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Redazione QuantOptions
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Redazione QuantOptions2026-02-16 15:41:162026-02-16 16:24:27Strategic Markets Bulletin del 16 febbraio 2026: il settimanale di QuantOptions AcademyThe Trading Brief
Il recap settimanale dei contenuti firmati QuantOptions Academy
La settimana appena conclusa è stata davvero ricca di spunti operativi.
Tra martedì e giovedì abbiamo analizzato e commentato operazioni promettenti su ben otto titoli: AEO, ASAN, CRM, DOCU, HPE, MRVL, PATH, BOX.
Per non riempire le pagine dell’Academy con tanti articoli tutto sommato simili (per struttura dei contenuti e impianto), abbiamo optato per la produzione di un paio di video, che abbiamo inserito in altrettanti articoli, che combinano contenuti testuali e media.
Ora sono entrambi liberamente fruibili; eccoli:
-
Analizziamo i titoli che rilasciano gli earning tra il 2 e il 4 dicembre 2025
- Analizziamo i titoli che rilasciano gli earning il 4 dicembre 2025 dopo la chiusura
Qui sotto, trovate l’elenco aggiornato delle operazioni discusse nell’Academy Pro.
L’unica tuttora in corso è quella su BOX, che scade il 19/12.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 1 dicembre 2025 in sintesi
Una settimana di segnali misti: l’economia USA rallenta, ma non cede
La settimana macroeconomica dal 1 al 5 dicembre ha delineato un quadro complesso, fatto di segnali contrastanti che raccontano un’economia in rallentamento, ma ancora lontana da una fase recessiva netta.
Il dato più debole è arrivato dal manifatturiero, con l’ISM Manufacturing PMI sceso a 48.2: un livello che conferma la contrazione del settore per il nono mese consecutivo, aggravata da nuovi ordini e occupazione in calo e da pressioni sui costi che non accennano a diminuire.
Decisamente più solido il comparto dei servizi, con l’ISM Services PMI in rialzo a 52.6: una lettura che segnala espansione moderata, sufficiente a sostenere la crescita ma non abbastanza robusta da compensare la debolezza industriale.
Il mercato del lavoro ha inviato segnali divergenti: da un lato, il dato ADP ha mostrato una perdita di 32K posti, molto peggiore delle attese; dall’altro, le richieste iniziali di sussidi sono crollate a 191K, minimo da oltre tre anni, indicando un livello di licenziamenti ancora contenuto.
Sul fronte dei prezzi, il Core PCE a 0.2% MoM conferma una disinflazione lenta ma progressiva, mentre il miglioramento del sentiment dei consumatori (Michigan a 53.3) suggerisce un clima meno pessimista rispetto ai mesi precedenti.
Infine, la combinazione di redditi in crescita (+0.4%) e spesa più moderata (+0.3%) descrive famiglie che restano resilienti, ma più caute.
Nel complesso, una settimana che rafforza la narrativa di un’economia americana in raffreddamento graduale, dove la Fed può considerare un orientamento più morbido senza abbassare la guardia.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 1 dicembre
ISM Manufacturing PMI di novembre
Il dato ufficiale del Institute for Supply Management (ISM) per il manifatturiero di novembre 2025 è uscito a 48.2, in calo rispetto a ottobre (48.7) e al di sotto del range atteso.
Questo conferma che il settore resta in condizione di contrazione, per il nono mese di fila, con un ritmo di debolezza più pronunciato.
Le componenti “nuovi ordini” e “occupazione” sono risultate particolarmente deboli, segnalando una domanda interna trattenuta e una crescente cautela da parte delle imprese; parallelamente, l’indice “prezzi pagati” è rimasto elevato, a indicare pressioni sui costi che non si allentano.
Alcuni sottosettori — come computer & elettronica, alimentari e macchinari — riportano un modesto aumento della produzione, ma il recupero appare frammentario e insufficiente a invertire il declino complessivo: la maggior parte delle aziende resta in modalità di gestione prudente del personale e degli ordini.
Nel complesso, il dato rafforza l’idea che la manifattura USA non solo sia in fase di stagnazione strutturale, ma che resistano elementi di vulnerabilità: domanda debole, costi in salita, incertezza legata a trade policy e supply chain.
Per l’economia generale, la persistenza di questi fattori rende più probabile un impatto negativo su produzione, investimenti e occupazione nei prossimi mesi.
Martedì 2 dicembre
Nessun dato macro significativo
Mercoledì 3 dicembre
ADP Employment change di novembre
L’ADP Employment Change di novembre, che misura la variazione dell’occupazione nel settore privato statunitense sulla base dei dati di payroll (ADP significa Automatic Data Processing), ha registrato un dato ufficiale di -32K, contro un precedente 42K, un consensus di 20K e una previsione di 15K.
Il risultato segna un netto scostamento negativo rispetto alle attese e conferma un quadro di mercato del lavoro che sta entrando in una fase di indebolimento più evidente.
Il calo è stato guidato soprattutto dalle piccole imprese, mentre le grandi aziende hanno ancora mostrato una certa capacità di tenuta.
La fotografia che emerge è quella di un mercato del lavoro dove la domanda di lavoro non crolla, ma si sta chiaramente raffreddando: la creazione di posti è ormai piatta nella seconda metà del 2025, e la perdita di novembre arriva dopo mesi di forte rallentamento.
Nonostante questo, altri indicatori – come le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione – suggeriscono un contesto ancora lontano da un’ondata di licenziamenti generalizzata, più coerente con uno scenario di “no hire, no fire” che con una fase recessiva conclamata.
Per la Federal Reserve, un dato ADP così debole rafforza comunque l’argomento a favore di una politica monetaria più accomodante, soprattutto se confermato dai prossimi report ufficiali sui non-farm payrolls.
ISM Services PMI di novembre
Il Services PMI di novembre si è attestato a 52.6, in aumento rispetto al 52.4 di ottobre e superiore sia al consensus che alla previsione.
Questo valore — sopra la soglia critica di 50 — indica che il settore dei servizi negli Stati Uniti continua a essere in espansione, anche se con un ritmo moderato.
Un dato superiore a 50 riflette un miglioramento medio rispetto al mese precedente.
Nel dettaglio, l’indice aggregato evidenzia che l’attività economica e i nuovi ordini sono saliti, segni di domanda relativamente stabile.
Al tempo stesso, però, l’occupazione nel settore rimane sotto soglia (ossia sotto 50), segnalando che le imprese sono caute nel creare nuovi posti di lavoro, probabilmente per bilanciare domanda e costi.
Inoltre le consegne dei fornitori (supplier deliveries) continuano a essere lente, a indicare potenziali strozzature nelle supply-chain.
Nel complesso, il dato conferma che il comparto dei servizi — che ormai rappresenta l’ossatura dell’economia americana — mantiene una resilienza moderata: sufficiente per sostenere il PIL (prodotto interno lordo) nel breve termine, ma non tale da eliminare del tutto le incognite legate a occupazione e costi.
In un quadro economico nel complesso debole, un Services PMI sopra le attese rappresenta un elemento di supporto, ma non toglie del tutto i rischi legati all’incertezza su domanda e inflazione.
Per approfondimenti:
ADP Employment Report
Reuters
Financial Times
Investopedia.com
ISM World
Trading Economics
Advisor Perspectives
Giovedì 4 dicembre
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione iniziali al 29/11
Il dato delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti per la settimana terminata il 29 novembre si è attestato a 191K, ben al di sotto del consensus e della previsione che stimavano circa 220K.
Questo rappresenta il livello più basso dal settembre 2022, un segnale che, almeno per ora, i licenziamenti restano contenuti.
Le richieste iniziali (“Initial Jobless Claims”, cioè le domande presentate per la prima volta) sono un indicatore ad alta frequenza del mercato del lavoro, utile per captare rapidamente eventuali peggioramenti occupazionali.
Il dato è particolarmente interessante perché arriva in una settimana festiva (grazie del Ringraziamento), periodo in cui le oscillazioni settimanali tendono a essere accentuate per motivi stagionali e logisticamente legati ai tempi di presentazione delle domande.
Di conseguenza, molti economisti invitano a non attribuire un valore eccessivo a un singolo dato settimanale, ma preferiscono seguire la media mobile su quattro settimane: anche questa è in calo, suggerendo che la tendenza rimane moderatamente favorevole.
Nel complesso, il risultato suggerisce che il mercato del lavoro mantiene un profilo di “no-hire, no-fire”: le imprese non stanno licenziando diffusamente, ma nemmeno assumendo con vigore.
In un contesto come quello attuale — con segnali di debolezza da altre fonti come perdite nette nei payroll privati — la stabilità delle richieste di sussidi può rappresentare un’ancora di tenuta, ma non elimina le pressioni al ribasso su occupazione e fiducia.
Venerdì 5 dicembre
Core PCE Price Index MoM
Il Core PCE Price Index (Personal Consumption Expenditures, l’indicatore dei prezzi preferito dalla Federal Reserve perché misura l’inflazione sui consumi al netto di alimentari ed energia) è aumentato dello 0.2% su base mensile, perfettamente in linea con precedente, consensus e previsione.
La stabilità del dato suggerisce che le pressioni inflazionistiche di fondo stanno procedendo su un sentiero di raffreddamento controllato, coerente con l’obiettivo della Fed di riportare l’inflazione verso il target del 2% senza innescare una frenata troppo brusca dell’attività economica.
L’andamento del Core PCE MoM è particolarmente rilevante perché fornisce una lettura più “pulita” delle dinamiche dei prezzi rispetto all’indice headline, spesso più volatile.
Il fatto che il dato resti ancorato allo 0.2% indica che i servizi core, la componente più persistente dell’inflazione, non stanno accelerando in modo preoccupante.
Tuttavia, la mancanza di ulteriore disinflazione implica anche che il processo sta procedendo in modo graduale, senza quell’accelerazione finale che molti analisti speravano di vedere entro fine anno.
Per la Federal Reserve, un risultato in linea con le attese rappresenta un elemento di conferma, non di svolta.
Con un mercato del lavoro che mostra segnali di rallentamento e un’economia in fase di moderazione, la tenuta del Core PCE offre spazio per un orientamento di politica monetaria più accomodante, pur senza eliminare la necessità di monitorare attentamente la componente servizi.
Michigan Consumer Sentiment – Stima preliminare dicembre 2025
Il Michigan Consumer Sentiment Index, l’indicatore dell’Università del Michigan che misura la fiducia dei consumatori sulle condizioni economiche correnti e sulle prospettive future, è salito a 53.3 nella stima preliminare di dicembre.
Il dato supera chiaramente il precedente 51, il consensus 52 e anche la previsione 53, offrendo un segnale di miglioramento delle percezioni delle famiglie in un contesto economico che rimane complessivamente fragile.
L’incremento deriva soprattutto dalla componente delle aspettative, che cattura la valutazione dei consumatori sull’andamento dell’economia nei prossimi mesi.
Questo miglioramento è coerente con la recente moderazione dell’inflazione e con l’attenuazione di alcune pressioni sui redditi reali.
Al contrario, la componente delle condizioni correnti rimane su livelli appena sopra 50, suggerendo che molte famiglie percepiscono ancora un contesto finanziario poco favorevole nel presente, pur aspettandosi una situazione leggermente migliore in futuro.
Un elemento importante riguarda le aspettative di inflazione a un anno, che continuano a muoversi su un sentiero di graduale rallentamento.
Questa dinamica contribuisce a sostenere la fiducia, poiché riduce la percezione di erosione del potere d’acquisto e si allinea con il trend più ampio di disinflazione osservato nel secondo semestre del 2025.
Nel complesso, la lettura di 53.3 non indica un ritorno a condizioni di fiducia robuste, ma segnala un sentiment in miglioramento, con potenziali implicazioni positive per i consumi a inizio 2026.
Personal Income MoM
Il dato di novembre 2025 dei redditi personali ha mostrato una variazione pari a +0.4%, in linea con il valore precedente e superiore al consensus che si attestava su +0.3%.
Questo indica che il reddito aggregato ricevuto dagli individui — da salari, rendimenti da capitale, trasferimenti e altre fonti — è cresciuto nel corso del mese.
Un aumento stabile di questo indicatore è segnale di tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e getta le basi per una domanda dei consumatori relativamente sostenuta.
La conferma del +0.4% arriva in un contesto economico dove la spesa dei consumatori (consumption) resta un pilastro fondamentale della crescita interna americana.
Un reddito in crescita mantiene vive le possibilità di spesa, anche se la dinamica non è brillante, ed è coerente con un’economia che resiste alle pressioni inflazionistiche e a condizioni finanziarie relativamente rigide.
Per la politica monetaria di Federal Reserve, questo dato è rilevante: un incremento stabile del reddito personale può mitigare le spinte a un irrigidimento eccessivo del credito, perché fornisce una base di sostegno al consumo — un elemento centrale per valutare la salute dell’economia.
Allo stesso tempo, la crescita moderata indica che le famiglie non stanno attraversando un boom dei redditi, lasciando spazio a scenari di stabilizzazione o ulteriore moderazione nei mesi a venire.
In sintesi, il dato conferma una situazione di reddito stabile e sufficiente per sostenere consumi e spesa privata, senza però modificare in modo marcato le prospettive: l’economia resta resiliente ma prudente.
Personal Spending MoM
Il Personal Spending MoM (variazione mensile della spesa personale, una delle componenti fondamentali del PIL americano) è aumentato dello 0.3% a novembre, in linea con il consensus e leggermente sotto la previsione di 0.4%, mentre il dato precedente era stato particolarmente robusto a 0.5%.
Il risultato conferma che i consumatori continuano a spendere, ma a un ritmo più moderato rispetto ai mesi precedenti, in un contesto in cui il reddito cresce ma il clima economico resta incerto.
Il rallentamento è coerente con un quadro in cui la fiducia dei consumatori rimane su livelli storicamente bassi e in cui il mercato del lavoro mostra segnali di raffreddamento.
La combinazione di crescita stabile del reddito (+0.4% MoM) e spesa più contenuta suggerisce che le famiglie stanno diventando leggermente più caute, orientandosi verso un comportamento di consumo selettivo.
Particolarmente evidenti alcune dinamiche nei beni durevoli, dove la domanda sembra normalizzarsi dopo la forte volatilità degli ultimi trimestri.
Dal punto di vista macroeconomico, una crescita della spesa allo 0.3% indica un contributo positivo ma non brillante al PIL, coerente con un’economia che tarda a ritrovare un momentum più deciso.
Per la Federal Reserve, il dato rappresenta un elemento di equilibrio: sufficiente a evitare timori recessivi immediati, ma non abbastanza forte da alimentare nuove pressioni inflazionistiche.
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
La settimana appena conclusa ha confermato un ritorno di vigore dell’azionario, con gli indici statunitensi in progressiva risalita e una volatilità in costante contrazione.
Il quadro si è sviluppato esattamente in linea con lo scenario atteso nella precedente analisi, caratterizzato da un miglioramento del sentiment e da un graduale ripristino dell’appetito per il rischio.
VIX – Volatilità in Rientro
L’indice VIX è rientrato in una fascia di piena normalizzazione, segnalando un mercato più sereno e lasciando spazio all’avvio di un rally più strutturato.
La compressione della volatilità rappresenta un segnale coerente con una fase di consolidamento costruttiva per gli asset rischiosi.
S&P 500 – Costruzione di una Base Rialzista
L’indice S&P 500 sembra aver definitivamente abbandonato l’ipotesi di una correzione più profonda.
Pur mostrando i primi segnali di un’inversione rialzista, il mercato appare impegnato nella costruzione di una base tecnica solida da cui poter accelerare nelle prossime settimane.
Per il breve termine, lo scenario più probabile resta quello di una fase laterale moderatamente rialzista, utile a consolidare i livelli attuali prima di un potenziale movimento direzionale più deciso.
Stagionalità – Stabilità in Vista
Il fattore stagionale conferma la lettura tecnica: la settimana entrante dovrebbe essere caratterizzata da una dinamica stabile, priva di shock significativi.
Storicamente, questa fase prepara il terreno al tipico rafforzamento dei mercati nelle ultime due settimane dell’anno, periodo spesso favorevole agli asset azionari.
Conclusione
Il contesto tecnico converge verso uno scenario costruttivo per i mercati azionari.
La volatilità in calo, la formazione di una base rialzista sull’S&P 500 e una stagionalità favorevole delineano un ambiente propizio per un potenziale rally di fine anno.
La settimana entrante potrebbe rappresentare una fase di transizione, caratterizzata da movimenti ordinati e da un consolidamento dei livelli attuali.
Successivamente, con l’avvicinarsi delle ultime due settimane dell’anno e con un quadro macro che lascia spazio a politiche monetarie meno restrittive, le condizioni potrebbero favorire un’accelerazione del trend rialzista.
Calendario eventi dal 8 al 15 dicembre
Earning trading
Per la selezione dei titoli da inserire nel nostro calendario settimanale, adottiamo tre criteri primari:
- prezzo non inferiore a 10$ e non superiore a 150$;
- efficienza delle chain delle opzioni;
- bilancio in ordine (valutato attraverso lo snowflake di SimplyWall).
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale, e che quindi vengono commentati a prescindere.
Quadro macro della settimana entrante
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
La settimana che ci aspetta in sintesi
Settimana della Fed: lavoro in raffreddamento, tassi in movimento e earning “motion sensitive”
La settimana che si apre l’8 dicembre mette al centro Stati Uniti e Fed, con pochi dati ma ad alto potenziale direzionale.
Sul fronte macro, il quadro del mercato del lavoro viene aggiornato a più riprese: l’ADP Employment Weekly e i JOLTs offriranno segnali sulla domanda di lavoro, mentre le richieste iniziali di sussidio diranno se il raffreddamento sta diventando più strutturale.
In parallelo, il PPI headline e core per ottobre e novembre aggiornerà il termometro delle pressioni sui costi “a monte”, tassello fondamentale alla vigilia della riunione della Federal Reserve, chiamata a decidere se avviare o meno un ciclo di allentamento dai precedenti livelli del 4%.
La combinazione fra decisione sui tassi, proiezioni del FOMC e conferenza stampa farà da vero pivot per i rendimenti e per i settori più sensibili alle condizioni finanziarie, insieme all’aggiornamento del tasso sui mutui trentennali, ancora su livelli storicamente restrittivi.
A chiudere il quadro, lunedì 15, l’Empire State Manufacturing Index di dicembre dirà se il rimbalzo manifatturiero recente era un’eccezione o l’inizio di un trend più solido.
Sul fronte micro, gli earning raccontano un’economia a più velocità: immobiliare high-end (Toll Brothers) e nucleare/uranio (UEC) in un contesto di tassi elevati e transizione energetica; retail value e discrezionale (ASO, OLLI, Lululemon, GameStop) alle prese con un consumatore 2025 più selettivo; difensivi alimentari (Campbell’s) sotto pressione sui volumi; e un blocco tech dominato da AI e cloud (Adobe, Oracle, Broadcom, Planet Labs), dove il mercato chiede soprattutto visibilità su margini, backlog e reale capacità di monetizzare i nuovi trend tecnologici.
Dati macro principali
Nessun dato rilevante a calendario
Earning sotto la lente
TOL (Toll Brothers) – Dopo la chiusura
Il 2025 ha visto un mercato immobiliare high-end più resiliente rispetto al mass market, grazie a una clientela meno sensibile ai tassi. Toll Brothers continua a beneficiare di questo posizionamento, mantenendo margini robusti nonostante costi dei materiali ancora elevati e potenziali pressioni legate ai dazi. Gli analisti guardano alla tenuta dei nuovi ordini in un contesto di mutui leggermente più stabili rispetto ai picchi dell’anno e alla capacità dell’azienda di preservare una redditività sopra la media. Pre-earning, l’attenzione resta sul backlog e sul mix dei progetti.
Dati macro principali
ADP Employment Change Weekly
L’ADP Employment Change Weekly, che misura la variazione settimanale dell’occupazione privata negli Stati Uniti basandosi sui dati dei payroll (ADP significa Automatic Data Processing), è un indicatore particolarmente utile perché fornisce un segnale rapido su come le imprese stanno reagendo alle condizioni economiche.
La precedente rilevazione negativa (-13.5K) aveva suggerito un primo segnale di raffreddamento, e proprio per questo la lettura in arrivo assume un peso maggiore.
Se il nuovo dato dovesse confermare un ulteriore indebolimento, il mercato potrebbe interpretarlo come un chiaro segnale che le aziende stanno diventando più caute nelle assunzioni, complice la combinazione di domanda meno brillante e condizioni finanziarie ancora restrittive.
Questo scenario accrescerebbe l’attenzione verso i non-farm payrolls (NFP, l’indice ufficiale sull’occupazione), alimentando l’idea che anche i dati mensili possano mostrare un rallentamento più marcato.
Se invece emergesse un rimbalzo, il segnale sarebbe quello di una resilienza persistente del mercato del lavoro, che ridurrebbe il timore di una fase di indebolimento strutturale.
In questo caso, l’impatto sui mercati potrebbe essere più neutrale o persino favorevole ai segmenti ciclici, perché verrebbe meno la percezione di una frenata imminente dell’economia.
In sintesi, la prossima pubblicazione dell’ADP offrirà un’indicazione importante per valutare se la recente debolezza rappresenti una dinamica temporanea o un cambiamento più profondo del ciclo occupazionale.
JOLTs Job Openings (settembre e ottobre)
Il dato JOLTs Job Openings, che misura il numero di posti di lavoro vacanti negli Stati Uniti (JOLTs significa Job Openings and Labor Turnover Survey), è uno degli indicatori più utili per valutare la tensione nel mercato del lavoro.
Con il valore di agosto a 7.222M e un consensus per settembre fermo a 7.2M, il mercato si aspetta una sostanziale stabilità, mentre per ottobre la previsione scende a 7M, suggerendo un lento ma progressivo allentamento della domanda di lavoro.
Se i valori di settembre dovessero allinearsi al consensus, il segnale sarebbe quello di un mercato ancora solido, ma meno surriscaldato rispetto ai picchi degli ultimi anni.
Questo tipo di dinamica è coerente con un’economia che resta in espansione, pur mostrando i primi segnali di normalizzazione.
L’attenzione si sposterà soprattutto sulla lettura di ottobre: un dato vicino a 7M confermerebbe un trend di raffreddamento graduale, utile alla Federal Reserve per valutare un contesto meno inflazionistico sul fronte dei salari.
Un’eventuale sorpresa negativa, con job openings ben sotto 7M, accentuerebbe la narrativa di un mercato del lavoro in fase di indebolimento, con possibili ripercussioni su consumi e fiducia delle imprese.
Al contrario, una lettura superiore alle attese suggerirebbe che la domanda di lavoro rimane robusta, mantenendo più elevata la pressione salariale e rendendo meno probabile un rapido allentamento delle condizioni monetarie.
In sintesi, la doppia pubblicazione fornirà una misura chiave della direzione del ciclo occupazionale: stabilità indica resilienza, calo marcato indica un’economia che frena.
Earning sotto la lente
ASO (Academy Sports & Outdoors) – Prima dell’apertura
Il Q4 2025 presenta un consumatore USA più selettivo, con maggiore sensibilità alle promozioni nel retail discrezionale. In questo contesto, Academy punta sulla gestione disciplinata dell’inventario e su un posizionamento di prezzo competitivo, elementi chiave per difendere i margini lordi. La concorrenza degli operatori premium e dei canali online rimane intensa, mentre il mercato valuta l’impatto delle aperture di nuovi negozi sulla redditività operativa. In vista degli earning, gli analisti osservano soprattutto la tenuta delle vendite comparabili.
CPB (Campbell’s Soup) – Prima dell’apertura
Nel 2025 il settore dei packaged foods ha affrontato volumi più deboli del previsto, complice un consumatore attento ai prezzi e una crescente pressione delle private label. Campbell ha lavorato su efficienza e gestione del mix, ma il mercato vuole segnali di stabilizzazione della domanda e dei margini lordi. L’impostazione rimane difensiva, ma non priva di sfide, e gli analisti monitorano il bilanciamento fra pricing, costi delle materie prime e recupero dei volumi. Pre-earning, l’attenzione resta sulla capacità di mantenere una redditività coerente con la guidance.
GME (GameStop) – Dopo la chiusura
GameStop continua a operare in un mercato segnato dal progressivo spostamento digitale del gaming, dinamica che anche nel 2025 ha mantenuto la pressione sui ricavi dei negozi fisici. La società ha proseguito con tagli di costo e razionalizzazione della rete, ma il modello rimane in una fase di transizione non del tutto chiarita, soprattutto dopo i cambiamenti manageriali degli ultimi mesi. Gli analisti mantengono un’impostazione prudente, focalizzandosi sulla tenuta delle vendite nel segmento hardware in un anno di refresh ciclico più debole e sulla capacità dell’azienda di generare un cash flow operativo più prevedibile. Pre-earning, il mercato guarda anche alle performance del merchandising e alle iniziative legate all’e-commerce, aree considerate decisive per ridurre la dipendenza dal retail tradizionale e migliorare la visibilità sulla redditività futura.
OLLI (Ollie’s Bargain Outlet) – Prima dell’apertura
Ollie’s continua a beneficiare di un consumatore 2025 più orientato al valore, dinamica che favorisce i retailer off-price. La società ha mostrato solidità nelle vendite grazie a un assortimento fortemente opportunistico e a una gestione dell’inventario che resta un punto di forza strategico. Il mercato, però, osserva con attenzione la capacità di mantenere margini lordi stabili in un contesto di costi logistici meno volatili ma ancora elevati rispetto al pre-pandemia. Gli analisti valutano anche il ritmo delle nuove aperture, un driver importante della crescita complessiva ma che richiede disciplina per evitare pressione sui costi operativi. In vista degli earning, l’attenzione resta sulla tenuta del traffico nei negozi e sulla capacità di capitalizzare un contesto in cui la ricerca di convenienza è diventata un fattore strutturale.
Dati macro principali
Tasso dei mutui trentennali al 5/12
Il tasso dei mutui trentennali, uno degli indicatori più sensibili alle condizioni finanziarie complessive dell’economia statunitense, verrà aggiornato al 5 dicembre dopo una precedente rilevazione pari a 6.32%.
Si tratta di un livello ancora elevato, che continua a influenzare negativamente l’accessibilità al credito immobiliare e il volume delle nuove richieste di finanziamento.
Se il dato dovesse salire, anche solo marginalmente, il segnale per i mercati sarebbe quello di condizioni finanziarie ancora restrittive.
Un incremento renderebbe più costoso l’acquisto della prima casa, frenerebbe ulteriormente i rifinanziamenti e potrebbe alimentare un raffreddamento più marcato dell’intero comparto immobiliare, già sotto pressione da mesi.
In un contesto simile, la percezione di una politica monetaria ancora rigida resterebbe intatta, con possibili effetti negativi sui settori più sensibili ai tassi.
Se invece il tasso dovesse scendere rispetto al 6.32%, il mercato lo leggerebbe come un segnale di allentamento delle condizioni finanziarie, coerente con rendimenti dei Treasury più bassi e con un quadro macro meno inflazionistico.
Una diminuzione favorirebbe un lieve recupero della domanda immobiliare, migliorerebbe l’accessibilità al credito e potrebbe ridare impulso ai rifinanziamenti, pur senza cambiare in modo radicale il trend di fondo.
In sintesi, il nuovo dato indicherà se il mercato immobiliare continuerà a muoversi in un contesto vincolante o se stanno emergendo i primi segnali di sollievo.
Decisione della Fed sul tasso ufficiale, proiezioni economiche del FOMC e conferenza stampa
La decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse è il punto focale della settimana e arriva dopo una fase in cui i mercati hanno già iniziato a prezzare un primo segnale di allentamento.
Il tasso precedente è al 4%, mentre consensus e previsione puntano a 3.75%, un taglio che, se confermato, indicherebbe che la banca centrale ritiene sufficientemente moderata la pressione inflazionistica da poter ridurre il costo del denaro senza compromettere la stabilità dei prezzi.
Se la Fed decidesse effettivamente per un taglio, il messaggio principale sarebbe quello di un ciclo monetario che entra in una fase più accomodante, con impatti immediati su Treasury, credito e segmenti più sensibili ai tassi, dall’immobiliare alla tecnologia.
A quel punto, l’attenzione si sposterebbe sulle proiezioni economiche del FOMC (Federal Open Market Committee), essenziali per capire se la banca centrale immagina un percorso graduale o più rapido nei tagli successivi.
Se invece la Fed mantenesse il tasso al 4%, il segnale sarebbe opposto: la banca centrale vorrebbe evitare un allentamento prematuro, richiamando la necessità di vedere progressi più convincente sull’inflazione.
In questo caso, la conferenza stampa assumerebbe un peso determinante per chiarire se si tratta di una pausa tattica o di una revisione più profonda della strategia.
In entrambi gli scenari, la comunicazione sarà altrettanto importante della decisione sui tassi.
Earning sotto la lente
ADBE (Adobe) – Dopo la chiusura
Adobe chiude il 2025 in piena transizione verso l’AI generativa, integrata nei principali prodotti Creative e Document Cloud. La domanda resta solida, ma il contesto competitivo è più intenso e il mercato vuole capire se l’AI possa tradursi in monetizzazione tangibile, non solo in adozione. Gli investimenti tecnologici pesano sul breve, ma la struttura dei margini rimane robusta. Pre-earning, l’attenzione è sul Digital Media ARR e sulla capacità dell’azienda di mostrare un percorso credibile verso una crescita accelerata nel 2026.
CHWY (Chewy) – Prima dell’apertura
Chewy affronta la fine del 2025 in un contesto di consumo più cauto, ma la natura ricorrente delle vendite pet care offre una certa stabilità ai ricavi. Il programma Autoship resta il principale motore di retention e visibilità, mentre la pressione sulla redditività deriva soprattutto dai costi logistici e dalla necessità di mantenere prezzi competitivi. Gli analisti guardano alla capacità di migliorare il margine operativo attraverso efficienza nella supply chain e maggiore penetrazione dei servizi, inclusi quelli veterinari. Pre-earning, il focus resta sulla crescita degli utenti attivi e sulla tenuta della spesa media in un mercato che rimane solido ma meno espansivo rispetto agli anni post-pandemia.
ORCL (Oracle) – Dopo la chiusura
Oracle arriva alla fine del 2025 con una domanda cloud ancora robusta, trainata soprattutto da OCI e dalle applicazioni ERP in modalità SaaS. La competizione resta intensa, ma l’azienda sta beneficiando della crescente attenzione delle imprese a soluzioni integrate e a un costo totale di proprietà più prevedibile. Gli analisti osservano soprattutto la traiettoria della crescita cloud, considerata il vero barometro della trasformazione del gruppo. Sul fronte dei margini, gli investimenti in data center continuano a pesare nel breve, ma il mix più orientato al cloud favorisce una redditività strutturale in miglioramento. Pre-earning, il mercato guarda alla solidità del backlog e alle indicazioni sulla migrazione dei clienti enterprise verso l’AI integrata nelle piattaforme Oracle, un tema centrale per le prospettive del 2026.
PL (Planet Labs) – Dopo la chiusura
Planet Labs chiude il 2025 in un contesto operativo sfidante, con una domanda crescente per i servizi di osservazione satellitare ma cicli di vendita enterprise ancora lunghi e budget governativi più prudenti. La società continua a espandere la propria costellazione e a rafforzare le capacità di analisi dati, ma il mercato resta concentrato sulla strada verso una redditività più visibile, tema centrale per gli analisti. La crescita dei ricavi è sostenuta dal segmento commerciale, mentre quello pubblico mostra maggiore variabilità. Pre-earning, l’attenzione è sulla capacità di contenere i costi operativi, migliorare il margine lordo e incrementare la quota di contratti multi-year, elementi chiave per stabilizzare il modello in vista del 2026.
UEC (Uranium Energy Corp.) – Prima dell’apertura
Uranium Energy Corp arriva alla fine del 2025 in un contesto di forte interesse globale per l’energia nucleare, con prezzi dell’uranio rimasti elevati rispetto agli anni precedenti. L’azienda continua a puntare su una struttura a basso costo basata su progetti ISR negli Stati Uniti e su una strategia di acquisizioni selettive che ha ampliato la base di risorse. Gli analisti guardano però alla capacità di trasformare questo consolidamento in una crescita produttiva più visibile, elemento ancora oggetto di dibattito. Sul fronte dei costi, il modello ISR resta un vantaggio competitivo, ma il mercato vuole conferme sulla disciplina operativa e sulla tempistica dei prossimi step autorizzativi. Pre-earning, l’attenzione è sulla solidità del bilancio e sulla leva potenziale derivante da un mercato dell’uranio ancora strutturalmente favorevole.
Dati macro principali
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali al 6/12
Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, che misurano i nuovi ingressi settimanali nel sistema di assistenza, sono uno degli indicatori più tempestivi sullo stato del mercato del lavoro statunitense.
Con un dato precedente pari a 191K e una previsione che sale a 205K, il focus sarà capire se si sta delineando un primo segnale di allentamento delle condizioni occupazionali oppure se il mercato rimane sostanzialmente stabile.
Se il dato dovesse risultare superiore ai 205K previsti, il mercato lo interpreterebbe come un’indicazione di raffreddamento della domanda di lavoro.
Un incremento significativo suggerirebbe che le imprese stanno diventando più caute, aumentando i licenziamenti o riducendo il turnover, e alimenterebbe la narrativa di un ciclo occupazionale che sta perdendo slancio.
In questo scenario, i Treasury tenderebbero a trovare supporto, mentre la percezione di un’economia meno dinamica potrebbe pesare sugli asset più ciclici.
Se invece le richieste si mantenessero vicine o inferiori ai livelli precedenti, il segnale sarebbe quello di un mercato del lavoro ancora resiliente, capace di assorbire gli shock senza generare aumenti significativi della disoccupazione.
Un dato sotto le attese indebolirebbe l’idea di un rallentamento imminente, rafforzando la lettura di un’economia che continua a reggere grazie alla solidità dell’occupazione, con implicazioni potenzialmente rialziste per il sentiment di mercato.
Nel complesso, il dato sarà decisivo per valutare se la recente moderazione nell’economia si sta riflettendo sul lavoro o se la dinamica occupazionale rimane un pilastro ancora robusto.
PPI Headline e Core – Mese su mese (ottobre e novembre)
Il Producer Price Index (PPI, indice dei prezzi alla produzione) è uno degli indicatori chiave per valutare le pressioni inflazionistiche “a monte” della catena produttiva.
Con un dato di settembre pari a 0.3%, le previsioni indicano un possibile incremento a 0.4% per ottobre e un ritorno a 0.3% per novembre.
Per il PPI core, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, il quadro è più stabile: 0.1% a settembre e una doppia previsione di 0.3% per ottobre e novembre.
Se i dati dovessero risultare superiori alle attese, il segnale per i mercati sarebbe quello di pressioni sui costi ancora persistenti, alimentate da dinamiche legate alle materie prime, ai trasporti o ai salari.
Un PPI più forte del previsto potrebbe rianimare la preoccupazione che parte di questi aumenti si trasferisca ai prezzi al consumo, complicando la traiettoria di disinflazione che la Federal Reserve vuole consolidare.
In questo scenario, i rendimenti obbligazionari tenderebbero a salire e la narrativa di un allentamento monetario imminente perderebbe credibilità.
Se invece i dati dovessero risultare in linea o inferiori alle previsioni, il segnale sarebbe quello di un contesto inflazionistico più gestibile, coerente con la normalizzazione osservata negli ultimi mesi.
Un PPI moderato ridurrebbe il rischio di nuove pressioni sui margini aziendali e rafforzerebbe l’idea che la Fed possa proseguire con un approccio gradualmente più accomodante, soprattutto se confermato dalla componente core, che riflette meglio la tendenza di fondo.
In sintesi, le letture di ottobre e novembre saranno cruciali per capire se l’inflazione alla produzione sta tornando su un sentiero coerente con la stabilità dei prezzi o se esistono ancora tensioni che potrebbero riemergere nei prossimi mesi.
Earning sotto la lente
AVGO (Broadcom) – Dopo la chiusura
Broadcom chiude il 2025 con una domanda molto robusta legata ai semiconduttori per networking, data center e infrastrutture AI, aree che restano il cuore della crescita del gruppo. L’integrazione delle attività software continua a rafforzare il profilo di ricavi ricorrenti, anche se il mercato monitora con attenzione il bilanciamento tra hardware ciclico e software a margini più elevati. La spinta dell’AI sostiene gli ordini nei segmenti switching e accelerazione, mentre sul fronte costi l’azienda mantiene una disciplina operativa riconosciuta dagli analisti. Pre-earning, l’attenzione è concentrata sulla visibilità del backlog legato ai data center e sull’evoluzione dei margini operativi, che restano un elemento chiave del rerating del titolo nel 2025. Gli investitori guardano anche alla traiettoria dell’integrazione delle acquisizioni recenti e alla capacità di Broadcom di tradurre la domanda AI in una crescita sostenibile nel 2026.
LULU (Lululemon Athletica) – Dopo la chiusura
Lululemon arriva a fine 2025 con una domanda ancora solida, ma più selettiva rispetto agli anni di crescita eccezionale. L’azienda mantiene una forte posizione nel premium athleisure, anche se la concorrenza è più intensa e il mercato guarda alla tenuta della crescita internazionale, oggi un driver essenziale. Gli analisti sono focalizzati sui margini lordi, messi alla prova da maggiore promozionalità nel settore, e sulla dinamica dell’inventario, che nel 2025 è diventata un indicatore chiave per valutare la disciplina operativa. Pre-earning, l’attenzione resta sull’evoluzione della domanda in Nord America e sulla capacità del brand di difendere il suo pricing power.
Dati macro principali
Nessun dato macro in arrivo oggi
Earning sotto la lente
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Dati macro principali
NY Empire State Manufacturing Index di dicembre
L’Empire State Manufacturing Index, che misura la condizione dell’attività manifatturiera nello Stato di New York (un’area spesso considerata un termometro anticipatore per il settore a livello nazionale), torna sotto i riflettori il 15 dicembre con un precedente pari a 18.7 e una previsione significativamente più bassa, a 4.0.
La distanza tra i due valori suggerisce che il mercato si aspetta un rallentamento marcato dopo un mese particolarmente forte, in cui il sentiment delle imprese aveva mostrato un miglioramento difficilmente sostenibile nel breve periodo.
Se il dato dovesse risultare in linea con la previsione, il segnale sarebbe quello di un settore manifatturiero in moderazione, coerente con una domanda ancora irregolare e con condizioni finanziarie che restano impegnative per le imprese.
Un valore intorno a 4.0 non indicherebbe contrazione, ma un ritmo di espansione molto più debole, suggerendo una fase di transizione più che un vero deterioramento.
Se invece l’indice dovesse scendere sotto la soglia delle attese, soprattutto se in territorio negativo, i mercati leggerebbero il dato come sintomo di fragilità del comparto produttivo.
Questo scenario riaprirebbe il tema della sensibilità del settore ai costi di finanziamento, alla domanda estera e alle dinamiche dei prezzi alla produzione.
Al contrario, un dato superiore alle previsioni — pur senza ripetere l’exploit di 18.7 — rafforzerebbe l’idea che il settore manifatturiero stia mostrando una resilienza inattesa, con implicazioni potenzialmente positive per le prospettive di crescita a inizio 2026.
Nel complesso, il valore atteso resta positivo ma debole, e proprio per questo il dato di lunedì aiuterà a capire se la forza recente fosse un episodio temporaneo o un segnale di trend più strutturale.
Earning sotto la lente
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Il focus settoriale della settimana
Nucleare e sicurezza energetica: il nuovo equilibrio dell’uranio
Il comparto dell’uranio continua a distinguersi come uno dei segmenti più solidi all’interno delle materie prime, sostenuto da un mix di fattori strutturali: domanda energetica stabile, necessità di decarbonizzazione e forte spinta politica verso il nucleare di nuova generazione.
A fine 2025 il sentiment rimane costruttivo, con una volatilità elevata ma tendenzialmente favorevole ai produttori e agli operatori integrati.
La domanda è trainata dal rinnovo dei reattori esistenti e dai programmi di espansione in Asia, Medio Oriente e, più recentemente, dagli impulsi di policy in Europa e Stati Uniti verso gli SMR (Small Modular Reactors), che richiedono un ciclo di approvvigionamento dedicato e più stabile.
Molti paesi hanno formalizzato impegni più chiari sulla sicurezza energetica, riducendo la dipendenza dai fossili e rendendo il nucleare un tassello quasi obbligato della transizione.
Sul fronte dell’offerta, persistono strozzature: diversi progetti greenfield procedono con lentezza, i grandi player mantengono una disciplina produttiva marcata e permangono rischi geopolitici nei paesi chiave (Kazakhstan in primis).
Questo equilibrio fragile sostiene i prezzi e spinge gli acquirenti istituzionali verso contratti a lungo termine, riducendo la disponibilità sul mercato spot.
Per gli investitori, il settore resta tatticamente interessante, soprattutto in ottica di strategie income su titoli liquidi del comparto minerario.
Tuttavia, la natura fortemente ciclica del sottostante e la sensibilità alle dinamiche regolatorie richiedono prudenza nella costruzione delle posizioni.
In un contesto di fine 2025 caratterizzato da tassi in fase di stabilizzazione e rinnovata attenzione alle infrastrutture energetiche, l’uranio continua a posizionarsi come una storia strutturale più che speculativa.
ETF tematici, liquidi e opzionabili
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URA – Global X Uranium ETF
Espone a un ampio paniere di produttori, sviluppatori e società dell’ecosistema nucleare; adatto come proxy del settore. -
URNM – Sprott Uranium Miners ETF
Più concentrato sui miner più puri e sulle società legate direttamente all’estrazione; profilo più ciclico e reattivo ai prezzi dell’uranio.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Ancora un nuovo massimo storico per la strategia CFM, che mantiene un piccolo vantaggio sul benchmark di riferimento.
Nulla di nuovo sul fronte della strategia Short Term Directional S&P500.
Su quello della Triple Class Mean Reversion, del resto, abbiamo ancora due posizioni in corsa, la cui chiusura è prevista a cavallo della metà del mese.
Se desiderate un po’ di “adrenalina”, dovete assolutamente seguire l’Academy Pro, perché qui si lavora con molta calma e pazienza!!!





