SMB Strategic Markets Bulletin
Il briefing settimanale sui mercati, con un focus strategico.
N. 15 – 16 giugno 2025
Il quadro macroeconomico USA della settimana del 9 giugno 2025 in sintesi
Rallenta l’inflazione, respira la fiducia: la Fed prende tempo
La settimana appena trascorsa ha offerto indicazioni preziose sull’evoluzione del ciclo economico statunitense, confermando un quadro di rallentamento ordinato e di inflazione sotto controllo, almeno nel breve termine.
I dati sull’inflazione al consumo di maggio hanno sorpreso positivamente: l’indice CPI ha mostrato un aumento mensile contenuto dello 0.1%, ben al di sotto delle attese, con una crescita annua al 2.4%.
Anche la componente core ha evidenziato una dinamica stabile, confermandosi al 2.8% annuo.
Le attese di un’accelerazione dei prezzi legata ai nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump non si sono ancora concretizzate: settori come abbigliamento, elettronica e automotive hanno mostrato prezzi stabili o in lieve calo.
Le pressioni restano concentrate su abitazioni ed energia.
Sul fronte dei prezzi alla produzione, il PPI ha registrato un rimbalzo modesto (+0.1% su base mensile) dopo la forte contrazione di aprile, ma l’incremento è stato inferiore alle attese.
Il dato annuale si è attestato al 2.6%, mentre il core PPI è sceso al 3.0%.
Nel complesso, le dinamiche a monte della filiera indicano che le pressioni sui costi restano contenute, e non si intravede al momento un trasferimento significativo ai consumatori.
Sul piano della fiducia, l’indice preliminare dell’Università del Michigan ha segnato un netto miglioramento: da 52.2 a 60.5, con aspettative di inflazione a un anno in forte calo, dal 6.6% al 5.1%.
È il primo segnale concreto di sollievo per i consumatori dopo mesi di pessimismo, anche se il sentiment resta ancora lontano dai livelli pre-2023.
Il dato suggerisce una maggiore propensione alla spesa, ma in un contesto ancora prudente.
Nel complesso, questi aggiornamenti rafforzano la narrativa di una disinflazione ordinata, con pressioni in calo e consumatori meno pessimisti.
Per la Federal Reserve, il quadro giustifica la posizione attendista: tassi fermi nel range 4.25%–4.50%, con apertura a una riduzione solo se i prossimi dati confermeranno la tendenza.
I mercati, nel frattempo, continuano a prezzare un primo taglio non prima dell’autunno.
In merito alle fonti consultate per la redazione del quadro macro settimanale
Il calendario dei dati macro-economici della settimana è tratto dal sito Trading Economics, nel quale è possibile filtrare i dati per importanza e per periodo temporale.
Qui si riportano soltanto i dati a maggiore impatto sui mercati, ma ogni giorno ci sono variabili macro economiche che entrano in gioco sui mercati.
Se desiderate avere un quadro più completo dei dati rilasciati ogni giorno, visitate il sito citato poco sopra.
Per approfondimenti in merito ai commenti ai vari dati qui pubblicati, invece, si rimanda alle fonti indicate sotto ad ogni sezione dell’articolo.
Una analisi puntuale dei principali indicatori macro-economici della settimana scorsa
Lunedì 9 giugno
Nessun dato ad alto impatto sui mercati rilasciato oggi.
Martedì 10 giugno
Nessun dato ad alto impatto sui mercati rilasciato oggi.
Mercoledì 11 giugno – Inflazione
Il dato sull’inflazione al consumo di maggio ha sorpreso positivamente i mercati.
L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0.1% su base mensile, ben al di sotto delle attese di consenso che lo vedevano attorno allo 0.24%.
Su base annua, l’inflazione headline si è attestata al 2.4%, in leggero aumento rispetto al 2.3% di aprile, ma comunque inferiore alle proiezioni formulate nei giorni precedenti.
Ancora più sorprendente è stato il dato core, che esclude alimentari ed energia: anche in questo caso la variazione mensile è stata dello 0.1%, con un tasso annuo stabile al 2.8%.
Ciò contrasta con le aspettative di un’accelerazione verso il 3.0–3.1%, ipotizzata in risposta ai dazi recentemente imposti dall’amministrazione Trump su una vasta gamma di beni importati.
I numeri di maggio suggeriscono che l’effetto diretto dei nuovi dazi non si è ancora materializzato nei prezzi al consumo.
I comparti più esposti, come elettronica, abbigliamento e automotive, hanno mostrato dinamiche piatte o addirittura in lieve calo, segno che eventuali aumenti di costo non sono ancora stati trasferiti ai consumatori.
Le principali pressioni al rialzo restano concentrate nelle componenti legate all’abitazione e all’energia.
Questa dinamica ha avuto un impatto immediato sui mercati.
I rendimenti dei Treasury si sono ridotti, gli indici azionari hanno registrato un moderato rialzo e i future sui tassi hanno continuato a prezzare una politica monetaria invariata nel breve termine.
Il dato rafforza la posizione della Federal Reserve, che ha confermato un orientamento prudente: nessun taglio imminente, ma apertura a una revisione più avanti nel corso dell’anno, qualora l’inflazione confermasse una traiettoria disinflazionistica credibile.
Resta però il tema dell’effetto ritardato dei dazi.
Secondo diversi analisti, tra cui quelli di Morgan Stanley e ING, l’impatto pieno dei dazi dovrebbe emergere tra giugno e agosto, con possibili accelerazioni dell’inflazione soprattutto nei beni durevoli.
Alcune previsioni stimano che l’inflazione headline possa avvicinarsi al 4% nel terzo trimestre, se i costi aggiuntivi verranno trasferiti integralmente a valle della filiera.
In sintesi, il CPI di maggio allontana, almeno temporaneamente, lo spettro di una nuova impennata inflazionistica.
Tuttavia, i rischi legati alle tensioni commerciali restano concreti e il prossimo test sarà rappresentato dai dati di giugno, che inizieranno a riflettere con maggiore chiarezza l’effetto dei dazi.
Giovedì 12 giugno – Prezzi alla produzione
L’indice dei prezzi alla produzione (PPI) di maggio ha registrato una crescita dello 0.1% su base mensile, recuperando dopo la contrazione dello 0.5% di aprile, ma restando al di sotto delle attese (+0.2%).
Su base annua, l’incremento è stato del 2.6%, marginalmente superiore al +2.5% del mese precedente.
Il rialzo mensile è stato trainato principalmente dai settori dei beni (+0.2%) e, in misura minore, dai servizi (+0.1%).
Tra le componenti più dinamiche si segnalano i margini dei beni all’ingrosso e i servizi di commercio, mentre i prezzi del settore trasporti e delle pubblicazioni sono rimasti stabili o in calo.
Il PPI core, al netto di cibo ed energia, ha segnato un incremento del 0.1% su base mensile, con tasso annuale al 3.0%, in calo rispetto al 3.1% di aprile.
Il dato è risultato inferiore alle aspettative (+0.3% mensile), mostrando che le pressioni sottostanti restano contenute.
Nel complesso, il report conferma una fase di normalizzazione dei costi alla produzione, dove un rimbalzo tecnico non si trasforma in un’accelerazione strutturale.
Il mercato considera questo risultato compatibile con un’inflazione sotto controllo, anche se il timore rimane legato al potenziale rinvio dell’impatto dei dazi sull’economia a valle.
Dal punto di vista politico, la Federal Reserve mantiene una posizione attendista, con il target dei tassi tra 4.25% e 4.50% confermato nella riunione di metà giugno.
I mercati hanno reagito prezzando l’inizio del ciclo di tagli per settembre‑ottobre 2025, supportati da questi dati più soft sull’inflazione a livello di produzione.
In sintesi, il PPI di maggio non scuote le fondamenta della narrativa disinflazionistica: le pressioni rimangono moderate e l’impatto dei dazi è ancora contenuto.
Sussistono però i rischi legati a eventuali spillover futuri nei prezzi al consumo.
La Fed ha margine per restare paziente, ma osserva con attenzione i dati estivi per decidere in autunno.
Venerdì 13 giugno – Fiducia dei consumatori
L’indice preliminare di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan per giugno ha fatto registrare un recupero significativo, salendo a 60.5 dai 52.2 di maggio.
Si tratta del primo aumento dopo sei mesi di calo e ben al di sopra delle aspettative, che lo davano intorno a 54.0.
Il miglioramento copre sia la percezione delle condizioni attuali (63.7) sia le aspettative per il futuro (58.4), evidenziando un atteggiamento più ottimista tra gli intervistati.
Un elemento particolarmente rilevante riguarda le aspettative di inflazione: quelle a un anno si sono attestate a 5.1%, in forte discesa rispetto al 6.6% di maggio, mentre quelle a cinque anni sono diminuite leggermente a 4.1%.
Si tratta dei valori più bassi registrati negli ultimi tre mesi, segnali di una diminuzione delle preoccupazioni inflazionistiche nel breve termine.
I fattori che hanno contribuito a questa ripresa includono una temporanea tregua nei nervi dei consumatori provocati dalle tensioni commerciali — con un rallentamento delle nuove tariffe — e un’inflazione ai consumi più contenuta rispetto alle attese.
Nonostante ciò, rimane traccia di cautela: il sentiment resta circa il 20% al di sotto dei livelli di dicembre, segnando che il quadro generale non è tornato a una situazione di piena fiducia.
Dal punto di vista dei mercati, il dato ha avuto un impatto misto: i Treasury hanno reagito con un rialzo dei rendimenti, suggerendo che gli operatori hanno rivisto al rialzo le attese sui tassi, ma il rapporto ha anche attenuato la pressione verso un allentamento immediato della Federal Reserve.
Per la Fed, questa lettura offre spunti contrastanti: se da un lato il calo delle aspettative inflazionistiche rassicura, dall’altro il miglioramento del sentiment potrebbe sostenere i consumi, mantenendo la banca centrale in una posizione di prudenza con i tassi nel range attuale di 4.25%–4.50%, in attesa di conferme su trend più definiti.
Il punto sui mercati e sulla volatilità implicita
Anche questa settimana, le previsioni elaborate nei nostri precedenti report si sono dimostrate solide e puntuali.
L’accurata lettura dei segnali tecnici ha permesso di anticipare con successo gli sviluppi dei mercati, confermando l’efficacia del nostro approccio metodologico basato su analisi quantitative e dinamiche comportamentali.
VIX – Volatilità in aumento, superati i 21 punti
Come segnalato nella scorsa pubblicazione, l’indice VIX mostrava segnali iniziali di tensione.
La salita da 16.77 (chiusura del 6 giugno) agli attuali livelli superiori a 21 evidenzia un’accelerazione della percezione del rischio da parte degli operatori, alimentata anche da un evento geopolitico significativo avvenuto in Medio Oriente.
Questo movimento conferma l’importanza della lettura tecnica del contesto, lontana da qualsiasi improvvisazione.
In ottica tattica, il VIX si trova ora in una fase di incertezza: la visione d’insieme suggerisce l’opportunità di attendere ulteriori sviluppi prima di assumere posizionamenti direzionali, sia sul breve che sul lungo periodo, relativamente al VIX.
S&P – Rialzo tecnico con segnali di cautela
Fino alla sessione di giovedì, l’indice S&P 500 ha mantenuto una dinamica positiva, superando la soglia psicologica dei 6000 punti e raggiungendo un massimo a 6045.
Tuttavia, l’escalation geopolitica odierna ha determinato una correzione, riportando il mercato su livelli prossimi all’apertura settimanale.
Scenario di breve termine: il trend resta orientato al rialzo, ma con minore intensità rispetto alla scorsa settimana.
Il supporto dinamico in area 5550 si conferma valido.
Tuttavia, la configurazione tecnica attuale richiede particolare prudenza: è possibile assistere a prese di beneficio nel breve, coerenti con la stagionalità storicamente debole di questo periodo.
Scenario di medio termine: permane una divergenza rispetto al trend di breve, sottolineando una fase interlocutoria che potrebbe protrarsi nelle prossime settimane.
L’analisi stagionale supporta l’ipotesi di una moderata rotazione tattica da parte degli investitori, con possibili alleggerimenti di portafoglio.
Il contesto attuale richiede un approccio strategico basato sulla flessibilità e sulla gestione attiva del rischio.
La volatilità in aumento e i segnali tecnici di possibile correzione suggeriscono di adottare una postura più difensiva sul breve periodo, in attesa di segnali più chiari.
Rimaniamo come sempre vigili nell’interpretare i segnali del mercato, con l’obiettivo di offrire un supporto analitico solido e affidabile.
Calendario macroeconomico USA di questa settimana
Lunedì 16 giugno
Non sono previsti dati ad alto impatto sui mercati.
Martedì 17 giugno
Alle 14:30 ora italiana, sarà pubblicato l’aggiornamento sulle vendite al dettaglio statunitensi relative al mese di maggio, uno dei principali indicatori mensili per valutare la solidità della domanda interna.
In un contesto di inflazione in rallentamento ma ancora elevata, e con una politica monetaria ferma ma sotto osservazione, il dato assume particolare rilievo.
Secondo le stime raccolte da Bloomberg e Reuters, il consenso degli analisti si attende un modesto aumento dello 0.1–0.2% su base mensile, dopo la tenuta mostrata ad aprile.
Più che la cifra aggregata, l’attenzione sarà rivolta alla componente “control group”, quella che alimenta direttamente il calcolo del PIL, da cui si cerca di capire se la spesa reale delle famiglie stia rallentando sotto la pressione dei tassi elevati e delle incertezze sui prezzi futuri.
Il contesto è delicato: il mercato del lavoro resta solido ma meno brillante, l’inflazione al consumo è risultata più bassa del previsto a maggio, e gli ultimi dati di fiducia dei consumatori hanno mostrato un parziale recupero, ma da livelli ancora depressi.
In questo quadro, le vendite al dettaglio possono offrire un’indicazione concreta su quanto i consumatori siano disposti a sostenere la crescita, soprattutto in settori discrezionali, che tendono a reagire per primi ai segnali di tensione economica o politica.
Diversi osservatori sottolineano che l’impatto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump potrebbe iniziare a riflettersi proprio sui comportamenti di spesa delle famiglie.
In particolare, settori come l’elettronica, l’abbigliamento e l’automotive saranno osservati con particolare attenzione, essendo tra i più esposti all’effetto-prezzo.
In sintesi, il dato sulle vendite al dettaglio di maggio sarà un banco di prova importante per capire se il rallentamento dell’inflazione si accompagna a una tenuta dei consumi, o se anche la domanda interna sta iniziando a cedere.
Un dato debole potrebbe rafforzare l’aspettativa di un primo taglio dei tassi in autunno; un dato solido, al contrario, potrebbe spingere la Federal Reserve a restare ferma ancora più a lungo.
Mercoledì 18 giugno
Permessi di costruire USA (maggio): una cartina di tornasole per il mercato immobiliare residenziale
Il dato preliminare sui permessi di costruzione relativi al mese di maggio, in pubblicazione mercoledì 18 giugno alle 14:30 (ora italiana), rappresenta uno degli indicatori chiave per valutare lo stato di salute del mercato immobiliare statunitense.
Si tratta di un indicatore anticipatore: fornisce segnali concreti sulle intenzioni future di investimento nel comparto edilizio, con ricadute dirette su occupazione, consumi durevoli e domanda di credito.
Le attese degli analisti, secondo le previsioni raccolte da Bloomberg e Trading Economics, puntano a un dato pressoché stabile o in lieve aumento rispetto ad aprile, quando i permessi autorizzati erano stati 1.44 milioni su base annualizzata.
Il consenso si attesta attorno a 1.45–1.47 milioni, sostenuto dal leggero miglioramento dei tassi sui mutui a lungo termine e da una moderata ripresa della fiducia tra i costruttori.
Tuttavia, il settore resta sotto pressione.
I costi di costruzione restano elevati, il credito ipotecario è ancora oneroso nonostante il recente raffreddamento dei rendimenti, e l’incertezza sulla traiettoria dei tassi della Fed continua a influenzare le decisioni di investimento.
Inoltre, l’aumento dei dazi su materiali da costruzione importati — in particolare acciaio e componenti prefabbricati — potrebbe iniziare a pesare sulle prospettive del settore.
In sintesi, i permessi di costruzione rappresentano una prova di resilienza per il mercato immobiliare residenziale.
Un dato in linea con le attese confermerebbe una stabilizzazione del comparto dopo i segnali misti dei mesi scorsi.
Al contrario, una lettura in calo riaccenderebbe i timori di una nuova frenata, con implicazioni dirette sulla crescita del PIL e sull’orientamento futuro della politica monetaria.
Housing starts (maggio): il termometro dell’attività reale nel settore residenziale
Il rilascio del dato sulle nuove costruzioni abitative avviate (housing starts) rappresenta un momento rilevante per monitorare l’effettiva vitalità del settore residenziale statunitense.
A differenza dei permessi, che misurano l’intenzione, questo indicatore cattura l’attività effettiva in corso, con implicazioni dirette su investimenti, domanda di manodopera e consumi settoriali.
Per il mese di maggio, il consenso raccolto da Bloomberg e Reuters stima un incremento marginale rispetto ad aprile, quando le nuove costruzioni si erano attestate a 1.36 milioni di unità su base annualizzata.
Le proiezioni si collocano tra 1.37 e 1.40 milioni, segnalando una possibile stabilizzazione dopo mesi di volatilità.
Il contesto resta però incerto.
I tassi sui mutui trentennali rimangono sopra il 6.5%, frenando la domanda di nuove unità, soprattutto nella fascia entry-level.
Inoltre, l’inflazione dei materiali e la persistente carenza di manodopera specializzata rappresentano vincoli strutturali alla capacità di accelerazione dell’offerta.
Alcuni segnali positivi emergono dal graduale calo dei tassi sui mutui FHA e da un lieve miglioramento della fiducia dei costruttori, ma non bastano ancora a delineare un’inversione di tendenza strutturale.
In definitiva, un dato stabile o in leggero aumento sarebbe coerente con una fase di transizione ordinata, mentre una lettura deludente rilancerebbe i timori di debolezza ciclica nel comparto immobiliare, con effetti potenzialmente amplificati sul settore bancario e sul consumo di beni durevoli.
FOMC di giugno: aggiornamento cruciale su tassi e proiezioni macro
L’appuntamento con la riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 18 giugno rappresenta uno snodo centrale per valutare il futuro della politica monetaria statunitense.
Alle 20:00 italiane verranno rilasciate le nuove proiezioni macroeconomiche trimestrali e la decisione ufficiale sui tassi di interesse, seguite alle 20:30 dalla consueta conferenza stampa del presidente Jerome Powell.
Il consensus di mercato si attende una conferma dei tassi nel range 4.25%–4.50%, in coerenza con le indicazioni prudenti emerse dalle ultime comunicazioni ufficiali.
Tuttavia, l’attenzione sarà tutta rivolta alla dot plot — il grafico che mostra le aspettative dei membri del FOMC sull’evoluzione dei tassi — e alle proiezioni aggiornate su crescita, inflazione e disoccupazione.
Dopo i dati di maggio su CPI e PPI, che hanno mostrato segnali di rallentamento delle pressioni inflazionistiche, molti analisti — tra cui quelli di Bank of America e Goldman Sachs — ritengono possibile una revisione al ribasso dell’inflazione core per il 2025, accompagnata da un moderato aggiustamento delle stime di crescita.
Ci si aspetta che il dot plot confermi 1-2 tagli dei tassi entro fine anno, con la prima mossa attesa tra settembre e novembre, a meno di un’improvvisa riaccelerazione dei prezzi nei mesi estivi.
Powell dovrà quindi bilanciare le aspettative di allentamento con la necessità di preservare la credibilità anti-inflazionistica della banca centrale.
Particolare attenzione sarà rivolta alla divergenza tra i membri del FOMC: eventuali fratture nel comitato potrebbero segnalare una maggiore incertezza interna sulla tempistica e sull’intensità del ciclo di easing.
In sintesi, non è tanto la decisione sui tassi a essere in discussione, quanto l’orientamento strategico che emergerà dalle nuove proiezioni.
Il mercato attende un segnale chiaro: se la Fed confermerà l’apertura a tagli nei prossimi mesi, si rafforzerà la narrativa di un atterraggio morbido; in caso contrario, potremmo assistere a una fase di maggiore volatilità sui mercati obbligazionari e azionari.
Giovedì 19 giugno
Non sono previsti dati ad alto impatto sui mercati.
Venerdì 20 giugno
Non sono previsti dati ad alto impatto sui mercati.
Trading operativo: il portafoglio delle strategie di Erere
La scorsa settimana abbiamo sofferto una correzione marcata sul portafoglio societario, che tuttavia, ad una analisi più attenta, è riconducibile quasi interamente a due sole posizioni.
Si tratta di due Poor Man’s Covered Call.
La prima, su Gamestop (GME), che dopo gli earning ha perso oltre il 20%.
Non tutto il male viene per nuocere, nel senso che la call 29 scadenza giugno, venduta contro una posizione long call 15 scadenza gennaio 2026, sembrava ormai destinata all’esercizio, il che ci avrebbe costretto a chiudere anche la posizione long.
In profitto, in ogni caso.
Ma se abbiamo ancora qualche mese davanti per incassare premi a doppia cifra percentuale mensile è ancora meglio!
L’altra posizione PMCC che ha maggiormente contribuito alla discesa del NLV del conto è quella su AI.
Anche qui, comunque, abbiamo venduto una call che era finita deep in the money e che ora invece si avvia all’incasso pieno; e noi rinnoveremo la covered call!
Abbiamo undici posizioni aperte sulla scadenza di questo venerdì, quindi ci saranno presto nuovi premi da incassare, nell’attesa che il tempo giochi per noi.
Buon recupero per il portafoglio del conto test CFM, che si è finalmente riportato sopra al benchmark, seppure di poco, almeno per ora.
Nulla di nuovo da segnalare sul fronte della strategia Short Term Directional SP500.
Prima operazione OOS per la strategia Triple Class Mean Reverting, invece; scadenza agosto, ma la chiuderemo prima, coerentemente con quanto stabilito in sede di backtest (le operazioni vengono chiuse sempre prima della scadenza).
Stiamo lavorando ad una nuova strategia di medio termine, che per ora sta dando risultati molto promettenti in sede di test.
Vi aggiorneremo non appena sarà tutto pronto.
Il focus settoriale della settimana
Tra i settori su cui conviene tenere alta l’attenzione nella settimana del 16 giugno 2025 c’è senza dubbio la difesa, tornata al centro del radar per una combinazione di fattori geopolitici, macroeconomici e di posizionamento finanziario.
Le crescenti tensioni in Medio Oriente — in particolare tra Israele e Iran — hanno rilanciato il tema della sicurezza strategica, con effetti a cascata sui mercati energetici, sugli equilibri regionali e sulla domanda globale di sistemi di difesa.
Gli Stati Uniti hanno già risposto rafforzando la loro presenza nell’area, mentre altri paesi della NATO stanno discutendo l’invio di ulteriori contingenti militari e fondi.
Nel frattempo, i dati più recenti sulla spesa militare globale confermano un trend strutturale: secondo SIPRI, il 2024 ha visto un nuovo record storico, e il 2025 è partito con lo stesso slancio.
Negli Stati Uniti, è attualmente in discussione al Congresso una manovra per la difesa da oltre 950 miliardi di dollari, focalizzata su cybersicurezza, deterrenza nucleare, intelligence e innovazione tecnologica.
Anche l’Europa, dopo anni di sottoinvestimenti, ha accelerato gli stanziamenti, spesso con vincoli minimi del 2% del PIL imposti in sede NATO.
Questa dinamica ha già trovato riscontro nei flussi finanziari: ETF e fondi tematici sulla difesa stanno ricevendo afflussi consistenti, in particolare da parte di investitori istituzionali alla ricerca di esposizione anticiclica.
Il comparto presenta infatti caratteristiche difensive per eccellenza: margini elevati, commesse pubbliche pluriennali, bassa elasticità rispetto al ciclo economico.
Inoltre, l’evoluzione interna del settore, sempre più orientata verso tecnologie digitali (AI militare, software di simulazione, droni autonomi, sistemi satellitari), apre spazi a una nuova generazione di aziende innovative, che vanno oltre i classici colossi aerospaziali.
Per chi guarda a questo comparto in chiave di investimento, esistono diversi strumenti liquidi e opzionabili.
Tra i principali:
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iShares U.S. Aerospace & Defense ETF (ITA) – Replica un paniere di società statunitensi attive nella difesa e nell’aerospazio. Elevata liquidità, copertura settoriale ampia, opzionabile su tutte le principali piattaforme.
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SPDR S&P Aerospace & Defense ETF (XAR) – Ponderazione equiparata per singolo titolo, quindi maggior esposizione a mid-cap innovative del settore. Molto usato per strategie attive e coperture.
Entrambi offrono un’esposizione strategica a un settore che, nella fase attuale, unisce resilienza macro, catalizzatori geopolitici e forti temi strutturali.
Gli earnings principali di questa settimana
Lunedì 16 giugno
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Martedì 17 giugno
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Mercoledì 18 giugno
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Giovedì 19 giugno
Non ci sono earning rilevanti da segnalare.
Venerdì 20 giugno
Prima dell’apertura dei mercati, Kroger & Co. pubblicherà i risultati del primo trimestre dell’anno fiscale 2025.
Si tratta di un appuntamento rilevante per monitorare la tenuta del settore retail alimentare in un contesto caratterizzato da pressioni inflazionistiche persistenti e dinamiche competitive sempre più aggressive.
Gli analisti si attendono un utile per azione (EPS) rettificato di circa 1.45 dollari, in lieve aumento rispetto all’1.43 dello stesso periodo dello scorso anno, e ricavi nell’area dei 45.3 miliardi di dollari, in linea con il trimestre precedente.
L’attenzione sarà rivolta in particolare ai margini operativi, che continuano a essere influenzati da costi crescenti su più fronti: salari, logistica e carichi LIFO.
Da monitorare anche l’impatto della recente cessione della divisione specialty pharmacy, così come l’andamento delle vendite comparabili escludendo i carburanti, per cui si prevede una crescita compresa tra il 2% e il 3%.
In un comparto sempre più orientato all’e-commerce, Kroger dovrebbe confermare la solidità della sua crescita digitale, attesa oltre il 10% anno su anno, grazie anche agli investimenti nei Customer Fulfillment Centers (CFC) sviluppati con Ocado.
Il gruppo resta impegnato su una strategia di espansione a lungo termine, con attenzione a efficienza operativa e innovazione di processo.
Sotto il profilo finanziario, Kroger mantiene un’impostazione disciplinata, con un dividendo stabile e un programma di buyback da circa 7.5 miliardi di dollari, che offre supporto al titolo in fasi di volatilità.
Sul piano esterno, si attendono aggiornamenti sia sull’andamento dei prezzi delle materie prime – con alcuni picchi notevoli, come le uova – sia sullo stato del contenzioso in corso relativo alla fusione con Albertsons, ancora sotto il vaglio delle autorità regolatorie.
Potrebbero arrivare anche indicazioni sulla successione al CEO Rodney McMullen, tema strategico per la governance futura.
In sintesi, si prevede un trimestre di continuità operativa, con risultati solidi ma senza sorprese significative.
L’attenzione sarà soprattutto sul modo in cui Kroger sta affrontando l’equilibrio tra redditività di breve termine e investimenti strutturali per il lungo periodo.







