SMB Strategic Markets Bulletin
Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.
N. 28 – 15 settembre 2025
Le operazioni discusse la scorsa settimana nell’Academy Pro
In queste settimane l’operatività è molto rarefatta a causa di una diffusa povertà di comunicazioni di earning interessanti.
Nella settimana del 8 settembre abbiamo individuato una sola occasione interessante: quella su Oracle, che ha messo a segno un balzo di oltre il 35% (con punte intraday vicine al 40%).
Avevamo indicato tre possibili soluzioni, tutte di tipo naked put, efficaci tutte e tre.
Ma si trattava di operazioni adatte soltanto a conti molto capitalizzati, che verosimilmente pochi lettori hanno potuto sfruttare.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 8 settembre 2025 in sintesi
Tra revisione shock del lavoro, inflazione in chiaroscuro e fiducia in calo
La settimana macroeconomica americana si è distinta per un insieme di dati che hanno contribuito a ridefinire la percezione del ciclo economico: meno solido di quanto apparisse nei mesi passati, con segnali di debolezza che si accumulano sul fronte del lavoro e della fiducia, mentre l’inflazione resta resistente.
Il colpo più rilevante è arrivato martedì 9 settembre con la revisione annuale dei Non-farm Payrolls.
Il Bureau of Labor Statistics ha rivisto al ribasso di –911000 il numero di occupati tra marzo 2024 e marzo 2025, segnalando che la crescita del lavoro era stata sovrastimata nelle stime mensili.
Si tratta di una correzione ampia e inusuale, che ridimensiona la traiettoria occupazionale e rafforza la narrativa di un mercato del lavoro in fase di raffreddamento più marcata.
Mercoledì 10 settembre è arrivata un’altra sorpresa, questa volta sul fronte dei prezzi alla produzione.
Il PPI di agosto ha registrato –0.1% mensile, contro attese di +0.3%, invertendo bruscamente il +0.9% del mese precedente.
La discesa, guidata dal calo dei servizi e dei margini distributivi, suggerisce che le pressioni sui costi si stanno attenuando, anche se il dato annuale (+2.6%) e il core PPI (+2.8%) indicano che la disinflazione non è uniforme.
Giovedì 11 settembre i riflettori si sono spostati sull’inflazione al consumo.
Il core CPI è rimasto stabile a +0.3% mensile e +3.1% annuo, in linea con le attese, segnalando pressioni persistenti ma non crescenti.
L’headline, invece, ha sorpreso verso l’alto con +0.4% mensile e +2.9% annuo, alimentando i timori che il percorso disinflazionistico possa essere meno lineare del previsto.
Infine, venerdì 12 settembre, l’indice di fiducia dei consumatori del Michigan è sceso a 55.4, minimo da oltre un anno e ben al di sotto delle attese (58.0).
Il calo segnala un sentiment più fragile, con implicazioni negative per i consumi, che costituiscono il principale motore del PIL statunitense.
In sintesi, la settimana ha consegnato un quadro più complesso: il mercato del lavoro appare meno solido, l’inflazione mostra ancora resistenze e la fiducia delle famiglie si deteriora.
Per la Federal Reserve, tutto ciò rafforza l’ipotesi di un approccio più accomodante, ma al tempo stesso rende difficile giustificare tagli rapidi dei tassi finché l’inflazione non mostrerà segnali più convincenti di rientro.
In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 8 settembre
Nessun evento macro rilevante.
Martedì 9 settembre
Revisione annuale dei Non-farm Payrolls – Settembre 2025
Revisione annuale dei Non-farm Payrolls: –911K, mercato del lavoro più debole del previsto
La revisione preliminare dei Non-farm Payrolls ha sottratto 911 mila posti al totale tra marzo 2024 e marzo 2025, segnalando che la crescita occupazionale è stata sovrastimata nei dati mensili.
Si tratta di una revisione ampia e non comune, che equivale a circa –76 mila occupati al mese rispetto alle stime precedenti e che segue il precedente taglio di –818 mila comunicato l’anno scorso.
La metodologia resta quella standard: il BLS ricalibra l’indagine sulle imprese (CES) ai conteggi amministrativi della QCEW basati sui versamenti delle assicurazioni contro la disoccupazione, più completi e capillari.
Il messaggio macro è chiaro: la normalizzazione del lavoro era più avanzata di quanto apparisse.
Le informazioni disponibili indicano impatti concentrati in alcuni comparti dei servizi, come leisure & hospitality, retail trade e professional & business services, mentre il quadro non risulta uniformemente debole.
È inoltre una revisione preliminare: la versione finale verrà incorporata con i dati di febbraio 2026.
Sul fronte di policy, una revisione di questa portata attenua i timori di pressioni salariali persistenti e rafforza l’idea di un mercato del lavoro in raffreddamento ordinato, ma non implica automaticamente un’accelerazione dei tagli dei tassi: la Fed guarderà alla coerenza con i prossimi report (CPI/PPI, occupazione corrente, salari) e alla dinamica dell’inflazione nei servizi.
In sintesi, l’esito abbassa la traiettoria del ciclo occupazionale recente e rende più plausibile una postura prudente della banca centrale, lasciando al contempo spazio a revisioni settoriali e regionali quando il benchmark sarà definitivo.
Fonti consultate:
Bureau of Labor Statistics
Reuters
Business Insider
Department of Labor
Politico.com
Mercoledì 10 settembre
Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) – Agosto 2025
PPI – Agosto 2025: sorpresa negativa, inflazione all’ingrosso in frenata inattesa
Il PPI statunitense per agosto è uscito a -0.1% su base mensile, molto al di sotto del consensus (0.3%) e della previsione più cauta (0.4%).
Questo ribasso rappresenta un’inversione significativa rispetto al robusto +0.9% di luglio, mettendo in luce come le pressioni sui prezzi alla produzione abbiano subito un rallentamento netto.
Dettagli di composizione:
- i prezzi dei servizi per la domanda finale sono scesi dello 0.2%, principalmente per via dei margini di commercio al dettaglio e all’ingrosso, che sono diminuiti;
- i beni per la domanda finale, escludendo alimentari ed energia, hanno registrato una leggera crescita dello 0.1%, ma questo non è bastato a compensare il calo generale;
- su base annua, l’indice PPI finale segnala un aumento del 2.6%, mentre il core PPI (al netto di beni volatili) si attesta a un +2.8%, il che suggerisce che le pressioni costistiche persistono, ma si stanno attenuando.
Implicazioni macro e politica monetaria:
- il risultato indebolisce la narrativa di inflazione all’ingrosso ancora forte, che era uno dei principali rischi per un rialzo dei tassi o per l’allungamento della fase hawkish della Fed;
- con il mercato del lavoro che mostra segni di debolezza (NFP, JOLTs, revisione benchmark), questo PPI debole fornisce argomenti forti per chi ritiene che la Fed possa iniziare a tagliare i tassi, o almeno restare altamente cauta nelle prossime decisioni;
- tuttavia, va segnalato che alcune componenti core continuano a crescere, il che fa sì che la disinflazione non sia uniforme né netta: molti fornitori e aziende stanno ancora assorbendo costi anziché trasferirli completamente ai consumatori.
In sintesi, il PPI di agosto evidenzia che l’inflazione all’ingrosso ha perso slancio, suggerendo che le pressioni sui prezzi potrebbero iniziare a riflettersi nei consumi con ritardo minore del previsto.
Per la Fed, è un segnale importante in un contesto in cui la domanda interna resta incerta e le pressioni salariali stanno mostrando segnali di attenuazione.
Giovedì 11 settembre
Inflazione core e headline, mensile e annuale
CPI USA – Agosto 2025: core stabile, headline sorprende leggermente in alto
I dati ufficiali diffusi giovedì 11 settembre confermano che il core CPI (escludendo alimentari ed energia) è salito 0.3% mensilmente e 3.1% su base annua, esattamente come atteso.
L’inflazione headline invece ha sorpreso leggermente in modo più marcato: +0.4% su base mensile (vs consensus 0.3%) e +2.9% anno su anno, in crescita rispetto al 2.7% di luglio.
Implicazioni
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Core stabile: il fatto che il core CPI resti su +3.1% annuo senza accelerazioni significative mensili suggerisce che le pressioni inflazionistiche strutturali – nei servizi, nell’affitto/shelter, nei costi abitativi – rimangono vigorose, ma non stanno peggiorando drammaticamente. Questo conforta le aspettative che la disinflazione sia graduale piuttosto che brusca.
-
Headline in accelerazione: il +0.4% mensile segnala che componenti volatili (alimentari, energia) o fattori come shelter stanno contribuendo in misura maggiore al rialzo generale dei prezzi. Il 2.9% annuo rappresenta il più alto tasso da gennaio, il che richiama l’attenzione della Fed.
-
Mercati e Fed: queste letture mantengono la pressione su banche centrali. Anche se il mercato continua a scontare un taglio dei tassi, questo tipo di dati rende meno scontata una riduzione aggressiva nel breve. La combinazione di inflazione stabile ma moderatamente sopra le attese e segnali di debolezza nel lavoro suggerisce che la Fed resterà prudente.
In breve: l’inflazione core fa il suo dovere di termometro, rimanendo stabile ma non ancora vicino al target; l’headline mostra che la disinflazione non è ancora convincente o uniforme.
Sarà importante monitorare i prossimi dati su shelter, energia e alimentari per capire se il quadro possa migliorare in modo sostenuto.
Venerdì 12 settembre
Sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan
Il Consumer Sentiment Index dell’Università del Michigan per settembre è sceso a 55.4, ben al di sotto del consensus (58.0) e della previsione più prudente (57.0).
Dopo il 58.2 registrato ad agosto e il 61.7 di luglio, la fiducia dei consumatori americani mostra quindi un peggioramento significativo, riportandosi ai livelli più bassi da oltre un anno.
Implicazioni
- Debolezza diffusa: il calo evidenzia una perdita di fiducia più rapida del previsto, legata sia alla percezione della situazione economica corrente che alle aspettative future.
- Consumi a rischio: con i consumi che rappresentano circa i due terzi del PIL statunitense, una fiducia così debole rischia di tradursi in un rallentamento della spesa, soprattutto nelle componenti discrezionali.
- Pressioni sulla Fed: per la Federal Reserve, questo dato rappresenta un segnale preoccupante. A fronte di un mercato del lavoro in raffreddamento e un’inflazione che resta sopra target, la perdita di fiducia delle famiglie aumenta gli argomenti per un approccio più accomodante già nelle prossime riunioni.
- Mercati e narrativa: la sorpresa negativa rafforza la narrativa di un soft landing sempre più fragile, in cui la resilienza dei servizi e della domanda interna potrebbe non bastare a compensare la contrazione del sentiment e la moderazione occupazionale.
In sintesi, il dato di settembre indica che le famiglie americane stanno percependo un contesto più instabile, fatto di incertezze economiche, rallentamento del lavoro e inflazione ancora presente.
La Fed dovrà tenerne conto nel calibrare la traiettoria dei tassi, mentre i mercati guardano con crescente attenzione al rischio che il ciclo rallenti più del previsto.
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
Il mercato resta in equilibrio tra segnali di stabilità e fattori di rischio: il VIX continua a indicare bassa volatilità, ma eventuali shock potrebbero riaccenderla rapidamente, mentre l’S&P 500 consolida il trend rialzista pur in un contesto stagionale insidioso, con settembre storicamente associato a correzioni e maggiore prudenza operativa.
VIX ancora sotto controllo, ma attenzione ai possibili shock
L’indice VIX continua a segnalare una fase di tranquillità sui mercati, confermando per la settimana entrante un contesto di bassa volatilità.
Tuttavia, è opportuno ricordare che l’ultimo episodio di tensione risale ad aprile, e che storicamente tali eventi si ripresentano ciclicamente.
Il recente esaurimento della compressione del rischio lascia spazio a una possibile riaccensione della volatilità qualora si verificassero catalizzatori esogeni.
In sintesi, il mercato resta sereno, ma tecnicamente pronto a reagire in caso di stress improvvisi.
S&P 500 consolida il trend rialzista
L’indice S&P 500 mostra segnali di ripresa nel breve termine, dopo una fase di rallentamento che non ha mai configurato una vera inversione.
Il quadro tecnico rimane costruttivo, con il trend di medio-lungo periodo che si sta consolidando in direzione rialzista.
Le strategie proprietarie confermano la prosecuzione del momentum positivo, anche se sarà cruciale monitorare la tenuta dei livelli attuali nei prossimi giorni per confermare la stabilizzazione.
Stagionalità: settembre resta un mese insidioso
Le ultime due settimane di settembre sono storicamente tra le più deboli dell’anno per i mercati azionari.
Le statistiche stagionali indicano una probabilità elevata di correzioni accompagnate da un incremento della volatilità.
Sebbene tali dati non abbiano valore predittivo assoluto, rappresentano un elemento da considerare nell’asset allocation tattica.
In conclusione, il contesto tecnico e macroeconomico suggerisce una fase di transizione: da un lato, la bassa volatilità e il trend positivo dell’S&P 500 offrono supporto al sentiment; dall’altro, la stagionalità negativa e i segnali di rallentamento macro invitano alla prudenza.
La gestione del rischio resta centrale, con un occhio attento ai dati in uscita e agli sviluppi geopolitici.
Calendario macroeconomico USA di questa settimana
Lunedì 15 settembre
Non ci sono dati rilevanti in programma per oggi.
Martedì 16 settembre
Retail Sales USA – Agosto 2025: tutto ruota intorno alla spinta dei consumi
Martedì 16 settembre saranno comunicati i dati mensili sulle vendite al dettaglio negli USA per il mese di agosto.
Dopo il +0.5% di luglio, le attese sono per un rallentamento: il consensus è a +0.3%, con una previsione leggermente più ottimistica di +0.4%.
Perché è un dato chiave
- Le vendite al dettaglio costituiscono una delle componenti più importanti della domanda interna e rappresentano un indicatore anticipatore della spesa dei consumatori, che a sua volta è motore del PIL USA.
- In un contesto in cui il lavoro mostra segni di debolezza (revisione dei Non-farm Payrolls, rallentamento dei PPI), la performance delle vendite al dettaglio potrà fare da bilanciere: se resistono, offrono argomenti per sostenere l’idea che l’economia “reggerà”; se deludono, indicano che la pressione negativa dal mercato del lavoro e dall’inflazione sul potere d’acquisto comincia a pesare concretamente.
- Importante anche la componente “core” delle vendite al dettaglio (escluse auto, benzina, elementi volatili): è quella che serve a stimare meglio quanto vario è il tono reale del consumo al netto delle fluttuazioni di prezzo.
Possibili scenari e implicazioni
Letto migliore delle attese (es. +0.4% o più):
- conferma che il consumatore è ancora capace di sostenere domanda, nonostante pressioni inflazionistiche e tassi di interesse elevati;
- rafforza la narrativa che la debolezza del lavoro possa essere compensata da spesa e risparmi accumulati;
- potrebbe allontanare l’urgenza percepita di un taglio dei tassi da parte della Fed, mantenendo aperta la possibilità che questa resti prudente.
Letto in linea o inferiore al consensus (es. +0.3%, +0.2%, zero o negativo):
- segnala che i consumi discrezionali stanno cedendo; le famiglie stanno forse tagliando sugli extra;
- aumenta il rischio che il rallentamento della fiducia (Michigan Sentiment) e la debolezza del lavoro si traducano in contrazione della spesa;
- rinforza le attese che la Fed consideri più seriamente un approccio accomodante, soprattutto se accompagnato da ulteriori dati inflazionistici deboli.
In sintesi: il dato Retail Sales di agosto sarà un test importante per capire se la spesa dei consumatori sta ancora tenendo il passo o sta iniziando a flettersi sotto il peso dei costi crescenti, del calo del sentiment e di un mercato del lavoro meno robusto.
Montano le attese su letture core, capacità di resistenza e su come il dato potrà influenzare il discorso sui tassi.
Mercoledì 17 settembre
Permessi di costruire USA – Agosto 2025: un indicatore chiave per il mercato immobiliare
Mercoledì 17 settembre saranno diffusi i dati preliminari sui permessi di costruire per il mese di agosto.
Dopo la rilevazione precedente a 1.362 milioni di unità, il consensus e la previsione coincidono entrambi a 1.37 milioni, segnalando attese di lieve miglioramento.
Perché il dato è importante
- I permessi di costruire rappresentano uno dei migliori leading indicator per misurare la salute del settore immobiliare, anticipando l’andamento delle nuove costruzioni nei mesi successivi.
- Il mercato immobiliare USA resta molto sensibile al livello dei tassi ipotecari, che rimangono su valori elevati. Un recupero dei permessi, anche marginale, potrebbe suggerire che il settore sta trovando una certa stabilità nonostante condizioni finanziarie restrittive.
- Essendo legato direttamente a occupazione, consumi e investimenti, il dato offre indicazioni preziose anche per la lettura complessiva del ciclo economico.
Possibili scenari e implicazioni
Dato in linea con attese (1.37M):
- indicherebbe una stabilizzazione del comparto edilizio, con crescita lenta ma costante;
- confermerebbe la narrativa di un’economia che rallenta senza collassare, coerente con un soft landing.
Dato migliore delle attese (sopra 1.38M):
- segnalerebbe una domanda più solida nel settore residenziale, nonostante tassi elevati;
- rafforzerebbe l’idea che la componente immobiliare possa sostenere la crescita complessiva;
- potrebbe ridurre la pressione sulla Fed per accelerare i tagli dei tassi.
Dato peggiore delle attese (sotto 1.35M):
- indicherebbe debolezza persistente della domanda abitativa, con famiglie e imprese scoraggiate da costi di finanziamento ancora alti;
- alimenterebbe i timori di un impatto più pesante del settore immobiliare sul PIL;
- aumenterebbe le attese di un atteggiamento più accomodante della Federal Reserve.
In sintesi: i permessi di costruire di agosto saranno un test cruciale per valutare se il settore immobiliare sta trovando un nuovo equilibrio o se resta in difficoltà sotto il peso dei tassi alti.
Un dato positivo darebbe respiro alla narrativa della resilienza, mentre un indebolimento riaccenderebbe i timori di un freno strutturale alla crescita.
Nuove case di proprietà privata – Agosto 2025: focus sulla tenuta del residenziale USA
Mercoledì 17 settembre saranno pubblicati i dati relativi alle nuove case di proprietà privata negli Stati Uniti per il mese di agosto.
Dopo il dato di luglio a 1.428 milioni di unità, il consensus si colloca a 1.38 milioni, mentre la previsione più prudente è a 1.37 milioni, segnalando attese di rallentamento.
Perché il dato è importante
- Le nuove abitazioni completate o avviate rappresentano un indicatore diretto della domanda reale di alloggi e dell’andamento del settore residenziale.
- È un dato complementare ai permessi di costruire, fornendo un quadro concreto di quanto effettivamente viene realizzato, al di là delle intenzioni.
- Il comparto edilizio è uno dei più sensibili ai tassi ipotecari elevati, che hanno frenato la domanda di mutui, incidendo su vendite e costruzioni.
Possibili scenari e implicazioni
Dato in linea con attese (1.37–1.38M):
- confermerebbe un raffreddamento ordinato del comparto residenziale, coerente con l’impatto restrittivo dei tassi;
- rafforzerebbe la narrativa di una stabilizzazione fragile ma non di un collasso del settore.
Dato migliore delle attese (sopra 1.40M):
- indicherebbe resilienza sorprendente della domanda, sostenuta da fattori demografici e da una carenza strutturale di offerta di alloggi;
- sarebbe letto come segnale positivo per la crescita del PIL, attenuando i timori di frenata del settore immobiliare.
Dato peggiore delle attese (sotto 1.35M):
- mostrerebbe un calo più marcato dell’attività edilizia, con imprese costruttrici più caute nell’avviare nuovi progetti;
- alimenterebbe i timori che il raffreddamento immobiliare possa pesare più a lungo su occupazione e consumi;
- darebbe ulteriore supporto alle attese di politica monetaria più accomodante da parte della Fed.
In sintesi: il dato sulle nuove case di agosto sarà un indicatore chiave per capire se il settore residenziale riesce a mantenere un minimo di slancio o se i tassi elevati stanno provocando un rallentamento più netto.
Un risultato sopra le attese alimenterebbe la narrativa della resilienza, mentre un calo deciso riaccenderebbe i dubbi sulla sostenibilità della crescita.
Fed al bivio: tassi d’interesse, nuove proiezioni e conferenza di Powell
Mercoledì 17 settembre si terrà il meeting del FOMC, appuntamento centrale della settimana per i mercati globali.
La Federal Reserve comunicherà la propria decisione sui tassi di interesse, aggiornerà le proiezioni economiche e terrà la consueta conferenza stampa con il presidente Jerome Powell.
L’aspettativa dei mercati è quella di un taglio di 25 bp, che porterebbero dal 4.5% al 4.25% il tasso ufficiale.
Perché l’evento è cruciale
- I mercati attendono con particolare attenzione questo meeting perché arriva in un contesto di lavoro in indebolimento (NFP e JOLTs deludenti), inflazione core stabile al 3.1% e una headline leggermente sopra attese.
- Le proiezioni aggiornate del FOMC forniranno indicazioni sulla traiettoria attesa per crescita, inflazione e tasso di disoccupazione, oltre che sul dot plot dei tassi.
- La conferenza stampa di Powell sarà determinante per capire se la Fed confermerà la linea di pazienza e gradualità o se aprirà in modo più esplicito alla prospettiva di un taglio già a partire da fine 2025.
Possibili scenari
Mantenimento dei tassi invariati, con tono prudente:
- sarebbe lo scenario base, coerente con il quadro macro attuale;
- segnalerebbe che la Fed vuole più conferme dal mercato del lavoro e dall’inflazione prima di muoversi.
Indicazioni più accomodanti nelle proiezioni:
- se il dot plot mostrasse un taglio già entro fine anno, i mercati reagirebbero positivamente, con rialzi di azioni e bond;
- rafforzerebbe l’idea che la fase restrittiva sia ormai alle battute finali.
Sorpresa hawkish:
- un linguaggio più duro o proiezioni che mantengono i tassi più alti più a lungo del previsto riaccenderebbero la pressione sui mercati;
- in questo caso, i rendimenti obbligazionari salirebbero e l’azionario potrebbe subire prese di profitto.
In sintesi
Il meeting di settembre è un vero snodo di policy: la Fed deve bilanciare la necessità di non soffocare l’economia in fase di rallentamento con l’esigenza di consolidare la disinflazione.
I mercati leggeranno tra le righe di Powell ogni sfumatura per capire se il ciclo dei tagli è ormai all’orizzonte o se la banca centrale manterrà i tassi elevati più a lungo.
Giovedì 18 settembre
Sussidi di disoccupazione: termometro settimanale del mercato del lavoro USA
Giovedì 18 settembre saranno diffusi i dati relativi alle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana terminata il 13 settembre, un indicatore che consente di cogliere in tempo reale l’evoluzione del mercato del lavoro americano.
Nella rilevazione precedente le nuove richieste si erano portate a 263K, il livello più alto degli ultimi mesi, riaccendendo le preoccupazioni su un possibile indebolimento più rapido della dinamica occupazionale.
Per questa settimana, le stime degli analisti puntano a un rientro verso valori compresi tra 240K (consensus) e 250K (previsione), segnalando un’attesa di normalizzazione parziale dopo l’impennata recente.
Un risultato in linea con le attese confermerebbe dunque la narrativa di un raffreddamento graduale e ordinato del mercato del lavoro, coerente con i segnali arrivati dai Nonfarm Payrolls e dalla revisione annuale dei dati occupazionali.
Se invece le richieste dovessero scendere sotto i 230K, il dato verrebbe letto come segnale di maggiore resilienza, capace di attenuare le aspettative di un allentamento rapido da parte della Federal Reserve.
Al contrario, un nuovo incremento sopra i 260K indicherebbe che il rallentamento sta diventando più marcato, aumentando la pressione sulla banca centrale per adottare un atteggiamento più accomodante già nelle prossime riunioni.
In sintesi, il dato di questa settimana sarà osservato con estrema attenzione, perché può confermare se l’aumento della scorsa settimana sia stato un episodio isolato o l’inizio di una tendenza più preoccupante.
Philadelphia Fed: attese di rimbalzo per il manifatturiero
Giovedì 18 settembre sarà pubblicato anche l’indice manifatturiero della Federal Reserve di Philadelphia, uno degli indicatori regionali più seguiti per misurare lo stato di salute dell’industria statunitense.
Nella rilevazione precedente l’indice si era attestato a -0.3, segnalando una sostanziale stagnazione dell’attività nell’area, in linea con le difficoltà più ampie che hanno caratterizzato la manifattura negli ultimi mesi.
Per settembre, però, le attese degli analisti sono orientate a un ritorno in territorio positivo, con un consensus fissato a 3 e una previsione più ottimista che arriva fino a 8.
Se confermato, un rimbalzo di questa portata indicherebbe che le imprese locali stanno registrando un miglioramento nella domanda, negli ordini e nella produzione, offrendo un segnale incoraggiante anche per il quadro nazionale.
Un valore più vicino al limite inferiore delle stime (3 punti) descriverebbe comunque un progresso modesto, coerente con uno scenario di stabilizzazione lenta, mentre un risultato nell’area superiore (8 punti o più) verrebbe interpretato come un segnale di resilienza significativa del settore.
Viceversa, un dato ancora in area negativa alimenterebbe i dubbi sulla capacità della manifattura di uscire dalla fase di debolezza, confermando che i tassi elevati e l’incertezza globale continuano a pesare sulle dinamiche industriali.
In ogni caso, il Philly Fed offrirà un tassello importante per completare la lettura della congiuntura: un indice in risalita rafforzerebbe la narrativa di un’economia che cerca di mantenere equilibrio tra servizi solidi e industria più fragile, mentre un nuovo scivolone accentuerebbe le preoccupazioni su un rallentamento più marcato della crescita.
Venerdì 19 settembre
Non ci sono dati rilevanti in programma per oggi.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Settimana molto positiva per la strategia TCMR, che ha marcato un nuovo buon profitto su TLT e sta maturando un profitto teorico molto elevato sulla posizione sul GLD, che verrà chiusa nei prossimi giorni.
Anche la strategia STD SP500 ha vissuto una bella ottava, con un nuovo picco di equity Out of Sample.
Soprattutto, ha visto due nuove operazioni chiuse in utile, dopo le otto consecutive precedenti.
Recupero marcato anche per il conto societario, che sta beneficiando soprattutto delle ottime performance delle posizioni su HIMS e SMCI.
Un buon contributo viene anche dalla gestione della posizione assegnata su CNTA lo scorso mese.
Per quanto riguarda il conto test CFM, infine, è stata una settimana sostanzialmente interlocutoria, senza nulla di importante da segnalare; insistiamo sempre sui massimi storici, ma potrebbe esserci una correzione a breve, se la nostra analisi stagionale sul mercato troverà conferma nella seconda metà del mese.
Il focus settoriale della settimana
Edilizia residenziale USA: un settore in attesa di ossigeno dai tassi
Il comparto dell’edilizia residenziale statunitense torna sotto i riflettori in un momento cruciale per la politica monetaria.
Dopo oltre due anni di condizioni creditizie restrittive, con i tassi sui mutui fissi trentennali che hanno oscillato stabilmente sopra il 6.5-7%, il mercato immobiliare ha subito un rallentamento evidente: vendite più caute, domanda sotto pressione e costruttori costretti a incentivare gli acquirenti con sconti e pacchetti di agevolazioni.
In questo contesto, l’attenzione degli operatori è rivolta alla Federal Reserve.
Un primo taglio dei tassi avrebbe effetti immediati sul costo del credito ipotecario, rendendo l’acquisto di nuove abitazioni più accessibile.
Non a caso, gli indici anticipatori come i permessi di costruire e le nuove case di proprietà privata sono seguiti con particolare attenzione: il loro andamento segnala se i costruttori percepiscono spazio per una ripartenza della domanda.
Il settore, tuttavia, presenta un doppio volto.
Da un lato, la scarsità di offerta di abitazioni, in particolare nell’housing entry-level, rappresenta un sostegno strutturale: molti millennial si affacciano ancora oggi sul mercato, alimentando un bacino potenziale di acquirenti.
Dall’altro, i costi elevati dei materiali, la carenza di manodopera specializzata e le difficoltà di accesso al credito continuano a rappresentare freni importanti.
Gli investitori guardano anche alla performance dei principali homebuilders quotati (tra cui DR Horton, Lennar, PulteGroup), che negli ultimi trimestri hanno dimostrato una sorprendente resilienza, spesso grazie a politiche commerciali aggressive e a una gestione prudente del portafoglio progetti.
Tuttavia, i margini restano sotto pressione e la capacità di mantenere volumi adeguati dipenderà strettamente dall’evoluzione dei tassi.
In prospettiva, se la Fed dovesse avviare un ciclo di tagli, il settore residenziale potrebbe trasformarsi rapidamente da punto debole a motore di supporto per la crescita USA.
Una riduzione anche moderata dei tassi ipotecari potrebbe stimolare nuova domanda, favorire le vendite e sostenere i prezzi, riaccendendo l’interesse degli investitori per un comparto ciclico ma centrale nell’economia americana.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici liquidi e opzionabili sul settore edilizia residenziale
- iShares U.S. Home Construction ETF (ITB) – focalizzato sui principali homebuilders e aziende legate alla filiera residenziale USA.
- SPDR S&P Homebuilders ETF (XHB) – più diversificato, include costruttori ma anche produttori di materiali e rivenditori collegati al settore.
Gli earnings principali di questa settimana
Reminder
Abbiamo apportato una modifica nella reportistica degli earning del lunedì.
Posto, infatti, che gli annunci che avvengono il lunedì prima dell’apertura possono essere sfruttati soltanto prendendo posizione entro il venerdì sera precedente, abbiamo diviso in due il paragrafo del lunedì.
Nella prima parte di questa sezione, infatti, troverete i soli earning comunicati dopo la chiusura.
Alla fine, invece, dei paragrafi relativi agli earning in programma questa settimana, da oggi troverete anche un paragrafo relativo a quelli che verranno annunciati il lunedì successivo prima dell’apertura.
In questo modo, non perderemo occasioni, dovessero essercene.
Ricordiamo anche che, in questa sezione relativa agli earning in arrivo, filtriamo sempre all’origine i titoli che rispecchiano due condizioni primarie:
- prezzo non superiore a 150$;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo sempre negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale.
Lunedì 15 settembre
Dopo la chiusura
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Martedì 16 settembre
Prima dell’apertura
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Dopo la chiusura
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Mercoledì 17 settembre
Prima dell’apertura
General Mills (GIS)
General Mills (GIS) è uno dei principali gruppi alimentari statunitensi, con un portafoglio di marchi iconici che spaziano dai cereali per la colazione (Cheerios, Lucky Charms) ai prodotti da forno (Pillsbury), dai gelati (Häagen-Dazs) agli alimenti per animali domestici (Blue Buffalo).
La sua forza sta proprio nella diversificazione e nella capacità di presidiare segmenti molto diversi, dai prodotti di largo consumo ai brand premium.
Il contesto in cui opera è caratterizzato da una domanda relativamente resiliente, tipica del settore alimentare, ma non privo di sfide.
Negli ultimi trimestri l’azienda ha dovuto fare i conti con pressioni sui costi delle materie prime e della logistica, parzialmente compensate da strategie di pricing e da efficienze interne.
Anche i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, sempre più attenti a ingredienti naturali, salute e sostenibilità, rappresentano una variabile importante per l’evoluzione del portafoglio prodotti.
La divisione pet food è uno dei motori di crescita più osservati dagli analisti, grazie alla continua espansione del mercato degli animali domestici negli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, l’azienda deve confrontarsi con una concorrenza intensa, sia da parte dei grandi gruppi globali come Nestlé e Kellogg’s, sia da player più piccoli e innovativi che presidiano le nicchie salutistiche.
Gli investitori guardano con attenzione alla capacità di General Mills di difendere i propri margini operativi in un contesto ancora inflazionistico, bilanciando politiche di prezzo e gestione delle promozioni.
Un altro tema rilevante è l’evoluzione del debito, aumentato dopo acquisizioni strategiche, ma che l’azienda ha progressivamente iniziato a ridurre.
Il titolo viene spesso considerato un difensivo di qualità, apprezzato per la stabilità dei flussi di cassa e la politica di dividendi, ma la vera chiave sarà dimostrare la capacità di crescere in modo organico, innovando il portafoglio e mantenendo un posizionamento competitivo solido.
Dopo la chiusura
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Giovedì 18 settembre
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FedEx (FDX)
FedEx (FDX) è uno dei colossi globali della logistica e delle spedizioni, con una rete che copre trasporto aereo, terrestre e servizi di consegna rapida.
L’azienda è considerata un indicatore anticipatore dell’andamento economico mondiale, poiché la domanda di trasporto merci riflette da vicino la dinamica degli scambi commerciali e dei consumi.
Negli ultimi trimestri, FedEx ha portato avanti un ampio piano di ristrutturazione e contenimento dei costi, con l’obiettivo di migliorare i margini in un contesto caratterizzato da volumi in calo e concorrenza serrata, soprattutto da parte di UPS e di Amazon Logistics, che continua a espandere la propria capacità interna.
L’iniziativa “Drive” ha puntato a ottimizzare la rete e ridurre le sovrapposizioni operative, cercando di rendere l’azienda più snella e reattiva.
Il quadro macroeconomico rimane un fattore cruciale: la domanda di spedizioni è influenzata sia dall’andamento dell’e-commerce sia dalla solidità del commercio internazionale.
Mentre i volumi globali hanno mostrato segnali di debolezza in alcune aree, l’attenzione degli analisti resta rivolta alla capacità di FedEx di difendere la redditività attraverso la leva dei prezzi e l’efficienza operativa.
Un altro tema osservato con attenzione riguarda l’investimento in automazione e digitalizzazione: FedEx sta accelerando sull’uso di tecnologie per ottimizzare i flussi logistici, ridurre i tempi di consegna e contenere i costi, elementi visti come determinanti per la competitività di lungo termine.
Il titolo, tradizionalmente sensibile alle condizioni macro e ai dati di settore, viene seguito da vicino anche come barometro del sentiment economico.
Gli investitori valutano se la combinazione di razionalizzazione dei costi e posizionamento strategico nei servizi premium riuscirà a compensare un contesto di domanda meno brillante.
Venerdì 19 settembre
Prima dell’apertura
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Dopo la chiusura
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Lunedì 22 settembre
Prima dell’apertura
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