SMB Strategic Markets Bulletin
Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.
N. 25 – 25 agosto 2025
Le operazioni discusse la scorsa settimana nell’Academy Pro
Ancora una settimana decisamente “piatta” sul fronte operativo, dal momento che su nessuno dei titoli che monitoravamo in vista degli earning si sono manifestate occasioni operative degne di nota.
Abbiamo segnalato un solo titolo, in questi giorni: Hims & Hers (HIMS).
Ottima azienda, di cui avevamo già parlato qualche mese fa come di un perfetto candidato per strategie a medio termine.
Questa volta, abbiamo segnalato un paio di proposte operative a breve termine, per le scadenze di settembre e di ottobre, entrambe caratterizzate da redditività su base annua superiori al 30% e buone probabilità di successo.
Il titolo HIMS rimane comunque uno dei migliori su cui “rischiare” una eventuale assegnazione e una conseguente gestione a medio termine.
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 18 agosto 2025 in sintesi
USA: resilienza con crepe, tra segnali di rallentamento e attese sulla Fed
Il focus si è aperto sul mercato immobiliare, dove l’indice NAHB/Wells Fargo di agosto è sceso a 32, minimo dal 2022 e ben sotto la soglia di neutralità.
Le condizioni rimangono difficili, con costruttori costretti a incentivi e sconti per stimolare la domanda, penalizzata da tassi ipotecari elevati.
Tuttavia, i dati successivi hanno offerto una lettura più articolata: i permessi di costruire a luglio sono scesi a 1.354 milioni, segnalando cautela per il futuro, ma le nuove costruzioni sono balzate a 1.428 milioni, mostrando un settore ancora operativo e capace di generare crescita nel breve termine.
Anche le vendite di case esistenti hanno sorpreso in positivo, attestandosi a 4.01 milioni di unità annualizzate.
Si tratta di un risultato che, pur non invertendo la tendenza di fondo, testimonia la resilienza di un comparto frenato da vincoli strutturali ma non in caduta.
Sul fronte della politica monetaria, i verbali del FOMC hanno confermato una Federal Reserve divisa, ma nel complesso prudente.
La maggioranza dei membri rimane focalizzata sull’inflazione, ancora considerata un rischio più pressante della crescita.
I due dissenzienti, favorevoli a un taglio immediato, sono rimasti isolati, mentre i mercati hanno reagito solo marginalmente, in attesa del discorso di Powell a Jackson Hole.
I dati congiunturali di giovedì hanno aggiunto ulteriore complessità.
Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono salite a 235000, oltre il consensus, segnalando un mercato del lavoro meno solido ma ancora lontano da una fase critica.
L’indice manifatturiero della Fed di Philadelphia è invece scivolato a –0.3, interrompendo la robusta espansione di luglio e riportando in evidenza la fragilità dell’industria, esposta sia ai dazi sia alla debolezza della domanda.
In netto contrasto, i PMI flash di S&P Global hanno sorpreso al rialzo: il composito a 55.4 e la manifattura a 53.3 hanno segnalato un’economia non solo in espansione, ma addirittura in accelerazione.
La settimana si è chiusa con l’atteso intervento di Powell, che ha aperto la porta a un possibile taglio dei tassi già a settembre.
Il linguaggio prudente ma orientato a riconoscere i rischi sul mercato del lavoro e l’impatto dei dazi è stato accolto con entusiasmo da Wall Street: il Dow Jones ha toccato nuovi record, i rendimenti sono scesi e il dollaro si è indebolito.
In sintesi, la settimana ha mostrato un’economia statunitense resiliente ma non immune a segnali di raffreddamento: un equilibrio sottile che la Fed deve gestire con cautela, mentre i mercati restano appesi alle prossime mosse di politica monetaria.
In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 18 agosto
Indice del mercato delle case NAHB
L’indice NAHB/Wells Fargo Housing Market Index (HMI) di agosto si è attestato a 32, in calo rispetto al 33 di luglio e ben al di sotto della soglia di neutralità (50).
Il dato conferma un quadro di pessimismo diffuso tra i costruttori, che segnalano difficoltà persistenti legate al costo del credito e alla limitata accessibilità delle abitazioni.
Si tratta inoltre del livello più basso dal dicembre 2022, a testimonianza di una fase ancora complessa per il settore immobiliare residenziale statunitense.
Analizzando le componenti, le condizioni di vendita attuali sono scese a 35 da 36, mentre le aspettative di vendita per i prossimi sei mesi sono rimaste stabili a 43.
Ha registrato un piccolo miglioramento il sotto-indice relativo al flusso dei potenziali acquirenti, salito a 22, ma su livelli ancora molto bassi.
Per sostenere la domanda, una quota significativa di costruttori ha fatto ricorso a strategie commerciali aggressive: oltre due terzi hanno offerto incentivi di vendita e più di un terzo ha ridotto i prezzi medi delle abitazioni, con un taglio attorno al 5%.
Questo evidenzia come la pressione dei tassi ipotecari, ancora elevati rispetto agli standard storici, stia comprimendo la capacità d’acquisto delle famiglie.
Dal punto di vista macroeconomico, l’HMI continua a svolgere la funzione di indicatore anticipatore: un livello così depresso suggerisce che il mercato immobiliare rimarrà debole nei prossimi mesi, limitando l’apporto alla crescita economica complessiva.
Per la Federal Reserve, si tratta di un ulteriore segnale delle tensioni generate da una politica monetaria restrittiva, ma non sufficiente, da solo, a giustificare un’inversione di rotta.
Martedì 19 agosto
Permessi di costruire e nuove case di proprietà privata a luglio
I dati di luglio sull’edilizia residenziale statunitense hanno offerto un quadro contrastato.
I permessi di costruire si sono attestati a 1.354 milioni di unità, in calo rispetto al consensus (1.39 milioni) e ai 1.393 milioni del mese precedente.
Il dato conferma la prudenza dei costruttori, che restano frenati da costi elevati di finanziamento e da una domanda ancora fragile.
Trattandosi di un indicatore anticipatore, la flessione segnala un possibile rallentamento dell’attività nei mesi successivi.
Al contrario, le nuove case iniziate (housing starts) sono salite a 1.428 milioni, ben al di sopra delle attese (1.29–1.30 milioni) e in decisa accelerazione dai 1.321 milioni di giugno.
Questo risultato indica che, nonostante l’incertezza e la cautela sulle nuove autorizzazioni, i cantieri già avviati hanno registrato una spinta significativa, fornendo un contributo positivo immediato al settore e al PIL.
Il quadro complessivo suggerisce un settore immobiliare in bilico: da un lato la riduzione dei permessi riflette fragilità strutturale e vincoli finanziari, dall’altro il rimbalzo delle nuove costruzioni segnala resilienza operativa e la volontà di procedere con progetti già pianificati.
Dal punto di vista macroeconomico, la combinazione dei due dati può essere letta come un segnale di transizione: la pipeline futura rischia di ridursi se i permessi non tornano a crescere, ma l’attività corrente dimostra che il comparto non è in stallo.
Per la Federal Reserve, questo mix mantiene alta l’attenzione: il calo dei permessi conferma l’impatto restrittivo dei tassi, mentre l’aumento delle nuove costruzioni attenua, almeno nell’immediato, i timori di una brusca frenata del mercato immobiliare.
Mercoledì 20 agosto
Verbali di riunione del FOMC
I verbali del FOMC hanno messo in luce un contesto interno dell’istituto ancora spaccato, con la maggioranza dei membri orientata a mantenere i tassi invariati, contrapposta ai due dissenzienti che invocavano un taglio precoce.
Questo livello di divergenza è significativo e segnala un clima di insofferenza crescente fra le “colombe” e i “falchi” della politica monetaria.
La maggior parte dei responsabili ha espresso preoccupazione per il rischio di inflazione in aumento, considerandolo superiore alle potenziali turbolenze nel mercato del lavoro.
In particolare, i dazi continuano a insistere come fonte di vulnerabilità inflazionistica, tanto da alimentare un atteggiamento cauto verso un alleggerimento della politica monetaria.
D’altro canto, i due membri dissenzienti, Waller e Bowman, hanno sottolineato che gli effetti dei dazi potrebbero essere di natura transitoria.
In queste impostazioni, tale visione più accomodante ha trovato pochi seguaci all’interno del Comitato, isolando le posizioni più favorevoli a sostenere la domanda attraverso un taglio anticipato.
Dal punto di vista dei mercati, la reazione è stata abbastanza misurata.
I rendimenti del Treasury a 10 anni sono scesi leggermente sotto il 4.30%, in un contesto in cui il tono percepito è rimasto comunque ancora piuttosto hawkish.
A pesare sono state la prevalente enfasi sull’inflazione e la volontà di attendere segnali più chiari prima di modificare la stance monetaria.
La prossima attenzione degli operatori è rivolta al discorso del presidente Powell al simposio di Jackson Hole, dove potrebbero emergere elementi chiave di forward guidance implicita.
In sintesi, i verbali confermano un Federal Reserve ancora prudente, più incline a controllare i prezzi che a stimolare la crescita, ma mostrano segni di crescenti tensioni interne e movimenti divergenti circa la tempistica delle mosse future.
La conferma di questo approccio molto restio a un taglio immediato suggerisce mercati ancora in attesa di segnali più chiari dai vertici della Fed.
Giovedì 21 agosto
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, settimana del 16 agosto
Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, relative alla settimana conclusa il 16 agosto, sono salite a 235000 unità, al di sopra del consensus (226000) e del dato della settimana precedente (224000).
Il risultato rappresenta un incremento moderato ma significativo, che segnala come il mercato del lavoro stia mostrando crepe più evidenti rispetto alla narrativa di piena resilienza che aveva caratterizzato i mesi scorsi.
Pur restando entro una fascia che storicamente viene considerata compatibile con un contesto occupazionale ancora solido (200000–250000), il superamento delle attese indica una tendenza che merita attenzione.
Il dato, infatti, si colloca nel punto più alto delle ultime settimane e contribuisce ad alimentare la percezione di graduale raffreddamento delle dinamiche occupazionali.
Dal punto di vista della politica monetaria, l’aumento delle jobless claims rafforza l’idea che la Federal Reserve debba mantenere una postura prudente.
La Fed ha sottolineato più volte come la solidità del mercato del lavoro abbia consentito di mantenere tassi elevati a lungo, bilanciando le pressioni inflazionistiche.
Tuttavia, segnali ripetuti di indebolimento – se confermati anche da altri indicatori – potrebbero spostare l’ago della bilancia verso un allentamento più rapido rispetto alle attese correnti.
Per i mercati, la lettura è duplice: da un lato, dati più deboli sul lavoro tendono a ridurre i rendimenti obbligazionari e ad alimentare aspettative di tagli; dall’altro, se la narrativa di deterioramento diventasse più marcata, la prospettiva di un’economia in rallentamento potrebbe limitare l’appetito per il rischio azionario.
In sintesi, il dato di 235000 richieste iniziali non è di per sé un campanello d’allarme, ma rappresenta un segnale da monitorare attentamente, perché un rallentamento occupazionale più marcato potrebbe diventare il vero catalizzatore delle prossime decisioni della Federal Reserve.
Indice manifatturiero della Fed di Philadelphia
L’indice manifatturiero della Federal Reserve di Philadelphia per agosto è sceso a –0.3, ben al di sotto delle attese di mercato (consensus 6, previsione 9) e in netto calo rispetto al dato di luglio (15.9).
Si tratta di un risultato che riporta l’indicatore in territorio negativo, segnalando una contrazione dell’attività manifatturiera nella regione medio-atlantica.
La lettura sorprende sia per l’intensità del ribasso sia per il brusco cambio di direzione rispetto al mese precedente, quando il settore aveva mostrato un’espansione inattesa e vigorosa.
Il dato di agosto evidenzia un indebolimento diffuso della domanda interna ed estera, con pressioni particolarmente visibili sugli ordinativi e sulle spedizioni.
In un contesto in cui i dazi stanno già pesando sulle catene di fornitura e sulla competitività dei prodotti statunitensi, il ritorno sotto lo zero conferma che la manifattura rimane esposta a shock esterni e alla stretta delle condizioni finanziarie.
Dal punto di vista macroeconomico, questo risultato si inserisce in un quadro di rallentamento più marcato del previsto.
Se da un lato un calo così netto potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche provenienti dal comparto industriale, dall’altro aumenta i rischi per la crescita, alimentando il dibattito interno alla Federal Reserve sulla tempistica dei futuri tagli ai tassi.
Per i mercati, il messaggio è chiaro: l’economia non è in recessione, ma la manifattura mostra segni di vulnerabilità che vanno oltre la fisiologica normalizzazione attesa dopo la fiammata di luglio.
La lettura negativa di agosto complica ulteriormente il quadro per la Fed, che dovrà bilanciare la persistenza di pressioni sui prezzi nei servizi con segnali di debolezza reale nell’industria.
S&P Global Composite, Manufacturing and Services PMI Flash
I dati flash di S&P Global relativi ad agosto hanno sorpreso nettamente al rialzo, mostrando un’economia statunitense più solida del previsto.
Il PMI Composite si è attestato a 55.4, non solo in aumento rispetto al 55.1 di luglio, ma ben al di sopra delle attese (53).
Questo risultato evidenzia un’accelerazione dell’attività economica, in controtendenza rispetto alle previsioni di rallentamento.
Particolarmente significativa è stata la dinamica del comparto manifatturiero: il PMI Manufacturing è salito a 53.3, tornando sopra la soglia di espansione e superando nettamente il consensus (49.5).
È il livello più alto da oltre un anno, a conferma di un miglioramento negli ordini e nella produzione, nonostante le difficoltà legate ai dazi e alla debolezza della domanda estera.
Anche i servizi hanno mostrato una performance robusta: il PMI Services ha raggiunto 55.4, in calo solo marginale dal 55.7 di luglio e ben sopra le attese (53–53.7).
Considerando che i servizi rappresentano la quota prevalente del PIL statunitense, il dato consolida l’idea di un’economia che continua a crescere a un ritmo sostenuto.
Dal punto di vista macroeconomico, questi numeri rafforzano la narrativa di una resilienza sorprendente dell’economia USA.
La combinazione di manifattura in espansione e servizi ancora solidi ridimensiona i timori di un rallentamento brusco e complica ulteriormente il quadro per la Federal Reserve: da un lato l’inflazione resta una preoccupazione, dall’altro la forza dell’attività economica riduce la pressione per un taglio imminente dei tassi.
Per i mercati, la lettura è chiaramente hawkish: un’economia che accelera riduce le probabilità di un allentamento monetario a breve, con effetti immediati sui rendimenti obbligazionari e sul dollaro.
Tuttavia, il messaggio complessivo è positivo in ottica crescita: i PMI segnalano che il “soft landing” non solo resta intatto, ma potrebbe rivelarsi più robusto del previsto.
Vendite di case esistenti
Le vendite di case esistenti a luglio sono salite a 4.01 milioni di unità annualizzate, superando sia il consensus (3.91 milioni) sia il dato del mese precedente (3.93 milioni).
Si tratta di un risultato sorprendentemente positivo, che interrompe la serie di letture deboli registrate nei mesi scorsi e segnala una maggiore resilienza del mercato immobiliare residenziale.
Il miglioramento è da leggere alla luce di due fattori chiave.
Da un lato, l’offerta rimane limitata, con un inventario che continua a risentire della riluttanza dei proprietari a vendere immobili acquistati con mutui a tassi molto bassi.
Questo vincolo ha sostenuto i prezzi, mantenendoli su livelli elevati.
Dall’altro, la domanda ha mostrato una certa capacità di adattamento, con acquirenti che, nonostante i tassi ipotecari ancora elevati, hanno colto l’occasione di una maggiore disponibilità di case sul mercato.
Dal punto di vista macroeconomico, la lettura di luglio va interpretata con cautela: un singolo mese positivo non basta a invertire la tendenza complessiva, che rimane quella di un settore sotto pressione.
Tuttavia, la sorpresa al rialzo indica che il comparto non è in stallo e può ancora fornire un contributo, seppur limitato, alla crescita economica complessiva.
Per la Federal Reserve, il dato non modifica sostanzialmente il quadro: i tassi elevati continuano a rappresentare un freno strutturale, ma la tenuta della domanda riduce la probabilità di un rapido deterioramento.
In altre parole, l’esito di luglio rafforza l’idea di un atterraggio morbido dell’economia statunitense, con un mercato immobiliare debole ma non in caduta libera.
Venerdì 22 agosto
Discorso del Presidente della Fed Jerome Powell
Il discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha sorpreso favorevolmente i mercati, delineando un’apertura cauta verso un possibile taglio dei tassi già a settembre, un segnale nettamente più accomodante rispetto alle attese iniziali.
Powell ha sottolineato un rischio crescente per il mercato del lavoro, descrivendolo in una fase di equilibrio precario tra domanda e offerta.
Le restrizioni sul fronte dell’immigrazione e la dinamica più contenuta delle assunzioni sono state citate come fattori che potrebbero giustificare un intervento di allentamento della politica monetaria.
Allo stesso tempo, il presidente della Fed ha riconosciuto che gli effetti dei dazi sui prezzi sono ormai visibili, pur definendoli verosimilmente transitori.
La valutazione di tali pressioni inflazionistiche, ha precisato, richiederà comunque prudenza, segnalando un approccio graduale alle prossime decisioni.
La reazione dei mercati è stata immediata: il Dow Jones ha guadagnato circa 846 punti, segnando un nuovo record, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno chiuso in forte rialzo.
I rendimenti dei Treasury sono scesi e il dollaro si è indebolito, riflettendo l’aspettativa di una svolta monetaria vicina.
In sintesi, il discorso di Powell ha offerto ai mercati ciò che cercavano: un’apertura verso un allentamento dei tassi, accompagnata da un linguaggio prudente ma orientato a riconoscere i rischi crescenti sul fronte occupazionale.
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
Dopo una settimana segnata dal calo della volatilità e da un recupero in extremis dell’S&P 500, i mercati si avviano alla nuova ottava con prospettive di consolidamento: la calma resta fragile e il contesto stagionale lascia spazio a movimenti improvvisi.
VIX – Prudenza perché la calma potrebbe essere temporanea
Nel corso dell’ultima sessione di scambi della scorsa settimana, l’indice VIX ha registrato una decisa contrazione, ridimensionando la tensione accumulata nei giorni precedenti e favorendo un clima più sereno sui mercati.
Resta però significativo il picco osservato ad aprile: quell’episodio dimostra che la volatilità può riemergere con forza in tempi rapidi.
Di conseguenza, l’attuale fase di tranquillità va accolta con cautela.
S&P 500 – Affondo iniziale e ripresa nel finale di ottava
Grazie alla forte performance dell’ultima seduta, l’S&P 500 ha invertito l’andamento settimanale, riattivando un trend rialzista di breve periodo.
Si è trattato di un recupero in extremis, che ha evitato una discesa potenzialmente critica.
Restano però segnali di mercato vicino a condizioni di ipercomprato; nonostante ciò, il rimbalzo del week-end conferma la volontà degli operatori di mantenere un’impostazione positiva.
Nel medio-lungo periodo, la struttura tecnica rialzista continua a rafforzarsi: una volta completata, potrebbe aprire la strada a un nuovo ciclo espansivo.
La settimana entrante è attesa caratterizzata da una fase di consolidamento per i mercati, con possibili spunti di nervosismo nella volatilità.
Il contesto stagionale suggerisce un mercato attento, potenzialmente frammentato tra lievi oscillazioni e fasi di accelerazione.
Calendario macroeconomico USA di questa settimana
Lunedì 25 agosto
Indice di attività nazionale di Chicago Fed – Mese di luglio
Il Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) relativo a luglio, è un indicatore composito che misura la dinamica complessiva dell’economia statunitense rispetto al trend storico.
A giugno, il CFNAI si era attestato a –0.1, mentre per luglio le attese sono per un valore di –0.2, che segnalerebbe un ulteriore rallentamento della crescita.
Il CFNAI viene calcolato sulla base di 85 variabili macroeconomiche relative a produzione, occupazione, consumi e vendite.
Un valore pari a zero indica crescita in linea con la media di lungo periodo, mentre letture negative segnalano un’economia al di sotto del potenziale.
Una discesa a –0.2 sarebbe dunque coerente con l’idea di un’economia in raffreddamento, senza però indicare uno scenario recessivo immediato.
Per la Federal Reserve si tratta di un dato utile ma non determinante: un valore leggermente più debole confermerebbe la narrativa di un rallentamento ordinato, rafforzando la prudenza dell’istituto centrale.
Al contrario, un dato molto peggiore delle attese accenderebbe l’attenzione su un indebolimento più marcato della crescita, con possibili implicazioni per le decisioni sui tassi.
Se invece il CFNAI dovesse sorprendere al rialzo, avvicinandosi allo zero, la lettura verrebbe interpretata come un segnale di resilienza, complicando la posizione della Fed in un contesto di inflazione core ancora sopra l’obiettivo.
In sintesi, il CFNAI di luglio sarà osservato con attenzione come termometro della traiettoria economica: non un market mover immediato, ma un tassello importante per comprendere se l’economia americana stia davvero entrando in una fase di crescita sotto potenziale o se mantenga una solidità di fondo che potrebbe rinviare l’allentamento monetario.
Indice manifatturiero della Fed di Dallas
L’indice manifatturiero della Fed di Dallas di agosto è atteso oggi in lieve calo a 0.2, dopo lo 0.9 di luglio.
Si tratta di un dato che, pur restando marginalmente positivo, segnala un settore industriale texano sostanzialmente in fase di stagnazione, dopo il piccolo rimbalzo registrato a inizio estate.
Il valore sopra lo zero implica ancora espansione, ma il rallentamento previsto suggerisce che la manifattura regionale fatica a consolidare un recupero solido, condizionata da ordini ancora deboli e da un contesto di domanda globale incerto.
Il Texas è un osservatorio particolarmente importante non solo per il peso dell’industria manifatturiera locale, ma anche perché riflette dinamiche legate a energia, chimica e beni capitali, settori sensibili alle oscillazioni della congiuntura e agli effetti dei dazi.
Dal punto di vista macroeconomico, un dato vicino al consensus (0.2) confermerebbe la narrativa di un settore che non arretra, ma che resta lontano da un vero slancio.
Un risultato sensibilmente superiore — ad esempio un ritorno sopra quota 2–3 — darebbe segnali di maggiore resilienza, alimentando l’idea che la manifattura stia trovando una base più solida.
Viceversa, una sorpresa negativa sotto lo zero riporterebbe l’indice in contrazione, accentuando i timori di debolezza industriale e aggiungendo pressioni al dibattito interno alla Federal Reserve.
In sintesi, il dato odierno è atteso come una conferma di stabilità fragile: un settore manifatturiero che non sta collassando, ma che non riesce neppure a guadagnare trazione significativa, riflettendo i vincoli di un contesto globale ancora incerto e il peso dei costi finanziari elevati.
Martedì 26 agosto
Ordinativi di beni durevoli (mensile)
Dopo il forte calo di giugno (–9.3%), gli analisti si aspettano per luglio una contrazione più contenuta: –4% secondo il consensus e –2.5% nella previsione più ottimistica.
Gli ordinativi di beni durevoli rappresentano un indicatore chiave per misurare la solidità della spesa in investimenti, in quanto riflettono le commesse ricevute dalle aziende per beni destinati a durare almeno tre anni (macchinari, apparecchiature elettroniche, mezzi di trasporto).
Si tratta quindi di un dato ad alta volatilità, spesso influenzato in modo significativo dal comparto aeronautico e dai grandi ordini nell’automotive, ma che nella sua componente “core” (al netto di difesa e trasporti) fornisce una misura più fedele della dinamica degli investimenti aziendali.
Il crollo di giugno era stato attribuito principalmente alla forte flessione degli ordini di aerei civili, mentre la componente core aveva mostrato un andamento più resiliente.
Per questo motivo, l’attenzione degli operatori domani sarà rivolta soprattutto al dato depurato da trasporti e difesa: un risultato stabile o leggermente positivo rafforzerebbe la narrativa di un settore manifatturiero che, pur in difficoltà, non sta subendo un deterioramento strutturale.
Dal punto di vista delle implicazioni macro, un dato in linea con il consensus (–4%) confermerebbe un quadro di raffreddamento controllato della domanda di beni strumentali, coerente con il contesto di tassi elevati.
Una sorpresa al ribasso accentuerebbe i timori di una brusca frenata degli investimenti, con riflessi immediati sulle aspettative di crescita e sulla percezione del ciclo industriale.
Al contrario, una contrazione meno marcata del previsto, attorno a –2.5% o inferiore, verrebbe interpretata come segnale di resilienza e potrebbe smorzare le pressioni sulla Federal Reserve per accelerare i tagli dei tassi.
In sintesi, gli ordinativi di beni durevoli di luglio sono attesi come un test cruciale per la manifattura e per gli investimenti aziendali: un dato debole ma non disastroso rafforzerebbe lo scenario di rallentamento ordinato, mentre nuove sorprese negative metterebbero in discussione la tenuta del ciclo economico USA.
Clima di fiducia dei consumatori secondo CB
Martedì 26 agosto sarà diffuso il Conference Board Consumer Confidence Index di agosto, un indicatore chiave che misura il sentiment delle famiglie statunitensi su condizioni economiche attuali e prospettive future.
A luglio l’indice si era attestato a 97.2, in miglioramento rispetto al mese precedente.
Per agosto le attese puntano a un lieve calo verso 96.3, un livello che segnalerebbe un atteggiamento ancora prudente dei consumatori, pur senza evidenziare un crollo della fiducia.
Il dato va osservato con attenzione per due ragioni principali.
Da un lato, la componente sulle condizioni correnti offre indicazioni utili sull’andamento immediato dei consumi e del mercato del lavoro.
Dall’altro, la componente delle aspettative riflette la percezione dei consumatori sul medio termine ed è considerata particolarmente rilevante come indicatore anticipatore.
Storicamente, quando le aspettative scendono sotto quota 80.0, aumentano i segnali di rischio recessivo.
Un dato in linea con il consensus confermerebbe che, nonostante i tassi ancora elevati e le pressioni sui prezzi dei servizi, i consumatori mantengono un approccio di cautela senza ridurre drasticamente la spesa.
Una sorpresa negativa più marcata, invece, sarebbe interpretata come un segnale di indebolimento della domanda interna, con implicazioni dirette per la crescita del PIL.
Al contrario, una lettura migliore delle attese indicherebbe una sorprendente resilienza della fiducia e consoliderebbe lo scenario di un soft landing.
In sintesi, il dato di agosto rappresenta un banco di prova importante: confermerà se la fiducia dei consumatori resta stabile in un contesto di incertezza o se emergono segnali più concreti di raffreddamento in grado di orientare la Federal Reserve verso un atteggiamento più accomodante.
Mercoledì 27 agosto
Non ci sono dati rilevanti in programma per oggi.
Giovedì 28 agosto
Crescita del PIL Q2 – Seconda stima
Giovedì 28 agosto sarà diffusa la seconda stima del PIL statunitense per il secondo trimestre 2025.
La prima lettura aveva mostrato un calo di –0.5% su base annualizzata, segnalando una contrazione inattesa dopo la crescita sostenuta del trimestre precedente.
Per la revisione di questa settimana, gli analisti si attendono un deciso rimbalzo: il consensus è per +3.1%, mentre la previsione più accreditata si colloca a +3.0%.
Una variazione così marcata tra la stima preliminare e quella rivista riflette la possibilità di correzioni significative nelle componenti di spesa, in particolare consumi privati e investimenti, che potrebbero essere stati sottovalutati nella prima stima.
Il dato è rilevante non solo per la sua dimensione assoluta, ma anche per il messaggio che invia: una crescita attorno al 3% ridimensionerebbe i timori di una frenata improvvisa, rafforzando lo scenario di un’economia ancora resiliente, capace di assorbire il peso dei tassi elevati e delle tensioni commerciali legate ai dazi.
Al contrario, se la revisione dovesse risultare molto meno robusta delle attese, i mercati potrebbero leggere il quadro come una conferma di fragilità e intensificare le aspettative di tagli anticipati da parte della Federal Reserve.
In sintesi, il dato di giovedì rappresenta un passaggio cruciale per valutare la traiettoria dell’economia USA: una revisione verso il 3% sarebbe interpretata come prova di solidità, mentre eventuali conferme di debolezza manterrebbero elevata l’incertezza sullo scenario di crescita dei prossimi mesi.
Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione settimanali
Giovedì usciranno anche le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti, uno degli indicatori più tempestivi sullo stato del mercato del lavoro.
Nella settimana precedente il dato si era attestato a 235k, mentre per la rilevazione del 23 agosto il consensus è a 230k, con una previsione leggermente superiore a 237k.
Le attese quindi oscillano attorno a un quadro di sostanziale stabilità, coerente con un mercato del lavoro che mostra segnali di raffreddamento ma resta lontano da livelli allarmanti.
Le jobless claims sono considerate un leading indicator importante perché colgono con rapidità eventuali variazioni nei licenziamenti.
Storicamente, valori compresi tra 200k e 250k sono compatibili con un mercato del lavoro solido; un superamento duraturo della fascia alta, invece, accenderebbe i riflettori su una dinamica di indebolimento più marcata.
Se il dato dovesse confermarsi intorno al consensus di 230k, la lettura sarebbe interpretata come segnale di normalizzazione graduale, in linea con la narrativa del soft landing.
Una sorpresa al ribasso (meno richieste) rafforzerebbe la percezione di resilienza occupazionale, riducendo le pressioni sulla Fed per un taglio immediato dei tassi.
Viceversa, un risultato più alto, vicino o oltre i 237k previsti, alimenterebbe i timori di crepe più evidenti nel mercato del lavoro, rendendo più urgente la discussione su un eventuale allentamento monetario.
In sintesi, il dato di giovedì sarà letto come un test cruciale della solidità occupazionale: non un market mover assoluto, ma un segnale ad alta frequenza che può spostare sensibilmente le aspettative dei mercati in vista delle prossime decisioni della Federal Reserve.
Venerdì 29 agosto
Inflazione PCE di luglio
Venerdì sarà pubblicato l’indice PCE di luglio, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve.
A giugno il dato mensile aveva registrato un incremento dello 0.3%, e per luglio il consensus indica un valore identico, 0.3%, mentre la previsione più prudente si colloca leggermente più in basso, a 0.2%.
Il PCE è considerato l’indicatore di riferimento per la politica monetaria statunitense perché offre una visione ampia e dettagliata della dinamica dei prezzi nei consumi delle famiglie.
In particolare, la componente core, che esclude alimentari ed energia, è osservata con attenzione per cogliere i segnali di persistenza delle pressioni inflazionistiche.
Un dato in linea con il consensus consoliderebbe l’idea di una inflazione che rallenta ma rimane ancora sopra l’obiettivo del 2%, scenario coerente con una Fed prudente, intenzionata a non tagliare i tassi troppo rapidamente.
Al contrario, una sorpresa al ribasso (0.2% o meno) rafforzerebbe la narrativa di un raffreddamento più deciso, aumentando le probabilità che l’istituto centrale apra a un allentamento già nelle prossime riunioni.
Una lettura superiore, invece, riaccenderebbe i timori di rigidità nei prezzi dei servizi e alimenterebbe l’ala più hawkish all’interno del FOMC.
Dal punto di vista dei mercati, il PCE di luglio sarà uno snodo cruciale: un dato morbido verrebbe accolto positivamente da azioni e obbligazioni, mentre un risultato più alto delle attese potrebbe spingere al rialzo i rendimenti e raffreddare l’ottimismo su un taglio dei tassi imminente.
In sintesi, l’uscita del PCE rappresenta il vero appuntamento clou della settimana: confermerà se il processo disinflazionistico sta proseguendo con costanza o se persistono sacche di rigidità tali da frenare la svolta della Federal Reserve.
Redditi e spese personali – Luglio
Venerdì saranno pubblicati anche i dati su redditi e spese personali delle famiglie statunitensi, due variabili cruciali per valutare la tenuta della domanda interna e la sostenibilità della crescita.
A giugno i redditi personali erano aumentati dello 0.3%.
Per luglio il consensus indica un’accelerazione a 0.4%, mentre la previsione si colloca in linea al 0.3%.
Un incremento in quest’area sarebbe coerente con un mercato del lavoro che, pur mostrando segnali di raffreddamento, continua a sostenere i salari e quindi la capacità di spesa delle famiglie.
Una sorpresa al rialzo rafforzerebbe la narrativa di consumatori ancora solidi, mentre un dato debole potrebbe alimentare i timori di un indebolimento più marcato della domanda.
Le spese personali, cresciute dello 0.3% a giugno, sono attese in accelerazione a 0.5% secondo il consensus, con la previsione più cauta a 0.3%.
Questo dato assume particolare rilevanza perché rappresenta la misura diretta della componente più importante del PIL statunitense, ovvero i consumi.
Un valore in linea con il consensus confermerebbe che la spesa rimane resiliente, nonostante l’impatto dei tassi elevati e delle pressioni inflazionistiche.
Una lettura più bassa, attorno allo 0.3%, suggerirebbe invece che i consumatori stanno iniziando a moderare i loro comportamenti di acquisto, con possibili ricadute sulla crescita del terzo trimestre.
Dal punto di vista della Federal Reserve, la combinazione di redditi in crescita moderata e spese ancora dinamiche sarebbe coerente con uno scenario di soft landing, in cui la politica monetaria restrittiva non soffoca del tutto la domanda.
Tuttavia, un eccesso di debolezza nella dinamica dei consumi potrebbe cambiare il quadro, aumentando la probabilità di un allentamento più rapido.
In sintesi, i dati di venerdì su redditi e spese personali offriranno una lettura diretta della forza del consumatore americano, il principale motore dell’economia USA, e rappresenteranno quindi un tassello chiave per valutare se il rallentamento in corso sia davvero ordinato o se stiano emergendo segnali di fragilità più preoccupanti.
Sentiment dei consumatori finali secondo Michigan – Agosto
Venerdì sarà infine diffusa la lettura finale di agosto del Sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan, uno degli indicatori più seguiti per valutare la percezione delle famiglie americane sulla situazione economica corrente e sulle prospettive future.
Nella rilevazione preliminare di metà mese l’indice era sceso a 61.7, il livello più basso da oltre un anno.
Per la lettura finale, il consensus e la previsione convergono su 58.6, segnalando un ulteriore deterioramento della fiducia.
Il dato assume rilievo non solo per la sua dinamica assoluta, ma anche per la correlazione con le prospettive di spesa: consumatori meno fiduciosi tendono a ridurre la propensione agli acquisti discrezionali, con effetti diretti sulla componente principale del PIL.
In particolare, sarà cruciale osservare la componente delle aspettative a 12 mesi, spesso considerata un termometro anticipatore della direzione dei consumi, e l’indice sulle aspettative di inflazione, che contribuisce a orientare le aspettative dei mercati e la politica monetaria della Fed.
Un dato finale in linea con il consensus consoliderebbe la narrativa di un sentiment in rapido raffreddamento, coerente con l’impatto dei tassi elevati, delle tensioni sui prezzi dei servizi e delle incertezze geopolitiche.
Una lettura ancora più bassa sarebbe letta come un segnale preoccupante di perdita di fiducia strutturale, con implicazioni negative per la domanda interna.
Al contrario, un dato più vicino ai 61 punti della preliminare indicherebbe un peggioramento meno accentuato del previsto, attenuando i timori di un contraccolpo sui consumi.
In sintesi, il Michigan Sentiment di agosto sarà un banco di prova importante: confermerà se la fiducia dei consumatori si sta indebolendo rapidamente o se la contrazione rimane circoscritta, influenzando le aspettative dei mercati sulla resilienza della domanda e sulle prossime mosse della Federal Reserve.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
Strategia CFM
Piccolo affondo di inizio settimana, prontamente riassorbito con il poderoso rimbalzo di venerdì scorso. L’eccesso sull’EQAL ha riportato praticamente a zero il gap di performance della CFM, ma questo è normale in fasi di accelerazione di mercato: quando le cose si normalizzano, la strategia torna quasi sempre in posizione di vantaggio.
Conto societario
Nulla di nuovo sotto il sole: anche qui, affondo di inizio settimana e forte ripresa nella seduta di venerdì.
Strategia Short Term Directional S&P500
L’algoritmo alla base della strategia ha indicato l’ingresso nella giornata di giovedì, con un eccellente timing.
Alla chiusura di venerdì sera, infatti, la posizione in essere ha raggiunto un livello di profitto teorico molto prossimo al massimo assoluto della fase Out of Sample.
A meno di sorprese, il trade si chiuderà nelle battute conclusive di martedì 26 agosto.
Riportiamo nuovamente il grafico di performance OOS ad oggi (escluso il trade in corso).
Strategia Triple-Class Mean Reversion
Settimana positiva anche per la strategia TCMR, che ha visto la chiusura di una posizione su TLT in buon utile e che ha quasi riassorbito il piccolo drawdown di inizio luglio.
Buon recupero, nelle fasi finali di settimana, per la posizione in essere su GLD, che ha ancora un buon numero di giorni di vita residua davanti a sé, e confidiamo possa portarci qualche soddisfazione a sua volta.
Bene anche la nuova posizione su TLT aperta nei giorni scorsi.
Qui sotto, l’equity progressiva IS+OOS ad oggi (escluse le posizioni in essere).
Altre strategie
Con la scadenza del 15 agosto, abbiamo avuto anche un nuovo piccolo picco di profitto sulla strategia High Probablity Naked Put Selling, inclusa nell’Academy Pro.
Non riportiamo l’equity line aggiornata poiché si tratta di una variazione davvero marginale (parliamo d circa 110$).
Stiamo lavorando per ampliare la base dei titoli utili per questa strategia, così da cercare di beneficiare di situazioni più interessanti, se possibile, di volta in volta.
Su titoli ad alta capitalizzazione, infatti, come quelli oggetto di questa particolare strategia, le fasi di crescita sono poco favorevoli, dato che la volatilità implicita scende a livelli tali da rendere i premi davvero molto bassi, per le put capaci di darci alte probabilità di successo.
Serve allargare la base di lavoro per includere titoli capaci di darci un miglior trade-off tra la (relativa) sicurezza operativa e la redditività sufficiente per giustificare l’impianto operativo.
Ci stiamo lavorando.
Il focus settoriale della settimana
Semiconduttori e AI: tutti gli occhi su Nvidia!
Il settore dei semiconduttori continua a catalizzare l’attenzione degli investitori globali, e questa settimana gli earning di alcuni big player – su tutti Nvidia (NVDA) – rappresentano un test importante per misurare la sostenibilità del rally che ha caratterizzato il comparto negli ultimi mesi.
La narrativa dominante resta quella dell’intelligenza artificiale generativa, che ha trasformato le GPU in un asset strategico per data center e hyperscaler.
Nvidia è il simbolo di questa rivoluzione, grazie a una quota di mercato dominante nelle GPU AI, ma l’interesse del mercato si estende anche ad altri attori esposti al tema.
Marvell (MRVL), ad esempio, è attesa al varco per confermare la crescita nei chip per data center e networking legati all’AI.
Broadcom (AVGO) continua a beneficiare della combinazione tra semiconduttori custom e infrastrutture software, mentre aziende come Ambarella (AMBA) o Photronics (PLAB) si muovono su nicchie legate rispettivamente a visione artificiale e photomask.
Al di là dell’AI, il settore è caratterizzato da dinamiche eterogenee.
La parte consumer (PC e smartphone) mostra ancora segnali di debolezza, anche se alcuni analisti vedono una lenta normalizzazione delle scorte.
L’automotive rimane un segmento in crescita, con una domanda costante di chip per elettrificazione e ADAS.
La sfida principale è però legata alla geopolitica: i dazi e le restrizioni tecnologiche verso la Cina restano un rischio significativo, soprattutto per società con forte esposizione asiatica.
Dal lato valutazioni, il comparto tratta a multipli elevati rispetto alla media storica, riflettendo grandi aspettative di crescita.
Il consenso resta prevalentemente positivo, ma con la consapevolezza che ogni segnale di rallentamento della domanda AI potrebbe innescare prese di profitto.
Per gli investitori, i prossimi earning saranno quindi decisivi per capire se il settore potrà mantenere il ritmo di crescita atteso o se il mercato dovrà ritarare le proprie aspettative.
L’elemento da monitorare con più attenzione è la sostenibilità dei margini, in un contesto in cui i produttori devono bilanciare la forte domanda per applicazioni di punta con pressioni competitive e ciclicità di alcuni segmenti.
In sintesi, i semiconduttori restano il cuore pulsante del mercato azionario 2025, con Nvidia come protagonista assoluta ma con una filiera ampia che tocca data center, automotive, display e infrastrutture di rete.
Gli earning in arrivo daranno indicazioni cruciali non solo per i singoli titoli, ma per il sentiment complessivo del comparto tecnologico.
Due ETF da tenere d’occhio
ETF tematici liquidi e opzionabili
-
VanEck Semiconductor ETF (SMH) – tra i più seguiti, replica un paniere di grandi nomi globali dei semiconduttori, molto liquido e con opzioni scambiate.
-
iShares Semiconductor ETF (SOXX) – analoga esposizione diversificata al settore, altrettanto liquido e opzionabile, ideale per strategie su semiconduttori USA.
Gli earnings principali di questa settimana
Reminder
Abbiamo apportato una modifica nella reportistica degli earning del lunedì.
Posto, infatti, che gli annunci che avvengono il lunedì prima dell’apertura possono essere sfruttati soltanto prendendo posizione entro il venerdì sera precedente, abbiamo diviso in due il paragrafo del lunedì.
Nella prima parte di questa sezione, infatti, troverete i soli earning comunicati dopo la chiusura.
Alla fine, invece, dei paragrafi relativi agli earning in programma questa settimana, da oggi troverete anche un paragrafo relativo a quelli che verranno annunciati il lunedì successivo prima dell’apertura.
In questo modo, non perderemo occasioni, dovessero essercene.
Ricordiamo anche che, in questa sezione relativa agli earning in arrivo, filtriamo sempre all’origine i titoli che rispecchiano due condizioni primarie:
- prezzo non superiore a 150$;
- situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo sempre negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.
Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale.
Lunedì 25 agosto
Dopo la chiusura
Non ci sono earning da segnalare.
Martedì 26 agosto
Prima dell’apertura
KE Holdings (BEKE)
KE Holdings, conosciuta anche come Beike, è una delle principali piattaforme cinesi nel settore real estate, che integra un ecosistema digitale con la rete fisica di agenzie del brand Lianjia.
La società offre servizi legati a compravendita, affitti, ristrutturazioni e intermediazione immobiliare, ed è considerata un operatore di riferimento in un mercato molto competitivo ma frammentato.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione degli investitori è rivolta soprattutto alla domanda residenziale in Cina, in un contesto di rallentamento del mercato immobiliare e di misure governative di sostegno volte a stabilizzare il settore.
La capacità di Beike di attrarre nuovi agenti e di espandere i servizi a valore aggiunto (come ristrutturazione e gestione affitti) sarà un punto chiave per valutare la resilienza del modello di business.
Gli analisti stimano ricavi in crescita rispetto all’anno precedente, seppur a ritmi più contenuti rispetto ai trimestri più forti del 2023-2024.
Le aspettative di consensus indicano un EPS in leggero miglioramento, supportato dal controllo dei costi e dall’efficienza operativa della piattaforma.
Alcuni broker hanno rivisto al ribasso i target price negli ultimi mesi, pur mantenendo raccomandazioni positive sul medio periodo, segno che il mercato crede ancora nella solidità del posizionamento competitivo di KE Holdings.
In sintesi, BEKE arriva agli earning con attese prudenti ma costruttive, sostenute dal mix di digitale e fisico, mentre l’incognita principale resta legata all’evoluzione del mercato immobiliare cinese e alle politiche governative di stimolo.
Dopo la chiusura
BOX Inc. (BOX)
Box Inc. è un player del settore cloud content management e collaborazione aziendale, con una piattaforma che permette a imprese e organizzazioni di gestire in sicurezza documenti, workflow e condivisione di file.
Negli ultimi anni l’azienda ha accelerato la transizione verso soluzioni integrate con intelligenza artificiale e strumenti avanzati di governance dei dati, consolidando la propria presenza soprattutto in contesti enterprise e regolamentati.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda con interesse all’andamento dei ricavi da abbonamenti e alla capacità di mantenere margini in crescita.
Il tema centrale rimane l’adozione delle nuove funzionalità di AI e automazione, che potrebbero rappresentare un catalizzatore per il rinnovo dei contratti e per l’espansione della spesa media dei clienti.
Gli analisti si aspettano risultati in moderato miglioramento rispetto all’anno precedente, con EPS visto in crescita e ricavi in linea con le guidance.
Il consensus sul titolo resta positivo, con target price medi attorno a livelli superiori alle quotazioni correnti, sostenuti dalla convinzione che Box possa beneficiare del trend di digitalizzazione e compliance normativa.
Tuttavia, alcuni osservatori sottolineano che la concorrenza nel cloud content management è elevata e che le valutazioni del titolo riflettono già gran parte delle attese di crescita.
In sintesi, Box si presenta agli earning con attese di solidità operativa, focus sull’integrazione AI e margini in progressivo rafforzamento, elementi che ne mantengono l’appeal nel panorama software enterprise.
Mercoledì 27 agosto
Prima dell’apertura
Abercrombie & Fitch (ANF)
Abercrombie & Fitch è un retailer globale del settore abbigliamento e accessori, attivo con i brand Abercrombie e Hollister, ai quali si affiancano linee e sub-brand che mirano a target specifici di clientela.
Negli ultimi anni la società ha compiuto un percorso di trasformazione, con un riposizionamento dell’offerta per renderla più inclusiva e in linea con i trend di consumo, oltre a una forte spinta sul canale digitale.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda con attenzione alla tenuta dei consumi negli Stati Uniti e al contributo del canale e-commerce, che rappresenta una parte crescente delle vendite.
Un altro punto rilevante è la performance differenziata dei brand: Abercrombie ha registrato negli ultimi trimestri risultati più solidi, mentre Hollister continua a essere più esposto a pressioni competitive sul target giovane.
Gli analisti si aspettano per il trimestre ricavi in aumento a una cifra media rispetto allo scorso anno e un EPS in crescita a doppia cifra, sostenuto da margini più stabili grazie a una gestione delle promozioni più disciplinata.
Il consensus sul titolo resta positivo, con diversi broker che mantengono raccomandazioni di “Buy” o “Outperform”, pur sottolineando la sensibilità del titolo al ciclo dei consumi.
In sintesi, Abercrombie & Fitch si presenta agli earning con attese favorevoli su ricavi e margini, trainata dal marchio principale e dal rafforzamento del digitale, ma con la sfida di rilanciare Hollister in un contesto competitivo complesso.
Guess (GES)
Guess è un marchio globale del settore abbigliamento e accessori fashion, con una presenza diversificata tra Nord America, Europa e Asia.
L’azienda opera attraverso canali retail diretti, wholesale e una crescente piattaforma e-commerce, posizionandosi nella fascia “premium accessible” e puntando su collezioni di forte impatto visivo e riconoscibilità del brand.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione si concentra soprattutto sulla dinamica geografica delle vendite.
L’Europa è stata negli ultimi esercizi un mercato trainante, mentre il Nord America ha mostrato maggiore debolezza per effetto della pressione promozionale e della minore propensione alla spesa discrezionale.
Sarà quindi importante valutare se la società riuscirà a mantenere il trend positivo internazionale a compensazione della domanda domestica più fragile.
Gli analisti si aspettano ricavi stabili o in lieve crescita rispetto all’anno precedente e un EPS in miglioramento moderato, favorito da un mix geografico più favorevole e da un controllo più rigido dei costi operativi.
Alcuni osservatori sottolineano inoltre l’impatto potenzialmente positivo delle strategie di ottimizzazione della rete di negozi, con chiusure selettive negli Stati Uniti e aperture in mercati ad alta redditività.
Il consenso sul titolo rimane cauto ma tendenzialmente positivo, con valutazioni che riflettono ancora un potenziale di rialzo, sebbene il titolo resti esposto alla ciclicità dei consumi e alla volatilità valutaria nei mercati internazionali.
In sintesi, Guess affronta gli earning con attese di stabilità e qualche margine di miglioramento, facendo leva sulla crescita europea e sulla disciplina operativa, ma con l’incognita di un mercato nordamericano più sfidante.
Kohl’s (KSS)
Kohl’s è una delle principali catene del retail generalista negli Stati Uniti, con un posizionamento che combina assortimento ampio e prezzi competitivi.
L’azienda punta a intercettare la spesa della classe media con prodotti per la famiglia, abbigliamento e articoli per la casa, cercando di bilanciare l’impatto della concorrenza di e-commerce e big box retailer.
In vista della prossima trimestrale, il mercato si concentra su due aspetti: la dinamica delle vendite comparabili, che negli ultimi periodi hanno mostrato segnali contrastanti, e la capacità del management di preservare i margini attraverso una gestione attenta delle scorte e delle promozioni.
Gli investitori seguono con interesse anche l’andamento della partnership con Sephora, considerata un elemento strategico per attrarre nuova clientela e aumentare la frequenza delle visite nei negozi.
Gli analisti si aspettano ricavi in calo lieve o stabili rispetto all’anno precedente, riflesso di una domanda ancora debole nel comparto discrezionale, mentre l’EPS potrebbe beneficiare di misure di contenimento dei costi e di una politica di riduzione delle spese generali.
Il consenso rimane prudente, con raccomandazioni prevalentemente “Hold” e target price che offrono un margine di rialzo limitato, a testimonianza della cautela degli investitori sul titolo.
In sintesi, Kohl’s si presenta agli earning con attese conservative, puntando a mostrare progressi nell’iniziativa Sephora e nel miglioramento della redditività, in un contesto macro che rimane sfidante per i consumi discrezionali.
Photronics (PLAB)
Photronics è un fornitore specializzato nel settore semiconduttori e display, con una posizione di rilievo nella produzione di photomask, componenti fondamentali nel processo di litografia.
L’azienda gioca un ruolo chiave nella catena di fornitura globale, servendo clienti in Asia, Stati Uniti ed Europa, con una forte esposizione ai mercati di memoria, logica avanzata e pannelli display di nuova generazione.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda con attenzione a due fronti.
Da un lato, l’andamento della domanda per chip avanzati e nodi logici a geometrie ridotte, che negli ultimi trimestri ha rappresentato un driver importante di crescita.
Dall’altro, la dinamica del business display ad alta risoluzione, che può portare volatilità a seconda dei cicli di investimento dei produttori asiatici.
Gli analisti stimano per Photronics ricavi in crescita moderata rispetto all’anno precedente e un EPS stabile o in leggero miglioramento, grazie a un mix prodotto più favorevole.
Un tema cruciale resta l’esposizione al mercato cinese: eventuali restrizioni tecnologiche o nuovi dazi potrebbero incidere sulle prospettive, anche se la società ha annunciato piani di espansione mirata per rafforzare la capacità produttiva in Asia.
Il consenso rimane generalmente positivo, con valutazioni che considerano Photronics una small-cap ben posizionata per beneficiare della domanda strutturale di semiconduttori e display.
Tuttavia, la volatilità dei settori serviti e il contesto geopolitico restano fattori da monitorare con attenzione.
In sintesi, Photronics si presenta agli earning con attese di crescita contenuta ma solida, focus sul segmento chip avanzati e qualche rischio geopolitico da tenere in conto.
Dopo la chiusura
Agilent Technologies (A)
Agilent Technologies è un leader globale nei strumenti analitici e diagnostici, con presenza nei segmenti Life Sciences, Diagnostics e Applied Markets.
La società è considerata un fornitore chiave per laboratori farmaceutici, biotecnologici e centri di ricerca, grazie a un portafoglio che spazia dalla cromatografia alla spettrometria, fino a soluzioni di diagnostica molecolare.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione del mercato si concentra su alcuni aspetti specifici.
Da un lato, gli investitori vogliono capire se la domanda nel comparto life sciences continuerà a sostenere la crescita, in particolare nel business legato a farmaceutica e biotecnologie.
Dall’altro, resta il tema della spesa pubblica e universitaria, che negli ultimi trimestri ha mostrato segnali di rallentamento e potrebbe pesare sulle vendite in alcune aree geografiche.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita moderata rispetto all’anno precedente, con un EPS in linea o leggermente superiore alle ultime guidance.
Un punto chiave sarà il contributo del programma di efficienza “Ignite”, che dovrebbe continuare a supportare i margini operativi e a compensare i maggiori costi legati a inflazione e possibili dazi.
Sul fronte strategico, Agilent ha ribadito di voler mantenere un forte impegno in R&D e innovazione, elemento che gli analisti vedono come garanzia di leadership a lungo termine.
Il consensus sul titolo rimane prevalentemente positivo, con valutazioni che riflettono fiducia nella capacità del gruppo di generare crescita stabile pur in un contesto macro incerto.
In sintesi, Agilent si presenta agli earning con attese di solidità nei segmenti core e attenzione ai margini, in un quadro che il mercato valuterà soprattutto in funzione della resilienza della domanda globale.
Nvidia (NVDA)
Nvidia è il leader indiscusso nel settore semiconduttori e GPU, con un ruolo centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa.
Il business dell’azienda, storicamente legato al gaming, oggi è trainato in larga parte dai data center, che rappresentano il cuore della crescita e della redditività.
In vista della prossima trimestrale, il focus del mercato resta concentrato su due aspetti principali.
Da un lato, la capacità di Nvidia di soddisfare l’enorme domanda di GPU per AI, che continua a superare l’offerta disponibile.
Dall’altro, le possibili ricadute delle restrizioni all’export verso la Cina e l’impatto dei dazi sulle catene di approvvigionamento, che rappresentano ancora una fonte di incertezza.
Gli analisti si aspettano ricavi in ulteriore crescita rispetto allo scorso anno, con un EPS visto in forte aumento a doppia cifra.
Il consensus rimane fortemente positivo: gran parte delle case di ricerca mantiene raccomandazioni di “Buy” o “Strong Buy”, con target price medi sensibilmente superiori alle quotazioni attuali.
Una parte del mercato, però, sottolinea come le valutazioni di Nvidia restino esigenti e sensibili a qualsiasi segnale di rallentamento della domanda o di aumento della concorrenza.
Sul fronte tecnologico, l’azienda dovrebbe fornire aggiornamenti sulla nuova generazione di architetture GPU, che dovrebbero consolidare il vantaggio competitivo nei prossimi anni.
In sintesi, Nvidia arriva agli earning come protagonista assoluta del boom AI, con attese altissime su crescita e margini, ma anche con il peso di dover confermare una traiettoria di espansione che il mercato dà ormai quasi per scontata.
Urban Outfitters (URBN)
Urban Outfitters è un gruppo del settore retail e abbigliamento lifestyle, con un portafoglio di brand diversificato che comprende Urban Outfitters, Anthropologie, Free People, FP Movement e Nuuly.
Questa diversificazione consente alla società di coprire target diversi: dai giovani adulti più orientati al fashion, al pubblico femminile più maturo, fino al segmento athleisure e al crescente business del rental e resale con Nuuly.
In vista della prossima trimestrale, gli investitori guardano all’andamento differenziato dei marchi.
Negli ultimi periodi, Anthropologie e Free People hanno mostrato una crescita più robusta, mentre il brand Urban Outfitters ha risentito di una maggiore pressione competitiva.
Sarà quindi rilevante capire se questa tendenza continuerà e in che misura il contributo di Nuuly potrà consolidarsi come nuova linea di business redditizia.
Gli analisti si aspettano ricavi in aumento a una cifra media rispetto all’anno precedente e un EPS in miglioramento, sostenuto da un mix favorevole e da una maggiore disciplina sulle promozioni.
Il consensus rimane positivo, con raccomandazioni prevalentemente “Buy” o “Moderate Buy”, ma non mancano osservazioni sulla ciclicità del settore e sulla dipendenza dalle preferenze di consumo in rapida evoluzione.
In sintesi, Urban Outfitters si presenta agli earning con attese di crescita sostenuta nei brand più forti, margini in rafforzamento e una scommessa interessante sul rental, ma anche con la sfida di rilanciare il marchio Urban Outfitters in un mercato fashion molto competitivo.
Giovedì 28 agosto
Prima dell’apertura
Build-A-Bear Workshop (BBW)
Build-A-Bear Workshop è un retailer particolare nel settore giocattoli ed entertainment esperienziale, noto per il format che consente di creare peluche personalizzati all’interno dei punti vendita.
Negli ultimi anni la società ha ampliato il proprio target, passando da un pubblico prevalentemente infantile a includere anche segmenti adulti e collezionistici, grazie a collaborazioni con brand e franchise popolari.
In vista della prossima trimestrale, gli investitori guardano a due aspetti chiave.
Da un lato, la tenuta della domanda nei negozi fisici, che resta centrale per l’esperienza del marchio, in un contesto di consumi discrezionali meno prevedibili.
Dall’altro, il contributo del canale digitale, che negli ultimi esercizi è cresciuto in modo significativo e rappresenta ormai una componente stabile dei ricavi.
Gli analisti si aspettano un quadro nel complesso positivo, con ricavi in linea o in leggero aumento rispetto allo scorso anno e un EPS che potrebbe beneficiare della gestione più efficiente delle scorte e di un mix prodotti ad alto margine.
Una variabile importante sarà anche l’andamento delle collaborazioni in licensing, considerate una leva strategica per sostenere margini e attrattiva del marchio.
Il consenso sul titolo resta cauto ma favorevole, con giudizi che vanno da “Hold” a “Buy” e target price che lasciano intravedere ancora spazio di rialzo.
La forte stagionalità del business e la dipendenza da eventi speciali restano però elementi di volatilità.
In sintesi, Build-A-Bear si presenta agli earning con attese di crescita moderata, margini stabili e una strategia di diversificazione ben impostata, che ne rafforza il posizionamento competitivo.
Best Buy (BBY)
Best Buy è il principale retailer di elettronica di consumo negli Stati Uniti, con una presenza capillare sia nei negozi fisici sia online.
Il modello di business è fortemente influenzato dalla ciclicità dei consumi discrezionali e dall’innovazione tecnologica, con un portafoglio che spazia da computer e smartphone fino a elettrodomestici e servizi di assistenza.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione del mercato resta alta sul tema della domanda di elettronica post-pandemia, dopo un periodo di normalizzazione che ha visto il rallentamento degli acquisti legati all’home office e all’intrattenimento domestico.
Le vendite comparabili potrebbero restare sotto pressione, in particolare su prodotti a basso ciclo di sostituzione, mentre settori come gli elettrodomestici premium e il gaming potrebbero offrire un sostegno.
Un punto centrale è rappresentato dal business dei servizi e abbonamenti, come “TotalTech”, che il management vede come driver di margini e fidelizzazione a lungo termine.
Anche l’integrazione del canale digitale con la rete fisica continua a essere un vantaggio competitivo, sebbene i margini online restino più sottili.
Gli analisti si aspettano risultati moderati: il consenso prevede ricavi stabili o in lieve calo anno su anno, ma un EPS che potrebbe sorprendere positivamente grazie al controllo dei costi e a una gestione prudente delle scorte.
Il titolo è generalmente valutato con giudizi compresi tra “Hold” e “Moderate Buy”, con target price che suggeriscono un potenziale di rialzo limitato, riflettendo cautela sul breve termine.
In sintesi, Best Buy si presenta agli earning con attese contenute ma margini di sorpresa sulla redditività, in un settore che resta fortemente legato alla propensione dei consumatori alla spesa discrezionale.
Dollar General (DG)
Dollar General è uno dei principali operatori del discount retail negli Stati Uniti, con una rete di oltre 20000 punti vendita diffusi soprattutto nelle aree suburbane e rurali.
La società si rivolge a un pubblico sensibile al prezzo, con assortimenti che spaziano da alimentari e prodotti di largo consumo fino a beni discrezionali a basso costo.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione degli investitori si concentra sulla dinamica delle vendite comparabili, che negli ultimi esercizi hanno beneficiato della pressione inflazionistica sui consumi, spingendo molti clienti a orientarsi verso formati discount.
Tuttavia, l’incremento dei costi operativi e logistici ha ridotto parte dei benefici, e il mercato vuole verificare se il management sia riuscito a migliorare la redditività nel trimestre.
Gli analisti stimano ricavi in moderata crescita anno su anno, con un EPS atteso stabile o in lieve incremento rispetto alle ultime guidance.
I margini restano il tema centrale: la capacità di controllare i costi di trasporto, manodopera e shrinkage sarà determinante per l’outlook 2025.
Un altro punto sotto osservazione è l’espansione dei formati più piccoli, che dovrebbero aumentare la capillarità senza incidere troppo sui costi fissi.
Il consenso sul titolo rimane cauto, con raccomandazioni in prevalenza “Hold”: il potenziale di upside esiste, ma legato alla prova concreta di una ripresa dei margini.
In sintesi, Dollar General arriva agli earning con attese di crescita contenuta e focus sulla redditività, in un contesto di consumi che resta favorevole ai discount ma complesso dal lato costi.
Dick’s Sporting Goods (DKS)
Dick’s Sporting Goods è il principale retailer statunitense nel settore articoli sportivi e outdoor, con un modello che combina grandi superfici, assortimento ampio e una crescente integrazione del canale digitale.
L’azienda si posiziona come riferimento per attrezzature sportive, abbigliamento tecnico e lifestyle, beneficiando di partnership con marchi premium e di un portafoglio in espansione di brand proprietari.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda a due temi principali.
Da un lato, la resilienza della domanda di articoli sportivi: il comparto ha mostrato un rallentamento fisiologico dopo il boom legato al post-pandemia, ma il consumatore continua a privilegiare segmenti come il fitness, l’outdoor e l’athleisure.
Dall’altro, la capacità di DKS di mantenere margini solidi, in un contesto in cui le promozioni sono tornate a giocare un ruolo importante per sostenere i volumi.
Un elemento che ha contribuito a rafforzare la percezione positiva del titolo è il recente stop al takeover su Foot Locker (FL), che ha riportato l’attenzione sulla fragilità di alcuni competitor.
Questo evento ha indirettamente evidenziato la posizione di maggiore solidità e autonomia di Dick’s, vista dagli investitori come un player in grado di crescere organicamente senza ricorrere a operazioni straordinarie complesse.
Gli analisti si aspettano ricavi in lieve crescita anno su anno e un EPS in miglioramento moderato, sostenuto dall’efficienza operativa e dall’espansione dei marchi interni, che offrono margini più elevati.
La strategia omnicanale resta un punto di forza, con vendite digitali ben integrate nella rete fisica.
In sintesi, Dick’s Sporting Goods si presenta agli earning con attese di solidità operativa, margini in tenuta e una reputazione rafforzata rispetto ai competitor più fragili, confermandosi uno dei protagonisti più affidabili del comparto sportivo.
Harmony Gold Mining (HMY)
Harmony Gold Mining è una delle maggiori compagnie minerarie sudafricane nel settore estrazione e produzione di oro, con un portafoglio che include miniere in Sudafrica e Papua Nuova Guinea.
L’azienda è particolarmente esposta all’andamento del prezzo dell’oro e alle oscillazioni dei cambi, elementi che condizionano in maniera significativa la redditività.
In vista della prossima trimestrale, gli investitori guardano a due fattori principali.
Il primo è la dinamica del prezzo dell’oro, che nel 2025 ha continuato a muoversi su livelli elevati, sostenuto dalla domanda di asset rifugio e dall’incertezza macro globale.
Questo contesto dovrebbe favorire i ricavi, ma il vero punto critico resta la capacità di contenere i costi operativi, fortemente influenzati da energia e manodopera in Sudafrica.
Il secondo riguarda la stabilità produttiva: negli ultimi anni Harmony ha dovuto affrontare interruzioni dovute sia a problemi di sicurezza nelle miniere sia a tensioni sindacali.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita anno su anno grazie ai prezzi più favorevoli, mentre l’EPS potrebbe rimanere volatile per effetto delle pressioni sui costi.
Alcuni broker mantengono un approccio prudente, sottolineando la forte esposizione della società ai rischi geopolitici e operativi tipici della regione, mentre altri vedono margini di upside interessanti se il prezzo dell’oro dovesse restare stabile sopra le attuali soglie.
In sintesi, Harmony Gold arriva agli earning con attese di beneficio dal prezzo dell’oro ma con rischi elevati sul lato costi e operatività, un mix che rende il titolo adatto a investitori con maggiore tolleranza alla volatilità.
Hormel Foods (HRL)
Hormel Foods è un’azienda statunitense del settore alimentare e proteine confezionate, conosciuta per brand storici come Spam, Jennie-O, Skippy e Planters.
Il portafoglio copre prodotti a base carne, alternative proteiche, salse e snack, con una presenza sia nel canale retail che foodservice.
L’azienda opera in un comparto tradizionalmente difensivo, ma negli ultimi anni ha dovuto affrontare pressioni sui costi e cambiamenti nei gusti dei consumatori.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda a due fattori chiave.
Da un lato, l’evoluzione dei costi delle materie prime, in particolare tacchino e suino, che hanno inciso sulla redditività nelle ultime stagioni.
Dall’altro, la capacità di spingere su prodotti a maggior margine e sul canale snack, considerato un pilastro di crescita a lungo termine.
Importante anche l’impatto delle iniziative di ristrutturazione e di efficienza messe in atto dal management per bilanciare l’aumento delle spese operative.
Gli analisti si aspettano ricavi sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente e un EPS visto in lieve miglioramento, sostenuto proprio dal contenimento dei costi e da un mix più favorevole.
Il consensus rimane prudente, con giudizi prevalentemente “Hold”, riflettendo sia la natura difensiva del business sia i limiti di crescita organica rispetto ad altri competitor del settore food.
In sintesi, Hormel si presenta agli earning con attese di stabilità e un focus sul miglioramento dei margini, in un contesto che resta sfidante ma che le consente di mantenere un profilo di investimento difensivo.
Dopo la chiusura
Autodesk (ADSK)
Autodesk è uno dei principali player globali nel settore software per design, ingegneria e architettura, noto per soluzioni come AutoCAD, Revit e Fusion 360.
L’azienda è considerata leader nell’ambito CAD, BIM e nella modellazione 3D per manifattura e costruzioni, con un modello di business ormai completamente basato su abbonamenti e servizi cloud.
I risultati più recenti hanno evidenziato ricavi in crescita a doppia cifra, spinti dalla forte domanda per software di progettazione integrata e dalla rapida adozione delle soluzioni cloud.
Il margine operativo si è mantenuto solido, sostenuto da una crescente efficienza nei costi e dall’elevata scalabilità del modello SaaS.
L’utile per azione ha superato le attese, confermando la capacità dell’azienda di coniugare crescita top line e redditività.
Tra le novità, Autodesk sta accelerando lo sviluppo di funzionalità di intelligenza artificiale applicata al design, con l’obiettivo di incrementare la produttività degli utenti e consolidare la fidelizzazione dei clienti enterprise.
Inoltre, il management ha segnalato un interesse crescente per le soluzioni di collaborazione in cloud, che permettono a team distribuiti di lavorare in simultanea su progetti complessi, un fattore che favorisce tassi di rinnovo elevati.
Gli analisti mantengono una visione complessivamente positiva: le aspettative puntano a un ulteriore aumento dell’EPS nell’area 2.00-2.10 USD nei prossimi trimestri e a ricavi in costante crescita, supportati da una base installata ampia e da un pipeline di innovazioni tecnologiche.
I target price medi restano superiori alle quotazioni attuali, riflettendo fiducia nella strategia di lungo periodo.
In sintesi, Autodesk arriva agli earning con ricavi in accelerazione, margini solidi e una roadmap di innovazione centrata sull’AI, elementi che rafforzano l’appeal del titolo sul mercato.
Ambarella (AMBA)
Ambarella è un’azienda del settore semiconduttori e sistemi di visione, specializzata in processori video e soluzioni di intelligenza artificiale a basso consumo.
La sua tecnologia è utilizzata in ambiti come automotive, sicurezza, videosorveglianza intelligente e applicazioni industriali, con un progressivo spostamento del business dalle telecamere consumer tradizionali a sistemi AI di nuova generazione.
In vista della prossima trimestrale, l’attenzione è rivolta soprattutto all’evoluzione del segmento automotive, dove Ambarella ha rafforzato partnership con produttori di sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e di visione artificiale.
Si tratta di un mercato in rapida espansione ma ancora competitivo, in cui la società punta a differenziarsi con soluzioni di efficienza energetica e prestazioni elevate.
Gli analisti si aspettano ricavi ancora sotto pressione nel breve termine, riflesso della debolezza nei business legacy e della lentezza della ripresa in Cina, ma con prospettive di miglioramento a partire dal 2025 grazie all’aumento del peso delle applicazioni AI.
L’EPS è atteso in territorio contenuto, ma in progressiva risalita se la transizione verso i nuovi mercati sarà confermata.
Resta inoltre il tema dei dazi e delle restrizioni tecnologiche, che potrebbe incidere sulle forniture e sulle opportunità commerciali in Asia.
Tuttavia, il mercato continua a vedere Ambarella come una scommessa di medio periodo sulla diffusione della visione artificiale e dei sistemi AI embedded.
In sintesi, Ambarella arriva agli earning con attese prudenti, ricavi ancora fragili ma prospettive tecnologiche interessanti, in un percorso di trasformazione che il mercato valuterà trimestre dopo trimestre.
Dell Technologies (DELL)
Dell Technologies è uno dei maggiori gruppi globali nel settore hardware e infrastrutture IT, attivo nei segmenti PC, notebook, server e soluzioni di storage.
L’azienda si rivolge sia al mercato consumer sia a quello enterprise, con un modello di business che punta a combinare volumi elevati nella vendita di PC e notebook con margini più solidi nelle soluzioni per data center e cloud ibrido.
In vista della prossima trimestrale, il mercato guarda con particolare attenzione all’andamento della domanda di server e infrastrutture AI, che rappresentano la parte più dinamica del business e su cui Dell sta cercando di rafforzare la propria posizione.
Questo comparto potrebbe compensare eventuali debolezze nella divisione PC, che resta sensibile ai cicli di sostituzione e alla spesa dei consumatori.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita rispetto all’anno precedente, guidati proprio dalla componente enterprise, e un EPS in miglioramento moderato, sostenuto dal mix più favorevole e dall’efficienza operativa.
Alcuni broker hanno recentemente rivisto al rialzo i target price, citando la capacità di Dell di posizionarsi come fornitore chiave di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Tuttavia, il titolo resta esposto a rischi legati alla pressione competitiva sui margini PC e alle possibili oscillazioni della spesa corporate in un contesto macro incerto.
In sintesi, Dell si presenta agli earning con attese positive legate al business enterprise e alle opportunità AI, mentre il comparto PC rimane l’area di maggiore volatilità per la performance complessiva.
Marvell Technology (MRVL)
Marvell Technology è un’azienda del settore semiconduttori con un portafoglio focalizzato su soluzioni per data center, cloud, networking, 5G e automotive.
Negli ultimi anni la società ha riposizionato il proprio business, riducendo l’esposizione a segmenti maturi e concentrandosi su applicazioni ad alta crescita, in particolare quelle legate all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture di rete di nuova generazione.
In vista della prossima trimestrale, il mercato si concentra soprattutto sulla domanda di chip per data center e AI, segmento che rappresenta il motore principale di crescita e che ha permesso a Marvell di migliorare la redditività nei trimestri più recenti.
Un altro punto di osservazione riguarda il comparto 5G e infrastrutture di rete, dove l’azienda punta a espandere le proprie quote di mercato, anche se il ritmo degli investimenti degli operatori rimane incerto.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, con un EPS visto in miglioramento, sostenuto dal mix più favorevole di prodotti e dalla progressiva normalizzazione delle scorte lungo la supply chain.
Il consensus sul titolo rimane fortemente positivo, con raccomandazioni di “Buy” prevalenti e target price medi superiori ai livelli attuali, riflettendo la convinzione che Marvell sia uno dei beneficiari più diretti della spesa legata all’AI.
In sintesi, Marvell si presenta agli earning con attese di crescita robusta nel data center e nell’AI, margini in miglioramento e prospettive di lungo termine interessanti, anche se la ciclicità del settore e la tempistica degli investimenti infrastrutturali restano variabili da monitorare.
Venerdì 29 agosto
Prima dell’apertura
Alibaba (BABA)
Alibaba è uno dei principali colossi cinesi del settore e-commerce e tecnologia, con un modello di business che integra marketplace online, logistica, cloud computing e servizi digitali.
Negli ultimi anni la società ha attraversato una fase di trasformazione, accelerata dalle pressioni regolatorie interne e dalla crescente competizione di player come JD.com e Pinduoduo.
In vista della prossima trimestrale, gli investitori guardano a due aree chiave.
Da un lato, la performance del core business e-commerce in Cina, che resta il principale generatore di ricavi ma mostra segnali di maturità.
Sarà importante valutare se le iniziative promozionali e le strategie di fidelizzazione avranno sostenuto la domanda in un contesto macro domestico ancora fragile.
Dall’altro, grande attenzione è rivolta ad Alibaba Cloud, divisione considerata strategica per la crescita di lungo periodo e per il posizionamento nell’ambito dell’intelligenza artificiale, anche se negli ultimi trimestri ha registrato dinamiche più volatili.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita a una cifra medio-alta, sostenuti dal contributo internazionale e dal rafforzamento dell’ecosistema digitale, mentre l’EPS dovrebbe beneficiare del controllo dei costi e del piano di buyback in corso.
Il consenso resta positivo ma prudente, con raccomandazioni miste tra “Buy” e “Hold”, riflettendo sia il potenziale di valorizzazione sia le incertezze legate alla regolamentazione e alla concorrenza.
In sintesi, Alibaba si presenta agli earning con attese di crescita moderata, focus sul cloud e sulla redditività, e un contesto competitivo/regolatorio che resta il principale fattore di rischio.
JinkoSolar (JKS)
JinkoSolar è uno dei principali produttori mondiali nel settore energia solare e moduli fotovoltaici, con una forte presenza in Cina e una rete globale di distribuzione.
L’azienda è considerata tra i leader tecnologici nella produzione di celle ad alta efficienza, compresi i moduli N-type e TOPCon, e beneficia del posizionamento in un comparto chiave per la transizione energetica.
In vista della prossima trimestrale, il mercato si concentra su due aspetti principali.
Da un lato, l’evoluzione della domanda globale di pannelli solari, che resta robusta grazie agli incentivi governativi e agli investimenti in energie rinnovabili, ma che mostra segnali di pressione sui prezzi a causa della forte capacità produttiva in eccesso in Cina.
Dall’altro, l’attenzione è puntata sull’andamento dei margini, un punto critico per l’intero settore: il calo dei prezzi dei moduli ha sostenuto la diffusione della tecnologia ma ha compresso la redditività dei produttori.
Gli analisti si aspettano ricavi in crescita anno su anno, spinti dai volumi, ma un EPS che potrebbe restare volatile proprio per la pressione sui margini.
Il consensus sul titolo è misto: alcuni broker mantengono raccomandazioni di “Buy” per la leadership tecnologica e la scala produttiva, mentre altri restano cauti sottolineando il rischio legato alla concorrenza interna al mercato cinese e alle possibili barriere commerciali/dazi in mercati esteri.
In sintesi, JinkoSolar arriva agli earning con attese di crescita sui volumi ma margini sotto osservazione, in un settore strategico ma caratterizzato da forte competizione e variabili geopolitiche.
Lunedì 1 settembre
Prima dell’apertura
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.








