SMB Strategic Markets Bulletin di QuantOptions Academy

SMB Strategic Markets Bulletin

Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.

N. 24 – 18 agosto 2025

Le operazioni discusse la scorsa settimana nell’Academy Pro

Non abbiamo aperto posizioni nuove durante la settimana del 11 agosto.

L’unico titolo davvero interessante era Cisco (CSCO), che rilasciava gli earning mercoledì 13 dopo la chiusura, ma non c’erano occasioni operative a basso rischio, quindi abbiamo preferito non segnalare alcuna operazione.

Sugli altri titoli oggetto di comunicazioni trimestrali, in compenso, abbiamo riscontrato chain molto poco efficienti, e di nuovo nessuna occasione operativa valida.

Il quadro macroeconomico USA della settimana del 11.08.2025 in sintesi

Inflazione, PPI e consumi: una settimana di contrasti per l’economia USA

La settimana dal 11 al 15 agosto 2025 ha offerto un quadro macroeconomico statunitense ricco di spunti e contraddizioni, che hanno alimentato il dibattito su tempi e modalità di un possibile intervento della Federal Reserve.

Martedì 12 agosto l’attenzione si è concentrata sull’inflazione.

L’indice core ha mostrato un’accelerazione, con un +0.3% mensile e un +3.1% annuo, segnalando che le pressioni sui servizi restano persistenti.

L’inflazione headline, invece, è risultata più contenuta (+0.2% m/m, +2.7% a/a), confermando un quadro a due velocità: stabilità generale, ma sottostante ancora ostinata.

I mercati hanno reagito con ottimismo, interpretando i dati come compatibili con un possibile taglio dei tassi già a settembre, mentre all’interno della Fed il confronto resta acceso tra chi teme un allentamento prematuro e chi paventa rischi per la crescita mantenendo tassi troppo alti.

Giovedì 14 agosto i dati hanno sorpreso in modo netto con l’Indice dei Prezzi alla Produzione.

Il PPI headline e core hanno entrambi registrato un balzo dello 0.9% su base mensile, dopo lo 0% di giugno, ben al di sopra delle attese (0.2%).

Lo shock sui prezzi all’ingrosso riflette pressioni diffuse su beni e servizi, e rafforza i timori che l’inflazione PCE core possa restare elevata.

Le aspettative di taglio dei tassi si sono raffreddate, e i rendimenti dei Treasury sono saliti, segnalando prudenza sul fronte monetario.

Sempre giovedì, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese a 224 mila, sotto attese e settimana precedente.

Il dato conferma un mercato del lavoro resiliente, con licenziamenti contenuti, pur in un contesto di rallentamento della creazione di nuovi posti.

La lettura è stata neutro-positiva per i mercati, lasciando intatta la possibilità di un intervento Fed più avanti nell’anno.

Infine, venerdì 15 agosto, le vendite al dettaglio hanno segnato un +0.5% su mese, in linea con il consensus ma sotto il +0.9% precedente.

I consumatori restano attivi, ma più prudenti: auto e promozioni hanno sostenuto i numeri, mentre altre categorie hanno rallentato.

Il dato suggerisce consumi solidi ma meno dinamici, con implicazioni sul PIL del terzo trimestre.

In sintesi, la settimana ha mostrato un’America divisa tra inflazione core ancora ostinata, prezzi alla produzione in accelerazione, mercato del lavoro resistente e consumi in rallentamento.

Un mix che mantiene la Fed in una posizione delicata: pronta a valutare un taglio dei tassi, ma costretta a muoversi con estrema cautela.

In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale

Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.

Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.

Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.

Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.

Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa

Lunedì 11 agosto

Nessun evento macro rilevante.

Martedì 12 agosto

Tasso di inflazione e tasso di inflazione core mensile e annuale

Martedì 12 agosto 2025, è stato comunicato che l’inflazione core su base mensile negli Stati Uniti è cresciuta dello 0.3%, un dato in linea con le previsioni ma superiore al precedente +0.2%.

Su base annua, l’indice core ha segnato un +3.1%, in accelerazione rispetto al 2.9% di giugno e sopra il consensus al 3.0%.

Questo evidenzia un rafforzamento delle pressioni inflazionistiche sottostanti, soprattutto nei servizi, che restano l’elemento più rigido del quadro complessivo.

Diverso l’andamento della inflazione headline: su base mensile l’aumento è stato dello 0.2%, in linea con le attese e leggermente inferiore al +0.3% precedente.

Su base annua il dato resta stabile al 2.7%, contro un consensus leggermente più alto, al 2.8%.

In sostanza, l’inflazione complessiva si mantiene sotto controllo, mentre quella core suggerisce che il percorso verso l’obiettivo del 2% della Federal Reserve è ancora lontano.

I mercati hanno reagito positivamente, interpretando i numeri come un segnale che, nonostante la tenuta dei prezzi core, la traiettoria dell’inflazione generale consente alla Fed di muoversi verso un primo taglio dei tassi già a settembre.

Dow Jones, S&P500 e Nasdaq hanno chiuso in rialzo, mentre sul fronte obbligazionario i Treasury hanno registrato movimenti contenuti, riflettendo aspettative di politica monetaria più accomodante.

All’interno della Fed il dibattito resta aperto: diversi membri hanno sottolineato che il rischio di tagliare i tassi troppo presto rimane concreto, dato che i prezzi dei servizi continuano a correre più della media.

Altri, invece, ritengono che mantenere tassi così alti troppo a lungo rischi di pesare eccessivamente sull’economia reale, in un contesto già segnato da rallentamento dei consumi e tensioni legate ai dazi.

In sintesi, i dati confermano un quadro a due velocità: inflazione generale sotto controllo ma core ancora ostinata, con mercati pronti a scommettere su un primo allentamento monetario e una Fed che si trova a gestire un delicato equilibrio tra prudenza e sostegno alla crescita.

Mercoledì 13 agosto

Nessun evento macro rilevante.

Giovedì 14 agosto

Indice dei prezzi alla produzione headline e core, base mensile

Giovedì 14 agosto 2025 è stato pubblicato l’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) per il mese di luglio, e i numeri hanno sorpreso in modo netto.

Il PPI headline mensile ha registrato un aumento sorprendente dello 0.9%, partendo dallo 0% del mese precedente e ben al di sopra del consensus e della previsione fissate a 0.2%.

Anche il PPI core mensile, che esclude componenti volatili come cibo ed energia, ha mostrato un incremento consistente dello 0.9%, contro lo 0% di giugno, con un consensus a 0.2% e una previsione leggermente inferiore allo 0.1%.

La coincidenza di uno shock generalizzato sui prezzi sia headline che core indica una pressione più ampia e duratura sui costi di produzione.

Questa accelerazione al livello dei prezzi all’ingrosso riflette tensioni diffuse su beni e servizi.

In particolare, i margini del commercio e alcuni segmenti di servizi come il portafoglio gestito e i trasporti mostrano spinta, segnalando che i maggiori costi potrebbero presto raggiungere i consumatori.

Il dato rafforza i timori che l’inflazione PCE core, la misura preferita dalla Federal Reserve, possa rimanere elevata nei prossimi mesi.

La reazione dei mercati è stata immediata: le aspettative su un taglio dei tassi già a settembre si sono raffreddate, anche se rimangono aperte, e i Treasury hanno visto un aumento dei rendimenti.

Il contesto suggerisce che la Fed dovrà adottare un atteggiamento più prudente, bilanciando la necessità di contenere l’inflazione con la sostenibilità della crescita economica.

In sintesi, il PPI di luglio rappresenta una “wake-up call” per la politica monetaria: l’inflazione all’ingrosso accelera vistosamente sia nella componente headline che in quella core, richiedendo maggiore attenzione nelle prossime decisioni della Fed.

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione – Settimana al 9 agosto

Sempre giovedì 14 agosto 2025, è emerso che le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti per la settimana conclusa il 9 agosto sono scese a 224000, contro le 227000 della settimana precedente, e al di sotto del consensus e della previsione, entrambi fissati a 228000.

Il lieve calo suggerisce una resilienza continuativa del mercato del lavoro, con licenziamenti contenuti, almeno nel breve periodo.

Nonostante il rallentamento della domanda interna e alcune revisioni negative nei dati occupazionali di luglio, le richieste iniziali restano in un range storicamente sano (200–250 k), indicando che la pressione sui licenziamenti è limitata, anche se persistono segnali di indebolimento nei nuovi posti di lavoro.

Il mercato interpreta il dato come neutro‑positivo: non altera in modo significativo la narrativa che vede la Federal Reserve attenta, ma non ancora pronta a muovere i tassi, mantenendo aperta l’opzione di un eventuale ribasso più avanti, qualora emergano segnali più chiari di deterioramento.

In sintesi: il dato conferma un quadro di moderata stabilità nella forza lavoro, ma con un avvertimento sul rallentamento della crescita occupazionale, richiedendo alla Fed di monitorare da vicino l’evoluzione della situazione economica prima di valutare mosse di politica monetaria.

Venerdì 15 agosto

Vendite al dettaglio su mese

Venerdì 15 agosto 2025 sono state pubblicate le vendite al dettaglio (retail sales) su base mensile per luglio, mostrando un aumento dello 0.5%, in linea con il dato effettivo, ma inferiore al precedente +0.9%, sostanzialmente in linea con il consensus (+0.5%) e leggermente al di sopra della previsione (+0.4%).

Questo rallentamento rispetto al mese precedente indica un calo nella spinta dei consumi, nonostante resti un segnale di continuità nella domanda dei consumatori.

Il risultato riflette un consumatore ancora attivo, ma più prudente, forse scoraggiato dalla pressione sui prezzi e dalle incertezze legate al mercato del lavoro.

Alcune categorie, come l’automotive, hanno continuato a trainare i dati, supportate da promozioni e incentivi (ad esempio, veicoli elettrici prossimi alla scadenza dei crediti fiscali), mentre altri segmenti hanno mostrato maggiore debolezza.

Il rallentamento suggerisce che, seppur stabile, il carburante della spesa al consumo perde slancio, con possibili implicazioni sul PIL nel terzo trimestre.

Per quanto riguarda l’impatto sulla politica monetaria, i dati non cambiano drasticamente il quadro: la Federal Reserve potrebbe vedere questo rallentamento come un elemento moderatamente favorevole, ma non c’è abbastanza margine per considerare un taglio imminente, specialmente in un contesto in cui l’inflazione core resta ancora sopra il target.

Restano centrali i prossimi report sul mercato del lavoro e sull’andamento dell’inflazione sottostante.

Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita

La settimana appena trascorsa si è caratterizzata da volumi ridotti e un clima di generale tranquillità, complice la pausa estiva che ha visto molti operatori lontani dalle scrivanie.

L’assenza di catalizzatori rilevanti ha contribuito a mantenere i mercati su binari sereni, senza particolari scossoni.

VIX

L’indice della paura conferma uno scenario stabile: i livelli rimangono compressi, segnalando l’assenza di tensioni immediate sui mercati.

Al momento non emergono segnali di nervosismo, anche se è sempre opportuno mantenere un approccio vigile in vista di potenziali cambi di scenario.

S&P 500

L’indice continua a mostrare un trend rialzista, sostenuto dall’ottimismo diffuso.

Tuttavia, in un contesto di mercato estivo caratterizzato da scambi ridotti, la prudenza rimane fondamentale: improvvise prese di profitto potrebbero amplificare i movimenti di breve periodo.

La sensazione prevalente è quella di una fase di consolidamento, con i principali indici azionari che beneficiano ancora di un sentiment positivo.

I dati macroeconomici attesi nelle prossime settimane, unitamente alle decisioni delle banche centrali, potranno costituire i prossimi driver di mercato.

In sintesi: calma apparente sui mercati, volatilità sotto controllo e indici che proseguono la loro corsa.

Ma attenzione: proprio nei momenti di maggiore serenità possono celarsi i primi segnali di inversione.

Calendario macroeconomico USA di questa settimana

Lunedì 18 agosto

Indice del mercato delle case NAHB

L’Indice del mercato delle case della NAHB (National Association of Home Builders) per agosto è atteso in leggero rialzo: precedente 33, consensus 34, previsione 34.

Si tratta di un indicatore che misura il sentiment dei costruttori di case unifamiliari, attraverso un sondaggio mensile che considera tre aspetti: le vendite attuali, le aspettative di vendita nei prossimi sei mesi e il flusso dei potenziali acquirenti.

Il metodo di calcolo si basa su un diffusion index: per ogni componente vengono sottratte le percentuali di valutazioni negative a quelle positive, con aggiustamento in base al peso specifico di ciascuna voce.

I risultati vengono poi aggregati in un indice che varia da 0 a 100.

Un valore sopra 50 segnala ottimismo, mentre sotto 50 indica pessimismo da parte dei costruttori.

L’attuale previsione (34) resta dunque ben al di sotto della soglia neutrale, segnalando un settore edilizio ancora in difficoltà, pur con un miglioramento marginale rispetto al mese precedente.

Dal punto di vista della rilevanza macro, l’HMI è considerato un indicatore anticipatore: un miglioramento, anche modesto, può segnalare un rafforzamento delle condizioni future del mercato immobiliare, che a sua volta ha implicazioni sulla crescita economica e sull’orientamento della Federal Reserve.

Viceversa, un risultato in linea o sotto le attese manterrebbe il quadro di cautela, con un comparto immobiliare ancora frenato dai tassi elevati e dal costo del credito.

Martedì 19 agosto

Permessi di costruire e nuove case di proprietà privata a luglio

I dati sull’edilizia residenziale rappresentano un tassello cruciale per valutare la salute del mercato immobiliare statunitense.

A luglio, gli analisti si attendono un sostanziale allineamento ai valori precedenti: i permessi di costruire sono stimati a 1.39 milioni (consensus e previsione in linea), in leggero calo dai 1.393 milioni di giugno, mentre le nuove case di proprietà privata (housing starts) dovrebbero attestarsi a 1.29–1.30 milioni, marginalmente sotto i 1.321 milioni precedenti.

I permessi di costruire sono considerati un leading indicator per il settore immobiliare, poiché anticipano l’attività futura: un livello stabile, come quello previsto, suggerisce che il comparto resta fragile ma non in contrazione.

Le nuove case iniziate (housing starts) invece misurano l’attività effettiva dei cantieri e forniscono un quadro immediato del contributo del settore al PIL.

La rilevanza di questi dati è elevata perché il mercato immobiliare ha un impatto diretto sulla crescita economica, sulla fiducia dei consumatori e sulla domanda di credito.

Un numero in linea con il consensus confermerebbe la narrativa di un comparto immobiliare ancora sotto pressione per via dei tassi elevati, ma senza segnali di crollo.

Al contrario, eventuali sorprese al rialzo rafforzerebbero la tesi di un’economia più resiliente, mentre dati inferiori alle attese segnalerebbero un ulteriore raffreddamento, con potenziali ricadute sulla politica monetaria della Federal Reserve.

In sintesi, le attese di luglio puntano a una stabilità fragile: permessi invariati e housing starts in lieve calo.

Non abbastanza per segnalare un recupero del settore, ma neppure il preludio a un tracollo.

Mercoledì 20 agosto

Verbali di riunione del FOMC

I verbali del FOMC rappresentano uno degli strumenti più seguiti dai mercati per comprendere l’orientamento della Federal Reserve.

Non sono un documento “nuovo” in termini di decisioni, perché riguardano la riunione già conclusa, ma offrono dettagli preziosi sul dibattito interno e sulle sensibilità dei vari membri del Comitato.

I fattori più importanti da osservare saranno:

  • inflazione core e traiettoria dei prezzi: capire quanto preoccupi la persistenza dei rialzi nei servizi, emersa nei dati di luglio, e se la Fed ritenga sufficienti i progressi fatti sull’inflazione headline.
  • Rischi per la crescita: valutazioni sull’impatto di consumi in rallentamento e mercato immobiliare fragile. Un linguaggio più preoccupato su questi fronti aumenterebbe le aspettative di un taglio dei tassi.
  • Discussione sui dazi e sugli shock dal lato dell’offerta: eventuali riferimenti agli effetti sulle catene di fornitura e ai rischi che questi alimentino nuova inflazione.
  • Divergenze interne: i verbali mostrano spesso se il Comitato è coeso o diviso. Una spaccatura netta tra “falchi” (attenti a non mollare troppo presto) e “colombe” (più sensibili al rischio di rallentamento) sarà un indicatore chiave per interpretare le prossime mosse.
  • Forward guidance implicita: pur senza impegni formali, il tono con cui viene discussa la possibilità di un taglio già a settembre sarà osservato con attenzione.

Le implicazioni per i mercati sono notevoli:

  • un verbale che enfatizzasse i progressi sul fronte inflazione e segnali di apertura verso un taglio consoliderebbe l’aspettativa di un primo allentamento già in autunno, sostenendo equity e bond.
  • Al contrario, un documento che sottolineasse i rischi di tagliare troppo presto potrebbe raffreddare l’ottimismo dei mercati e spingere in alto i rendimenti, rinviando le scommesse sul taglio dei tassi.

Giovedì 21 agosto

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, settimana del 16 agosto

Il dato settimanale sulle initial jobless claims rappresenta uno degli indicatori più tempestivi sullo stato di salute del mercato del lavoro statunitense.

Per la settimana conclusa il 16 agosto gli analisti si attendono un lieve incremento delle richieste, con un consensus a 226000, rispetto alle 224000 della settimana precedente.

Le richieste iniziali sono considerate un dato ad alta frequenza, capace di cogliere rapidamente eventuali cambiamenti nei licenziamenti.

Pur soggetto a volatilità, il loro andamento è un leading indicator utile a misurare le pressioni sul mercato del lavoro: valori compresi tra 200000 e 250000 sono generalmente compatibili con un contesto occupazionale stabile.

L’attesa di un modesto rialzo resta pienamente coerente con un mercato del lavoro ancora resiliente, ma che mostra segnali di raffreddamento rispetto alla forza degli ultimi due anni.

Eventuali sorprese al rialzo oltre le attese sarebbero interpretate come un segnale di indebolimento più marcato, mentre un dato in linea o inferiore al consensus confermerebbe la narrativa di graduale normalizzazione senza shock.

Dal punto di vista della Federal Reserve, il dato non è sufficiente da solo a orientare le decisioni sui tassi, ma contribuisce al quadro complessivo: in un contesto di inflazione core persistente, un mercato del lavoro che resta solido riduce l’urgenza di interventi immediati.

Viceversa, un deterioramento repentino dell’occupazione potrebbe accelerare la pressione per un allentamento monetario.

In sintesi, le attese per il 21 agosto puntano a una sostanziale stabilità: mercato del lavoro ancora robusto, ma con crepe che iniziano a farsi vedere.

Indice manifatturiero della Fed di Philadelphia

L’indice manifatturiero elaborato dalla Federal Reserve di Philadelphia misura l’andamento dell’attività nel settore manifatturiero della regione medio-atlantica (Pennsylvania, New Jersey e Delaware), ma è considerato un barometro anticipatore della manifattura nazionale per la sua correlazione con i trend macro.

L’indice viene calcolato sulla base di un sondaggio mensile presso le aziende del distretto e viene presentato come un diffusion index: valori sopra lo zero indicano espansione, sotto lo zero contrazione.

Il dato precedente, relativo a luglio, si era attestato a 15.9, segnalando una crescita sorprendentemente robusta e ben sopra le attese.

Per agosto, il consensus scende a 6, mentre la previsione è leggermente più ottimistica, a 9.

Le attese dunque convergono verso una normalizzazione: dopo la fiammata di luglio, ci si aspetta un rallentamento significativo, pur mantenendo il dato in territorio positivo.

Un indice attorno a 6–9 indicherebbe che il settore manifatturiero continua ad espandersi, seppur con minore slancio.

Una lettura in linea con queste attese rafforzerebbe la narrativa di un’economia in rallentamento ordinato.

Al contrario, un risultato ben sotto il consensus alimenterebbe i timori di indebolimento della domanda interna e delle esportazioni, soprattutto in un contesto di dazi crescenti.

Un dato nuovamente molto forte, invece, rilancerebbe il tema della resilienza manifatturiera, complicando la posizione della Federal Reserve, che resta divisa tra la necessità di contenere l’inflazione e quella di non soffocare la crescita.

In sintesi, il mercato si aspetta un raffreddamento dell’attività manifatturiera, che però rimane sopra la soglia dello zero e quindi coerente con una fase di espansione, anche se meno brillante.

S&P Global Composite, Manufacturing and Services PMI Flash

I PMI di S&P Global rappresentano tra i principali leading indicators dell’attività economica, poiché anticipano le tendenze su produzione, ordini, occupazione e prezzi nei settori manifatturiero e dei servizi.

L’indice è un diffusion index calcolato tramite sondaggio: valori sopra 50 indicano espansione, sotto 50 contrazione.

Per agosto, le attese riflettono un quadro di rallentamento rispetto a luglio.

L’indice Composite è previsto a 53, in calo dal 55.1 precedente, segnalando un’espansione più moderata dell’economia nel complesso.

Il dato Manufacturing resta invece in area di contrazione: previsto 49.7 con consensus a 49.5, poco sotto il 49.8 precedente.

Ciò indica che la manifattura fatica ancora, penalizzata dalla domanda interna più debole e dalle tensioni sui dazi, con ordini all’export che restano sotto pressione.

Sul fronte dei servizi, settore che rappresenta la quota più rilevante dell’economia statunitense, le attese sono di un rallentamento netto: 53 previsto e 53.7 di consensus, rispetto al 55.7 di luglio.

Questo passaggio da un’espansione vigorosa a una più moderata suggerisce che anche il comparto più resiliente inizia a sentire l’impatto del costo del denaro elevato e della crescente cautela dei consumatori.

In sintesi, i PMI Flash di agosto dovrebbero restituire l’immagine di un’economia che resta in espansione ma perde slancio: i servizi rallentano sensibilmente, la manifattura rimane in difficoltà e l’indice composito si riduce pur restando sopra la soglia dei 50.

Per i mercati, un dato in linea con le attese confermerebbe la narrativa di un “soft landing”, mentre eventuali sorprese al ribasso aumenterebbero le pressioni sulla Fed per accelerare un taglio dei tassi già in autunno.

Vendite di case esistenti

Le vendite di case esistenti sono un indicatore di primaria importanza per valutare lo stato del mercato immobiliare statunitense, poiché rappresentano circa il 90% delle transazioni complessive di compravendita di abitazioni.

Il dato misura il numero annualizzato di case già costruite e messe in vendita, includendo sia le nuove rivendite che le proprietà usate.

Per luglio, il dato è atteso in lieve calo: consensus a 3.91 milioni, previsione a 3.90 milioni, rispetto ai 3.93 milioni di giugno.

Le attese quindi puntano a un’ulteriore contrazione marginale, coerente con un settore ancora sotto pressione.

Le vendite di case esistenti risentono direttamente di fattori come il livello dei tassi ipotecari, che restano su livelli storicamente elevati, e la disponibilità di inventario sul mercato.

L’offerta rimane limitata, sia per vincoli di nuova costruzione sia perché molti proprietari con mutui a tassi bassi esitano a vendere.

Sul lato della domanda, l’alto costo dei mutui e i prezzi ancora sostenuti hanno frenato molti potenziali acquirenti.

Un dato in linea con le attese confermerebbe la narrativa di un mercato immobiliare debole ma stabile, incapace di generare slancio in questa fase.

Eventuali sorprese al ribasso rafforzerebbero i timori di un raffreddamento più marcato, con implicazioni negative per consumi e ricchezza delle famiglie.

Un dato migliore del previsto, invece, potrebbe segnalare una certa resilienza e offrire respiro al comparto immobiliare, anche se difficilmente basterebbe a invertire il trend generale.

In sintesi, le vendite di case esistenti di luglio dovrebbero confermare un mercato immobiliare ancora frenato dai tassi alti e dalla scarsità di offerta, elemento che resta un freno importante per la crescita complessiva.

Venerdì 22 agosto

Discorso del Presidente della FED, Jerome Powell

Il discorso del presidente della Federal Reserve è uno degli appuntamenti più seguiti della settimana, non solo per i contenuti ma anche per i segnali impliciti che può offrire sulla traiettoria della politica monetaria.

Powell interverrà in un contesto particolarmente delicato: da un lato, i dati recenti hanno mostrato un’inflazione headline in rallentamento e una dinamica dei consumi più moderata; dall’altro, il PPI di luglio ha sorpreso nettamente al rialzo e l’inflazione core rimane sopra l’obiettivo del 2%.

I mercati finanziari guardano a questo intervento come a un possibile “termometro” sulla decisione che la Fed prenderà a settembre.

Un discorso che ponesse l’accento sui progressi nella lotta all’inflazione e sui rischi di un eccessivo rallentamento della crescita rafforzerebbe le aspettative di un primo taglio dei tassi entro l’autunno.

Al contrario, toni più cauti o hawkish, focalizzati sulla persistenza dei prezzi nei servizi e sui rischi derivanti dai dazi, potrebbero raffreddare l’ottimismo e rinviare le scommesse sul taglio.

Gli investitori presteranno attenzione a tre passaggi chiave:

  1. inflazione core e servizi — Powell chiarirà quanto la Fed sia preoccupata per la rigidità dei prezzi sottostanti.

  2. Mercato del lavoro — eventuali segnali di raffreddamento o resilienza saranno centrali per valutare l’equilibrio crescita/prezzi.

  3. Forward guidance implicita — se emergeranno aperture a un allentamento, anche senza date precise, i mercati reagiranno con forti movimenti su bond e azioni.

In sintesi, si tratta di un appuntamento che può orientare le aspettative dei mercati globali.

Un discorso equilibrato manterrebbe aperte le opzioni per settembre, ma un Powell troppo prudente rischierebbe di deludere i mercati, mentre una postura più morbida potrebbe aprire la strada a un rally.

Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere

La settimana dall’11 al 15 agosto è stata molto positiva su diversi fronti.

Cominciamo dalla strategia CFM, che ha visto un nuovo massimo storico di performance, e che continua a rimanere in gap positivo – sebbene al momento ancora limitato a cavallo di un 3% – rispetto al benchmark.

Due operazioni chiuse con utili molto buoni sulla strategia Short Term Directional SP500, che segna a sua volta un nuovo massimo storico di equity.

Qui sotto, trovate sia l’equity complessiva, In Sample e Out of Sample in sequenza, sia l’equity limitata alle operazioni fatte in solo Out of Sample.

Andamento fortemente altalenante sul portafoglio societario, che ha subito una ulteriore piccola flessione su base settimanale, peraltro dopo oscillazioni molto marcate sia in positivo che in negativo.

Venerdì 15 sono scadute diverse posizioni covered call, che verranno rinnovate lunedì, portando un po’ di nuovo cash.

Abbandoneremo, con un utile non esaltante ma comunque positivo, la posizione su APYX, che ormai sembra avere esaurito la spinta.

L’unica nuova operazione aperta in settimana è stata su HIMS, un titolo eccellente di cui abbiamo parlato tempo fa nelle pagine dell’Academy.

Avendo stornato parecchio da massimi, ed avendo ancora un ottimo bilancio e ottime prospettive, abbiamo ritenuto interessante posizionarci con una vendita “secca” di put sulla scadenza di settembre.

Faremo un contenuto dedicato nelle pagine dell’Academy nei prossimi giorni, a beneficio dei nostri abbonati.

Per il resto, abbiamo due posizioni aperte nell’ambito della strategia TCMR, con andamento altalenante, per il momento.

La prima, su TLT, verrà chiusa questa settimana, mentre la seconda ha ancora una certa vita residua da sfruttare.

performance strategia STD SP500 in sample e out of sample
performance out of sample strategia STD SP500

Il focus settoriale della settimana

Retail USA: la prova del nove in settimana

Il settore retail statunitense si avvicina a una settimana intensa con la pubblicazione dei conti di big cap e mid cap del comparto.

Il contesto resta caratterizzato da consumi resilienti ma selettivi, con le famiglie che privilegiano grocery e beni essenziali, mentre i comparti discrezionali faticano.

Walmart e Target rappresentano la cartina di tornasole per il consumatore medio USA.

Walmart continua a beneficiare del focus sui prezzi bassi e sull’espansione e-commerce, con margini sostenuti da business ad alta redditività come pubblicità e Sam’s Club.

Target, reduce da trimestri più complessi, mostra segnali di recupero margini, ma dovrà dimostrare che la domanda domestica supporti la sua strategia di rilancio.

Sul fronte off-price, TJX e Ross Stores arrivano agli earnings con momentum positivo: l’offerta di brand a prezzi scontati attrae in uno scenario di consumi cauti.

Entrambe le società hanno riportato comparable sales solidi e margini in recupero.

Il mercato guarda soprattutto al potenziale di ulteriore espansione nel back-to-school, tradizionalmente un trimestre cruciale.

Nel comparto home improvement, Home Depot e Lowe’s riflettono la dicotomia tra grandi progetti e manutenzione ordinaria.

Home Depot spinge sull’espansione verso i clienti professionali, rafforzata dalle acquisizioni (SRS e GMS), ma la domanda nel segmento DIY rimane sotto pressione.

Lowe’s, più esposta al consumatore retail, dovrà mostrare capacità di difendere i margini in un contesto in cui i tassi ancora elevati frenano il mercato immobiliare e di ristrutturazione.

A livello macro, il settore deve confrontarsi con tre variabili cruciali:

  • l’impatto dei dazi sui costi di approvvigionamento, soprattutto abbigliamento e arredo;

  • l’evoluzione della spesa discrezionale, che resta debole in alcune categorie;

  • il peso crescente dell’e-commerce e delle vendite omnichannel, che obbliga a continui investimenti tecnologici e logistici.

Nel complesso, il comparto si presenta alla settimana degli earnings con fondamentali divergenti: i discount e gli off-price in vantaggio, i generalisti in fase di assestamento, gli home improvement più sensibili al ciclo immobiliare.

Gli investitori cercheranno conferme sulla capacità delle aziende di difendere i margini e bilanciare la pressione dei costi con strategie commerciali mirate.

Due ETF da tenere d’occhio

ETF tematici liquidi e opzionabili sul settore retail USA:

  • XRT – SPDR S&P Retail ETF → ampio paniere equal-weight di retailer USA, molto liquido e con mercato opzioni attivo.

  • XLY – Consumer Discretionary Select Sector SPDR → più concentrato su big cap (Amazon, Home Depot, McDonald’s), copre il comparto discretionary in senso lato, con ottima liquidità e chain opzioni profonda.

Gli earnings principali di questa settimana

Reminder

Abbiamo apportato una modifica nella reportistica degli earning del lunedì.

Posto, infatti, che gli annunci che avvengono il lunedì prima dell’apertura possono essere sfruttati soltanto prendendo posizione entro il venerdì sera precedente, abbiamo diviso in due il paragrafo del lunedì.

Nella prima parte di questa sezione, infatti, troverete i soli earning comunicati dopo la chiusura.

Alla fine, invece, dei paragrafi relativi agli earning in programma questa settimana, da oggi troverete anche un paragrafo relativo a quelli che verranno annunciati il lunedì successivo prima dell’apertura.

In questo modo, non perderemo occasioni, dovessero essercene.

Novità

Da questa uscita dello Strategic Markets Bulletin filtreremo all’origine i titoli che si apprestano a rilasciare gli earning, isolando quelli che rispecchiano due condizioni primarie:

  • prezzo non superiore a 150$;
  • situazione generale di bilancio (valutata attraverso lo snowflake di SimplyWall) promettente, così da evitare di segnalare titoli che potrebbero provocare perdite rilevanti su operazioni di tipo naked, come quelle di cui parliamo sempre negli articoli operativi di QuantOptions Academy Pro.

Fanno eccezione alla prima regola i titoli “famosi”, che possono essere comunque di interesse generale.

Lunedì 18 agosto

Dopo la chiusura

XP Inc. (XP)

XP è una piattaforma di servizi finanziari digitale leader in Brasile, attiva in brokerage, gestione patrimoniale e prodotti di investimento a basso costo.

Nel Q1 2025 ha riportato un utile netto adjusted in crescita del 20% a/a, con EPS adjusted di 2.29 R$ e una solida espansione degli asset dei clienti fino a circa 1.3 trilioni di R$.

La redditività ha beneficiato del contenimento dei costi e della diversificazione dei ricavi, anche se il contesto di tassi elevati in Brasile resta un freno.

Per il Q2 2025, atteso il 18 agosto, il consensus prevede un EPS di circa 0.42 USD e ricavi intorno a 813 mln USD.

Gli analisti hanno alzato leggermente le stime sugli utili ma rivisto al ribasso quelle sui ricavi, segnale di un mercato competitivo e di margini da monitorare.

Il titolo quota 17.56 USD e il target price medio si colloca attorno ai 20–21 USD, con prevalenza di rating “Buy”.

In sintesi, XP si presenta alla trimestrale con margini in recupero, crescita sostenuta degli asset e utili resilienti, ma con prospettive di ricavi più caute.

Martedì 19 agosto

Prima dell’apertura

Medtronic (MDT)

Medtronic è un leader globale nei dispositivi medici, attiva in cardiovascolare, chirurgia, neuroscienze e soluzioni per il diabete.

Il focus resta sulla scissione della divisione Diabetes entro 18 mesi, mossa per concentrare il gruppo sui business a margini più alti.

Nel Q4 FY25 ha riportato ricavi di 8.93 mld USD (+5.4% organico) e EPS adjusted di 1.62 USD, con margini in miglioramento e dividendo annuo portato a 2.84 USD per il 48° anno consecutivo.

Su base annua i ricavi hanno raggiunto 33.54 mld USD e l’EPS adjusted 5.49 USD.

Per il FY26 la guidance indica EPS 5.50–5.60 USD, sotto il consensus di mercato, a causa dell’impatto dei dazi imposti da Trump, che potrebbero pesare fino a 950 mln USD lordi sui costi, mitigabili in parte a 200–350 mln netti.

Gli analisti stimano per il Q1 FY26 un EPS di circa 1.26 USD, con attenzione ai segmenti cardiovascolare e neuroscienze e alla capacità di difendere i margini.

In sintesi, Medtronic si presenta con fondamentali solidi, pipeline innovativa e strategia di semplificazione, ma con prospettive condizionate dalle tensioni commerciali.

The Home Depot (HD)

Home Depot è il più grande retailer di bricolage e materiali per la casa negli Stati Uniti, con oltre 2300 punti vendita e un canale digitale in espansione.

Nel Q1 2025 ha riportato ricavi per 39.86 mld USD (+9.4% a/a) e un EPS di 3.56 USD, leggermente sotto le attese.

Il margine netto si è attestato intorno al 9%, mostrando resilienza in un contesto di domanda disomogenea tra grandi e piccoli progetti di ristrutturazione.

Per il Q2 2025, che sarà pubblicato il 19 agosto, il consensus stima EPS di circa 4.70 USD e ricavi intorno a 45.4 mld USD.

Il mercato guarderà alla tenuta dei margini e al contributo del segmento “Pro”, su cui l’azienda sta investendo molto.

Sul fronte strategico, Home Depot sta rafforzando la propria presenza nelle forniture per i professionisti: dopo l’acquisizione di SRS nel 2024, nel 2025 ha annunciato anche quella di GMS per 5.5 mld USD, ampliando la rete logistica con oltre 1200 punti vendita e 8000 veicoli di consegna.

Il titolo quota intorno a 399 USD, con target price medio in area 430 USD e rating prevalente “Buy”.

In sintesi, Home Depot si presenta all’earnings con solida crescita dei ricavi, margini stabili e strategia espansiva sul segmento professionale, anche se le incertezze macro e i dazi restano variabili da monitorare.

Dopo la chiusura

PagSeguro (PAGS)

PagSeguro è un fornitore brasiliano di servizi di pagamento digitale e banking attraverso le piattaforme PagBank e POS PlugPag, con un focus su microimprese e PMI.

Nel Q2 2025 ha riportato ricavi per 892.7 mln USD, sotto il consensus, ma con un EPS di 0.34 USD, superiore alle attese.

La crescita è stata sostenuta da volumi di transazioni in aumento e dall’espansione della base clienti PagBank, anche se il contesto di tassi elevati in Brasile ha compresso parte dei margini.

La società ha distribuito due dividendi nel 2025, 0.14 USD a giugno e 0.12 USD ad agosto, per un rendimento complessivo nell’ordine dell’1–2% ai prezzi attuali, segnale di una politica di ritorno agli azionisti prudente ma costante.

Il titolo quota 9.03 USD e il consensus mantiene un giudizio positivo con target price medio superiore al livello corrente.

In sintesi, PagSeguro affronta la seconda parte dell’anno con utili resilienti, ricavi sotto pressione e margini da monitorare, ma con un profilo di crescita sostenuto dalla digitalizzazione dei pagamenti in Brasile.

Toll Brothers (TOL)

Toll Brothers è un costruttore statunitense di case di lusso, con presenza in 24 Stati e un modello focalizzato su progetti personalizzati ad alto margine.

Nel Q2 FY25 ha battuto le attese con ricavi di 2.74 mld USD e EPS di 3.50 USD, sostenuti da consegne in crescita del 10% a 2899 unità e da un prezzo medio di vendita di circa 933600 USD. Il margine lordo è rimasto solido al 27.5%, mentre le spese SG&A si sono contenute al 9.5% dei ricavi.

Il backlog si è ridotto a circa 6.063 unità, ma con un prezzo medio superiore a 1.1 mln USD, segno che la domanda nel segmento premium resta resiliente.

Per il Q3, la società guida consegne tra 2800 e 3000 abitazioni a un prezzo medio di 965000–985000 USD, con margini stabili.

La guidance annuale prevede 11200–11600 case consegnate a prezzi medi di 945000–965000 USD e margine lordo intorno al 27.25%.

In sintesi, Toll Brothers si presenta con fundamentali solidi, pricing power elevato e margini resilienti, anche se il calo del backlog invita a monitorare la sostenibilità della domanda nei prossimi trimestri.

La-Z-Boy (LZB)

La-Z-Boy è un produttore e retailer statunitense di arredamento imbottito, con un modello che combina vendita wholesale e una rete retail in crescita.

Nel Q4 FY25 ha registrato ricavi per 571 mln USD (+3% a/a), con un EPS adjusted di 0.92 USD, leggermente sotto le attese.

Il margine operativo adjusted si è attestato al 9.4%, mentre quello GAAP è stato del 5.2%.

La generazione di cassa è rimasta robusta: 187 mln USD dai flussi operativi (+18%), che hanno consentito di restituire 113 mln USD agli azionisti tramite dividendi e buyback.

Per il Q1 FY26 la società prevede ricavi tra 490 e 510 mln USD e un margine operativo adjusted tra 5.5% e 7.0%, guidance prudente in linea con le incertezze sul mercato domestico del mobile.

In sintesi, La-Z-Boy entra nel nuovo esercizio con fondamentali solidi, ritorni consistenti agli azionisti e una redditività resiliente, pur adottando un approccio cauto sull’evoluzione della domanda nel breve termine.

ZTO Express Cayman (ZTO)

ZTO Express è uno dei principali corrieri espressi in Cina, leader per volumi grazie a una rete capillare e partnership con grandi piattaforme e-commerce.

Nel Q1 2025 ha consegnato 8.54 miliardi di pacchi (+19.1% a/a), generando un utile netto adjusted di 2.3 mld RMB (+1.6%).

L’EPS adjusted per ADS è stato di circa 0.38 USD.

La redditività ha beneficiato del controllo dei costi: le spese operative (SG&A escluse stock-based comp) sono scese del 13.5%, pari al 4.7% dei ricavi.

Per il Q2 2025, atteso il 19 agosto, il consensus indica ricavi in area 11.9 mld RMB (~1.6–1.7 mld USD) e EPS per ADS intorno a 0.37–0.40 USD, numeri che riflettono la solidità dei volumi ma margini sotto osservazione.

Il titolo quota intorno a 20 USD e gli analisti mantengono un giudizio positivo con target price medio in area 21–22 USD.

In sintesi, ZTO si presenta all’earnings con crescita sostenuta dei volumi, efficienza operativa e outlook solido, ma con attenzione ai margini in un contesto competitivo intenso.

Mercoledì 20 agosto

Prima dell’apertura

Analog Devices (ADI)

Analog Devices è uno dei principali produttori globali di semiconduttori analogici e mixed-signal, con presenza rilevante in automazione industriale, automotive, energia e comunicazioni.

Nel Q2 FY25 ha riportato ricavi per 2.64 mld USD (+22% a/a) e un EPS adjusted di 1.85 USD (+32%), superando la parte alta della guidance.

La crescita è stata trainata da una domanda più solida nei settori industriale e automotive, mentre il portafoglio ordini ha mostrato segnali di stabilizzazione.

Per il Q3 FY25 il management guida ricavi tra 2.65 e 2.85 mld USD e EPS adjusted tra 1.82 e 2.02 USD, range superiore alle attese del mercato.

La società continua a generare cassa in modo consistente, supportando un programma di buyback da oltre 10 mld USD e una politica di dividendi crescenti da tre decenni.

Il titolo quota circa 232 USD, con target price medio superiore ai 250 USD e rating prevalentemente “Buy”.

In sintesi, Analog Devices si presenta con fundamentali robusti, margini resilienti e un forte profilo di ritorno agli azionisti, restando ben posizionata nella fase di recupero ciclico del settore semiconduttori.

Baidu (BIDU)

Baidu è il principale motore di ricerca cinese, impegnato in una trasformazione verso l’AI e il cloud come driver di crescita.

Negli ultimi trimestri l’azienda ha visto un forte slancio nei servizi AI Cloud (+40% a/a) che ha compensato il calo del 6% della pubblicità online, con un EPS per ADS salito a 21.59 yuan dai 14.91 dell’anno precedente.

Il lancio di nuovi modelli come Ernie 4.5 Turbo ed Ernie X1 ha rafforzato la leadership nell’AI, mentre la piattaforma di guida autonoma Apollo Go continua a espandere la propria copertura nelle principali città cinesi.

Per il Q2 2025, in pubblicazione il 20 agosto, il consensus stima un EPS di circa 1.86 USD e ricavi in area 4.59 mld USD, in calo rispetto all’anno scorso.

L’attenzione sarà sui progressi dell’AI Cloud e sulla capacità di Baidu di bilanciare la debolezza dell’advertising con i nuovi servizi.

In sintesi, Baidu arriva all’earnings con fondamentali resilienti e crescita guidata dall’AI, ma con utili e ricavi attesi in contrazione, fattore che mantiene il sentiment del mercato prudente in attesa dei dati ufficiali.

Target (TGT)

Target è uno dei principali retailer generalisti negli Stati Uniti, con circa 1900 negozi e un canale e-commerce in forte sviluppo.

Nel Q1 2025 ha registrato ricavi per 25.2 mld USD, in lieve calo rispetto all’anno precedente, ma con un EPS adjusted di 2.55 USD, sopra il consensus e in miglioramento rispetto a 2.05 USD un anno prima.

Il margine operativo è salito al 6.1%, grazie a una gestione più efficiente delle scorte e a un mix di vendite più favorevole.

Per il Q2 2025, in uscita il 20 agosto, il consensus stima ricavi intorno a 25.3 mld USD e EPS di circa 2.22 USD.

Il focus sarà sulle vendite comparabili, sulla crescita dell’online e sull’impatto dei dazi sulle catene di fornitura.

Il titolo quota 103 USD, con un target price medio in area 115–118 USD e rating prevalentemente “Buy”.

In sintesi, Target arriva all’earnings con margini in recupero, guidance prudente e attese moderate, in un contesto competitivo in cui la disciplina operativa resta cruciale.

TJX Companies (TJX)

TJX Companies è il più grande retailer off-price al mondo, con catene come T.J. Maxx, Marshalls, HomeGoods e TK Maxx, basato su un modello di vendita di brand a prezzi scontati che tende a performare bene anche in fasi di consumi più deboli.

Nel Q1 FY26 ha riportato ricavi per 13.4 mld USD (+6% a/a) e un EPS di 0.92 USD, sopra il consensus.

Le vendite comparabili sono salite del 3%, trainate dal segmento abbigliamento, mentre il margine operativo è migliorato al 11.1%, grazie a efficienze di approvvigionamento e gestione dell’inventario.

Per il Q2 FY26, in uscita il 20 agosto, il consensus prevede ricavi intorno a 13.8 mld USD e EPS di circa 0.92 USD.

L’attenzione sarà sulla tenuta dei margini e sulla capacità di assorbire l’impatto dei dazi, segnalati come fattore di pressione sui costi.

Il titolo quota 132.62 USD, con target price medio in area 135–140 USD e rating prevalente “Buy”.

In sintesi, TJX arriva alla trimestrale con fondamentali solidi, margini in crescita e un posizionamento difensivo, che continua a renderlo uno dei player più resilienti del retail.

Giovedì 21 agosto

Prima dell’apertura

Alibaba (BABA)

Alibaba è uno dei giganti tecnologici cinesi, attivo in e-commerce, servizi cloud, logistica e fintech.

Negli ultimi trimestri ha avviato una riorganizzazione in sei business unit più autonome, con l’obiettivo di migliorare efficienza e valorizzazione delle singole divisioni.

Nel Q1 FY26 (chiuso a giugno 2025) ha riportato ricavi per 36.7 mld USD (+4% a/a), con utile netto adjusted di 4.3 mld USD e EPS di 2.18 USD, sopra il consensus.

La crescita è stata sostenuta dall’e-commerce internazionale (+19% a/a), mentre il core commerce in Cina ha rallentato.

Il cloud computing è tornato a crescere a doppia cifra (+12%), anche grazie a servizi AI-driven, ma resta un business con margini contenuti.

L’utile operativo complessivo è rimasto solido, con margine adjusted intorno al 15%, segno di una disciplina sui costi.

Per il trimestre in corso, gli analisti stimano EPS ~2.06 USD e ricavi ~35.9 mld USD, con focus sulla ripresa del cloud, sull’evoluzione dei consumi interni e sull’impatto dei dazi nel cross-border.

Il titolo tratta intorno a 77 USD, con target price medio sopra i 95 USD e rating in prevalenza “Buy”.

In sintesi, Alibaba si presenta con fondamentali solidi, diversificazione in crescita e margini difesi, ma con la sfida di accelerare sul mercato domestico e monetizzare al meglio l’AI nel cloud.

Canadian Solar (CSIQ)

Canadian Solar è attiva lungo tutta la filiera del solare e storage: CSI Solar produce moduli, wafer e batterie (e-STORAGE), mentre Recurrent Energy sviluppa progetti e IPP.

Dopo un Q1 debole, il management guida per il trimestre in arrivo ricavi 1.90–2.10 mld USD e margine lordo 23–25%, con spedizioni moduli 7.5–8.0 GW e storage 2.4–2.6 GWh.

Gli analisti restano più prudenti e stimano EPS ~0.15 USD e ricavi ~1.8 mld USD, sotto la guidance.

Il focus sarà sulla tenuta dei margini (mix prezzi/costi, disciplina commerciale) e sulla capacità di convertire la pipeline di Recurrent (solare e storage) in vendite e cassa.

Restano venti contrari da dazi e barriere commerciali, che stanno spingendo valutazioni su rilocalizzazioni produttive e ottimizzazione della supply chain in ASEAN/USA.

Con il titolo a 12.55 USD, la prova dei numeri sarà sulla traiettoria di margini e cash flow più che sui volumi, che restano solidi.

Walmart (WMT)

Walmart è il più grande retailer al mondo, con oltre 10000 punti vendita globali e un canale e-commerce in forte crescita.

La strategia si concentra su prezzi competitivi, espansione digitale e segmenti ad alto margine come pubblicità e servizi finanziari.

Nel Q1 FY26 ha riportato ricavi per 161.5 mld USD (+6% a/a) e un EPS adjusted di 0.64 USD, sopra le attese.

Le vendite comparabili negli USA sono cresciute del 3.9%, trainate da grocery ed e-commerce, con l’online a doppia cifra.

Il margine operativo è salito al 4.3%, sostenuto dall’espansione dei business a più alta redditività come Walmart Connect e Sam’s Club.

Per il Q2 FY26, atteso il 20 agosto, il consensus prevede ricavi in area 160–162 mld USD e EPS adjusted di circa 0.63 USD.

Gli investitori seguiranno con attenzione l’andamento delle vendite comparabili, la dinamica dei margini e l’effetto dei dazi sui costi di approvvigionamento.

Il titolo quota circa 71 USD e il target price medio degli analisti resta in area 75–78 USD, con prevalenza di rating “Buy”.

In sintesi, Walmart si presenta all’earnings con trend solidi nelle vendite, margini in miglioramento e diversificazione crescente, confermandosi un titolo difensivo in fasi di incertezza macro.

Dopo la chiusura

Ross Stores (ROST)

Ross Stores è uno dei principali retailer off-price negli Stati Uniti, con oltre 1700 negozi Ross Dress for Less e 330 dd’s DISCOUNTS.

Il modello a sconto lo rende tipicamente resiliente nei contesti di consumi prudenti.

Nel Q1 FY25 la società ha registrato ricavi per 4.9 mld USD (+8% a/a) con vendite comparabili in crescita del 3%.

L’EPS è stato di 1.46 USD, sopra le attese, grazie a un miglior mix merceologico e al controllo delle spese.

Il margine operativo è salito all’11.4%, segnando un recupero significativo rispetto all’anno precedente.

Per il Q2 FY25, atteso il 21 agosto, il consensus prevede ricavi intorno a 5.0 mld USD e EPS di circa 1.55 USD, con margini attesi stabili.

Il mercato seguirà con attenzione le indicazioni sulla domanda nel back-to-school e sull’impatto dei dazi sulle importazioni di abbigliamento.

Il titolo quota 146.94 USD, vicino ai massimi storici, con target price medio in area 150–155 USD e rating prevalentemente “Buy”.

In sintesi, Ross Stores arriva all’earnings con trend di vendite solidi, margini in recupero e posizionamento difensivo, che ne rafforzano l’appeal in un contesto macro incerto.

Workday (WDAY)

Workday è una piattaforma leader per la gestione HR e finance in cloud, con forte integrazione di soluzioni AI.

Nel Q1 FY26 ha riportato ricavi per 2.24 mld USD (+12.6% a/a) e EPS adjusted di 2.23 USD, sopra il consensus, con margini solidi e un backlog di abbonamenti a 2.16 mld USD.

La società ha anche annunciato un nuovo programma di buyback da 1 mld USD, segnale di fiducia nella generazione di cassa.

Il Q2 FY26 sarà pubblicato il 21 agosto (after market).

Il consensus stima ricavi intorno a 2.34 mld USD e EPS di circa 2.09 USD, in linea con una crescita a doppia cifra e margini attesi stabili.

Su base annua, le proiezioni indicano ricavi verso i 9.5 mld USD e EPS vicino a 8.7 USD.

Il titolo quota 226.09 USD e resta sostenuto da valutazioni positive degli analisti.

In sintesi, Workday arriva all’earnings con risultati sopra le attese, guidance prudente ma coerente, forte cassa e buyback in corso, mentre il mercato guarda alla crescita degli abbonamenti e alla capacità di difendere i margini in un contesto competitivo.

Zoom Communications (ZM)

Zoom è un operatore globale nel software di videocomunicazione e collaborazione, che sta evolvendo da semplice piattaforma di meeting a una suite completa per UCaaS, con prodotti come Zoom Phone, Zoom Contact Center e soluzioni di AI integrata.

Nel Q1 FY26 ha riportato ricavi per 1.14 mld USD (+2.7% a/a) e un EPS adjusted di 1.35 USD, sopra le attese, sostenuto dalla crescita nel segmento enterprise.

Il margine operativo adjusted è rimasto elevato, vicino al 40%, segnale di una struttura di costi efficiente e di un mix prodotti più profittevole.

Per il Q2 FY26, che sarà pubblicato il 25 agosto, il consensus stima ricavi intorno a 1.13–1.14 mld USD e EPS adjusted di circa 1.20 USD, con margini attesi ancora solidi.

La guidance annuale vede ricavi sopra i 4.6 mld USD ed EPS attorno a 4.9 USD.

Il titolo quota 73.14 USD e gli analisti indicano un target price medio in area 78–80 USD, con rating misti tra “Hold” e “Buy”.

In sintesi, Zoom arriva alla trimestrale con profittabilità robusta e buona penetrazione nel segmento enterprise, ma con il tema della crescita organica limitata che continua a pesare sulle prospettive di lungo termine.

Venerdì 22 agosto

Non ci sono earning rilevanti da segnalare.

Lunedì 25 agosto

Prima dell’apertura

Non ci sono earning rilevanti da segnalare.