SMB Strategic Markets Bulletin di QuantOptions Academy

SMB Strategic Markets Bulletin

Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.

N. 19 – 14 luglio 2025

Il quadro macroeconomico USA della settimana del 7 luglio 2025 in sintesi

USA: Segnali contrastanti tra Fed prudente, mercato del lavoro solido e sorpresa fiscale

La settimana dal 7 all’11 luglio 2025 ha restituito un quadro macroeconomico complesso ma interessante, in cui la narrativa prevalente continua a essere quella della prudenza strategica.

La Federal Reserve, il mercato del lavoro e il bilancio federale sono stati al centro dell’attenzione, offrendo spunti diversi ma coerenti nel delineare uno scenario di transizione, più che di svolta.

Mercoledì 9 luglio, i verbali del FOMC relativi alla riunione del 12 giugno hanno confermato l’approccio attendista della Fed.

Il messaggio chiave emerso è la persistenza dell’incertezza sull’inflazione, in particolare quella core, e l’assenza di consenso interno su quando – e se – avviare un ciclo di tagli dei tassi.

Alcuni membri del board hanno espresso preoccupazioni sulla tenuta dei prezzi, mentre altri iniziano a notare segnali di raffreddamento nel mercato del lavoro, pur ancora marginali.

La novità semantica è rappresentata dalla descrizione della politica monetaria attuale come “solo lievemente restrittiva”, suggerendo che eventuali tagli sarebbero letti come normali aggiustamenti verso la neutralità, più che come un cambio radicale di rotta.

Giovedì 10 luglio, il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione (227k) ha sorpreso al ribasso rispetto a consensus e previsioni, indicando che il mercato del lavoro continua a reggere.

Il dato, inferiore anche alla media mobile a quattro settimane, rafforza la percezione di un sistema occupazionale ancora solido, capace di assorbire shock.

Non abbastanza, però, da spingere la Fed verso un taglio imminente: la banca centrale resta in attesa di segnali più convincenti, specie su salari e disoccupazione.

Venerdì 11 luglio, è arrivata la sorpresa più macroscopica della settimana: un avanzo di bilancio federale pari a +27 miliardi, contro attese per un forte deficit.

Tuttavia, il risultato è frutto di dinamiche stagionali (entrate fiscali elevate e spese contenute) e non rappresenta un cambio strutturale.

La pressione sulla spesa pubblica resta alta, e l’impatto sui mercati è stato contenuto, anche se il dato ha offerto un piccolo sollievo nel breve termine al comparto obbligazionario.

Nel complesso, i dati della settimana restituiscono un’economia americana ancora resistente, ma che si muove su un crinale sottile tra rallentamento e stabilità.

La Fed osserva, i mercati attendono, e ogni nuovo dato – da qui a settembre – sarà cruciale per capire quando (e quanto) arriverà il primo taglio dei tassi.

In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale

Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.

Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.

Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.

Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.

Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa

Lunedì 7 luglio

Nessun dato rilevante comunicato oggi.

Martedì 8 luglio

Nessun dato rilevante comunicato oggi.

Mercoledì 9 luglio

Pubblicazione dei verbali del FOMC di giugno

I verbali del FOMC confermano la linea attendista della Fed, con enfasi sulla dipendenza dai dati e divergenze interne sui tempi dei tagli ai tassi.
La riunione del 12 giugno aveva già fornito un messaggio chiaro ai mercati: il ciclo dei tagli non è ancora partito e potrebbe richiedere più tempo del previsto.

I verbali pubblicati la settimana successiva hanno rafforzato questa visione, mostrando un board ancora profondamente diviso sulle prospettive economiche e sull’evoluzione dell’inflazione.

Dalle discussioni emerge come l’incertezza sull’inflazione core rimanga elevata, con diversi partecipanti che hanno segnalato la necessità di ulteriori conferme di disinflazione prima di procedere con un taglio dei tassi.

Alcuni membri hanno sottolineato come la persistenza delle pressioni sui prezzi, seppur in attenuazione, sia ancora motivo di cautela.

Al tempo stesso, la valutazione del mercato del lavoro sta lentamente cambiando.

Sebbene l’occupazione resti robusta, i verbali evidenziano una crescente attenzione verso segnali di possibile indebolimento, specialmente in alcuni segmenti più sensibili al ciclo economico.

Questo rende chiaro che un peggioramento visibile nel mercato del lavoro potrebbe agire da catalizzatore per un intervento espansivo già in autunno.

Interessante anche la riflessione sulla politica dei dazi: i membri della Fed hanno citato i nuovi dazi tra i potenziali fattori di rischio per l’inflazione futura, ma senza esprimere una preoccupazione marcata.

Il loro impatto è stato descritto come “incerto” e “potenzialmente temporaneo”, ma la loro presenza nella discussione ufficiale indica una crescente attenzione verso le variabili geopolitiche e commerciali.

Altro punto chiave: la politica monetaria è ora ritenuta solo “lievemente restrittiva” da molti partecipanti.

Questo è un segnale importante, perché suggerisce che eventuali tagli futuri non rappresenterebbero un drastico cambio di rotta, ma piuttosto un aggiustamento verso una neutralità di lungo periodo.

Infine, i verbali mettono in evidenza che la comunicazione della Fed sarà ancora guidata dai dati macro in arrivo, soprattutto i prossimi report su inflazione e occupazione.

La finestra di settembre resta aperta, ma un taglio in quel mese richiederà probabilmente una combinazione di dati favorevoli, tra cui un rallentamento significativo dell’inflazione e segnali più concreti di indebolimento della domanda.

Giovedì 10 luglio

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione al 5 luglio

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione USA: sorpresa al ribasso, il mercato del lavoro resta solido.

Il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, rilasciato giovedì 10 luglio e relativo alla settimana conclusa il 5 luglio, si è attestato a 227 mila unità, in calo rispetto alla rilevazione precedente (232k) e al di sotto sia del consensus degli analisti (235k) sia della previsione base (245k).

Si tratta di una sorpresa positiva, che contraddice – almeno in parte – i segnali più cauti emersi nei dati precedenti.

Il numero di nuove richieste rimane contenuto e coerente con un mercato del lavoro ancora resiliente, capace di assorbire eventuali shock macro senza significativi impatti occupazionali.

Questa dinamica rafforza la narrativa secondo cui, nonostante il rallentamento selettivo dell’economia, il mercato del lavoro statunitense conserva una sua solidità strutturale, quantomeno in termini di stabilità occupazionale.

È importante notare che il dato è anche inferiore alla media mobile a quattro settimane, che rappresenta un indicatore più smussato della tendenza di fondo.

Per la Federal Reserve, il dato si inserisce in un quadro misto, ma non fornisce al momento motivazioni forti per accelerare l’avvio di un ciclo di tagli dei tassi.

Al contrario, potrebbe alimentare la posizione di chi, all’interno del board, preferisce attendere ulteriori conferme di rallentamento prima di modificare l’orientamento monetario.

In sintesi: la lettura al ribasso rappresenta un segnale di forza del mercato del lavoro, ma da sola non cambia lo scenario complessivo.

Saranno necessari ulteriori dati – in particolare sulle buste paga, la disoccupazione e i salari – per capire se la Fed potrà o meno allentare la propria politica nei prossimi mesi.

Venerdì 11 luglio

Dichiarazione mensile sul bilancio federale USA, mese di giugno

Bilancio federale USA di giugno: sorprendente surplus, ma attenzione alla stagionalità.

La dichiarazione mensile del bilancio federale, pubblicata venerdì 11 luglio 2025, ha registrato un sorprendente avanzo di +27 miliardi di dollari, in netto contrasto con le attese del mercato.

Il consensus degli analisti si attestava su un deficit di -11 miliardi, mentre alcune previsioni erano ancora più pessimistiche, ipotizzando un disavanzo fino a -350 miliardi.

A confronto, il mese precedente aveva segnato un buco nei conti pubblici pari a -316 miliardi.

L’avanzo di giugno è riconducibile a una combinazione di fattori stagionali, tra cui un forte flusso di entrate fiscali, in parte legato a scadenze per il pagamento delle imposte di metà anno, e un ritmo di spesa più contenuto da parte delle agenzie federali.

Nonostante l’apparente miglioramento, è importante leggere il dato con cautela: la stagionalità del bilancio statunitense comporta ampie fluttuazioni mensili, e un singolo dato positivo non è sufficiente a segnalare un’inversione strutturale della tendenza al deterioramento fiscale.

Resta infatti elevata la spesa per interessi sul debito pubblico, in un contesto di tassi d’interesse ancora alti e pressione crescente su alcuni capitoli di bilancio come difesa e sanità.

Il dato, tuttavia, potrebbe offrire una temporanea boccata d’ossigeno ai Treasury, riducendo la necessità di emissioni nette nel brevissimo termine, e limitare le preoccupazioni a breve sull’impatto del deficit sui mercati obbligazionari.

Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita

La scorsa settimana si è chiusa in linea con le attese, confermando uno scenario privo di scossoni rilevanti e caratterizzato da una volatilità contenuta.

Le dinamiche osservate sui principali indici e strumenti confermano l’impostazione prevista, con movimenti tecnici ben incanalati nei range attuali.

VIX

Il quadro della volatilità rimane stabile: ci attendiamo una prosecuzione dei lievi movimenti registrati nei giorni precedenti, con un VIX che continua a muoversi all’interno di un intervallo ristretto, mantenendosi su livelli relativamente contenuti.

Non si esclude qualche sporadico spike al rialzo, ma senza particolari strappi direzionali.

S&P

L’indice americano conferma il trend di breve periodo orientato al rialzo, con un sentiment ancora costruttivo.

Tuttavia, i livelli attuali indicano una condizione tecnica di ipercomprato, suggerendo una potenziale fase di consolidamento.

Le probabilità che la progressione continui con la stessa intensità appaiono ridotte: sono attesi movimenti laterali o lievi prese di profitto nel corso della settimana.

La struttura di lungo periodo, pur migliorata, non fornisce ancora segnali solidi di forza strutturale.

Dal punto di vista stagionale, il quadro attuale sembra suggerire una naturale decelerazione del trend ascendente.

La fase propulsiva sembra aver esaurito la spinta: i segnali indicano che il “treno” del rialzo potrebbe essere temporaneamente giunto in stazione.

Possibile pausa tecnica in attesa di nuovi catalizzatori.

In sintesi: ci aspettiamo una settimana di consolidamento, con mercati che potrebbero muoversi in un range laterale in attesa di nuovi input macro o catalizzatori di rilievo.

Strategicamente, potrebbe essere il momento di osservare con attenzione piuttosto che inseguire nuovi ingressi aggressivi.

Calendario macroeconomico USA di questa settimana

Lunedì 14 luglio

Non ci sono dati rilevanti in programma per oggi.

Martedì 15 luglio

Tasso di inflazione

Il report sull’inflazione di martedì 15 luglio 2025, atteso alle 14:30 italiane, è senza dubbio l’appuntamento macroeconomico più cruciale della settimana — e forse dell’intero mese.

L’attenzione sarà altissima, soprattutto in un contesto in cui la Federal Reserve ha ribadito la propria dipendenza dai dati per qualsiasi mossa futura sui tassi d’interesse.

Perché questi dati sono così importanti?

I numeri sull’inflazione di giugno, e in particolare la dinamica del Core CPI (che esclude alimentari ed energia), saranno determinanti per valutare se esistono le condizioni per un primo taglio dei tassi già a settembre, ipotesi che sta dividendo analisti e investitori.

Le attese del mercato

  • Core CPI mensile: dopo il +0.1% di maggio, il consenso si attesta a +0.3%, con una previsione leggermente più cauta a +0.2%. È attesa un’accelerazione, quindi, ma la sua entità (se confermata) sarà chiave per i mercati.
  • Core CPI annuale: previsto in lieve risalita al 3%, dopo il 2.8% del mese scorso. Anche qui, una lettura sopra il 3% sarebbe un segnale negativo per la Fed.
  • Inflazione headline mensile: previsto un rimbalzo a +0.3%, rispetto al +0.1% di maggio, in parte per effetto base e aumenti stagionali (soprattutto nei servizi).
  • Inflazione headline annuale: attesa al 2.7%, dopo il 2.4% precedente, con una previsione mediana al 2.6%. Un dato in linea o sotto il consensus sarebbe considerato “market-friendly”.

Implicazioni e scenari

  • Una sorpresa al rialzo, specialmente sul Core CPI mensile, rafforzerebbe la posizione dei membri più “falchi” del FOMC, rendendo improbabile un taglio già a settembre. In questo caso, ci si aspetta una reazione negativa dei mercati azionari e una risalita dei rendimenti obbligazionari, con il dollaro che potrebbe rafforzarsi.
  • Al contrario, una lettura in linea o al di sotto del consensus, soprattutto sul core, alimenterebbe le aspettative per un primo taglio autunnale, rafforzando l’ipotesi di un ciclo di allentamento graduale. Questo darebbe respiro alle azioni growth e ai settori più sensibili ai tassi (come tech e real estate), con effetti distensivi sulla curva dei rendimenti.

In sintesi

Martedì sarà una giornata da bollino rosso per i mercati. In una fase in cui la crescita rallenta ma il lavoro tiene, l’inflazione resta la variabile dirimente per la Fed.

I numeri di giugno potrebbero spostare in modo significativo le aspettative sui tassi e, con esse, la direzione dei mercati finanziari globali.

Mercoledì 16 luglio

Indice dei prezzi alla produzione

Il dato sull’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI) per il mese di giugno, in uscita mercoledì 16 luglio 2025, rappresenta un ulteriore tassello chiave per completare il quadro inflattivo della settimana, soprattutto dopo il rilascio del CPI il giorno precedente.

Perché è importante?

Il PPI misura le variazioni nei prezzi che i produttori ricevono per i loro beni e servizi.

È un indicatore anticipatore dell’inflazione al consumo: se i prezzi alla produzione salgono in modo significativo, è probabile che l’inflazione venga trasmessa a valle, verso i consumatori.

La Federal Reserve guarda con attenzione al PPI, in particolare nelle sue componenti core e nei servizi, come confermato anche nei recenti verbali del FOMC.

Un’accelerazione imprevista potrebbe riaccendere i timori di inflazione persistente nella catena di fornitura.

Le attese del mercato

  • Dato precedente: +0.1% (maggio)
  • Consensus: +0.2%
  • Previsione base: +0.3%

L’aspettativa, dunque, è per un lieve aumento della pressione sui prezzi alla produzione, anche se il valore assoluto rimane contenuto.

Un +0.3% comincerebbe però a destare qualche attenzione, soprattutto se confermato da segnali simili sul fronte dei costi input nei sondaggi PMI.

Implicazioni possibili

  • Un dato superiore al consensus (≥0.3%) potrebbe rafforzare l’idea che le pressioni inflattive “a monte” non siano ancora del tutto sotto controllo, alimentando la prudenza della Fed.
  • Un dato in linea o inferiore sarebbe invece coerente con una progressiva normalizzazione delle dinamiche di prezzo nella supply chain, rafforzando le speranze per un taglio dei tassi entro l’autunno.

In sintesi, il PPI non è di per sé un market mover quanto il CPI, ma assume un’importanza strategica quando si colloca in un contesto macro di incertezza.

Se anche questo dato confermasse un rallentamento delle pressioni inflattive, il mercato potrebbe leggerlo come ulteriore conferma che il picco restrittivo è stato raggiunto.

Giovedì 17 luglio

Vendite al dettaglio mensili di giugno

Il dato sulle vendite al dettaglio di giugno, in uscita giovedì 17 luglio 2025 alle 14:30 italiane, è uno degli indicatori macroeconomici più seguiti della settimana: fornisce una fotografia diretta dello stato della domanda interna negli Stati Uniti, con implicazioni immediate sulla crescita del PIL e sulla politica monetaria della Fed.

Le aspettative:

  • Dato precedente: –0,9% (maggio), una contrazione significativa che aveva sorpreso i mercati.
  • Consensus: +0,1%
  • Previsione base: +0,2%

Il mercato si attende dunque un rimbalzo, anche se modesto, dopo il forte calo del mese scorso.

Un recupero parziale è visto come probabile, ma resta da capire se sia il frutto di fattori temporanei (clima, base di confronto) o di una reale ripresa della spesa da parte dei consumatori.

Perché è un dato cruciale?

Le vendite al dettaglio rappresentano circa un terzo dei consumi privati, che a loro volta costituiscono oltre il 65% del PIL USA.

Un dato debole rafforzerebbe la narrativa di un rallentamento dell’economia reale e potrebbe alimentare le attese per un taglio dei tassi già entro settembre.

Al contrario, una sorpresa al rialzo (es. ≥ +0,3%) metterebbe in dubbio l’ipotesi di un rallentamento marcato della domanda e potrebbe complicare il percorso di allentamento monetario, soprattutto se accompagnata da dati inflazionistici resilienti.

In sintesi:

Il dato di giovedì sarà letto in parallelo con quelli su CPI e PPI.

Una debolezza persistente nei consumi confermerebbe le pressioni disinflazionistiche e aumenterebbe le probabilità di una Fed più accomodante.

Ma anche un recupero più deciso della spesa potrebbe essere interpretato positivamente, purché non alimenti nuove tensioni sui prezzi.

Venerdì 18 luglio

Permessi di costruire (dato preliminare di giugno)

Il dato preliminare sui permessi di costruire di giugno, in uscita venerdì 18 luglio 2025 alle 14:30 italiane, rappresenta un indicatore chiave della salute del settore immobiliare residenziale, e più in generale delle prospettive economiche USA.

Le attese del mercato:

  • Dato precedente (maggio): 1394 milioni
  • Consensus: 1390 milioni
  • Previsione base: 1370 milioni

Le aspettative segnalano una possibile ulteriore flessione dell’attività autorizzativa, pur contenuta.

Questo andamento potrebbe riflettere un contesto ancora sfidante per i costruttori, tra costi di finanziamento elevati, incertezza sui prezzi delle materie prime e un rallentamento della domanda.

Perché è importante?

I permessi di costruire anticipano l’attività futura nel comparto edilizio: una loro discesa può segnalare un raffreddamento del ciclo immobiliare e quindi una pressione ribassista sulla crescita economica nei mesi successivi.

Al contrario, un dato stabile o in crescita può indicare fiducia da parte delle imprese costruttrici e una domanda residenziale ancora solida.

Sebbene non sia un market mover primario come l’inflazione o l’occupazione, questo dato è monitorato da vicino da analisti e dalla Federal Reserve, in quanto rappresenta un elemento chiave per valutare la trasmissione della politica monetaria sul credito immobiliare e sulla fiducia delle famiglie.

In sintesi:

Un dato vicino al consensus manterrebbe lo scenario invariato: settore edilizio in rallentamento ma non in crisi.

Un calo marcato sotto 1,37M, invece, potrebbe rafforzare i segnali di indebolimento ciclico e dare ulteriore argomento alle “colombe” all’interno della Fed.

Nuove case di proprietà privata

Sempre venerdì 18 luglio 2025, insieme ai permessi di costruire, sarà pubblicato anche il dato preliminare sull’avvio di nuove case di proprietà privata (Housing Starts) per il mese di giugno.

Si tratta di un altro importante indicatore anticipatore della salute del settore immobiliare residenziale e della fiducia dei costruttori.

Le aspettative di mercato:

  • Dato precedente (maggio): 1256 milioni
  • Consensus: 1300 milioni
  • Previsione base: 1290 milioni

Le attese indicano un moderato rimbalzo rispetto al mese precedente, dopo il calo osservato a maggio.

Anche se la previsione è leggermente inferiore al consensus, ci si aspetta comunque un dato in ripresa, segnale che i costruttori vedono ancora margini di domanda — soprattutto in alcune aree regionali a crescita più sostenuta.

Perché è un dato rilevante?

L’avvio di nuovi cantieri è strettamente legato all’evoluzione del credito, ai costi di finanziamento e alla fiducia delle imprese.

Una ripresa, anche contenuta, suggerirebbe che le condizioni finanziarie — pur restrittive — non stanno ancora bloccando completamente il ciclo residenziale.

Questo dato, insieme ai permessi di costruire, offre alla Federal Reserve indicazioni preziose sull’effettivo impatto della politica monetaria restrittiva su uno dei settori più sensibili ai tassi: l’immobiliare.

In sintesi:

Un dato in linea con il consensus (1.3M) potrebbe essere letto come un segnale di tenuta, utile a rafforzare la narrativa di un rallentamento ordinato.

Una sorpresa al ribasso, invece, metterebbe in luce crescenti difficoltà cicliche e potenzialmente aumenterebbe le pressioni sulla Fed per valutare più seriamente un taglio dei tassi entro l’autunno.

Sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan

Sempre venerdì 18 luglio 2025, sarà pubblicato anche il dato preliminare del Sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan, relativo al mese di luglio.

Si tratta di uno degli indicatori qualitativi più osservati dai mercati, utile a cogliere in tempo reale le percezioni e le aspettative dei consumatori americani su economia, inflazione, lavoro e reddito.

Le stime:

  • Dato precedente (giugno): 60.7
  • Consensus: 61.4
  • Previsione base: 60.5

Le attese segnalano una stabilità su livelli storicamente bassi, dopo il brusco calo osservato nei mesi primaverili.

L’indice si è mosso in controtendenza rispetto al quadro macro più resiliente, suggerendo che le famiglie americane restano caute, probabilmente a causa di pressioni inflattive persistenti su beni e servizi non discrezionali, come affitti, assicurazioni e spese sanitarie.

Perché è importante?

  • È un leading indicator per i consumi privati, che rappresentano circa due terzi del PIL statunitense.
  • Include le aspettative di inflazione a 1 e 5 anni, molto seguite dalla Fed.
  • Un sentiment debole può indicare un freno alla domanda interna e aumentare le probabilità di un taglio dei tassi nel breve termine.

In sintesi:

Un sentiment stabile ma depresso rafforza la narrativa di una domanda cauta, ma non in caduta libera.

Se le aspettative di inflazione restano ancorate, il dato potrebbe dare ulteriore supporto a un orientamento più morbido della Fed nei mesi a venire.

Al contrario, segnali di peggioramento ulteriore potrebbero riaccendere i timori di una perdita di fiducia diffusa, con implicazioni negative sulla spesa e sulla crescita.

Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere

Siamo in settimana di scadenza per i contratti mensili e trimestrali che si trovano nei nostri portafogli.

Questo venerdì, rinnoveremo alcune posizioni che rientrano nella strategia High Probability Naked Put Selling, per la quale aggiorneremo quindi l’equity line il prossimo lunedì.

Inoltre, in settimana verranno chiuse le posizioni su TLT e GLD presenti nel portafoglio della strategia Triple-Class Mean Reverting, quindi avremo un aggiornamento equity anche su questo fronte.

La settimana appena conclusa ha portato finalmente al superamento del benchmark da parte della strategia CFM, che ha sovraperformato l’ETF EQAL in tutte le sessioni giornaliere.

Il gap è poco significativo, al momento, ma è un primo timido segnale di ripresa del trend storico, che ha visto la strategia CFM fare decisamente meglio del mercato per la maggior parte della sua storia tracciata.

Piccola correzione, invece, per il portafoglio societario, che è rimasto altalenante senza spunti fino a giovedì, per poi cedere improvvisamente terreno nella seduta di venerdì, durante la quale si sono verificate piccole correzioni un po’ su tutte le posizioni, che sommate insieme hanno portato alla flessione dell’equity.

Nulla di importante da segnalare, quindi.

performance % strategia STD SP500

Il focus settoriale della settimana

Focus sul settore bancario: tanti earning in arrivo, ma non solo.

Questa settimana vale davvero la pena tenere gli occhi puntati sul settore bancario americano.

Per una volta non si tratta solo di “earning season”, ma di un’occasione per capire dove sta andando un pezzo fondamentale dell’economia USA.

Da martedì a venerdì, pubblicano i conti quasi tutte le grandi banche: JPMorgan, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs, Morgan Stanley

E anche nomi meno noti ma molto rappresentativi del credito regionale, come First Horizon.

È una vera e propria radiografia in tempo reale della finanza statunitense.

Il contesto è interessante: i tassi d’interesse sono fermi, ma i mercati iniziano a scommettere su possibili tagli già da settembre.

Questo può sembrare una buona notizia per chi ha un mutuo, ma per le banche significa margini (il famoso NIM) più compressi.

I numeri ci diranno se stanno riuscendo a compensare questa pressione in altri modi — ad esempio con un maggior volume di prestiti o una gestione più efficiente dei costi.

Un altro punto chiave sarà la qualità del credito.

Il rallentamento selettivo dell’economia — specie nei consumi e nell’immobiliare commerciale — impone prudenza.

Vedremo se aumentano le accantonate per crediti deteriorati (le loan loss provisions) e in che misura.

E poi c’è la questione delle entrate non legate al credito: l’investment banking e il wealth management stanno vivendo una fase positiva grazie alla tenuta dei mercati azionari, ma qui conta molto anche il sentiment della clientela, il flusso di raccolta e l’appetito al rischio.

Infine, non va sottovalutata una cosa: le valutazioni.

Molte banche USA quotano ancora con multipli bassi (P/E tra 8 e 12) e dividendi generosi.

Se i conti sorprendono in positivo e la Fed inizierà davvero ad allentare nei prossimi mesi, potremmo assistere a un bel re-rating del settore.

Due ETF da tenere d’occhio

Per chi vuole esporsi in modo diversificato, senza scegliere un singolo titolo, ci sono due ETF molto utilizzati:

  • XLF – Financial Select Sector SPDR: il classico per chi vuole puntare sulle big del settore.
  • KBE – SPDR S&P Bank ETF: più bilanciato, include anche molte banche regionali. Perfetto se si cerca esposizione più ampia.

Gli earnings principali di questa settimana

Lunedì 14 luglio

Nulla di particolare da segnalare.

Martedì 15 luglio – Prima dell’apertura

Bank of New York Mellon (BK)

Il colosso della custodia e dei servizi finanziari è atteso al varco dagli analisti dopo una prima parte dell’anno solida ma priva di sorprese.

Le attese di consenso puntano su un EPS di circa 1.41 USD e ricavi attorno a 4.5 miliardi di dollari, sostenuti soprattutto dalle commissioni di asset servicing e dalla gestione della liquidità istituzionale.

Gli investitori si concentreranno su:

  • dinamica dei margini netti d’interesse, in un contesto di plateau sui tassi;
  • evoluzione delle masse in custodia e amministrazione, termometro della fiducia istituzionale globale;
  • aggiornamenti sull’impatto dei nuovi requisiti regolamentari Basel III Endgame e sulla strategia di digitalizzazione.

BNY Mellon ha storicamente una volatilità contenuta sugli earning, ma eventuali sorprese sulla raccolta netta o sui margini da tasso potrebbero spostare il sentiment nel breve.

BlackRock (BLK)

Il più grande asset manager al mondo arriva all’appuntamento dopo mesi complessi per il settore del risparmio gestito, tra rotazione settoriale e incertezze geopolitiche.

Il consenso prevede un EPS intorno ai 9.25 USD e ricavi per circa 4.6 miliardi di dollari, in crescita moderata anno su anno.

I riflettori saranno puntati su:

  • flussi netti in entrata: dopo un primo trimestre fiacco, ci si attende una ripresa, specie nel segmento ETF e gestione indicizzata;
  • margini operativi: da monitorare eventuali pressioni legate a investimenti in tecnologia e infrastrutture ESG;
  • commenti sul business in Cina e su strategie legate all’intelligenza artificiale, due aree sempre più rilevanti nel positioning globale del gruppo.

BlackRock resta un termometro chiave per valutare l’appetito degli investitori istituzionali e retail.

Una sorpresa positiva sui flussi o una guidance solida per il Q3 potrebbero dare nuova forza al titolo.

Citigroup (C)

Le attese degli analisti sono caute: si prevede un EPS intorno a 1.35 USD e ricavi complessivi poco sopra i 19 miliardi di dollari, in leggero calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Gli elementi principali da monitorare:

  • performance della divisione trading: il contesto di volatilità contenuta potrebbe aver limitato i ricavi da FICC (fixed income, currency, commodities);
  • qualità del credito: focus su eventuali aumenti nelle riserve per perdite su crediti, soprattutto nel comparto carte di credito e prestiti personali;
  • piano di ristrutturazione: il mercato vuole segnali concreti sui progressi nella semplificazione della struttura del gruppo, uno dei pilastri della strategia di rilancio.

Citigroup resta uno dei titoli bancari più scontati in termini di multipli, ma il re-rating passa da una migliore redditività core e da maggiore visibilità sul piano industriale.

JPMorgan Chase (JPM)

Il consenso si attesta su un utile per azione (EPS) atteso di circa 4.05 USD, con ricavi stimati intorno ai 42 miliardi di dollari, in linea con la solida tendenza dei trimestri precedenti.

Punti chiave da monitorare:

  • net Interest Income (NII): l’elevato livello dei tassi di interesse dovrebbe continuare a sostenere il margine di interesse netto, anche se con segni di stabilizzazione;
  • prestiti e riserve: attenzione alla crescita dei prestiti, ma soprattutto all’andamento delle riserve per perdite su crediti, in un contesto di moderato indebolimento del credito al consumo;
  • investment banking e trading: si prevede una leggera ripresa delle attività M&A e IPO rispetto al 2024, ma le performance del trading (soprattutto azionario) restano incerte.

JPM resta il riferimento del settore bancario USA per solidità patrimoniale e redditività.

Un eventuale miglioramento della guidance annuale sarebbe visto molto positivamente dal mercato.

Wells Fargo (WFC)

Il consensus degli analisti prevede un EPS atteso intorno a 1.29 USD e ricavi per circa 20.4 miliardi di dollari, riflettendo un trimestre di transizione in un contesto macro ancora incerto.

Aspetti da osservare con attenzione:

  • net Interest Income: atteso in leggera flessione rispetto al trimestre precedente, complice il rallentamento dell’erogazione di mutui e prestiti al consumo;
  • costi operativi: focus sulle spese legate a compliance e contenziosi ancora pendenti, dopo gli scandali passati;
  • credito al consumo e immobiliari: attenzione alla qualità del credito, in particolare su prestiti auto e mutui, due segmenti strategici per la banca.

Gli analisti vedono margini di miglioramento nel secondo semestre, ma molto dipenderà dall’evoluzione dei tassi e dalla dinamica della domanda di credito.

Una guidance prudente è lo scenario più probabile.

Mercoledì 16 luglio – Prima dell’apertura

Bank of America (BAC)

Il colosso bancario statunitense arriva alla trimestrale in un contesto di tassi ancora elevati, ma con segnali di normalizzazione della curva.

Il focus degli analisti sarà su:

  • margine d’interesse netto, che potrebbe risultare sotto pressione a causa del crescente costo della raccolta;
  • commissioni, soprattutto da wealth management e investment banking, che potrebbero aver beneficiato della recente ripresa dell’attività sui mercati;
  • qualità del credito, con particolare attenzione a eventuali incrementi nei livelli di accantonamenti su crediti deteriorati, specie nel comparto corporate e immobiliare commerciale.

Le stime di consenso indicano:

  • EPS atteso intorno a 0.83 USD, in lieve calo YoY;
  • ricavi previsti tra i 25 e i 25.5 miliardi di dollari, con dinamiche deboli sul lato retail.

Un messaggio rassicurante sul fronte dei crediti deteriorati e una solida tenuta nei ricavi da intermediazione potrebbero sostenere il titolo nel breve.

First Horizon National (FHN)

Il gruppo, attivo principalmente nel banking commerciale e retail nel Sud degli Stati Uniti, resta sotto osservazione dopo la mancata acquisizione da parte di TD Bank nel 2023, che ha lasciato alcune incertezze strategiche ancora aperte.

Aspetti chiave da monitorare:

  • margine d’interesse in flessione, penalizzato dalla concorrenza sui depositi e dal costo del funding più elevato;
  • prestiti e accantonamenti, con attenzione al rischio su immobili commerciali (CRE), un segmento storicamente esposto per FHN;
  • efficienza operativa: il mercato guarda alla capacità di contenere i costi in un contesto di compressione dei margini.

Le stime del consensus prevedono un EPS in area 0.29–0.31 USD, in lieve calo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Qualsiasi segnale su operazioni strategiche future o evoluzioni della governance potrebbe avere un impatto significativo sulla price action, vista la dimensione contenuta del gruppo e la sensibilità alle novità corporate.

Goldman Sachs (GS)

L’attenzione è massima, soprattutto alla luce della rotazione in corso tra le diverse linee di business.

Ecco i principali temi da monitorare:

  • investment banking: dopo un 2024 deludente, gli analisti si aspettano segnali di ripresa nelle attività M&A e IPO, sostenuti da maggiore stabilità nei mercati e miglior sentiment tra le corporate;
  • trading e FICC (Fixed Income, Currencies, Commodities): resta uno dei pilastri della redditività del gruppo, ma la volatilità più bassa potrebbe ridurre i volumi rispetto al Q1;
  • asset & Wealth Management: forte attenzione al margine operativo e al livello di afflussi netti, soprattutto nel segmento private wealth;
  • costi e ristrutturazione: continua il processo di razionalizzazione delle divisioni consumer e tecnologie, dopo il ridimensionamento delle ambizioni nel retail banking.

Il consensus si attende un EPS intorno ai 8.65–8.80 USD, in moderata crescita anno su anno.

Una guidance più chiara sulle pipeline M&A e sulle prospettive di investimento potrebbe essere un catalizzatore positivo per il titolo.

Johnson & Johnson (JNJ)

L’attenzione degli analisti si concentra su tre elementi principali:

  • segmento farmaceutico: è atteso in crescita moderata, trainato da farmaci chiave come Darzalex e Tremfya, ma con pressioni dalla concorrenza generica su altri prodotti. Le vendite internazionali saranno un punto di osservazione, anche per l’effetto cambio.
  • tecnologie mediche: il comparto è visto in accelerazione, grazie alla ripresa globale delle procedure elettive e alla maggiore adozione di dispositivi innovativi. Margini e costi di produzione saranno sotto esame.
  • guida post-split: con la separazione già completata del business consumer (Kenvue), il mercato guarda a come JNJ sta ristrutturando la propria identità di pure player in sanità avanzata.

Il consensus EPS si aggira attorno a 2.73–2.75 USD, con una crescita annua a una cifra.

Un eventuale aggiornamento positivo della guidance 2025 o notizie su pipeline R&D potrebbero dare slancio al titolo, che resta difensivo e ben posizionato in contesti macro incerti.

Morgan Stanley (MS)

L’attenzione è alta, in particolare su:

  • Wealth e Investment Management: si confermano i principali motori di crescita di MS, in grado di offrire ricavi stabili anche in contesti di mercato più volatili. Gli analisti si aspettano un altro trimestre di solide performance nei flussi netti e nei margini di intermediazione.
  • Corporate Investment Banking: dopo un periodo difficile, è attesa una ripresa selettiva dell’attività M&A e ECM, ma con volumi ancora lontani dai picchi post-pandemici. I ricavi da advisory e underwriting restano un’incognita.
  • trading: il comparto dovrebbe mostrare resilienza, specie lato fixed income, ma con volumi azionari più contenuti rispetto ai trimestri precedenti.

Il consensus stima un EPS attorno a 1.50–1.55 USD, in linea con lo stesso trimestre 2024.

Qualsiasi miglioramento nella guidance per H2 2025 o maggiore chiarezza sulla strategia post-Gorman (dopo il cambio al vertice) potrebbe muovere significativamente il titolo.

Dopo la chiusura del mercato

Alcoa (AA)

La società, leader globale nella produzione di alluminio, arriva all’appuntamento con gli utili in un contesto misto: da un lato la domanda industriale cinese sta mostrando segnali di recupero, dall’altro il mercato dei metalli resta sotto pressione per via delle incertezze macro globali.

Gli analisti si aspettano:

  • EPS atteso intorno a 0.36 USD, in calo su base annua;
  • Ricavi previsti poco sopra i 2.6 miliardi di dollari, anch’essi in lieve flessione rispetto al Q2 2024.

Tra i fattori chiave da monitorare:

  • andamento dei prezzi dell’alluminio e dell’alumina, fondamentali per i margini;
  • costi energetici, che incidono pesantemente sulla profittabilità degli impianti;
  • aggiornamenti sulla produzione in Australia e Brasile, due hub strategici per il gruppo.

Una guidance costruttiva sul secondo semestre, favorita da input price in discesa, potrebbe sostenere il titolo, che resta molto sensibile alle dinamiche cicliche e alle aspettative sulla crescita globale.

United Airlines (UAL)

Il focus principale sarà su:

  • domanda estiva e load factor: gli investitori guarderanno con attenzione ai dati su traffico passeggeri e capacità. La stagione estiva è storicamente forte per UAL, ma il rallentamento macro potrebbe iniziare a pesare sulla domanda, specie per il business travel;
  • costi operativi e carburante: i prezzi del jet fuel sono rimasti relativamente stabili, ma resta alta la sensibilità ai margini operativi. Efficienza e hedging saranno scrutinati;
  • guidance Q3 e FY25: ci si attende una guidance prudente ma costruttiva. Le attese di EPS per il trimestre si aggirano attorno a 3.85–4.00 USD, leggermente sopra il dato dello stesso periodo del 2024.

Eventuali aggiornamenti sulla flotta, rotte internazionali e gestione del personale (inclusi costi contrattuali) potrebbero incidere sulla reazione del titolo post-earnings.

Giovedì 17 luglio – Prima dell’apertura

Abbott Labs (ABT)

Le attese si concentrano su:

  • segmento diagnostico: dopo la fase post-COVID, il business dei test diagnostici continua a normalizzarsi. Gli analisti si aspettano una crescita contenuta, ma solida, trainata da diagnostica di laboratorio e test rapidi per malattie stagionali;
  • dispositivi medici e nutrizione: buone attese per il segmento dei dispositivi (soprattutto cardio e diabetes care con FreeStyle Libre), mentre la divisione nutrizionale resta sotto osservazione dopo la volatilità degli ultimi trimestri;
  • EPS atteso: intorno a 1.12–1.14 USD, in linea con il periodo precedente, ma con potenziale sorpresa positiva se i margini reggeranno bene.

Attenzione anche a eventuali aggiornamenti sulla pipeline innovativa e sull’impatto delle valute, che potrebbero influenzare i ricavi internazionali.

General Electric (GE)

L’attenzione degli analisti è concentrata su:

  • GE Aerospace, ora il principale motore di crescita del gruppo dopo lo spin-off di GE Vernova e Healthcare. La domanda per motori aeronautici e manutenzione resta robusta, con aspettative di ricavi in solida crescita a doppia cifra.
  • Margini operativi: attesi in miglioramento grazie al mix favorevole e all’aumento dei tassi di utilizzo nella componente servizi.
  • EPS stimato: tra 0.85 e 0.90 USD, in accelerazione rispetto all’anno scorso.

Il mercato cercherà segnali anche sulla rampa produttiva del programma LEAP e sull’eventuale aggiornamento della guidance FY25, che finora ha sorpreso in positivo.

Manpower (MAN)

Il focus sarà principalmente su:

  • condizioni del mercato del lavoro globale, in particolare in Europa e Nord America, dove Manpower è molto esposta. La tenuta della domanda di lavoro temporaneo sarà un indicatore chiave della salute occupazionale.
  • Pressione sui margini: gli analisti si aspettano un lieve calo dell’utile operativo a causa dell’aumento dei costi di compliance e formazione, in un contesto ancora competitivo.
  • Ricavi attesi: stabili o in lieve crescita YoY, con EPS stimato tra 1.38 e 1.45 USD.

L’interesse sarà anche rivolto alla guidance sul terzo trimestre, che potrebbe risentire dell’evoluzione delle dinamiche macro e di eventuali segnali di indebolimento della domanda aziendale.

Pepsico (PEP)

Il mercato si aspetta una trimestrale stabile, ma i riflettori saranno puntati su:

  • crescita organica dei ricavi: prevista attorno al 4–5% YoY, trainata soprattutto dalle vendite nel comparto snack e dalle operazioni nei mercati emergenti.
  • pressioni sui margini: l’inflazione dei costi e i cambiamenti nei pattern di consumo potrebbero influenzare i margini operativi, anche se la capacità di PepsiCo di trasferire i costi ai consumatori è storicamente elevata.
  • EPS atteso: tra 1.95 e 2.00 USD, con possibilità di sorpresa positiva se i volumi USA e il pricing in America Latina reggono bene.

Occhio anche alla guidance per il secondo semestre, in un contesto in cui i consumi discrezionali iniziano a dare segnali misti.

Dopo la chiusura del mercato

Netflix (NFLX)

Netflix (NFLX) rilascerà i risultati trimestrali giovedì 17 luglio 2025 dopo la chiusura del mercato, in un contesto di grande attenzione per la performance operativa e l’evoluzione della strategia commerciale.

Ecco i principali punti d’interesse:

  • crescita abbonati: resta il KPI più osservato. Il mercato si aspetta un incremento modesto, guidato soprattutto dai mercati internazionali e dall’espansione della fascia con pubblicità.
  • Ricavi pubblicitari: il segmento “ad-supported” è sotto i riflettori. Gli analisti vogliono capire se ha iniziato a contribuire in modo significativo ai ricavi totali, con stime in crescita YoY tra il +12% e il +15%.
  • Margini operativi: la società ha promesso un progressivo miglioramento dei margini, ma la concorrenza crescente e i costi di contenuti restano una sfida.

Attesi anche aggiornamenti sulla pipeline dei contenuti per la seconda metà del 2025 e sulla strategia per il gaming, ancora in fase embrionale ma sempre più integrata nel modello di business.

Venerdì 18 luglio – Prima dell’apertura

American Express (AXP)

Ecco i principali elementi da tenere d’occhio:

  • spesa dei consumatori premium: focus sull’andamento dei volumi transati, soprattutto nella fascia affluent e business, dove AXP è più esposta rispetto ai competitor tradizionali.
  • Tassi di insolvenza e riserve: in un contesto macro incerto, i mercati monitoreranno da vicino eventuali segnali di deterioramento del credito e l’evoluzione delle riserve per perdite attese.
  • Guidance FY25: sarà centrale capire se il gruppo confermerà l’obiettivo di crescita a doppia cifra degli utili per azione, alla luce di un contesto macro in moderato rallentamento.

Le attese degli analisti indicano ricavi in lieve crescita YoY e margini sotto controllo, ma un’eventuale revisione dell’outlook potrebbe muovere significativamente il titolo.

3M (MMM)

Questi i principali punti di attenzione:

  • spinoff della divisione healthcare: il mercato è in attesa di aggiornamenti concreti sul processo di separazione, previsto entro l’anno. La chiarezza su tempistiche e impatti finanziari sarà cruciale.
  • Contenziosi legali: restano sotto osservazione i costi potenziali legati alle cause sui prodotti industriali (come i tappi per le orecchie militari). Anche piccoli aggiornamenti possono influenzare la sentiment degli investitori.
  • Domanda industriale globale: con un’esposizione ampia ai cicli manifatturieri, gli analisti osserveranno l’andamento dei ricavi per segmento e area geografica, in particolare in Asia e Nord America.

Le attese indicano ricavi stabili e margini in lieve ripresa, ma il focus resta soprattutto sull’esecuzione del piano di ristrutturazione e sulla gestione dei rischi legali.