SMB Strategic Markets Bulletin di QuantOptions Academy

SMB Strategic Markets Bulletin

Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.

N. 20 – 21 luglio 2025

Il quadro macroeconomico USA della settimana del 14 luglio 2025 in sintesi

Settimana macro USA: segnali di stabilizzazione, ma la Fed resta in attesa

La settimana macroeconomica appena conclusa, dal 15 al 19 luglio 2025, ha offerto un quadro articolato ma coerente: inflazione sotto controllo (ma non domata), consumi in ripresa (ma con riserve), settore immobiliare in equilibrio precario e sentiment dei consumatori ancora debole.

In sintesi, il mercato ha trovato buoni motivi per mantenere la calma, ma non abbastanza per cambiare la rotta attuale della Federal Reserve.

Il dato sull’inflazione al consumo (CPI) di martedì 15 luglio ha segnato un +0.3% mensile per l’indice headline, mentre il Core CPI è salito solo dello 0.2%, sotto il consenso.

Su base annua, il core è al 2.9%, ancora al di sotto della soglia critica del 3%.

L’inflazione resta sostenuta nei comparti energia e abitazione, con segnali crescenti di impatto da dazi sui beni durevoli.

Tuttavia, la dinamica complessiva è stata letta come rassicurante.

Nessun allarme per la Fed, ma neppure spazio per tagli imminenti.

Mercoledì 16 luglio è arrivato un altro segnale distensivo: il Producer Price Index è rimasto stabile (0.0% su base mensile), con una discesa dell’indice annuale al 2.3%.

Anche la componente core è risultata moderata (+2.6% a/a).

Il calo dei prezzi nei servizi ha controbilanciato l’aumento nei beni.

Il messaggio per la Fed è chiaro: le pressioni a monte non si stanno amplificando.

Giovedì 17 luglio, il dato sulle vendite al dettaglio ha sorpreso con un +0.6% mensile, ben sopra il consensus.

Tuttavia, parte della crescita è legata a rincari — ancora una volta influenzati dai dazi — e non a volumi.

Le vendite “core” sono cresciute dello 0.5%, segno che la domanda di base tiene.

La Fed ne prende atto, ma resta prudente: un recupero trainato da inflazione non è sostenibile.

I dati di venerdì 18 luglio sui permessi di costruzione (1.397 milioni, +0.2%) e sulle housing starts (1.321 milioni, +4.6%) confermano una tenuta fragile del settore residenziale.

Se la multifamiliare cresce con decisione (+30.6%), il comparto unifamiliare continua a contrarsi (-4.6%).

L’impatto dei tassi ipotecari e dell’incertezza sui costi si fa sentire.

Nessun crollo, ma neppure segnali di ripartenza strutturale.

Infine, il sentiment dell’Università del Michigan è salito a 61.8, da 60.7.

Un segnale positivo, ma su livelli ancora depressi.

Interessanti le aspettative di inflazione: in calo sia a 1 anno (4.4%) sia a 5 anni (3.6%).

Un elemento che potrebbe rafforzare la posizione attendista della Fed e, in prospettiva, favorire un primo taglio entro l’autunno.

Conclusione

Il quadro che emerge è quello di un’economia in rallentamento ordinato, con inflazione in graduale moderazione e una domanda interna resiliente ma non euforica.

La Federal Reserve ottiene così una conferma della validità dell’approccio attuale: niente tagli a luglio, ma opzione settembre ancora sul tavolo.

Per ora, la parola d’ordine resta una sola: pazienza.

In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale

Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.

Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.

Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.

Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.

Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa

Lunedì 14 luglio

Nessun evento macro rilevante.

Martedì 15 luglio

Tasso di inflazione

Come anticipato, quello di martedì 15 luglio era forse il dato macro più atteso del mese. E ora che i numeri sono arrivati, possiamo dire che… Il mercato ha tirato un mezzo sospiro di sollievo.

Cosa ci dicono i dati?

Il CPI headline (cioè l’indice generale dei prezzi al consumo) è salito dello 0.3% su base mensile, in linea con le attese, mentre l’inflazione annua si è attestata al 2.7%, anch’essa senza sorprese.

Il focus vero però, come sempre, era sul Core CPI: quel dato “ripulito” da alimentari ed energia che la Fed guarda con particolare attenzione.

Qui la notizia è che il core mensile è salito solo dello 0.2%, un decimo sotto le aspettative del consenso.

Anche su base annua, il core si è fermato al 2.9%, contro il 3% previsto.

Tradotto: l’inflazione core accelera, ma meno del temuto.

E questo, in un contesto di tassi già restrittivi, è visto come un segnale incoraggiante.

Energia e shelter: i soliti sospetti

I principali motori del rialzo sono stati ancora una volta i costi dell’energia e dell’abitazione.

La benzina, ad esempio, è tornata a salire.

E in sottofondo inizia a farsi sentire anche l’effetto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump: prodotti come mobili, elettrodomestici e abbigliamento stanno registrando rincari, anche se per ora l’impatto complessivo è ancora limitato.

E adesso la Fed?

Il messaggio che arriva da questi numeri è piuttosto chiaro: la Fed può permettersi di aspettare.

Il rialzo dell’inflazione non è stato così marcato da richiedere una stretta immediata, ma nemmeno così debole da giustificare un taglio già a luglio.

Non a caso, i mercati ora scontano con quasi certezza tassi invariati alla prossima riunione del FOMC.

Tuttavia, resta sul tavolo l’ipotesi di un primo taglio a settembre, a patto che i prossimi dati — soprattutto quelli di luglio e agosto — confermino che l’inflazione core è davvero sotto controllo.

Come hanno reagito i mercati?

Con un mix di cauto ottimismo e sollievo: i rendimenti obbligazionari sono leggermente scesi, segno che gli investitori vedono minori pressioni sui tassi.

E anche Wall Street ha reagito bene, con il Nasdaq in particolare che ha chiuso in rialzo vicino all’1%.

In altre parole: il dato non ha fatto danni, e per i mercati questo oggi basta e avanza.

In sintesi

Il report CPI di giugno non ha stravolto gli scenari, ma ha contribuito a rafforzare un’idea: la Fed resta data-dependent, ma il trend dell’inflazione core — finché resta sotto il 3% — lascia aperto uno spiraglio per un taglio dei tassi entro l’autunno.

Per ora, la parola d’ordine è attesa.

Ma la direzione si sta chiarendo.

Mercoledì 16 luglio

Prezzi alla produzione USA: stabilità inattesa, e la Fed tira il fiato

Dopo il dato sull’inflazione al consumo, mercoledì 16 luglio è arrivato anche il secondo tassello chiave della settimana: l’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) per il mese di giugno.

E il risultato è stato una sorpresa, ma di quelle che piacciono ai mercati.

Su base mensile, il PPI è rimasto fermo a 0.0%, mentre gli analisti si attendevano un aumento dello 0.2%.

A maggio il dato si era attestato a +0.1%.

Su base annua, l’indice headline è sceso al 2.3%, rispetto al 2.7% del mese precedente.

Se guardiamo alla componente core, che esclude alimentari ed energia e che la Federal Reserve osserva con particolare attenzione, l’inflazione alla produzione risulta in crescita del 2.6% su base annua, leggermente sotto il consensus (2.7%).

Anche in questo caso, dunque, si conferma un rallentamento rispetto al mese precedente.

La lettura del dato aggregato è stata influenzata da due forze contrapposte: da un lato, i prezzi dei beni sono aumentati dello 0.3%, sostenuti da settori come energia e comunicazioni.

Dall’altro lato, però, si è registrata una flessione nei servizi, pari a -0.1%.

È proprio questa frenata nel settore terziario ad aver annullato l’impatto dell’aumento nei beni, portando l’indice generale alla stabilità.

Perché questi numeri contano

Il dato PPI non ha lo stesso peso del CPI sui mercati, ma ha una funzione fondamentale: anticipa le tendenze dell’inflazione al consumo.

In altre parole, se i produttori iniziano a pagare di più per produrre, è probabile che questi costi vengano in parte trasferiti ai consumatori.

Il fatto che i prezzi alla produzione siano rimasti stabili è un segnale importante che le pressioni inflattive a monte si stanno raffreddando.

Questo è particolarmente rilevante in un momento in cui si cominciano a percepire gli effetti dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump.

Sebbene alcuni comparti — come mobili ed elettronica — stiano mostrando rincari, questi non si sono ancora tradotti in un’inflazione diffusa e persistente lungo tutta la catena produttiva.

Implicazioni per la Federal Reserve

Per la Fed, i numeri di mercoledì rappresentano un’ulteriore conferma della moderazione delle pressioni inflazionistiche, già suggerita dal CPI del giorno precedente.

Il risultato è che, pur mantenendo una postura prudente, l’istituto centrale non ha al momento urgenza di intervenire.

La possibilità di un taglio dei tassi a settembre rimane sul tavolo, ma sarà vincolata ai prossimi dati — in particolare al PCE core di giugno e ai report sul mercato del lavoro.

Intanto, il quadro complessivo giustifica una posizione di attesa.

Reazione dei mercati

I mercati hanno accolto positivamente la pubblicazione del dato.

I rendimenti obbligazionari sono scesi leggermente, mentre gli indici azionari hanno chiuso la seduta in rialzo: Dow Jones +0.5%, S&P 500 +0.3% e Nasdaq +0.3%.

Parte del movimento è stato favorito anche dal ridimensionamento di alcune voci riguardanti presunte pressioni politiche sul presidente della Fed, Jerome Powell, che avevano agitato brevemente la seduta.

In sintesi

Il dato sul PPI di giugno conferma che le tensioni inflazionistiche si stanno smorzando, almeno sul fronte dei prezzi alla produzione.

Questo rafforza la narrativa di un’economia in fase di assestamento, con una politica monetaria che può permettersi di restare in stand-by, in attesa di conferme.

Per i mercati, è un messaggio di stabilità — e in questa fase, la stabilità è oro.

Giovedì 17 luglio

Vendite al dettaglio USA: recupero accelerato ma con ombre

Giovedì 17 luglio è arrivato un dato molto atteso: le vendite al dettaglio di giugno hanno mostrato un deciso rimbalzo, salendo dello 0.6% su base mensile.

Si tratta di una sorpresa positiva, soprattutto alla luce del pesante -0.9% registrato a maggio.

Le attese del mercato erano molto più caute: il consensus puntava su un +0.1%, con una previsione base a +0.2%.

Una ripresa, quindi, c’è stata.

Ma resta da capire quanto sia solida e quanto invece legata a fattori contingenti.

Da dove arriva la spinta?

Gran parte dell’aumento è stato guidato da comparti in cui i prezzi stanno salendo in modo significativo, in parte a causa dei dazi introdotti negli scorsi mesi.

Prodotti come mobili, articoli sportivi, giochi e attrezzature per la casa hanno registrato incrementi rilevanti.

Anche le vendite di auto (+1.2%) e attrezzature da giardino (+0.9%) hanno contribuito alla crescita complessiva.

Da segnalare anche la buona performance del comparto servizi, con ristoranti e bar in crescita dello 0.6%.

Al netto delle componenti più volatili — cioè escludendo auto, carburanti, materiali edili e ristorazione — le vendite core sono salite dello 0.5%, un dato superiore rispetto al +0.3% atteso e considerato un buon indicatore dello “zoccolo duro” dei consumi.

Cosa significa per la Fed

Il dato conferma che, nonostante un contesto macro più incerto, la domanda interna americana tiene.

E questo rende molto meno probabile un taglio dei tassi già nella riunione di fine luglio.

L’attuale livello dei Fed Funds (4.25–4.50%) è destinato a restare invariato almeno fino a settembre, salvo sorprese dai prossimi dati su inflazione e mercato del lavoro.

Detto ciò, la natura del rimbalzo non è del tutto rassicurante: se la crescita è guidata da rincari di prezzo — e non da volumi — l’effetto sul PIL reale sarà limitato, mentre il rischio è quello di tenere alta l’inflazione, complicando il lavoro della Fed.

Mercati: reazione positiva, ma misurata

Wall Street ha accolto con favore la sorpresa al rialzo, anche se la reazione è stata contenuta.

Il Dow Jones ha chiuso a +0.5%, l’S&P 500 a +0.3% e il Nasdaq a +0.3%.

Gli investitori leggono il dato come conferma della resilienza dell’economia, ma restano consapevoli che una domanda troppo robusta, in un contesto di dazi e prezzi in salita, potrebbe ritardare l’inizio del ciclo di allentamento monetario.

Attenzione ai segnali contrastanti

Non tutti i segmenti del mercato retail si stanno comportando allo stesso modo.

Mentre alcuni settori mostrano vitalità, altri — come elettronica, beni discrezionali e discount — iniziano a inviare segnali di debolezza.

Il rischio è che il rimbalzo di giugno si riveli episodico e non rappresenti una vera inversione di tendenza nei consumi delle famiglie.

In sintesi

  • vendite al dettaglio in forte recupero: +0.6% a giugno, oltre le attese;
  • crescita trainata da beni durevoli e dazi-driven, ma anche i servizi mostrano tenuta;
  • vendite core a +0.5%, segnale positivo sul fronte della domanda reale;
  • la Fed resta cauta: tassi fermi a luglio, focus ora sui dati di luglio-agosto;
  • la spesa delle famiglie tiene, ma non è detto che il trend sia sostenibile.

Venerdì 18 luglio

Permessi di costruire negli Stati Uniti: giugno sorprende lievemente al rialzo, ma il quadro resta debole

Il dato preliminare sui permessi di costruzione residenziale, pubblicato venerdì 18 luglio 2025, ha mostrato un modesto segnale di tenuta nel mese di giugno.

I permessi rilasciati sono stati pari a 1.397 milioni (annualizzati), lievemente al di sopra del consenso di mercato fissato a 1.390 milioni e della previsione base a 1.370 milioni.

Su base mensile, si registra un incremento dello 0.2% rispetto al dato di maggio, pari a 1.394 milioni.

Sebbene il risultato vada in direzione opposta rispetto alle attese di una moderata flessione, l’entità del rimbalzo è contenuta e non cambia significativamente il quadro complessivo del settore residenziale statunitense, che resta debole e condizionato da diversi fattori avversi.

Lettura del dato

Il lieve miglioramento è stato determinato principalmente dalla componente multi-familiare, che ha evidenziato una crescita su base mensile pari a circa l’8.1%, attestandosi su 478000 unità annualizzate.

Al contrario, il segmento unifamiliare — generalmente più sensibile ai tassi ipotecari e alla fiducia delle famiglie — ha mostrato un ulteriore indebolimento, con 866000 permessi, in calo del 3.7% rispetto a maggio e ai minimi da oltre un anno.

Nel complesso, l’incremento registrato non appare sufficiente a invertire il trend di rallentamento in corso: l’attività autorizzativa resta vicina ai minimi del biennio e riflette un contesto ancora sfidante per le imprese costruttrici.

Le condizioni finanziarie restrittive, il rallentamento della domanda e l’incertezza legata all’evoluzione dei dazi su materiali e componenti continuano a frenare la pianificazione di nuovi progetti.

Implicazioni economiche

I permessi di costruire rappresentano un indicatore anticipatore della dinamica del settore edilizio e, più in generale, della crescita economica.

Una loro discesa tende ad anticipare una flessione dell’attività nei mesi successivi, con effetti diretti sul PIL, sull’occupazione e sulla domanda di beni durevoli.

Nel caso di giugno, la tenuta del dato — pur positiva in termini relativi — non modifica il quadro di rallentamento in atto.

La componente unifamiliare, in particolare, suggerisce che la trasmissione della politica monetaria restrittiva sul mercato immobiliare sia tuttora in corso e non abbia ancora esaurito i suoi effetti.

Prospettive per la Federal Reserve

Per la Federal Reserve, il dato rappresenta un’ulteriore conferma che l’attuale livello dei tassi di interesse (4.25–4.50%) sta esercitando una pressione concreta sul ciclo immobiliare.

La stabilità registrata a giugno non è sufficiente a giustificare un cambio di rotta: la banca centrale continuerà verosimilmente ad adottare un approccio prudente, in attesa di segnali più convincenti sul fronte della domanda aggregata e dell’inflazione.

In sintesi

  • i permessi di costruzione di giugno sono saliti a 1.397 milioni, lievemente sopra il consenso;
  • la crescita è trainata quasi esclusivamente dal segmento multi-familiare; l’unifamiliare continua a contrarsi;
  • il settore residenziale resta debole, penalizzato da tassi elevati, costi di costruzione e rallentamento della domanda;
  • per la Fed, si tratta di un segnale coerente con l’attuale fase di trasmissione restrittiva della politica monetaria;
  • il dato non modifica in modo sostanziale le attese per una prima riduzione dei tassi, che rimane condizionata ai prossimi sviluppi macroeconomici.

Housing Starts negli Stati Uniti: rimbalzo sopra le attese, ma restano segnali divergenti tra comparti

Il dato preliminare relativo all’avvio di nuove costruzioni residenziali, pubblicato venerdì 18 luglio 2025, ha mostrato un moderato rimbalzo nel mese di giugno, superando le attese degli analisti.

Le Housing Starts si sono attestate a 1.321 milioni (annualizzato, destagionalizzato), in crescita del 4.6% rispetto a maggio (1.263 milioni), e superiori sia al consenso di mercato (1.300 milioni) sia alla previsione base (1.290 milioni).

Il dato, se letto in aggregato, suggerisce una certa tenuta dell’attività edilizia.

Tuttavia, disaggregando le componenti, il quadro risulta più articolato.

Segmenti divergenti: la multifamiliare guida il recupero

La componente monofamiliare ha registrato una contrazione significativa: gli avvii di nuove costruzioni per abitazioni singole sono scesi a 883000 unità, in calo del 4.6% rispetto al mese precedente.

Si tratta del livello più basso da luglio 2024, segnale evidente della difficoltà del segmento più direttamente esposto ai costi di finanziamento e al calo della fiducia delle famiglie.

Di contro, la componente multifamiliare (edifici con cinque o più unità abitative) ha segnato un deciso incremento, con 414000 nuove unità, in crescita del 30.6% su base mensile.

È un dato che conferma il crescente interesse per l’edilizia destinata all’affitto e ai grandi centri urbani, anche se questo segmento resta storicamente soggetto a maggiore volatilità.

Implicazioni economiche

L’avvio di nuovi cantieri è un indicatore anticipatore rilevante: riflette sia le condizioni di accesso al credito sia le prospettive di domanda percepite dai costruttori.

L’incremento registrato a giugno, pur confortante in termini di resilienza complessiva, non cancella le criticità emerse nel settore unifamiliare, che rappresenta la parte strutturalmente più ampia e stabile del mercato residenziale.

Il dato conferma che l’impatto dei tassi d’interesse elevati — attualmente nel range 4.25–4.50% — continua a farsi sentire, in particolare sulle decisioni di investimento da parte delle famiglie.

Allo stesso tempo, la crescita nella multifamiliare suggerisce una parziale riallocazione degli investimenti in direzione di modelli abitativi più compatibili con un contesto di tassi elevati e prezzi di vendita più contenuti.

Lettura per la Federal Reserve

Per la Federal Reserve, il dato sulle Housing Starts, così come quello pubblicato contestualmente sui permessi di costruire, offre conferma dell’effettiva trasmissione della politica monetaria al settore immobiliare.

Tuttavia, l’assenza di un deterioramento marcato nel complesso dell’attività edilizia rende improbabile un’immediata revisione al ribasso dei tassi di interesse.

Più che un segnale di svolta, quello di giugno va interpretato come un dato di transizione, in un contesto in cui il mercato continua ad adattarsi a condizioni finanziarie restrittive.

In sintesi

  • avvio di nuove costruzioni in aumento a 1.321 milioni (+4.6% m/m), sopra le attese;
  • segmento unifamiliare in calo a 883000 unità (–4.6%), minimo da oltre un anno;
  • forte rimbalzo nella multifamiliare (+30.6%), a 414000 unità;
  • il comparto edilizio mostra segnali di resilienza, ma con dinamiche divergenti;
  • la Fed proseguirà con un approccio prudente, monitorando l’evoluzione del credito e della domanda residenziale

Sentiment dei consumatori (preliminare luglio 2025): lieve miglioramento, ma fiducia ancora compressa

Venerdì 18 luglio è stato pubblicato anche il dato preliminare del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan, relativo al mese di luglio.

L’indice si è attestato a 61.8, in aumento rispetto al 60.7 di giugno, lievemente sopra il consenso di mercato (61.4) e ben al di sopra della previsione base (60.5).

Il miglioramento è modesto ma significativo, in quanto interrompe una fase di deterioramento iniziata in primavera.

Tuttavia, il livello complessivo del sentiment resta storicamente contenuto e ben distante dai valori medi pre-pandemici.

Componenti del dato

L’indice che misura la percezione della situazione attuale è salito a 66.8 da 64.8, mentre la componente sulle aspettative future è aumentata a 58.6, da 58.1.

Entrambi i sottoindici confermano un contesto di cautela generalizzata, con un lieve recupero legato, secondo gli analisti, alla stabilizzazione dell’inflazione headline e alla resilienza del mercato del lavoro.

Aspettative di inflazione

Particolarmente rilevanti sono le aspettative di inflazione, monitorate con attenzione dalla Federal Reserve.

A luglio, le attese di inflazione a 1 anno sono scese dal 5.0% al 4.4%, mentre quelle a 5 anni si sono ridotte al 3.6%, segnalando un parziale rientro delle preoccupazioni inflazionistiche, pur restando al di sopra del target della Fed.

Interpretazione macroeconomica

Il lieve miglioramento dell’indice, accompagnato da un calo delle attese di inflazione, fornisce un segnale incoraggiante: i consumatori non percepiscono un peggioramento significativo del quadro economico e iniziano a riconoscere segnali di stabilizzazione dei prezzi.

Tuttavia, la fiducia rimane compressa, condizionata dall’aumento dei costi non discrezionali — come affitti, assicurazioni, sanità e trasporti — e dalle incertezze legate alla politica commerciale e monetaria.

Implicazioni per la Federal Reserve

Il dato si inserisce in un contesto di rallentamento ordinato dell’attività economica.

Una fiducia stabilmente bassa ma non in caduta libera, insieme a inflazione in moderata decelerazione, consente alla Fed di mantenere un atteggiamento attendista.

Il miglioramento delle aspettative di inflazione potrebbe rafforzare, nei prossimi mesi, l’ipotesi di un primo taglio dei tassi, qualora anche i dati “hard” — in particolare PCE core e occupazione — dovessero confermare un raffreddamento della domanda interna.

In sintesi

  • il sentiment dei consumatori sale a 61.8, da 60.7, sopra le attese;
  • le componenti “attese” e “situazione attuale” migliorano marginalmente;
  • le aspettative di inflazione a 1 e 5 anni scendono, ma restano elevate;
  • il clima di fiducia resta fragile, ma non si deteriora ulteriormente;
  • il dato supporta una posizione prudente da parte della Fed, senza pressioni immediate per una svolta accomodante.

Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita

La settimana appena conclusa ha confermato le proiezioni precedenti, con l’S&P 500 che ha rispettato il percorso atteso, mostrando una prosecuzione del movimento rialzista in linea con le attese.

Anche il VIX si è mosso entro i parametri previsti, contribuendo a un quadro di mercato coerente con le dinamiche tecniche osservate.

VIX – Volatilità sotto controllo, ma attenzione a fiammate improvvise

Il contesto attuale presenta caratteristiche analoghe a quelle della settimana precedente.

Le proiezioni probabilistiche indicano una possibilità pari al 70% che l’indice di volatilità registri un lieve incremento nei prossimi giorni.

È dunque ragionevole attendersi una volatilità tendenzialmente contenuta, ma con potenziali accelerazioni momentanee al rialzo.

S&P – Trend rialzista confermato, ma possibile fase laterale

Il quadro tecnico dell’S&P 500 continua a mostrare un’impostazione positiva nel breve periodo, con il trend ancora orientato al rialzo.

Tuttavia, è plausibile una fase di consolidamento o lateralità nel corso della settimana, prima di un’eventuale nuova estensione direzionale.

La struttura generale del mercato rimane solida.

La stagionalità supporta l’ipotesi di una settimana interlocutoria, con movimenti moderati sull’equity e una volatilità che potrebbe mostrare momenti di nervosismo, senza tuttavia generare inversioni strutturali.

Calendario macroeconomico USA di questa settimana

Lunedì 21 luglio

Non ci sono dati rilevanti in programma per oggi.

Martedì 22 luglio

Discorso del Presidente della Fed Powell

Martedì 22 luglio, i riflettori dei mercati saranno puntati sul discorso del presidente della Fed Jerome Powell.

In una fase di dati macro moderatamente favorevoli e in assenza di una decisione imminente sui tassi (la prossima riunione del FOMC è prevista per il 30–31 luglio), l’intervento di Powell si preannuncia come un momento cruciale per capire quanto la Fed si senta vicina a un primo taglio dei tassi, o se prevalga ancora la linea della prudenza.

Contesto: una Fed che osserva, e non agisce ancora

Dopo i dati su inflazione, consumi e mercato immobiliare della scorsa settimana, il consenso tra gli analisti si sta lentamente spostando verso un’ipotesi di taglio a settembre, ma senza certezze.

La Fed ha ribadito più volte di voler restare data-dependent, e i numeri di luglio e agosto saranno determinanti.

In questo senso, le parole di Powell potrebbero fornire un orientamento importante, anche solo in termini di tono e “body language”.

Cosa potrebbe (e non potrebbe) dire Powell

Powell dovrebbe muoversi su una linea di equilibrio comunicativo, evitando promesse esplicite ma lasciando aperta la porta a un futuro allentamento:

  • potrebbe riconoscere che l’inflazione core si sta muovendo nella giusta direzione, anche se in modo non ancora definitivo;
  • è probabile che sottolinei come la crescita sia in rallentamento ma ordinato, e che il mercato del lavoro mantenga segnali di solidità;
  • difficilmente annuncerà un cambio di rotta in modo esplicito: l’approccio sarà quasi certamente condizionale (“se i dati continueranno a confermare…”).

Al contrario, una chiusura netta a un taglio dei tassi a settembre — giudicandolo prematuro — sarebbe una sorpresa hawkish e potrebbe provocare tensione sui mercati obbligazionari e azionari.

Cosa si aspettano i mercati

Ad oggi, i futures sui Fed Funds prezzano una probabilità del 65–70% per un primo taglio a settembre.

Gli operatori si aspettano toni più accomodanti rispetto ai mesi scorsi, ma non un vero pivot.

Il punto più monitorato sarà la valutazione della Fed sull’equilibrio tra inflazione residua e rischio di frenata economica.

I mercati leggeranno ogni sfumatura verbale come un’indicazione della “postura” della Fed:

  • un Powell più morbido rafforzerebbe il rally dei settori sensibili ai tassi (tech, real estate, small caps);
  • un Powell ancora cauto o ambiguo manterrebbe le attese concentrate sull’autunno, ma senza fretta.

In sintesi

Il discorso di Powell arriva in un momento di tregua macro, ma con molte questioni ancora aperte:

  • inflazione in calo, ma non ancora al target;
  • economia in decelerazione, ma non in recessione;
  • mercati che scontano un taglio, ma ancora senza un segnale chiaro.

Per questo motivo, le parole di martedì non definiranno la politica monetaria, ma contribuiranno in modo decisivo a plasmare le aspettative sul percorso dei tassi da qui a fine anno.

Mercoledì 23 luglio

Vendite di case esistenti (giugno 2025): un test per la tenuta del mercato immobiliare USA

Mercoledì 23 luglio alle 16:00 italiane sarà pubblicato il dato sulle vendite di case esistenti negli Stati Uniti relativo al mese di giugno.

Si tratta di uno degli indicatori più rappresentativi dello stato di salute del mercato immobiliare residenziale, nonché un termometro indiretto della fiducia delle famiglie, delle condizioni di credito e della dinamica dei tassi ipotecari.

Il dato misura il numero annualizzato e destagionalizzato di abitazioni esistenti (già costruite) vendute durante il mese, e costituisce oltre il 90% del mercato complessivo delle compravendite immobiliari.

Le aspettative del mercato

A maggio le vendite si erano attestate a 4.03 milioni di unità (dato annualizzato), in lieve crescita rispetto ad aprile.

Per giugno, il consensus prevede una leggera flessione a 4.01 milioni, con alcuni analisti che indicano stime ancora più caute.

Questo andamento rifletterebbe il persistere di un contesto complesso: da un lato, l’offerta resta limitata; dall’altro, i tassi sui mutui si mantengono su livelli elevati, frenando la capacità di acquisto di molte famiglie.

Secondo i dati di Freddie Mac, i tassi sui mutui trentennali fissi oscillano ancora tra il 6.8% e il 7%, livelli che storicamente tendono a raffreddare l’attività nel mercato secondario.

Cosa osservare nei dettagli

Oltre al numero assoluto di vendite, gli operatori monitoreranno:

  • il livello delle scorte di abitazioni invendute (inventory);
  • la media e la mediana dei prezzi di vendita;
  • la ripartizione geografica dei dati, con particolare attenzione alle aree a maggiore pressione sui prezzi come il Sud e l’Ovest.

Un aumento delle scorte, unito a un rallentamento dei prezzi, potrebbe essere letto come un segnale di svolta verso un mercato più favorevole agli acquirenti, mentre una tenuta dei prezzi in presenza di vendite stabili o in crescita suggerirebbe una domanda ancora solida.

Implicazioni per la politica monetaria

Sebbene si tratti di un indicatore “lagging” rispetto ad altri dati macro, il mercato immobiliare è tra i più sensibili ai movimenti dei tassi di interesse.

Un calo marcato delle vendite sarebbe un segnale inequivocabile dell’efficacia restrittiva della politica monetaria attuale (tassi Fed tra 4.25% e 4.50%), rafforzando le aspettative per un possibile taglio entro l’autunno.

Viceversa, un dato in linea o sopra il consensus, accompagnato da stabilità dei prezzi, indicherebbe che l’impatto dei tassi sul comparto residenziale, pur evidente, non è ancora tale da compromettere la domanda in modo strutturale.

In sintesi

Il dato sulle vendite di case esistenti di mercoledì 23 luglio offrirà indicazioni preziose per comprendere lo stato di uno dei settori chiave dell’economia americana.

In un contesto di politica monetaria restrittiva, ogni segnale di tenuta o debolezza del comparto residenziale sarà attentamente valutato dagli analisti e dalla Federal Reserve in vista delle prossime decisioni sui tassi.

Giovedì 24 luglio

Richieste di sussidi di disoccupazione: un nuovo test sulla tenuta del mercato del lavoro USA

Giovedì 24 luglio, alle 14:30 italiane, il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti pubblicherà il dato settimanale sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione.

Si tratta di un indicatore ad alta frequenza, capace di offrire uno sguardo in tempo reale sull’evoluzione del mercato del lavoro.

Contesto e attese

Il dato precedente (settimana conclusa il 17 luglio) si era attestato a 221000 unità, al di sotto delle attese e coerente con un mercato del lavoro ancora in buona salute.

Per la settimana che si conclude il 20 luglio, il consensus degli analisti si attesta a 230000 richieste, con una previsione base di 225000.

Si tratta quindi di un possibile aumento, ma ancora contenuto e ben lontano dai livelli che normalmente indicano un deterioramento significativo dell’occupazione.

Perché questo dato è importante

Le richieste iniziali rappresentano uno dei primi segnali di eventuali cambi di rotta nell’occupazione: un aumento persistente — anche se graduale — potrebbe indicare che le aziende stanno iniziando a ridurre il personale in risposta al rallentamento della domanda e al contesto di tassi elevati.

Finora, però, il mercato del lavoro ha mostrato una notevole resilienza, soprattutto nei settori dei servizi, sanità e pubblica amministrazione.

Anche la media mobile a 4 settimane si è mantenuta in un range coerente con un’economia in espansione moderata.

Implicazioni per la Federal Reserve

La Federal Reserve osserva con attenzione i dati sull’occupazione per valutare i rischi di una frenata economica troppo brusca.

Un aumento marginale delle richieste non cambierà il quadro complessivo, ma una tendenza al rialzo più marcata nei prossimi mesi potrebbe rafforzare l’orientamento verso un taglio dei tassi già a settembre.

D’altra parte, un dato nuovamente sotto le attese manterrebbe la pressione sulla Fed affinché non intervenga prematuramente: un mercato del lavoro ancora solido suggerisce che la stretta monetaria non ha ancora prodotto effetti collaterali eccessivi.

In sintesi

  • il dato è atteso in leggero aumento a 230000, dopo i 221000 della settimana precedente;
  • il mercato del lavoro resta solido, ma cominciano a emergere segnali di rallentamento in alcuni comparti ciclici;
  • la Fed continuerà a osservare con attenzione, ma per ora non si registrano segnali allarmanti;
  • un numero in linea con le attese manterrebbe intatte le attuali aspettative di politica monetaria: tassi fermi a luglio, possibile taglio a settembre condizionato ai dati su inflazione e occupazione di luglio-agosto.

Flash PMI USA di luglio: attesa per un segnale sulla direzione dell’economia

Sempre giovedì 24 luglio 2025, alle 16:45 italiane, verrà pubblicata la stima preliminare del PMI Composite S&P Global per il mese di luglio, insieme alle due componenti principali: il PMI manifatturiero e quello dei servizi.

Si tratta di uno degli indicatori anticipatori più seguiti dai mercati finanziari e dai policymaker, in quanto fornisce un quadro aggiornato e tempestivo dell’attività economica nel settore privato.

Cosa si attende il mercato?

Dopo i dati di giugno, che avevano mostrato una crescita contenuta ma diffusa, le aspettative per luglio sono orientate verso una sostanziale stabilità:

  • PMI Composite atteso a 52.9, in linea con il mese precedente.

  • PMI Manifatturiero previsto in lieve calo a 52.5, rispetto al 52.9 di giugno.

  • PMI Servizi stimato a 53.0, leggermente sopra il 52.9 del mese scorso.

Tutti e tre i valori restano ampiamente sopra la soglia dei 50 punti, che separa espansione e contrazione, segnalando quindi un’economia ancora in crescita, seppur con ritmo moderato.

Perché questi dati sono rilevanti?

Il PMI viene costruito attraverso interviste mensili ai responsabili degli acquisti di centinaia di aziende manifatturiere e di servizi.

Il suo vantaggio principale è la tempestività: a differenza di altri indicatori macro che arrivano con settimane di ritardo, il Flash PMI offre un’indicazione quasi immediata sulla direzione dell’economia.

La componente manifatturiera è particolarmente utile per valutare l’andamento della domanda globale, mentre quella dei servizi — che rappresenta circa i due terzi del PIL statunitense — riflette più direttamente la spesa delle famiglie e la fiducia dei consumatori.

Implicazioni attese

Se il dato dovesse confermare la stabilità del mese precedente o mostrare un ulteriore miglioramento, i mercati potrebbero interpretarlo come segnale che l’economia americana sta procedendo su un sentiero di crescita moderata ma resistente, compatibile con un atteggiamento attendista da parte della Federal Reserve.

Al contrario, un indebolimento marcato — in particolare sotto i 52 punti — riaprirebbe il dibattito sulla possibilità di un rallentamento più profondo e sulla necessità di anticipare il ciclo di tagli ai tassi d’interesse già a partire da settembre.

In sintesi

  • l’indicatore fornisce una lettura anticipata sull’attività economica di luglio nei settori manifatturiero e dei servizi;
  • il mercato si attende una conferma della crescita moderata, con Composite a 52.9;
  • un dato sopra le attese rafforzerebbe la narrativa di un atterraggio morbido dell’economia;
  • un rallentamento sotto attese, specie nel manifatturiero, potrebbe aumentare le pressioni sulla Fed in vista della riunione di settembre.

Vendite di case nuove (giugno 2025): un test chiave per la domanda immobiliare primaria

Ancora, giovedì 24 luglio, sarà pubblicato il dato sulle vendite di case nuove relative al mese di giugno.

Si tratta di un indicatore importante per valutare la domanda primaria di abitazioni negli Stati Uniti, in particolare da parte di acquirenti al primo acquisto, e riflette direttamente il livello di fiducia delle famiglie, l’accessibilità al credito e l’orientamento dei costruttori.

Le attese del mercato

A maggio, le vendite si erano attestate a 619000 unità annualizzate (dato rivisto), in netto calo rispetto ad aprile.

Per giugno, il consensus si colloca attorno a 635000 unità, mentre la previsione base di diversi analisti si aggira su un range di 625000–630000.

Sarebbe quindi atteso un rimbalzo moderato, ma in un contesto ancora caratterizzato da forti incertezze sul fronte dei tassi ipotecari, del credito al consumo e dell’offerta abitativa.

Cosa guardare oltre il numero principale:

  1. prezzo mediano di vendita – Indicatore utile per capire se il mercato sta trovando un nuovo punto di equilibrio tra domanda e offerta, o se il rallentamento delle vendite è accompagnato da correzioni sui prezzi;
  2. distribuzione geografica – Le dinamiche possono variare sensibilmente tra regioni (Sud, Ovest, Midwest e Nordest), riflettendo specificità locali su reddito, occupazione e costi di costruzione;
  3. scorte disponibili (inventory) – Un aumento significativo delle abitazioni nuove invendute potrebbe segnalare un raffreddamento della domanda più marcato del previsto.

Implicazioni macroeconomiche

Le vendite di case nuove sono un indicatore più volatile rispetto a quello delle case esistenti, ma rivestono un’importanza strategica: riguardano l’attività edilizia “fresca” e forniscono segnali diretti sull’intenzione delle famiglie di impegnarsi in acquisti a lungo termine.

Una lettura in linea o sopra il consenso suggerirebbe una domanda ancora viva, nonostante i tassi elevati.

Al contrario, un ulteriore indebolimento potrebbe rafforzare i segnali di trasmissione restrittiva della politica monetaria, in particolare nel segmento residenziale.

In sintesi

  • le vendite di case nuove a giugno sono attese in lieve recupero, a circa 635.000 unità;
  • il dato fornirà ulteriori conferme (o smentite) sulla tenuta del mercato immobiliare primario;
  • attenzione ai prezzi, alle scorte e alla composizione regionale, utili per valutare la sostenibilità del rimbalzo;
  • una sorpresa negativa rafforzerebbe l’ipotesi di una Fed più vicina a un taglio tassi; una lettura solida, invece, manterrebbe il margine di attesa.

Venerdì 25 luglio

Industria USA: atteso crollo a doppia cifra negli ordinativi di beni durevoli

Gli ordinativi di beni durevoli rappresentano una chiave per capire lo stato della domanda industriale e degli investimenti aziendali.

In particolare, il dato core (escludendo difesa e aerospazio) è considerato un indicatore più stabile del ciclo economico.

Dinamica annuale

  • dato precedente (giugno su giugno): +16.4% – riflette un rimbalzo importante dai bassi livelli del 2024;
  • consensus mercato: –10.5%, segnale che gli analisti si aspettano una decisa correzione dopo un picco così anomalo;
  • previsione base: –9%, ipotizzando una riduzione meno marcata di quanto indicato dal consensus.

Dinamica mensile

  • dato precedente (maggio): +0.5%, indicazione di un modesto rialzo rispetto ad aprile;
  • consensus di giugno: +0.1%, segnale di stabilizzazione;
  • previsione base: –0.1%, che indica un possibile lieve calo dei nuovi ordini.

Cosa significano questi numeri

  1. Correzione annuale attesa
    Un ritorno verso il basso dopo un aumento annuo del 16.4% è fisiologico: il consensus e la previsione riflettono la normale convergenza verso una crescita tendenziale. Se invece l’indicatore dovesse scendere meno del previsto, sarebbe un segnale di una domanda più resiliente.

  2. Contesto mensile prezioso
    Il passaggio da un +0.5% a un potenziale -0.1% su base mensile suggerisce un rallentamento che potrebbe rispecchiare incertezze legate a investimenti in materiali e beni capitale, i cui cicli spesso risentono dei tassi d’interesse e delle tensioni inflattive.

  3. Implicazioni per la Fed
    Un calo netto del dato core (annuo o mensile) rafforzerebbe l’idea che la politica monetaria restrittiva sta avendo effetto nel contenere gli investimenti, aumentando la probabilità di un taglio dei tassi già a settembre.
    Al contrario, se il calo è meno marcato o si verifica una stabilizzazione, aumentano i dubbi sul fatto che la stretta monetaria stia avendo pieno effetto, lasciando aperta l’ipotesi di tassi fermi più a lungo.

Cosa tenere d’occhio nel report

  • ordinativi core: la flessione su base annua e mensile nel segmento non difensivo sarà la voce più osservata;
  • revisioni su mesi precedenti: eventuali aggiustamenti ai dati di aprile/maggio impatteranno la lettura del trend;
  • ripartizione per settore: investimenti in macchinari, trasporti (autocarri, aeronautica) ed elettronica forniranno indicazioni sul momentum industriale.

In sintesi

Venerdì 25 luglio, alle 14:30 italiane, arriverà il dato su un indicatore fondamentale per valutare la dinamica degli investimenti industriali.

  • in attesa di un calo annuo del 10.5% e mensile dello 0.1%, dal precedente +16.4% e +0.5% rispettivamente;
  • un risultato meno negativo del previsto potrebbe rivelare una domanda più robusta, inflazionando le aspettative di tassi;
  • un crollo ampio, al contrario, rafforzerebbe l’ipotesi di un taglio dei tassi a settembre, premiando un’impostazione Fed più accomodante.

Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere

La scorsa settimana è stata abbastanza interlocutoria per il portafoglio societario, con alcuni avanzamenti e alcuni ritracciamenti che alla fine hanno portato praticamente a un nulla di fatto rispetto alla settimana precedente.

Sono scadute alcune posizioni di vendita call contro il possesso di long call LEAPS, che verranno rinnovate oggi sulle prossime scadenze mensili (a meno di occasioni più interessanti sulle settimanali).

Nulla di significativo da segnalare anche sul portafoglio CFM, la cui equity s è riallineata con il benchmark, almeno per ora.

Chiuse due posizioni in utile nell’ambito della strategia High Probabiliy Naked Put Selling, che oggi rinnoveremo sulla scadenza di ottobre.

L’equity line ha raggiunto un nuovo massimo storico.

Prime due operazioni chiuse anche nell’ambito della strategia Triple-Class Mean Reverting, con un piccolo loss che non impatta significativamente sull’equity.

Sotto trovate l’equity aggiornata anche di questa strategia, con la parte in grigio relativa all’In Sample e quella in verde per l’OOS.

Stiamo lavorando alla definizione dei parametri operativi per una nuova strategia su SPY, di cui abbiamo parlato in un articolo pubblicato nelle pagine dell’Academy qualche giorno fa.

Per la natura “lenta” della strategia in oggetto, che genera in media una dozzina di segnali operativi l’anno, molto probabilmente la inseriremo nel pacchetto dell’Academy Pro, così da arricchire ulteriormente il parco strategie del nostro settimanale.

equity TCMR

Il focus settoriale della settimana

Energia sotto i riflettori: tra trimestrali e segnali macro, una settimana cruciale per il comparto oil & gas

Questa settimana, il settore energetico – e in particolare l’oil & gas statunitense – torna sotto i riflettori, complice una combinazione interessante di appuntamenti societari, spunti macro e incognite geopolitiche.

Sul fronte earnings, attesi i conti di alcuni operatori chiave dei servizi oilfield come Halliburton (HAL) e Liberty Energy (LBRT).

Queste società rappresentano un termometro prezioso dell’attività upstream in Nord America, in particolare nei bacini di shale oil come il Permiano.

Il mercato guarda a margini operativi, livelli di utilizzo delle attrezzature e pricing power, in un contesto in cui la domanda energetica resta sostenuta, ma l’offerta comincia a scontare il peso di costi più rigidi e pressione regolatoria.

Più in là nella settimana, occhi puntati anche su produttori come Matador Resources (MTDR) e su società midstream o integrate, da cui ci si aspetta visibilità sulle strategie di capitale, spese in conto capitale e ritorni agli azionisti (dividendi, buyback).

Il tutto avviene mentre il prezzo del petrolio oscilla attorno ai 79–80 dollari al barile (WTI), sostenuto da tagli OPEC+ e una domanda asiatica che, pur rallentando, non sta ancora cedendo del tutto.

A completare il quadro, segnali macro interessanti: dagli ordinativi di beni durevoli (sensibili anche all’energia industriale) ai dati su permessi edilizi e nuove costruzioni, che impattano sulla domanda interna di combustibili e materiali.

In parallelo, l’amministrazione USA resta in bilico tra pressioni per una maggiore produzione interna e obiettivi climatici che richiedono disciplina nel settore fossile.

È un equilibrio instabile, e ogni messaggio politico – soprattutto in piena campagna elettorale – può muovere rapidamente le aspettative.

In sintesi, il settore energia appare resiliente, ma anche più selettivo: l’attenzione si sposta dalla crescita tout court alla qualità degli asset, alla disciplina finanziaria e alla capacità di creare valore anche in contesti meno favorevoli.

Due ETF da tenere d’occhio

ETF settoriali da monitorare:

  • XLE – Energy Select Sector SPDR Fund: focalizzato su large cap energetiche USA (Exxon, Chevron, etc.).

  • PXE – Invesco Dynamic Energy Exploration & Production ETF: più orientato a produttori e operatori mid cap del comparto E&P.

Gli earnings principali di questa settimana

Lunedì 21 luglio

Nulla di particolare da segnalare.

Martedì 22 luglio

Prima dell’apertura

General Motors (GM)

Gli investitori guarderanno soprattutto all’andamento dei margini e dei prezzi medi di vendita, in un contesto in cui la domanda negli Stati Uniti mostra segnali di raffreddamento.

Altro tema centrale sarà la performance del segmento elettrico: il mercato si aspetta aggiornamenti concreti sull’evoluzione della piattaforma Ultium e sulla sostenibilità economica della strategia EV, in un momento di forte pressione competitiva e costi in rialzo.

GM è uno dei più grandi gruppi automobilistici al mondo, con un portafoglio che include marchi storici come Chevrolet, GMC e Cadillac.

Dopo anni di concentrazione sul mercato nordamericano, l’azienda sta spingendo forte sull’elettrificazione e sull’integrazione verticale della produzione batterie.

Halliburton (HAL)

L’attenzione sarà rivolta soprattutto alla domanda nordamericana di servizi oilfield, che ha mostrato segni di rallentamento, e alla tenuta dei margini internazionali, in particolare in Medio Oriente e America Latina, dove la società continua a espandere la propria presenza.

Halliburton è uno dei maggiori fornitori mondiali di servizi e soluzioni per l’industria dell’energia, in particolare per la perforazione e completamento di pozzi petroliferi.

È un barometro importante per il ciclo del settore estrattivo, con un forte legame all’andamento dei prezzi del greggio e agli investimenti upstream.

KeyCorp (KEY)

La banca regionale americana sarà sotto i riflettori per l’andamento dei depositi e della raccolta retail, in un contesto ancora fragile per gli istituti di medie dimensioni.

Gli operatori guarderanno con attenzione anche alla qualità del credito, soprattutto nei portafogli legati al real estate commerciale.

KeyCorp è una banca con sede a Cleveland, attiva principalmente nel Midwest e Nord-Est degli Stati Uniti.

Offre servizi bancari tradizionali, gestione patrimoniale e finanziamenti commerciali.

Coca-Cola (KO)

I riflettori saranno puntati su volumi e mix di prodotto, in particolare nei mercati emergenti e nelle categorie a maggiore margine come energy drinks e premium hydration.

Altro tema chiave sarà la resilienza dei margini operativi in un contesto di costi ancora elevati per materie prime e logistica.

Coca-Cola è uno dei più grandi gruppi globali nel settore beverage, con un portafoglio che include oltre 200 brand, tra cui Fanta, Sprite, Powerade e Minute Maid.

Opera in oltre 200 Paesi con un modello di business fortemente ancorato al franchising.

Lockheed Martin (LMT)

L’attenzione sarà concentrata sull’evoluzione del backlog e dei contratti governativi, soprattutto per i programmi F-35 e sistemi missilistici, in un contesto geopolitico che continua a sostenere la domanda.

Da monitorare anche eventuali indicazioni sul ritmo di consegna e gestione dei costi, dopo alcuni segnali di pressione sulla supply chain.

Lockheed Martin è il principale contractor della difesa statunitense, attivo nei settori aerospaziale, missilistico e della sicurezza avanzata.

Gran parte del fatturato proviene da commesse pubbliche, in particolare dal Dipartimento della Difesa USA.

Northrop Grumman (NOC)

Gli investitori guarderanno con attenzione ai progressi sul programma B-21 Raider, il nuovo bombardiere stealth destinato a diventare uno dei pilastri della difesa aerea statunitense.

Importante anche la tenuta della divisione aerospazio e dei margini nei sistemi spaziali, in un contesto competitivo e tecnologicamente sfidante.

Northrop Grumman è uno dei principali appaltatori della difesa negli Stati Uniti, attivo nei settori aerospaziale, spaziale, cyber e sistemi avanzati.

L’azienda ha un ruolo chiave nei grandi programmi strategici del Pentagono, con un forte focus sull’innovazione militare.

Philip Morris (PM)

L’attenzione sarà focalizzata sulla performance dei prodotti a rischio ridotto, in particolare i dispositivi IQOS, che stanno diventando il motore della crescita.

Gli analisti seguiranno anche l’evoluzione delle vendite nei mercati emergenti, dove la volatilità valutaria e fiscale resta un fattore critico.

Philip Morris è uno dei maggiori produttori mondiali di tabacco, attivo in oltre 180 Paesi.

Negli ultimi anni ha avviato una transizione strategica verso prodotti “smoke-free”, puntando a ridurre la dipendenza dalle sigarette tradizionali.

Raytheon Technologies (RTX)

Il focus sarà su andamento della divisione aerospazio commerciale (Pratt & Whitney e Collins), in un momento in cui la ripresa del traffico aereo continua ma con margini sotto pressione.

Attesa anche per eventuali aggiornamenti sul fronte difesa, in particolare commesse legate a sistemi missilistici e radar.

RTX è un colosso della difesa e dell’aerospazio, nato dalla fusione tra Raytheon e United Technologies. Opera su due grandi fronti: tecnologie per la difesa e componentistica per l’aviazione civile, con una forte esposizione ai contratti pubblici e ai cicli industriali globali.

Dopo la chiusura

Cal-Maine Foods (CALM)

L’attenzione sarà rivolta all’andamento dei prezzi delle uova, che restano altamente volatili a causa di fattori stagionali e sanitari (influenza aviaria in primis).

Il mercato seguirà anche la dinamica dei volumi e della domanda retail, in un contesto di normalizzazione post-pandemia.

Cal-Maine è il più grande produttore e distributore di uova fresche negli Stati Uniti.

Opera con marchi propri e private label, servendo principalmente il mercato retail.

La redditività è fortemente influenzata da fluttuazioni di prezzo e da shock sanitari nel settore avicolo.

Matador Resources (MTDR)

I riflettori saranno puntati su volumi di produzione e realizzazioni per barile, in particolare nel bacino del Permiano, dove Matador è fortemente esposta.

Il mercato seguirà anche con attenzione l’evoluzione dei costi di estrazione e del free cash flow, dati i recenti movimenti nei prezzi del petrolio e del gas.

Matador Resources è una compagnia indipendente attiva nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas naturale, con focus operativo nel Permian Basin (Texas e New Mexico).

L’azienda ha un profilo “pure play” sullo shale, molto sensibile ai prezzi delle commodity energetiche.

 

Texas Instruments (TXN)

L’attenzione sarà concentrata sull’andamento della domanda industriale e automotive, due segmenti chiave per TI, che continuano a mostrare segnali contrastanti.

Gli investitori cercheranno anche segnali di stabilizzazione nei margini operativi, dopo alcuni trimestri di pressione legati al rallentamento ciclico.

Texas Instruments è uno dei maggiori produttori globali di semiconduttori analogici e embedded.

I suoi chip sono utilizzati in un’ampia gamma di dispositivi industriali, auto e elettronica di consumo, con un modello di business orientato alla redditività di lungo periodo.

 

Mercoledì 23 luglio

Prima dell’apertura

Boston Scientific (BSX)

Il focus sarà sull’andamento delle vendite nei dispositivi cardiovascolari e interventistici, aree in cui l’azienda sta guadagnando quote di mercato.

Attenzione anche alla marginalità operativa, dopo l’aumento dei costi di produzione e logistica nel primo semestre.

Boston Scientific è una delle principali aziende med-tech al mondo, specializzata in dispositivi per cardiologia, neurologia, urologia e chirurgia minimamente invasiva.

Opera a livello globale con un forte posizionamento negli ospedali e nei centri specialistici.

Equinor (EQNR)

L’attenzione sarà rivolta a produzione e realizzi nel segmento gas naturale, su cui Equinor ha una forte esposizione, soprattutto in Europa.

Gli investitori seguiranno anche la strategia di investimento nella transizione energetica, inclusi i progetti eolici offshore e CCS (carbon capture and storage).

Equinor è una compagnia energetica norvegese integrata, con attività upstream nel petrolio e gas e un crescente portafoglio di investimenti nelle rinnovabili.

È tra i principali fornitori di gas naturale per il mercato europeo.

Freeport-McMoRan (FCX)

Il focus sarà su prezzi realizzati del rame e margini di produzione, in un contesto di forte volatilità dei metalli di base.

Attesa anche per aggiornamenti sulla produttività delle miniere chiave, in particolare Grasberg (Indonesia) e quelle nel Sudovest degli Stati Uniti.

Freeport-McMoRan è uno dei maggiori produttori mondiali di rame e oro, con operazioni in Nord e Sud America, oltre alla storica presenza in Indonesia.

È considerata un barometro globale per il settore minerario e per le prospettive dell’economia cinese.

General Dynamics (GD)

I riflettori saranno puntati sulla crescita del portafoglio ordini nella difesa, in particolare per i segmenti sistemi terrestri e marine (sottomarini nucleari).

Il mercato seguirà anche la performance della divisione Gulfstream, spesso soggetta a cicli autonomi rispetto al business militare.

General Dynamics è una delle principali aziende della difesa statunitense, attiva in ambiti che spaziano dalla cantieristica navale militare all’aeronautica civile, fino ai sistemi IT per uso governativo.

Ha un profilo diversificato e un’esposizione significativa al budget della difesa USA.

Hasbro (HAS)

L’attenzione sarà concentrata su trend delle vendite nel segmento giochi e giocattoli, in particolare nel contesto di domanda debole post-pandemia e crescente concorrenza.

Focus anche su progressi nel piano di ristrutturazione e contenimento costi, dopo i tagli annunciati nei trimestri scorsi.

Hasbro è una delle principali aziende di intrattenimento per bambini, nota per brand iconici come Monopoly, Nerf e Transformers.

Oltre ai giocattoli fisici, ha ampliato il suo raggio d’azione verso licensing, gaming digitale e media.

Infosys (INFY)

I mercati seguiranno con attenzione l’evoluzione della domanda nei servizi IT e consulenza digitale, soprattutto in Nord America, dove si osservano segnali di rallentamento nei budget tecnologici delle grandi aziende.

Importante anche la guidance sul fatturato FY25, che nelle ultime trimestrali ha deluso le attese.

Infosys è una delle principali società di servizi IT e outsourcing a livello globale, con sede in India.

Offre consulenza tecnologica, sviluppo software e soluzioni digitali, con una clientela fortemente concentrata nei settori finanziario, manifatturiero e retail.

NextEra Energy (NEE)

Gli investitori si concentreranno sulla redditività del segmento rinnovabili (NextEra Energy Resources), in particolare sull’impatto dei ritardi normativi e sull’evoluzione dei costi di finanziamento.

Attesa anche per l’andamento del business regolato di Florida Power & Light, solido ma sensibile alla domanda elettrica stagionale.

NextEra è uno dei principali utility statunitensi e leader mondiale nelle energie rinnovabili, con una forte esposizione all’eolico e al solare.

Combina un’attività regolata stabile in Florida con una componente di crescita aggressiva nel settore clean energy a livello nazionale.

Dopo la chiusura

Chipotle (CMG)

Il focus sarà su comparable sales e traffico nei ristoranti, in un contesto in cui l’inflazione alimentare e i costi del lavoro restano elevati.

Gli analisti seguiranno anche gli sviluppi sul piano di espansione della rete, soprattutto nei mercati suburban e internazionali.

Chipotle è una delle principali catene fast-casual negli Stati Uniti, nota per il suo menu ispirato alla cucina messicana.

Il modello operativo punta su ingredienti freschi, filiera corta e digitalizzazione dell’esperienza cliente.

 

Alphabet (GOOG)

I riflettori saranno puntati su ricavi pubblicitari di Google Search e YouTube, in un contesto di rinnovata concorrenza e rallentamento ciclico di alcuni comparti.

Grande attenzione anche alla crescita di Google Cloud e agli sviluppi nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei prodotti core.

Alphabet è la holding che controlla Google e altre attività come YouTube, Android, Waymo e DeepMind.

È uno dei gruppi tecnologici più influenti al mondo, con ricavi fortemente concentrati sulla pubblicità digitale e crescenti investimenti in AI e cloud computing.

 

Helix Energy Solutions (HLX)

L’attenzione sarà rivolta alla domanda di servizi offshore nel Golfo del Messico e Nord Sea, dove Helix opera nel supporto a perforazioni e interventi sottomarini.

Il mercato guarda anche alla visibilità sul backlog contrattuale, utile per valutare la sostenibilità della crescita nel secondo semestre.

Helix è una società specializzata in servizi offshore per il settore energetico, in particolare attività di intervento su pozzi sottomarini, decomissioning e supporto all’esplorazione.

Opera soprattutto in acque profonde, con una flotta tecnica e competenze ingegneristiche distintive.

 

IBM (IBM)

Il mercato sarà focalizzato sulla crescita dei ricavi nei segmenti cloud ibrido e AI enterprise, in particolare attraverso Red Hat e le soluzioni Watsonx.

Attenzione anche alla redditività operativa, dopo gli sforzi di semplificazione del business e taglio dei costi portati avanti negli ultimi trimestri.

IBM è una storica tech company americana, oggi concentrata su servizi IT, infrastrutture cloud e intelligenza artificiale per grandi imprese.

Dopo anni di trasformazione, punta a posizionarsi come partner tecnologico chiave per la digitalizzazione corporate e l’automazione intelligente.

 

Mattel (MAT)

I riflettori saranno puntati su performance dei brand core come Barbie, Hot Wheels e Fisher-Price, in un contesto post-pandemico che ha visto un rallentamento dei consumi nel segmento giocattoli.

Gli analisti osserveranno anche i risultati delle licenze e delle iniziative media, dopo il successo del film “Barbie” nel 2023.

Mattel è una delle principali aziende globali nel settore dell’intrattenimento infantile e dei giocattoli.

Oltre alla produzione, sviluppa contenuti, giochi digitali e progetti cinematografici, con una strategia mirata a valorizzare il proprio portafoglio IP.

 

Patterson-UTI Energy (PTEN)
Il focus sarà su tassi di utilizzo e prezzi giornalieri delle piattaforme di perforazione onshore, soprattutto negli Stati Uniti, dove l’attività ha mostrato segnali di rallentamento.

Da monitorare anche la performance della divisione pressure pumping, sensibile alla domanda di shale oil e ai margini operativi.

Patterson-UTI è uno dei principali fornitori di servizi per il settore oil & gas onshore nordamericano, attivo in perforazione di pozzi, fratturazione idraulica e altri servizi complementari.

Opera prevalentemente nel Permian Basin e in altri bacini non convenzionali.

 

Tesla (TSLA)

Gli investitori si concentreranno su margini lordi per veicolo e sul potenziale impatto di ulteriori tagli ai prezzi, in un contesto competitivo sempre più agguerrito, soprattutto in Cina.

Grande attenzione anche agli aggiornamenti su AI e robotica, dopo le recenti dichiarazioni di Musk su progetti come Optimus e la guida autonoma.

Tesla è il leader globale nel mercato dei veicoli elettrici, con una forte integrazione verticale e attività che spaziano dall’auto alla generazione e stoccaggio di energia.

La società è considerata anche un pioniere nell’AI applicata alla mobilità.

 

Giovedì 24 luglio

Prima dell’apertura

American Airlines (AAL)

Il focus sarà su ricavi unitari e costi operativi, con particolare attenzione alla dinamica dei carburanti e al pricing dei biglietti nelle tratte domestiche.

Gli investitori guarderanno anche a previsioni di capacità e cash flow estivo, in un periodo stagionalmente forte ma con margini sotto pressione.

American Airlines è una delle principali compagnie aeree statunitensi, con una vasta rete domestica e internazionale.

Dopo la pandemia, sta cercando di riequilibrare bilanci e operatività, in un contesto di domanda resiliente ma costi ancora elevati.

Honeywell (HON)

L’attenzione sarà rivolta alla performance nei segmenti aerospazio e automazione industriale, che stanno beneficiando della ripresa ciclica e degli investimenti in digitalizzazione.

Il mercato seguirà anche gli sviluppi sul fronte AI e sostenibilità, aree in cui l’azienda sta spingendo con soluzioni integrate.

Honeywell è un conglomerato industriale globale, attivo in settori come aerospazio, building technologies, materiali avanzati e automazione.

Combina un portafoglio diversificato con una crescente focalizzazione su software industriale e tecnologie green.

IMAX (IMAX)

Il focus sarà su ricavi per sala e pipeline cinematografica, elementi chiave per valutare la ripresa del business post-scioperi di Hollywood.

Gli analisti guarderanno anche agli accordi internazionali per l’espansione della rete, in particolare nei mercati asiatici e in Medio Oriente.

IMAX è una società canadese specializzata in tecnologie di proiezione ad alta definizione e formati immersivi, con un modello di business che unisce licensing, produzione e distribuzione di contenuti premium per cinema di fascia alta.

Keurig Dr Pepper (KDP)

Il mercato seguirà con attenzione i volumi nel comparto beverage e le vendite di sistemi monodose, in un contesto di consumo stabile ma pressione sui prezzi.

Attesa anche per l’evoluzione della marginalità, soprattutto alla luce dei costi di materie prime e packaging.

KDP è uno dei principali gruppi beverage in Nord America, con un portafoglio che unisce bibite tradizionali (Dr Pepper, 7UP) e sistemi per il caffè domestico (Keurig).

La società punta su integrazione verticale, innovazione di prodotto e sinergie tra distribuzione e canali retail.

STMicroelectronics (STM)

L’attenzione sarà rivolta alla domanda nei settori automotive e industriale, due pilastri del portafoglio STM, in un contesto di normalizzazione dei cicli post-boom pandemico.

I mercati seguiranno anche l’evoluzione dei margini, messi sotto pressione da cali di prezzo in alcune linee di semiconduttori.

STMicroelectronics è uno dei principali produttori europei di semiconduttori integrati, con una forte presenza nei chip per auto, sensori e componenti per elettronica di potenza.

Opera con una solida base in Europa, ma serve clienti globali nei settori più innovativi della tecnologia.

Teck Resources (TECK)

I riflettori saranno puntati su prezzi realizzati per rame, zinco e carbone metallurgico, tre pilastri del business di Teck.

Gli investitori cercheranno anche aggiornamenti sulla separazione del business dei metalli da quello del carbone, annunciata come parte della strategia di transizione.

Teck Resources è una compagnia mineraria canadese diversificata, attiva soprattutto in rame, zinco e carbone da coke, fondamentali per acciaio e infrastrutture.

In anni recenti ha intensificato gli investimenti in metalli strategici per la transizione energetica.

Tractor Supply (TSCO)

Il mercato guarderà ai trend delle vendite same-store e alla tenuta della domanda nei segmenti rurali, in particolare articoli per l’agricoltura, il giardinaggio e gli animali domestici.

Focus anche sulla gestione degli inventari, cruciale in un contesto di normalizzazione dei consumi post-pandemici.

TSCO è la più grande catena retail americana specializzata in prodotti per la vita rurale e outdoor, con oltre 2000 punti vendita in aree suburbane e rurali.

È nota per il forte legame con la clientela fidelizzata e per la resilienza del suo modello in contesti economici incerti.

Vale (VALE)

Il mercato sarà focalizzato su volumi di produzione e prezzi realizzati del minerale di ferro, in un momento in cui la domanda cinese resta incerta.

Da monitorare anche gli aggiornamenti sulla diversificazione in rame e nichel, metalli chiave per la transizione energetica.

Vale è una delle maggiori compagnie minerarie globali, con sede in Brasile, leader nell’estrazione e esportazione di minerale di ferro, oltre ad avere una presenza crescente nei metalli non ferrosi.

È un attore strategico per il mercato globale delle materie prime.

Xerox (XRX)

I riflettori saranno puntati su ricavi nel core business di stampa e servizi documentali, in un mercato in graduale contrazione.

Il focus sarà anche su iniziative di ristrutturazione e automazione, con particolare attenzione al contenimento costi e alla transizione verso soluzioni digitali.

Xerox è storicamente un’icona nel settore della stampa e gestione documentale, oggi impegnata in un processo di trasformazione verso servizi IT, workflow digitali e soluzioni per l’efficienza aziendale.

Affronta una fase delicata tra declino strutturale e innovazione.

Dopo la chiusura

Intel (INTC)

Il focus sarà su progressi nella nuova generazione di chip e sulla competitività rispetto a TSMC e AMD, soprattutto nei segmenti server e AI.

Gli investitori cercheranno anche aggiornamenti sulla divisione foundry, centrale nella strategia di rilancio industriale e indipendenza tecnologica americana.

Intel è uno dei maggiori produttori mondiali di semiconduttori, con una lunga storia nell’hardware per PC, server e data center.

Dopo anni di difficoltà tecniche e concorrenza agguerrita, è impegnata in un vasto piano di rilancio basato su innovazione, reshoring produttivo e capacità produttiva interna.

 

Invesco Mortgage Capital (IVR)

L’attenzione sarà rivolta alla dinamica del book di MBS (Mortgage-Backed Securities) e alla gestione del leverage in un contesto di tassi elevati e volatilità del mercato obbligazionario.

Cruciale anche la visibilità sulla copertura del dividendo e sulla stabilità del NAV.

IVR è un REIT ipotecario che investe principalmente in titoli garantiti da mutui residenziali (RMBS), sia agency che non agency.

Opera con una leva significativa, risultando particolarmente sensibile alla curva dei rendimenti e alle aspettative sulla politica monetaria.

 

Liberty Energy (LBRT)

Il mercato guarderà ai margini nella divisione di pressure pumping e alla visibilità sui volumi, in particolare nel bacino Permiano.

Gli investitori seguiranno anche le dinamiche di pricing e costi operativi, cruciali per la profittabilità nel contesto attuale.

Liberty è uno dei principali fornitori di servizi di completamento per pozzi di shale oil, focalizzata su fratturazione idraulica e tecnologie proprietarie.

Opera prevalentemente negli Stati Uniti ed è considerata un player agile e ben posizionato nel settore non convenzionale.

 

Newmont (NEM)

I riflettori saranno puntati su volumi di produzione e costi all-in sustaining (AISC), soprattutto dopo l’integrazione dell’acquisizione di Newcrest.

Il mercato seguirà anche l’esposizione ai prezzi dell’oro e del rame, in un contesto di alta volatilità e tensioni geopolitiche.

Newmont è il maggior produttore mondiale di oro, con un portafoglio diversificato di miniere in Nord e Sud America, Australia e Africa.

Dopo la fusione con Newcrest, ha rafforzato la sua posizione anche nei metalli industriali, puntando su scala, efficienza e resilienza ciclica.

 

Venerdì 25 luglio

Nulla di particolare da segnalare.