina dei costi e capacità di crescita organica dei ricavi, oltre all’evoluzione degli asset under custody & administration, principale indicatore della scala operativa del gruppo.
Gli analisti mostrano aspettative complessivamente costruttive, pur in un quadro di crescita moderata, coerente con la natura matura del business.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il titolo viene osservato soprattutto per eventuali indicazioni sul 2026, sull’evoluzione dei flussi dei clienti istituzionali e sulle priorità strategiche in ambito tecnologico e digitale, elementi chiave per sostenere la valutazione nel medio periodo.
Delta Air Lines (DAL) – Prima dell’apertura
Delta Air Lines (DAL) è uno dei principali vettori aerei globali, con un modello di business fortemente orientato al segmento premium, corporate e long-haul internazionale, elementi che storicamente consentono una migliore resilienza dei margini rispetto ai competitor più esposti al traffico leisure domestico.
La compagnia continua a puntare su qualità del servizio, fedeltà della clientela e ottimizzazione della flotta come leve strategiche di lungo periodo.
Il contesto settoriale resta articolato: la domanda di traffico aereo si mantiene solida, in particolare sulle rotte internazionali e business, ma il settore è chiamato a gestire costi strutturalmente più elevati, con il carburante che rimane una variabile critica e con pressioni persistenti sul fronte salariale e operativo.
In questo quadro, Delta beneficia di una struttura dei costi relativamente efficiente e di una gestione più disciplinata della capacità rispetto ad altri operatori statunitensi.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato guarda con attenzione a ricavi unitari, load factor e dinamica dei costi per posto-miglio, oltre alla generazione di cassa e alla traiettoria di riduzione del debito accumulato nel periodo pandemico.
Rilevante anche il contributo delle attività ancillari e delle partnership strategiche, in particolare quelle legate ai programmi di fidelizzazione.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, le aspettative degli analisti restano moderatamente costruttive, con il focus concentrato su outlook della domanda per il 2026, disciplina dell’offerta e capacità del management di difendere i margini in un contesto competitivo e ciclico.
JPMorgan Chase & Co. (JPM) – Prima dell’apertura
JPMorgan Chase & Co. (JPM) è il maggiore gruppo bancario statunitense per dimensioni e uno dei principali player globali nei servizi finanziari, con un modello di business fortemente diversificato che spazia dal commercial e consumer banking all’investment banking, dal wealth management al trading sui mercati dei capitali.
Questa struttura consente a JPM di presentare una maggiore stabilità degli utili lungo il ciclo economico rispetto a molti competitor.
Il contesto settoriale resta condizionato dall’evoluzione dei tassi di interesse, dalla dinamica del credito e dall’attività sui mercati finanziari.
I livelli ancora elevati dei tassi continuano a sostenere il net interest income, mentre l’attività di investment banking mostra segnali di graduale normalizzazione dopo una fase debole.
Sul fronte regolamentare, il settore bancario opera in un quadro di vincoli patrimoniali stringenti, che JPM affronta con una posizione di capitale tra le più solide del settore.
Gli investitori osservano con attenzione qualità del credito, accantonamenti e andamento dei depositi, oltre alla capacità di mantenere elevata redditività operativa e disciplina sui costi.
Rilevanti anche le indicazioni sul fronte buyback e politica dei dividendi, tradizionalmente punti di forza del gruppo.
Il consenso degli analisti rimane complessivamente costruttivo, riflettendo la percezione di JPM come benchmark del settore bancario USA.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il focus del mercato sarà su margini di interesse, trend del trading e outlook macro, oltre a eventuali indicazioni strategiche del management sulla crescita e sulla gestione del capitale nel 2026.
Dati macro principali
Producer Price Index (PPI) – MoM ottobre e novembre
Il Producer Price Index (PPI) su base mensile in pubblicazione mercoledì 14 gennaio 2026, relativo ai mesi di ottobre e novembre, rappresenta un passaggio rilevante per valutare l’evoluzione delle pressioni inflazionistiche a monte della filiera produttiva.
Il dato di settembre, pari allo 0.3%, ha evidenziato una dinamica dei prezzi alla produzione ancora sostenuta, coerente con un contesto in cui i costi di input restano solo parzialmente normalizzati.
Per ottobre, la previsione indica una variazione stabile allo 0.3%, suggerendo l’assenza di un raffreddamento significativo delle pressioni sui prezzi all’origine.
Una conferma di questo livello rafforzerebbe l’idea che il processo di disinflazione stia procedendo in modo irregolare, con alcune componenti dei costi produttivi ancora resilienti.
Al contrario, un dato inferiore alle attese sarebbe interpretato come un primo segnale di attenuazione delle pressioni sui margini delle imprese.
Il quadro diventa più articolato con il dato di novembre, per il quale il consensus resta allo 0.3%, mentre la previsione scende allo 0.2%.
Questo scarto segnala aspettative di moderazione progressiva dei costi, potenzialmente legata al rallentamento della domanda e a condizioni finanziarie più restrittive.
Una lettura pari o superiore al consensus indicherebbe invece una persistenza delle pressioni upstream, con possibili implicazioni sui prezzi al consumo nei mesi successivi.
Nel complesso, questi dati saranno osservati con attenzione perché il PPI anticipa spesso le dinamiche del CPI (Consumer Price Index) e contribuisce a definire le aspettative di politica monetaria, incidendo su rendimenti obbligazionari e pricing dei tassi nel breve periodo.
Retail Sales MoM – Mese di novembre
Il dato sulle vendite retail USA su base mensile (MoM) di novembre, in pubblicazione mercoledì 14 gennaio 2026, è particolarmente rilevante perché offre una misura diretta della tenuta dei consumi, principale motore della crescita economica statunitense.
Il dato precedente pari allo 0.0% aveva segnalato una fase di stallo della spesa delle famiglie, suggerendo un possibile impatto cumulato di inflazione passata e condizioni finanziarie restrittive sul comportamento dei consumatori.
Per novembre, il consensus allo 0.4% e la previsione allo 0.3% indicano aspettative di rimbalzo moderato dell’attività commerciale, coerente con una parziale normalizzazione della domanda e con effetti stagionali favorevoli legati al periodo pre-festivo.
Un dato in linea o superiore al consensus rafforzerebbe la lettura di un consumatore ancora resiliente, capace di sostenere la crescita nonostante il livello elevato dei tassi di interesse, con possibili implicazioni al rialzo per le stime sul PIL del quarto trimestre.
Al contrario, una lettura inferiore alle attese riaprirebbe il tema di un raffreddamento più marcato dei consumi, segnalando una maggiore sensibilità delle famiglie all’erosione del potere d’acquisto e al costo del credito.
Questo scenario potrebbe rafforzare le aspettative di una politica monetaria meno restrittiva nel corso del 2026.
Nel complesso, il dato sulle vendite retail sarà cruciale per valutare l’equilibrio tra inflazione, crescita e politica monetaria, con impatti potenziali su mercati azionari, rendimenti obbligazionari e dollaro.
Vendite di case esistenti – Mese di dicembre
Il dato sulle vendite di case esistenti negli Stati Uniti relativo a dicembre è un indicatore chiave per valutare lo stato di salute del mercato immobiliare residenziale, uno dei comparti più sensibili al livello dei tassi di interesse.
Il dato precedente pari a 4.13M ha evidenziato un mercato ancora debole, condizionato da costi di finanziamento elevati e da una limitata offerta di immobili.
Per dicembre, il consensus a 4.2M segnala aspettative di lieve recupero, mentre la previsione a 4.06M riflette una visione più prudente, coerente con l’impatto persistente dei tassi sui mutui e con una domanda ancora compressa.
Uno scostamento positivo rispetto alla previsione, soprattutto se accompagnato da un dato in linea o superiore al consensus, rafforzerebbe l’idea di una stabilizzazione graduale del settore, suggerendo che parte della domanda stia tornando nonostante condizioni finanziarie restrittive.
Al contrario, una lettura inferiore a 4.06M indicherebbe un ulteriore raffreddamento dell’attività, confermando che il canale immobiliare continua a trasmettere in modo efficace l’orientamento restrittivo della politica monetaria.
Questo scenario rafforzerebbe la percezione di un contributo negativo del real estate alla crescita di breve periodo.
Nel complesso, il dato sarà osservato con attenzione perché le vendite di case esistenti influenzano consumi, credito e fiducia, e contribuiscono a definire le aspettative sul ciclo dei tassi e sull’evoluzione macroeconomica nel 2026.
Tasso dei mutui trentennali al 9/1
Il dato sui tassi dei mutui trentennali negli Stati Uniti è un indicatore di particolare rilievo perché riflette in modo diretto l’evoluzione delle condizioni finanziarie per le famiglie e il grado di trasmissione della politica monetaria all’economia reale.
Il dato precedente, pari a 6.25%, in lenta discesa dai massimi di periodo, ha segnalato un primo, ancora fragile, allentamento delle tensioni sul costo del credito immobiliare.
La progressione del tasso sarà osservata con attenzione perché un’ulteriore riduzione graduale rafforzerebbe l’ipotesi che il picco delle condizioni restrittive sia stato superato, anche senza un intervento diretto della Federal Reserve (Fed) sui tassi ufficiali.
Un movimento coerente al ribasso sarebbe coerente con il recente andamento dei rendimenti dei Treasury a lungo termine e potrebbe contribuire a stabilizzare il mercato immobiliare, sostenendo domanda e fiducia.
Al contrario, un arresto della discesa o una nuova risalita del tasso ipotecario indicherebbero che le condizioni finanziarie restano restrittive più a lungo del previsto, mantenendo sotto pressione sia le vendite di case sia l’attività di rifinanziamento.
In questo scenario, il settore immobiliare continuerebbe a rappresentare un freno alla crescita nel breve periodo.
Nel complesso, l’evoluzione dei mutui trentennali è un tassello chiave per valutare l’equilibrio tra inflazione, rendimenti obbligazionari e credito, con implicazioni rilevanti per consumi, real estate e aspettative macro nel corso del 2026.
Earning sotto la lente
Bank of America (BAC) – Prima dell’appertura
Bank of America (BAC) è uno dei principali gruppi bancari statunitensi a vocazione retail e corporate, con una presenza capillare nel consumer banking, una piattaforma rilevante nel commercial lending e un posizionamento solido nei mercati dei capitali tramite le attività di investment banking e trading.
Il modello di business resta fortemente sensibile all’evoluzione del ciclo dei tassi di interesse, elemento centrale per la dinamica dei margini.
Il contesto settoriale continua a essere influenzato da tassi elevati ma stabili, che hanno sostenuto il net interest income negli ultimi trimestri, pur con segnali di normalizzazione dopo il picco del ciclo restrittivo.
In parallelo, la banca deve gestire una pressione competitiva sui depositi, con costi di funding in aumento e una maggiore attenzione alla fidelizzazione della clientela retail.
Sul fronte macro, il rallentamento economico resta un rischio monitorato dal mercato.
Dal punto di vista dei fondamentali, l’attenzione è rivolta a margini di interesse, qualità del credito e livello degli accantonamenti, oltre alla capacità di mantenere efficienza operativa in un contesto di ricavi meno espansivi.
Rilevante anche l’evoluzione delle attività di wealth management e dei flussi sugli asset gestiti.
Il consenso degli analisti appare prudente ma equilibrato, riflettendo un profilo di crescita moderata.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il titolo viene osservato soprattutto per indicazioni sull’andamento dei depositi, sulla tenuta dei margini e sull’outlook per il 2026, fattori chiave per la valutazione nel medio periodo.
Citigroup (C) – Prima dell’apertura
Citigroup (C) è uno dei principali gruppi bancari globali, con un modello di business fortemente orientato alle attività internazionali, al corporate e investment banking e ai servizi di tesoreria e pagamenti per grandi clienti istituzionali.
A differenza di altri peer statunitensi, Citigroup presenta una maggiore esposizione ai mercati esteri, elemento che amplifica sia le opportunità sia la complessità operativa.
Il contesto settoriale resta sfidante: l’evoluzione dei tassi di interesse, la dinamica del credito e la volatilità dei mercati finanziari incidono direttamente sui risultati, mentre il quadro regolamentare impone elevati requisiti di capitale e controllo dei costi.
In questo scenario, Citi è impegnata da tempo in un processo di ristrutturazione e semplificazione, con dismissioni di attività non core e un focus crescente sui segmenti a maggiore redditività e scala globale.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato monitora con attenzione efficienza operativa, andamento dei costi e qualità degli attivi, oltre alla capacità del gruppo di liberare capitale attraverso le cessioni e di migliorare il return on equity, storicamente inferiore rispetto ai principali competitor.
Le aspettative degli analisti rimangono cautamente costruttive, ma fortemente condizionate dalla credibilità dell’esecuzione del piano strategico.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, l’attenzione degli investitori sarà concentrata su progressi nella riorganizzazione, indicazioni sulla redditività futura e gestione del capitale, elementi chiave per valutare il potenziale di rivalutazione del titolo nel medio periodo.
Wells Fargo (WFC) – Prima dell’apertura
Wells Fargo (WFC) è uno dei principali istituti bancari statunitensi a forte vocazione retail e corporate, con una presenza storicamente dominante nel consumer banking, nel lending immobiliare e nei servizi alle imprese.
Negli ultimi anni la banca ha operato in un contesto di profonda trasformazione, segnato da interventi regolamentari stringenti e da un lungo processo di rafforzamento dei controlli interni e della governance.
Il contesto settoriale resta influenzato dall’evoluzione dei tassi di interesse e dalla dinamica del credito.
I livelli ancora elevati dei tassi hanno sostenuto il net interest income, ma il settore deve confrontarsi con una crescente pressione sui depositi e con un potenziale rallentamento della domanda di prestiti.
Per Wells Fargo, il tema regolamentare rimane centrale, con il mercato che osserva attentamente i progressi verso la rimozione dei vincoli operativi imposti negli anni passati.
Dal punto di vista dei fondamentali, l’attenzione degli investitori è rivolta a efficienza operativa, disciplina dei costi e qualità del credito, oltre alla capacità di normalizzare la struttura dei ricavi una volta superati i limiti regolamentari.
Rilevante anche la gestione del capitale e delle politiche di remunerazione degli azionisti, che rappresentano una leva potenziale di valorizzazione.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il titolo viene seguito soprattutto per aggiornamenti sul percorso regolamentare, indicazioni sull’outlook dei margini e sul ritmo di crescita dei volumi, fattori determinanti per il profilo di rischio-rendimento nel medio periodo.
Dati macro principali
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali al 10/1
Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, riferito alla settimana conclusa il 10 gennaio 2026 e in pubblicazione giovedì 15 gennaio, rappresenta uno degli indicatori più tempestivi per valutare lo stato di salute del mercato del lavoro nel brevissimo periodo.
Il dato precedente pari a 208K aveva confermato un quadro di tenuta occupazionale, coerente con un mercato del lavoro ancora solido anche dopo i primi interventi di allentamento monetario.
Per la nuova rilevazione, il consensus resta a 208K, mentre la previsione sale leggermente a 212K, suggerendo l’ipotesi di un modesto incremento delle richieste dopo una fase di stabilità.
Un dato in linea con il consensus rafforzerebbe la lettura di un mercato del lavoro ancora ben ancorato, con livelli di licenziamenti contenuti e coerenti con una crescita moderata, in un contesto in cui la politica monetaria resta restrittiva in termini di livello dei tassi, nonostante i recenti tagli.
Al contrario, una lettura sensibilmente superiore alle attese, quindi ben oltre area 212K, potrebbe indicare l’avvio di una graduale normalizzazione del mercato del lavoro, con un aumento delle frizioni occupazionali.
Questo tipo di segnale sarebbe osservato con attenzione dai mercati perché potrebbe rafforzare le aspettative di ulteriori riduzioni del grado di restrizione monetaria nel corso del 2026.
Nel complesso, pur trattandosi di un indicatore volatile, le richieste settimanali restano cruciali per cogliere cambiamenti precoci nel ciclo del lavoro, con impatti potenziali su rendimenti, dollaro e sentiment di mercato.
NY Empire State Manufacturing Index di gennaio
Il NY Empire State Manufacturing Index, in uscita giovedì 15 gennaio 2026, è uno dei primi indicatori regionali a offrire una lettura tempestiva sull’andamento del settore manifatturiero statunitense a inizio anno.
Il dato precedente, pari a -3.9, aveva segnalato una fase di lieve contrazione dell’attività, interrompendo temporaneamente il percorso di recupero osservato nei mesi precedenti e riaccendendo l’attenzione sullo stato del ciclo industriale.
Per la nuova rilevazione, consensus e previsione sono allineati a +1.0, indicando aspettative di ritorno in territorio espansivo, seppur marginale.
Un passaggio da valori negativi a positivi sarebbe interpretato come un segnale di stabilizzazione del comparto manifatturiero, coerente con un contesto macro caratterizzato da crescita moderata e progressivo riassorbimento delle tensioni sui costi.
Una lettura in linea o superiore alle attese rafforzerebbe l’idea che la manifattura stia superando la fase più debole del ciclo, contribuendo a migliorare il sentiment sulle prospettive economiche di breve periodo.
Al contrario, un dato che dovesse rimanere in area negativa o deludere il consensus metterebbe in discussione la solidità del recupero, suggerendo che domanda e ordini restano fragili nonostante il miglioramento di alcune condizioni finanziarie.
Questo scenario sarebbe coerente con una crescita disomogenea tra settori e con una manifattura ancora più esposta al rallentamento globale.
Nel complesso, l’Empire State Index sarà rilevante soprattutto come termometro anticipatore, capace di influenzare le aspettative su produzione, investimenti e andamento ciclico nel primo trimestre del 2026.
Philadelphia Fed Manufacturing Index, mese di gennaio
Il Philadelphia Fed Manufacturing Index di gennaio, in uscita giovedì 15 gennaio 2026, è un indicatore regionale di rilievo perché fornisce una lettura anticipatrice sull’andamento della manifattura nell’area Mid-Atlantic e spesso contribuisce a orientare il sentiment sul quadro industriale nazionale.
Il dato precedente pari a -10.2 indicava già una contrazione dell’attività, suggerendo che la manifattura restava sotto pressione a fine 2025.
Per la nuova rilevazione, il consensus risale a -5.0 e la previsione a -8.0, configurando aspettative di miglioramento rispetto al mese precedente, pur restando in territorio negativo.
Un dato migliore del consensus, quindi più vicino allo zero o positivo, rafforzerebbe l’ipotesi di una stabilizzazione ciclica e di un recupero di componenti come nuovi ordini e produzione, con potenziali effetti di supporto su rendimenti e asset rischiosi.
Al contrario, una lettura in linea con la previsione o peggiore, quindi più negativa di -8.0, segnalerebbe una contrazione ancora ampia, confermando che il settore industriale fatica a reagire nonostante segnali di normalizzazione su alcuni costi.
In chiave di mercato, il punto centrale sarà capire se l’indice sta davvero uscendo dalla fase più debole oppure se il rimbalzo atteso dagli operatori è fragile.
In entrambi i casi, l’indicatore sarà letto insieme agli altri survey regionali per valutare la traiettoria della manifattura nel 1Q26 (primo trimestre 2026).
Earning sotto la lente
BlackRock (BLK) – Prima dell’apertura
BlackRock (BLK) è il principale asset manager globale per masse in gestione, con una piattaforma fortemente diversificata che spazia dagli ETF iShares, alla gestione attiva, fino alle soluzioni alternative e ai servizi tecnologici tramite Aladdin.
Il modello di business è strettamente legato all’andamento dei mercati finanziari e ai flussi netti di raccolta, rendendo il titolo particolarmente sensibile al sentiment degli investitori.
Il contesto settoriale rimane favorevole ma competitivo.
Da un lato, il recupero dei mercati azionari e obbligazionari sostiene il valore degli asset under management e le commissioni; dall’altro, la pressione sui fee, soprattutto nel segmento ETF core, impone una continua espansione verso prodotti a maggiore marginalità, come private markets, credito alternativo e soluzioni multi-asset.
BlackRock mantiene un vantaggio competitivo rilevante grazie alla scala globale e alla leadership tecnologica.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato guarda con attenzione a flussi netti, mix di prodotto e dinamica delle commissioni, oltre alla capacità di contenere i costi in un contesto di investimenti strutturali in tecnologia e distribuzione.
Particolare attenzione anche al contributo delle soluzioni istituzionali e dei mandati advisory, che tendono a offrire maggiore stabilità dei ricavi.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, le aspettative degli analisti restano costruttive, con il focus su trend della raccolta, posizionamento nei mercati privati e outlook per il 2026, elementi chiave per valutare la sostenibilità della crescita nel medio periodo.
First Horizon (FHN) – Prima dell’apertura
First Horizon (FHN) è una banca regionale statunitense con una presenza rilevante nel Sud-Est degli Stati Uniti, focalizzata su commercial banking, consumer lending e servizi finanziari per imprese di medie dimensioni.
Il modello di business combina una base retail tradizionale con una componente significativa di prestiti commerciali, rendendo il profilo reddituale sensibile sia al ciclo economico sia alla dinamica dei tassi.
Il contesto settoriale per le regional bank rimane complesso.
I tassi di interesse ancora elevati continuano a sostenere il net interest income, ma la pressione sul costo dei depositi e una domanda di credito più selettiva limitano l’espansione dei volumi.
Inoltre, il settore resta sotto osservazione dopo le tensioni emerse negli ultimi anni, con il mercato particolarmente attento a liquidità e stabilità della base di raccolta.
Dal punto di vista dei fondamentali, gli investitori monitorano net interest margin, andamento dei depositi e qualità del credito, oltre al livello degli accantonamenti su crediti deteriorati.
Rilevante anche la capacità di mantenere efficienza operativa in un contesto di crescita moderata dei ricavi.
Il consenso degli analisti appare cauto, coerente con un quadro macro che non favorisce prese di rischio aggressive sul comparto.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, l’attenzione del mercato sarà concentrata su tenuta dei margini, stabilità dei depositi e indicazioni sull’outlook del credito per il 2026, elementi chiave per valutare il profilo di rischio-rendimento del titolo nel medio periodo.
Goldman Sachs (GS) – Prima dell’apertura
Goldman Sachs (GS) è uno dei principali gruppi di investment banking e mercati dei capitali a livello globale, con un modello di business fortemente esposto alle attività di trading, advisory e asset & wealth management.
La banca rappresenta un benchmark del settore per capacità di execution, profondità delle relazioni istituzionali e presenza sui mercati finanziari, ma al tempo stesso mostra una maggiore ciclicità degli utili rispetto agli istituti più orientati al retail banking.
Il contesto settoriale appare in graduale miglioramento. La volatilità dei mercati, pur rimanendo su livelli contenuti, ha iniziato a offrire maggiori opportunità per il trading su equity, fixed income e commodities, mentre l’attività di investment banking mostra segnali di normalizzazione dopo una fase prolungata di debolezza.
Le operazioni di M&A e capital markets restano selettive, ma il sentiment degli operatori appare più costruttivo rispetto ai trimestri precedenti.
Dal punto di vista dei fondamentali, l’attenzione degli investitori è concentrata su ricavi da trading, pipeline dell’advisory e disciplina dei costi, oltre al contributo del segmento asset & wealth management, considerato più stabile e strategico nel medio periodo.
Rilevante anche la gestione del capitale e delle politiche di remunerazione degli azionisti, storicamente un punto di forza del gruppo.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il mercato guarda soprattutto a segnali di ripresa strutturale delle attività di mercato e advisory, nonché alle indicazioni del management sull’outlook per il 2026, elementi chiave per valutare la sostenibilità della redditività di GS nel nuovo ciclo.
Insteel Industries (IIIN) – Prima dell’apertura
Insteel Industries (IIIN) è un produttore statunitense specializzato in prodotti in acciaio trafilato, in particolare reti elettrosaldate e rinforzi in acciaio per il calcestruzzo, destinati prevalentemente ai settori edilizio, infrastrutturale e industriale.
Il modello di business è fortemente legato all’andamento del ciclo delle costruzioni e alla dinamica dei prezzi dell’acciaio, rendendo il titolo tipicamente ciclico.
Il contesto settoriale resta sfidante.
Da un lato, la domanda infrastrutturale di medio periodo negli Stati Uniti offre un potenziale supporto strutturale; dall’altro, il settore delle costruzioni risente ancora di condizioni finanziarie restrittive, con tassi elevati che penalizzano nuovi progetti residenziali e commerciali.
In questo scenario, IIIN opera in un ambiente competitivo caratterizzato da pressioni sui volumi e sui prezzi, con una visibilità limitata nel breve termine.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato osserva con attenzione livelli di domanda, utilizzo della capacità produttiva e margini operativi, oltre all’impatto delle fluttuazioni delle materie prime sui costi.
Rilevante anche la solidità del bilancio, storicamente uno dei punti di forza della società, che consente una gestione prudente del ciclo avverso.
Gli analisti mantengono aspettative caute, coerenti con la fase congiunturale.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, l’attenzione degli investitori sarà concentrata su segnali di stabilizzazione della domanda e indicazioni sull’evoluzione dei margini, elementi chiave per valutare le prospettive di IIIN nel corso del 2026.
Infosys Limited (INFY) – Prima dell’apertura
Infosys (INFY) è uno dei principali player globali nei servizi IT e nella consulenza tecnologica, con un modello di business focalizzato su outsourcing, digital transformation, cloud, data analytics e soluzioni legate all’intelligenza artificiale.
La società serve una clientela prevalentemente enterprise, con una forte esposizione ai settori financial services, retail, manufacturing e telecom, e una presenza geografica ben diversificata, in particolare tra Stati Uniti ed Europa.
Il contesto settoriale rimane complesso.
Le grandi aziende continuano a investire in digitalizzazione e modernizzazione dei sistemi, ma con un approccio più selettivo e orientato al contenimento dei costi, soprattutto nei progetti discrezionali.
Questo favorisce fornitori come Infosys, posizionati su efficienza operativa e contratti di lungo periodo, ma aumenta al tempo stesso la pressione competitiva, in particolare da parte di altri colossi indiani e dei grandi system integrator globali.
Dal punto di vista dei fondamentali, l’attenzione del mercato è rivolta a crescita dei ricavi a valuta costante, andamento dei margini operativi e dinamica dei deal di grandi dimensioni, oltre alla gestione dei costi del personale, variabile chiave per la redditività.
Rilevanti anche le indicazioni su pipeline commerciale e tasso di rinnovo dei contratti, elementi che offrono visibilità sul medio termine.
Il consenso degli analisti appare prudente ma costruttivo, coerente con uno scenario di crescita moderata.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il titolo sarà osservato soprattutto per commenti sull’outlook della domanda IT globale, sull’evoluzione dei margini e sul posizionamento nell’AI, fattori centrali per la valutazione di INFY nel 2026.
Morgan Stanley (MS) – Prima dell’apertura
Morgan Stanley (MS) è uno dei principali gruppi finanziari globali, con un modello di business sempre più sbilanciato verso wealth e asset management, affiancato dalle tradizionali attività di investment banking e trading sui mercati dei capitali.
Negli ultimi anni la strategia del gruppo ha puntato con decisione sulla stabilità dei ricavi e sulla riduzione della volatilità degli utili, rafforzando il contributo delle commissioni ricorrenti.
Il contesto settoriale mostra segnali contrastanti.
Le attività di trading beneficiano di una volatilità ancora contenuta ma più favorevole rispetto ai minimi ciclici, mentre l’investment banking resta in fase di graduale recupero, con operazioni di M&A e capital markets ancora selettive.
Il vero pilastro resta però il wealth management, che trae vantaggio dall’andamento dei mercati finanziari e dalla crescita degli asset gestiti, pur in presenza di una competizione elevata sul fronte delle commissioni.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato guarda con attenzione a flussi netti nel wealth management, mix dei ricavi e disciplina dei costi, oltre alla capacità di mantenere margini elevati in un contesto di investimenti continui in tecnologia e consulenza.
Rilevante anche la gestione del capitale e delle politiche di remunerazione degli azionisti, elementi centrali nella valutazione del titolo.
Il consenso degli analisti appare costruttivo, sostenuto dalla maggiore qualità del profilo degli utili.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, l’attenzione degli investitori sarà concentrata su dinamica dei flussi, resilienza del wealth management e indicazioni sull’outlook per il 2026, fattori chiave per il posizionamento di MS nel nuovo ciclo di mercato.
Dati macro principali
Nessun dato rilevante a calendario
Earning sotto la lente
Regions Financial (RF) – Prima dell’apertura
Regions Financial (RF) è una banca regionale statunitense con una presenza consolidata nel Sud e nel Midwest degli Stati Uniti, focalizzata su commercial banking, consumer lending e servizi finanziari per imprese di medie dimensioni.
Il modello di business combina una solida base retail con una componente rilevante di prestiti commerciali e industriali, rendendo il profilo reddituale sensibile all’andamento del ciclo economico regionale.
Il contesto settoriale per le regional bank rimane articolato.
I tassi di interesse ancora elevati continuano a sostenere i margini, ma la pressione sul costo dei depositi e una maggiore selettività nella concessione del credito limitano la crescita dei volumi.
Inoltre, il settore resta sotto osservazione per quanto riguarda liquidità e stabilità della raccolta, fattori chiave dopo le tensioni emerse negli ultimi anni.
Dal punto di vista dei fondamentali, l’attenzione degli investitori è rivolta a net interest margin, andamento dei depositi e qualità del credito, oltre al livello degli accantonamenti e alla capacità di mantenere efficienza operativa.
Rilevante anche l’esposizione ai settori commercial real estate e corporate, che richiede una gestione prudente del rischio.
Il consenso degli analisti appare cauto ma equilibrato, coerente con un contesto macro ancora restrittivo.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, il titolo sarà osservato soprattutto per tenuta dei margini, stabilità della raccolta e indicazioni sull’outlook del credito per il 2026, elementi determinanti per il profilo di rischio-rendimento di RF nel medio periodo.
State Street (STT) – Prima dell’apertura
State Street (STT) è uno dei principali custodian bank globali, specializzato in servizi di custodia, asset servicing, gestione patrimoniale e soluzioni tecnologiche per investitori istituzionali.
Il gruppo opera tramite due pilastri principali: Investment Servicing, che rappresenta il core storico del business, e Global Advisors, uno dei maggiori asset manager al mondo nel segmento ETF e indicizzato.
Il contesto settoriale rimane strettamente legato all’andamento dei mercati finanziari.
La dinamica degli asset under custody & administration influenza direttamente i ricavi da fee, mentre il livello dei tassi di interesse continua a incidere sul net interest income, che negli ultimi trimestri ha fornito un contributo rilevante alla redditività.
La competizione nel segmento dei servizi di custodia e della gestione passiva resta elevata, con pressioni strutturali sulle commissioni.
Dal punto di vista dei fondamentali, il mercato osserva con attenzione flussi sugli ETF, mix dei ricavi e disciplina dei costi, oltre alla capacità di sostenere margini in un contesto di investimenti continui in tecnologia e automazione.
Rilevante anche la gestione del capitale e delle politiche di remunerazione degli azionisti, elementi chiave per l’appeal del titolo.
Il consenso degli analisti appare moderatamente costruttivo, ma privo di eccessivo entusiasmo.
In vista degli earning della settimana del 12 gennaio 2026, l’attenzione degli investitori sarà concentrata su trend dei flussi, andamento dei margini e indicazioni sull’outlook per il 2026, fattori determinanti per valutare la capacità di STT di difendere la redditività nel medio periodo.
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Nessun titolo in particolare da segnalare
Il focus settoriale della settimana
Banche USA: la earning season che misura la qualità degli utili, non solo i tassi
Il settore bancario statunitense si avvia alla nuova earning season in un contesto particolarmente rilevante sul piano informativo, vista la concentrazione di big cap e istituzioni sistemiche che rilasceranno i risultati nei prossimi giorni.
Dopo diversi trimestri dominati dal tema dei tassi di interesse, il mercato sta progressivamente spostando l’attenzione dalla sola dinamica dei margini a una valutazione più ampia della qualità strutturale degli utili.
I tassi ancora elevati, pur dopo i primi tagli della Fed, continuano a sostenere il net interest income, ma i benefici marginali si stanno attenuando.
Al tempo stesso, aumenta l’attenzione su costo dei depositi, mix della raccolta e stabilità dei flussi, soprattutto per le banche retail e regionali.
In questo quadro, i grandi gruppi diversificati come JPMorgan Chase & Co. e Bank of America restano avvantaggiati da scala, diversificazione dei ricavi e solidità patrimoniale.
Un secondo tema centrale riguarda la qualità del credito.
Pur non emergendo segnali di stress sistemico, il mercato monitora con attenzione accantonamenti, esposizione al commercial real estate e comportamento dei clienti corporate, in un contesto macro che resta restrittivo.
Per le banche di investimento come Goldman Sachs e Morgan Stanley, il focus è invece sulla normalizzazione delle attività di trading e advisory, dopo una fase prolungata di debolezza.
Infine, resta cruciale il tema della gestione del capitale. Buyback, dividendi e requisiti regolamentari influenzano in modo diretto le valutazioni, in un settore che tratta ancora con multipli inferiori alla media storica, nonostante una redditività complessivamente solida.
In sintesi, questa earning season rappresenta un test chiave sulla sostenibilità degli utili bancari nel 2026, più che una semplice verifica trimestrale.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici (liquidi e opzionabili)
- Financial Select Sector SPDR Fund (XLF): ETF ampiamente diversificato sul settore finanziario USA, con forte esposizione alle grandi banche e assicurazioni.
- SPDR S&P Bank ETF (KBE): ETF più focalizzato sulle banche commerciali e regionali, utile per una view più diretta sul ciclo bancario domestico.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Nessun trade chiuso nell’ambito delle strategie di breve/brevissimo nell’ottava appena conclusa.
Si avvicina il termine temporale per la chiusura del trade su SPY fatto nell’ambito della strategia Triple Class Mean Reversion, ma per ora nulla di nuovo.
Venerdì avremo le scadenze di alcune operazioni di tipo High Probability Naked Put Selling, così avremo un nuovo dato da aggiungere all’equity line.
Ancora un nuovo massimo storico per la strategia CFM, che gode di un periodo decisamente favorevole, grazie anche, ovviamente, all’andamento generale del mercato.
Abbiamo terminato lo studio storico su una strategia di tipo short straddle/strangle su IWM, l’ETF sul Russell 2000, che ha dato risultati molto interessanti, come potete vedere dal secondo grafico qui sotto.
È una strategia che va assolutamente inserita all’interno di un portafoglio di strategie, perché ha un drawdown massimo storico, maturato nei mesi del lock down, ovviamente, che incide molto sul capitale allocato.
Sebbene si tratti di un caso fortuito, non lo si può ignorare.
Di conseguenza, non è una strategia su cui si possa “puntare tutto”, per dirla in termini molto terra-terra, ma che può benissimo essere inserita in un portafoglio ben articolato di strategie.
In settimana, pubblicheremo un articolo su questo tema, ed entro un paio di settimane attiveremo un nuovo servizio operativo dedicato.





