https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2025/03/Strategic-Markets-Weekly-Bullettin-v1-square.jpg
677
820
Redazione QuantOptions
https://quantoptions.it/wp-content/uploads/2020/09/quantoptions-logo.png
Redazione QuantOptions2026-02-16 15:41:162026-02-16 16:24:27Strategic Markets Bulletin del 16 febbraio 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
Nessuna nuova operazione discussa in settimana: complici le varie chiusure del periodo natalizio, ci sono veramente pochissimi titoli interessanti da seguire, e zero occasioni operative.
Questa settimana proveremo a cercare qualche titolo interessante al di là delle proposte della piattaforma Trade AI.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 29 dicembre 2025 in sintesi
Economia USA a fine 2025: lavoro solido, immobiliare in ripresa, manifattura ancora fragile
Nel complesso, i dati macroeconomici pubblicati nella settimana del 29 dicembre 2025 delineano un quadro congiunturale disomogeneo, in cui la tenuta dell’economia reale convive con segnali di fragilità settoriale, soprattutto sul fronte manifatturiero.
Sul mercato del lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione scese a 199K forniscono un’indicazione chiara di resilienza occupazionale, smentendo attese di un indebolimento più marcato e confermano che l’aggiustamento in corso resta graduale e ordinato.
Anche il comparto immobiliare mostra segnali sorprendenti di rafforzamento, con le Pending Home Sales di novembre in crescita del 3.3% MoM e del 2.6% YoY, ben oltre le attese.
Il dato suggerisce una riattivazione della domanda potenziale, favorita dalla stabilizzazione dei tassi ipotecari, nonostante livelli assoluti dei mutui ancora elevati.
In questo contesto, l’assenza di una pubblicazione puntuale sul tasso dei mutui trentennali al 26 dicembre conferma la natura settimanale dell’indicatore, senza però alterare la lettura di condizioni finanziarie meno restrittive rispetto ai mesi precedenti.
Di segno opposto restano invece gli indicatori manifatturieri regionali.
Il Dallas Fed Manufacturing Index a -10.9 evidenzia una contrazione più profonda delle attese, mentre il Chicago PMI risalito a 43.5 indica un miglioramento sequenziale, pur restando in territorio recessivo.
Nel loro insieme, questi dati confermano una manifattura ancora sotto pressione, ma non in ulteriore deterioramento generalizzato.
Le Minute del FOMC fanno da cornice interpretativa, ribadendo un approccio prudente e fortemente data-dependent da parte della Federal Reserve.
Il quadro che emerge è quello di un’economia che rallenta senza rompersi, in cui la solidità del lavoro e i primi segnali di stabilizzazione ciclica compensano una debolezza industriale ancora irrisolta.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 29 dicembe
Pending home sales, MoM e YoY, dati di novembre
Il dato sulle Pending Home Sales (vendite di abitazioni esistenti con contratto firmato) di novembre ha fornito un segnale nettamente più solido delle attese sullo stato del mercato immobiliare statunitense, sia in termini congiunturali sia tendenziali.
Su base mensile, l’indicatore ha registrato un incremento del 3.3% MoM, in forte accelerazione rispetto al precedente +2.4% e ben oltre consensus (+1.0%) e previsione (+0.7%), segnando la crescita più marcata da diversi anni per un mese di novembre.
Questo risultato indica un deciso recupero dell’attività contrattuale, particolarmente significativo considerando la stagionalità tipicamente sfavorevole del periodo.
Ancora più rilevante appare la dinamica su base annua, con le Pending Home Sales in aumento del 2.6% YoY, a fronte di un precedente -0.4% e di una previsione di ulteriore contrazione (-0.6%).
Il ritorno in territorio positivo su base annuale segnala un’inversione di tendenza rispetto alla debolezza osservata nel corso del 2024, suggerendo che la domanda potenziale sta gradualmente riemergendo.
Secondo il National Association of Realtors (NAR), il miglioramento è stato favorito da una maggiore stabilizzazione dei tassi ipotecari e da condizioni di accessibilità leggermente meno restrittive, elementi che hanno incoraggiato una parte della domanda rimasta finora ai margini.
Nel complesso, il dato di novembre rafforza l’idea di un mercato immobiliare in fase di normalizzazione, pur restando lontano dai livelli di attività pre-2022, e conferma il ruolo delle Pending Home Sales come indicatore anticipatore chiave delle vendite di case esistenti nei mesi successivi.
Dallas Fed Manufacturing Index, mese di dicembre
Il Dallas Fed Manufacturing Index ha confermato nel rilascio di dicembre una persistente fase di contrazione del settore manifatturiero nel distretto della Federal Reserve di Dallas, smentendo in modo netto le attese di mercato.
Il dato effettivo si è attestato a -10.9, peggiorando leggermente rispetto al precedente -10.4 e collocandosi ben al di sotto della previsione di -2.5, che implicava un significativo miglioramento del quadro congiunturale.
Poiché valori inferiori a zero indicano una contrazione dell’attività rispetto al mese precedente, la lettura segnala un indebolimento più profondo e persistente della produzione industriale regionale.
La distanza tra dato effettivo e previsione suggerisce che le condizioni operative delle imprese manifatturiere restano fragili, con segnali coerenti di domanda debole e cautela negli ordini, elementi che continuano a pesare sulle valutazioni degli operatori.
Il Dallas Fed Manufacturing Index, basato su un’indagine tra dirigenti aziendali, è particolarmente sensibile al ciclo economico e rappresenta un indicatore tempestivo dello stato della manifattura statunitense, soprattutto in aree ad alta concentrazione industriale ed energetica come il Texas.
Nel contesto più ampio, il dato si inserisce in una sequenza di indicatori regionali che mostrano una manifattura statunitense ancora in difficoltà, senza segnali convincenti di inversione nel breve periodo.
La mancata normalizzazione dell’indice, nonostante attese di recupero, rafforza l’idea di una fase di rallentamento prolungato dell’economia reale, almeno sul fronte industriale, con implicazioni rilevanti per la lettura del ciclo e per il quadro macro complessivo di fine 2025.
Per approfondimenti:
National Association of Realtors
Trading Economics
Borsa Italiana
Dallas Fed
Trading Economics
Investing.com
Martedì 30 dicembre
Chicago PMI, mese di dicembre
Il Chicago PMI (Purchasing Managers’ Index) di dicembre ha mostrato un miglioramento più marcato del previsto, pur restando in territorio di contrazione e quindi coerente con un quadro manifatturiero ancora debole.
L’indice si è attestato a 43.5, in netto rialzo rispetto al precedente 36.3 e significativamente sopra consensus (39.5) e previsione (39.0), segnalando un rallentamento meno intenso della fase recessiva nel settore manifatturiero dell’area di Chicago.
Poiché valori inferiori a 50 indicano contrazione dell’attività, il dato non rappresenta un ritorno alla crescita, ma evidenzia un miglioramento sequenziale rilevante.
La risalita dell’indice riflette una parziale normalizzazione delle componenti cicliche, in particolare produzione e nuovi ordini, che avevano mostrato letture estremamente depresse nei mesi precedenti.
Il recupero suggerisce che la fase più acuta di debolezza potrebbe essersi attenuata, anche se il livello assoluto dell’indice rimane compatibile con una domanda ancora fragile e una propensione prudente agli investimenti.
Il Chicago PMI, elaborato dall’Institute for Supply Management – Chicago (ISM-Chicago), è considerato un indicatore anticipatore rilevante per il manifatturiero statunitense, data la forte correlazione storica con l’ISM Manufacturing PMI nazionale (Purchasing Managers’ Index).
Nel contesto macro di fine 2025, il dato di dicembre contribuisce a delineare un quadro di stabilizzazione ciclica, più che di ripresa, indicando che la manifattura resta sotto pressione ma meno deteriorata di quanto temuto.
La sorpresa positiva rispetto alle attese riduce il rischio di un ulteriore peggioramento nel breve termine, pur senza modificare la valutazione complessiva di un settore ancora lontano da una fase espansiva.
Minute del FOMC
Le Minute del Federal Open Market Committee (FOMC) pubblicate il 30 dicembre 2025, relative alla riunione di metà dicembre, restituiscono l’immagine di un Comitato orientato a una politica monetaria più accomodante ma attraversato da divergenze significative.
Dal documento emerge con chiarezza che la decisione di ridurre i tassi di interesse è stata sostenuta dalla convinzione che le pressioni inflazionistiche stiano gradualmente rientrando, mentre il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento, pur restando complessivamente solido.
I membri hanno riconosciuto che l’inflazione si è avvicinata agli obiettivi di medio periodo, ma hanno sottolineato come il processo di disinflazione resti incompleto e disomogeneo.
Le Minute evidenziano anche un dibattito articolato sul sentiero futuro dei tassi, con alcuni partecipanti favorevoli a un approccio graduale e attendista, volto a evitare un allentamento eccessivo prematuro, e altri più inclini a considerare ulteriori riduzioni nel corso del 2026, qualora i dati macroeconomici confermassero un rallentamento della crescita.
Particolare attenzione è stata dedicata al rischio che condizioni finanziarie troppo accomodanti possano riaccendere le pressioni sui prezzi, soprattutto nel comparto dei servizi.
Nel complesso, le Minute delineano una Federal Reserve fortemente data-dependent, consapevole dei progressi compiuti sul fronte dell’inflazione ma al tempo stesso attenta a non compromettere la credibilità della politica monetaria.
Il messaggio di fondo è quello di una cauta flessibilità, in cui ogni futura decisione sarà strettamente legata all’evoluzione congiunta di inflazione, occupazione e condizioni finanziarie.
Per approfondimenti:
ISM World
Trading Economics
Investing.com
Federal Reserve
Reuters
Investing.com
Mercoledì 31 dicembre
Tassi dei mutui trentennali al 26/12
Il dato non è stato pubblicato.
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali
Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione (Initial Jobless Claims) ha fornito un segnale nettamente più solido del previsto sullo stato del mercato del lavoro statunitense nella settimana di riferimento.
Le nuove richieste si sono attestate a 199K, in forte calo rispetto al precedente 215K e significativamente al di sotto sia del consensus (220K) sia della previsione (222K), riportandosi sui livelli più bassi delle ultime settimane.
La sorpresa positiva indica una riduzione delle nuove perdite di lavoro, coerente con un mercato occupazionale che resta complessivamente resiliente.
Il calo delle richieste iniziali suggerisce che le imprese continuano a mostrare riluttanza a ridurre l’organico, nonostante il rallentamento ciclico emerso in diversi indicatori manifatturieri e regionali.
Questo elemento rafforza la lettura di un aggiustamento graduale del mercato del lavoro, più basato su un rallentamento delle assunzioni che su un aumento dei licenziamenti.
Le Initial Jobless Claims rappresentano infatti uno degli indicatori più tempestivi per intercettare eventuali punti di svolta nella dinamica occupazionale, motivo per cui una discesa così marcata assume particolare rilevanza.
Nel contesto macro di fine 2025, il dato contribuisce a spiegare perché la Federal Reserve mantenga un approccio prudente sul fronte dell’allentamento monetario.
Un mercato del lavoro che continua a generare letture inferiori alle attese sul fronte delle richieste di sussidi riduce il rischio di un deterioramento rapido dell’economia reale, ma al tempo stesso limita lo spazio per tagli aggressivi dei tassi.
Nel complesso, il dato settimanale conferma una tenuta occupazionale superiore alle aspettative, in contrasto con la debolezza osservata in altri segmenti dell’economia.
Giovedì 1 gennaio
Mercati chiusi per festività
Venerdì 2 gennaio
Nessun dato rilevante a calendario
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
L’evoluzione dei mercati nell’ultima ottava ha confermato pienamente lo scenario che avevamo anticipato.
Dopo l’intensa accelerazione registrata tra il 18 e il 24 dicembre, era fisiologico attendersi un consolidamento, caratterizzato da prese di profitto tipiche delle fasi di forte estensione del trend.
Gli operatori hanno colto l’occasione per monetizzare i guadagni maturati prima della chiusura dell’anno, riportando gli indici su dinamiche più equilibrate.
VIX – Volatilità ancora compressa
L’indice della volatilità continua a muoversi su livelli contenuti, segnalando un contesto di mercato complessivamente disteso.
L’assenza di tensioni sul fronte del rischio percepito conferma un sentiment costruttivo da parte degli investitori.
S&P 500 – Fase laterale di consolidamento
Il principale benchmark statunitense mostra un’impostazione laterale nel breve periodo.
Una parte degli investitori ha tentato di spingere ulteriormente il movimento rialzista, ma la mancanza di nuovi catalizzatori ha favorito ulteriori realizzi, anche tardivi, con l’obiettivo di consolidare i profitti accumulati nelle settimane precedenti.
Stagionalità – Settimana neutrale
L’analisi stagionale suggerisce per la prossima settimana un andamento prevalentemente laterale, coerente con la tipica dinamica post-rally di fine anno.
Conclusione
Il mercato sta attraversando una fase di fisiologico consolidamento dopo il forte impulso rialzista di fine dicembre.
La volatilità compressa, la lateralità dell’S&P 500 e le indicazioni stagionali convergono verso uno scenario di breve termine caratterizzato da stabilità e movimenti contenuti.
In assenza di nuovi driver macro o geopolitici, è probabile che gli operatori mantengano un approccio prudente, in attesa dei primi dati economici dell’anno e delle prossime indicazioni delle banche centrali.
Calendario eventi dal 5 al 12 gennaio 2026
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo spesso negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Settimana macro decisiva: lavoro sotto la lente, manifattura fragile, servizi e consumi ago della bilancia
Il quadro macroeconomico dei giorni dal 5 al 9 gennaio 2026 si presenta particolarmente denso e informativo, offrendo una lettura quasi completa dello stato dell’economia statunitense a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026.
Il filo conduttore della settimana sarà il mercato del lavoro, osservato attraverso una pluralità di indicatori complementari: ADP Employment Change, JOLTS Job Openings, richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, Non-Farm Payrolls e tasso di disoccupazione.
Nel loro insieme, questi dati consentiranno di valutare se il raffreddamento occupazionale resti ordinato e compatibile con una crescita moderata, oppure stia assumendo contorni più critici.
Accanto al lavoro, la manifattura resta l’anello debole del ciclo, con l’ISM Manufacturing PMI atteso ancora sotto la soglia dei 50, mentre i servizi continuano a rappresentare il principale pilastro di tenuta, come suggerito dalle attese per l’ISM Services PMI.
La distanza tra i due comparti resta quindi un elemento strutturale del ciclo attuale.
Sul fronte immobiliare, Building Permits, Housing Starts e tasso dei mutui trentennali offriranno indicazioni cruciali sulla capacità del settore di stabilizzarsi dopo un lungo periodo di pressione da tassi elevati.
Infine, il Michigan Consumer Sentiment preliminare di gennaio fungerà da termometro della fiducia delle famiglie, chiudendo il quadro sul lato della domanda.
Nel complesso, la settimana sarà determinante per capire se l’economia statunitense stia entrando nel 2026 con un equilibrio più sostenibile, oppure con fragilità ancora irrisolte.
Per la Federal Reserve, sarà una sequenza di dati difficilmente ignorabile, destinata a influenzare aspettative e narrativa di politica monetaria nelle settimane successive.
Dati macro principali
ISM Manufacturing Index, dato di dicembre
L’ISM Manufacturing PMI (Purchasing Managers’ Index) di dicembre rappresenta uno dei principali snodi interpretativi per valutare lo stato del ciclo economico statunitense a fine 2025, soprattutto dopo una sequenza di indicatori regionali ancora deboli.
Il dato precedente, pari a 48.2, ha confermato una fase di contrazione del settore manifatturiero, mentre consensus (48.3) e previsione (48.0) indicano attese di sostanziale stabilità, senza un chiaro segnale di inversione nel breve periodo.
Poiché la soglia dei 50 separa espansione e contrazione, il focus del mercato non sarà tanto sulla direzione marginale del dato, quanto sulla persistenza sotto tale livello.
Un’eventuale lettura superiore alle attese, pur restando sotto 50, rafforzerebbe l’ipotesi di una stabilizzazione ciclica della manifattura, coerente con il miglioramento osservato nel Chicago PMI, e ridurrebbe il rischio di un ulteriore deterioramento dell’attività industriale nei primi mesi del 2026.
Al contrario, un dato inferiore alle attese, soprattutto se accompagnato da un peggioramento delle componenti nuovi ordini o occupazione, riaccenderebbe i timori di una contrazione più profonda e prolungata, con potenziali ripercussioni sulle aspettative di crescita.
Dal punto di vista macro-finanziario, l’ISM Manufacturing PMI mantiene un ruolo centrale nella funzione di reazione della Federal Reserve, come evidenziato anche dalle recenti Minute del FOMC.
Un’indicazione di debolezza persistente aumenterebbe il peso dei rischi al ribasso sul ciclo, mentre segnali di stabilizzazione contribuirebbero a sostenere un approccio prudente e graduale sul fronte della politica monetaria.
In sintesi, il dato di dicembre sarà cruciale per capire se la manifattura statunitense stia toccando un punto di minimo ciclico o resti intrappolata in una fase recessiva ancora irrisolta.
Earning sotto la lente
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Nessun dato rilevante a calendario
Earning sotto la lente
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Tasso dei mutui trentennali al 26/12 e al 2/1
Tra i dati in calendario mercoledì 7 gennaio 2026 assume un certo rilievo la pubblicazione del tasso medio dei mutui ipotecari trentennali riferito al 26 dicembre, non diffuso durante la settimana di Capodanno nonostante fosse indicato nell’agenda economica, insieme a quello di inizio anno.
L’ultimo dato disponibile, pari a 6.31%, costituisce il principale punto di riferimento per valutare l’evoluzione delle condizioni finanziarie nel comparto immobiliare a fine 2025.
Il tasso dei mutui a 30 anni, calcolato settimanalmente da Freddie Mac attraverso il Primary Mortgage Market Survey (PMMS), rappresenta uno degli indicatori più sensibili alle aspettative sui tassi ufficiali e ai movimenti dei Treasury a lungo termine.
Un’eventuale conferma o moderata discesa rispetto al 6.31% rafforzerebbe la lettura di un progressivo allentamento delle condizioni creditizie, coerente con il recupero osservato nelle Pending Home Sales di novembre.
In questo scenario, il dato supporterebbe l’idea che la domanda potenziale stia tornando attiva, grazie a una migliore sostenibilità delle rate, pur in un contesto di prezzi delle abitazioni ancora elevati.
Al contrario, un valore superiore al precedente indicherebbe una rinnovata pressione sui tassi ipotecari, suggerendo che la recente stabilizzazione potrebbe essere fragile e dipendente dall’andamento dei rendimenti obbligazionari.
Dal punto di vista macro, il dato è rilevante anche per la Federal Reserve, poiché il mercato immobiliare resta uno dei principali canali di trasmissione della politica monetaria.
Una discesa dei mutui accentuerebbe l’effetto espansivo delle aspettative di allentamento, mentre una risalita contribuirebbe a mantenere condizioni finanziarie restrittive più a lungo, con implicazioni dirette su consumi e investimenti residenziali a inizio 2026.
ADP Employment Change, dato di dicembre
Il dato ADP Employment Change (variazione dell’occupazione nel settore privato) di dicembre rappresenta un passaggio chiave per valutare la tenuta del mercato del lavoro statunitense a fine 2025, soprattutto dopo la sorpresa negativa del mese precedente.
A novembre, infatti, l’indicatore aveva registrato un inatteso calo di -32K, interrompendo una sequenza di letture positive e sollevando interrogativi sulla solidità dell’occupazione privata.
Per dicembre, consensus (+50K) e previsione (+45K) indicano un ritorno a una crescita moderata, suggerendo attese di normalizzazione più che di accelerazione.
Un dato in linea o superiore alle attese rafforzerebbe l’interpretazione secondo cui la debolezza di novembre è stata episodica o legata a fattori temporanei, confermando che il rallentamento del mercato del lavoro resta ordinato e compatibile con una crescita ancora positiva.
In questo scenario, l’ADP fornirebbe un segnale coerente con il calo delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, contribuendo a ridurre i timori di un deterioramento improvviso dell’occupazione privata.
Al contrario, una nuova lettura deludente o negativa riaprirebbe il dibattito sulla possibilità che la fase di raffreddamento stia diventando più strutturale, soprattutto nei servizi e nei comparti a maggiore intensità di lavoro.
Dal punto di vista macro, l’ADP Employment Change è osservato con attenzione perché anticipa, seppur in modo imperfetto, il Non-Farm Payrolls (NFP) ufficiale.
Un segnale di recupero rafforzerebbe l’approccio prudente della Federal Reserve, mentre un’ulteriore debolezza aumenterebbe il peso dei rischi al ribasso sul ciclo, influenzando le aspettative sui tempi e sull’intensità di un eventuale allentamento monetario nel 2026.
ISM Services PMI, mese di dicembre
L’ISM Services PMI (Purchasing Managers’ Index) di dicembre riveste un’importanza cruciale per la lettura del ciclo economico statunitense, dato il peso dominante del settore dei servizi nella formazione del PIL e dell’occupazione.
Il dato precedente, pari a 52.6, ha indicato un’espansione moderata ma solida, mentre consensus (52.3) e previsione (52.0) suggeriscono attese di un lieve rallentamento, pur con l’indice ancora chiaramente sopra la soglia dei 50 che separa crescita e contrazione.
Una lettura superiore alle attese rafforzerebbe la narrativa di un’economia trainata dai servizi, capace di compensare la persistente debolezza del manifatturiero.
In questo scenario, particolare attenzione verrebbe rivolta alle componenti attività economica e nuovi ordini, che fornirebbero indicazioni sulla sostenibilità della domanda interna nei primi mesi del 2026.
Al contrario, un dato inferiore alle attese, soprattutto se accompagnato da un deterioramento delle componenti occupazionali, indicherebbe un raffreddamento più ampio dell’economia, segnalando che la debolezza non è più confinata al comparto industriale.
Dal punto di vista della politica monetaria, l’ISM Services PMI è strettamente monitorato dalla Federal Reserve, poiché il settore dei servizi è quello in cui le pressioni sui prezzi risultano più persistenti.
Un rallentamento più marcato rafforzerebbe le argomentazioni a favore di un approccio più accomodante nel corso del 2026, mentre una tenuta dell’indice sopra le attese contribuirebbe a mantenere un atteggiamento prudente, soprattutto sul fronte dei tempi di eventuali ulteriori tagli dei tassi.
JOLTs Job Opening, dato di novembre
Il dato JOLTS Job Openings (Job Openings and Labor Turnover Survey) di novembre rappresenta uno degli indicatori più rilevanti per valutare l’equilibrio tra domanda e offerta di lavoro negli Stati Uniti.
Il valore precedente, pari a 7.670M, aveva confermato un progressivo ridimensionamento delle posizioni vacanti rispetto ai picchi del biennio post-pandemico, pur mantenendosi su livelli storicamente elevati.
Per il dato in arrivo, consensus (7.73M) e previsione (7.7M) indicano attese di sostanziale stabilità, con un lieve recupero rispetto al mese precedente.
Una lettura superiore alle attese suggerirebbe che la domanda di lavoro resta robusta, soprattutto nei servizi, confermando che il raffreddamento del mercato occupazionale procede in modo graduale e senza segnali di stress improvviso.
In questo scenario, il dato rafforzerebbe l’idea di un mercato del lavoro ancora teso, elemento che la Federal Reserve monitora con attenzione per le sue implicazioni sulle dinamiche salariali e inflazionistiche.
Al contrario, un valore inferiore alle attese, soprattutto se accompagnato da revisioni al ribasso dei mesi precedenti, indicherebbe un’accelerazione nel processo di normalizzazione, con una riduzione più marcata della domanda di lavoro da parte delle imprese.
Dal punto di vista macro, il JOLTS è particolarmente rilevante perché ha assunto un ruolo centrale nella funzione di reazione della Federal Reserve, come più volte ribadito nei documenti ufficiali.
Un calo più deciso delle job openings rafforzerebbe le argomentazioni a favore di un allentamento monetario più rapido nel corso del 2026, mentre una tenuta sopra le attese contribuirebbe a mantenere un approccio prudente, soprattutto sul fronte dei tempi dei futuri tagli dei tassi.
Earning sotto la lente
Applied Digital (APLD) – Dopo la chiusura
Applied Digital Corporation (APLD) è una società specializzata nello sviluppo e nella gestione di infrastrutture digitali ad alta intensità energetica, con un focus crescente su data center per high-performance computing (HPC) e workload legati all’intelligenza artificiale, oltre alle attività storiche di hosting per il mining di Bitcoin.
Negli ultimi trimestri il profilo strategico dell’azienda è cambiato in modo significativo, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza ciclica dal mining e aumentare l’esposizione a contratti di lungo periodo con clienti enterprise.
Il contesto settoriale resta complesso ma ricco di opportunità: la domanda di capacità computazionale per AI e cloud specializzato continua a crescere rapidamente, mentre l’offerta è vincolata da limiti infrastrutturali ed energetici.
In questo scenario, APLD cerca di posizionarsi come fornitore “power-first”, valorizzando l’accesso a energia a basso costo e siti già pronti per espansioni rapide.
La competizione è elevata, sia da parte dei grandi hyperscaler sia di operatori infrastrutturali più capitalizzati, rendendo l’esecuzione operativa un elemento chiave.
Dal punto di vista finanziario, il mercato guarda con attenzione a ricavi ricorrenti, backlog contrattuale e profilo di marginalità, più che ai risultati di breve periodo.
Gli analisti monitorano inoltre capex, struttura del debito e tempistiche di messa a regime dei nuovi data center, elementi centrali per valutare la sostenibilità del piano industriale.
In vista degli earning, il titolo resta sensibile a qualsiasi aggiornamento su nuovi contratti, partnership strategiche e avanzamento dei progetti HPC, fattori che potrebbero incidere in modo rilevante sulle aspettative di medio termine.
Dati macro principali
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali, al 3/1
Le Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione (Initial Jobless Claims) relative alla settimana conclusa il 3 gennaio, in pubblicazione giovedì 8 gennaio 2026, rappresentano un passaggio chiave per valutare la tenuta del mercato del lavoro a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026.
Il dato precedente, pari a 199K, aveva sorpreso positivamente, segnalando un livello di licenziamenti particolarmente contenuto.
Per il dato in arrivo, consensus e previsione coincidono a 205K, suggerendo attese di un lieve rimbalzo tecnico, coerente con la stagionalità di inizio anno.
Un valore in linea con le attese confermerebbe un mercato del lavoro ancora solido, in cui l’aggiustamento resta graduale e non si traduce in un aumento significativo delle nuove richieste di sussidi.
In questo scenario, il dato rafforzerebbe la lettura già emersa dagli ultimi rilasci, secondo cui le imprese continuano a trattenere forza lavoro, nonostante il rallentamento ciclico osservato in alcuni settori.
Al contrario, una lettura superiore alle attese, soprattutto se accompagnata da un aumento delle richieste continuative, indicherebbe un primo segnale di deterioramento più diffuso, potenzialmente legato a ristrutturazioni di inizio anno.
Dal punto di vista macro-finanziario, le Initial Jobless Claims restano uno degli indicatori più tempestivi e osservati dalla Federal Reserve, poiché offrono una misura quasi in tempo reale delle condizioni occupazionali.
Un ritorno stabile sopra le 200K, pur senza livelli di stress, contribuirebbe a rafforzare un quadro di raffreddamento ordinato, mentre un’eventuale sorpresa al rialzo aumenterebbe il peso dei rischi al ribasso sul ciclo economico di inizio 2026.
Earning sotto la lente
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Building Permits (permessi di costruire), dati preliminari per i mesi di settembre e ottobre
Il rilascio di venerdì 9 gennaio 2026 dei Building Permits (permessi di costruire) preliminari per i mesi di settembre e ottobre costituisce un passaggio rilevante per valutare lo stato e le prospettive del comparto residenziale statunitense nella fase finale del 2025.
Il dato precedente, pari a 1.33M su base annualizzata, aveva evidenziato una fase di rallentamento dell’attività autorizzativa, coerente con l’impatto di tassi ipotecari elevati e condizioni finanziarie restrittive sul settore delle costruzioni.
Per settembre, consensus e previsione sono allineati a 1.34M, mentre per ottobre la previsione sale a 1.35M, delineando uno scenario di graduale stabilizzazione, più che di recupero deciso.
Una lettura superiore alle attese per uno o entrambi i mesi suggerirebbe una maggiore tenuta della domanda di nuove costruzioni, con potenziali implicazioni positive per l’attività edilizia e per gli investimenti residenziali nei trimestri successivi.
Al contrario, dati inferiori alle attese confermerebbero una debolezza persistente della pipeline di nuovi progetti, rafforzando l’idea che il comparto resti particolarmente sensibile al livello dei tassi di interesse.
La pubblicazione congiunta dei dati di settembre e ottobre riflette le tempistiche tecniche del processo di raccolta e validazione delle informazioni, che coinvolge migliaia di enti locali e richiede passaggi di verifica successivi prima della diffusione ufficiale.
Questo aspetto non altera la rilevanza dell’indicatore, che resta un segnale anticipatore fondamentale dell’attività di costruzione e della dinamica del ciclo immobiliare statunitense.
Housing Starts (nuovi cantieri avviati), mesi di settembre e ottobre
La pubblicazione degli Housing Starts (avviamenti di nuove costruzioni) relativi ai mesi di settembre e ottobre fornirà un’indicazione diretta sul livello effettivo di attività nel comparto residenziale, complementare ma distinta rispetto ai permessi di costruire.
Il dato precedente, pari a 1.307M su base annualizzata, aveva segnalato una fase di moderata debolezza, coerente con l’impatto di tassi ipotecari elevati e condizioni di finanziamento restrittive sull’avvio di nuovi cantieri.
Per settembre, consensus (1.31M) e previsione (1.32M) indicano attese di un lieve miglioramento, mentre per ottobre la previsione sale a 1.33M, suggerendo uno scenario di progressiva stabilizzazione dell’attività edilizia.
Un dato superiore alle attese rafforzerebbe l’ipotesi che il settore delle costruzioni stia assorbendo l’impatto dei tassi più elevati, beneficiando di una domanda sottostante ancora presente e di un’offerta abitativa strutturalmente limitata.
In questo contesto, gli Housing Starts fornirebbero un contributo positivo alla crescita del PIL, attraverso la componente degli investimenti residenziali.
Al contrario, letture inferiori alle attese indicherebbero una cautela ancora elevata da parte dei costruttori, suggerendo che l’incertezza sui costi di finanziamento continui a frenare l’avvio di nuovi progetti.
Nel quadro macro complessivo, gli Housing Starts restano un indicatore chiave del ciclo immobiliare, con ricadute dirette su occupazione, consumi collegati e dinamica economica dei trimestri successivi.
Non Farm Payrolls, dato di dicembre
Il Non-Farm Payrolls (NFP) di dicembre rappresenta il dato macroeconomicamente più rilevante della settimana, nonché uno snodo cruciale per valutare la traiettoria del mercato del lavoro statunitense a fine 2025.
Il dato precedente, pari a 64K, aveva già segnalato un rallentamento significativo della creazione di posti di lavoro, mentre consensus (55K) e previsione (45K) indicano attese di ulteriore decelerazione, coerente con uno scenario di raffreddamento ordinato dell’economia.
Il focus del mercato sarà quindi meno sul segno del dato e più sulla velocità del rallentamento occupazionale.
Una lettura superiore alle attese suggerirebbe che la domanda di lavoro resta più resiliente del previsto, soprattutto nei servizi, ridimensionando i timori di un indebolimento troppo rapido dell’economia reale.
In questo scenario, il dato rafforzerebbe l’idea di un mercato del lavoro ancora solido, compatibile con una politica monetaria prudente e con tempi più dilatati per eventuali ulteriori tagli dei tassi.
Al contrario, un NFP in linea con la previsione o inferiore, soprattutto se accompagnato da revisioni al ribasso dei mesi precedenti, indicherebbe un raffreddamento più marcato, aumentando il peso dei rischi ciclici al ribasso.
Dal punto di vista della Federal Reserve, il NFP resta un indicatore centrale nella valutazione dell’equilibrio tra crescita e inflazione, poiché influenza direttamente salari, consumi e dinamica dei prezzi.
Un indebolimento più evidente dell’occupazione rafforzerebbe le argomentazioni a favore di un orientamento monetario più accomodante nel corso del 2026, mentre una tenuta del dato limiterebbe lo spazio per interventi aggressivi.
In sintesi, il report di dicembre sarà determinante per capire se il mercato del lavoro stia semplicemente normalizzando o stia entrando in una fase più delicata del ciclo.
Tasso di disoccupazione, mese di dicembre
Il tasso di disoccupazione statunitense di dicembre accompagna il rilascio del Non-Farm Payrolls e rappresenta un indicatore fondamentale per valutare la qualità del rallentamento del mercato del lavoro a fine 2025.
Il dato precedente, pari a 4.6%, aveva segnalato un progressivo allentamento delle condizioni occupazionali, mentre consensus (4.5%) e previsione (4.6%) indicano attese di sostanziale stabilità, con oscillazioni marginali attorno ai livelli attuali.
L’attenzione del mercato sarà quindi rivolta più alla direzione del cambiamento che all’entità numerica in sé.
Un tasso inferiore alle attese, in area 4.5% o più basso, suggerirebbe che la domanda di lavoro resta sufficientemente robusta, nonostante il rallentamento della creazione di nuovi posti, confermando uno scenario di normalizzazione graduale.
In questo caso, il dato rafforzerebbe la lettura di un mercato del lavoro ancora in equilibrio, in grado di sostenere i redditi e i consumi.
Al contrario, una risalita oltre il 4.6% indicherebbe un raffreddamento più rapido, soprattutto se associata a un aumento della partecipazione o a una contrazione dell’occupazione complessiva.
Dal punto di vista della politica monetaria, il tasso di disoccupazione è uno degli indicatori chiave nel mandato duale della Federal Reserve, insieme all’inflazione.
Un aumento più marcato rafforzerebbe le pressioni per un orientamento monetario più accomodante nel 2026, mentre una stabilità prolungata limiterebbe l’urgenza di ulteriori interventi.
Nel complesso, il dato di dicembre sarà decisivo per capire se il raffreddamento del mercato del lavoro resti ordinato o stia entrando in una fase più delicata del ciclo.
Michigan Consumer Sentiment, dato preliminare di gennaio
Il Michigan Consumer Sentiment (University of Michigan Consumer Sentiment Index), nella lettura preliminare di gennaio, rappresenta un indicatore chiave per valutare il clima di fiducia delle famiglie statunitensi all’inizio del 2026, in una fase in cui inflazione in rallentamento e tassi ancora elevati continuano a influenzare le decisioni di consumo.
Il dato precedente, pari a 52.9, aveva confermato livelli di fiducia storicamente depressi, mentre consensus (53.0) e previsione (52.7) indicano attese di sostanziale stabilità, senza segnali evidenti di miglioramento strutturale.
Una lettura superiore alle attese suggerirebbe un parziale recupero del sentiment, potenzialmente legato alla stabilizzazione dei prezzi, al miglioramento delle condizioni finanziarie e alla tenuta del mercato del lavoro.
In questo scenario, particolare attenzione verrebbe rivolta alla componente delle aspettative, che anticipa l’orientamento dei consumi nei mesi successivi e rappresenta un termometro rilevante della percezione del ciclo economico.
Al contrario, un dato inferiore alle attese confermerebbe una persistente cautela delle famiglie, segnalando che il miglioramento macro osservato su alcuni fronti non si è ancora tradotto in una maggiore fiducia diffusa.
Dal punto di vista macro, il Michigan Consumer Sentiment è monitorato con attenzione dalla Federal Reserve, soprattutto per la componente delle aspettative di inflazione, che incide sulle dinamiche salariali e sui comportamenti di spesa.
Un sentiment ancora debole rafforzerebbe l’idea di una domanda interna fragile, mentre un miglioramento inatteso contribuirebbe a sostenere uno scenario di crescita moderata ma più equilibrata nella prima parte del 2026.
Earning sotto la lente
Nessun titolo in particolare da segnalare
Dati macro principali
Ne parliamo la prossima settimana!
Earning sotto la lente (pre-market)
Nessun titolo in particolare da segnalare
Il focus settoriale della settimana
Il focus settoriale ritorna lunedì 12 gennaio 2026.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Nulla di particolarmente significativo da segnalare questa settimana, a parte un piccolo ulteriore aumento nell’equity della strategia CFM, che segna un nuovo massimo storico di performance cumulata.
Siamo operativi soltanto sulla strategia TCMR e sulla High Probability Naked Put Selling, al momento, e in entrambi i casi dovremo aspettare la scadenza di gennaio (qualche giorno in più per la posizione su SPY, in realtà, che si chiuderà il giorno 20/1) per poter avere novità da riportare sulle equity line.
Forse nei prossimi giorni avremo nuovi segnali della STD SP500.



