Una nuova rubrica sulle opzioni riservata ai lettori dell’Academy

Titoli sotto la lente: idee operative altamente selezionate

Come ben saprete se siete lettori dell’Academy da un po’, nel corso del 2021 ho sperimentato alcune tecniche, di alcune delle quali ho parlato in vari articoli del mensile. Tra esse figura il risk reversal, che alla prova dei fatti ci ha portato alcune delusioni importanti.

Onestamente non so dire se all’origine degli scarsi risultati vi sia stata la sfortuna o piuttosto qualcos’altro, ma posso solo dirvi che ci sono stati diversi casi in cui il profitto teorico aveva raggiunto valori rilevanti, ma poi si è accartocciato tutto.

Penso ad AVIR, soprattutto, che anche se non è l’unico caso è sicuramente il più eclatante. La mia posizione aveva raggiunto un utile teorico di oltre duemila dollari sul picco di fine settembre e inizio ottobre 2021.

E ora sto cercando di recuperare la posizione, sulla considerazione che il bilancio è ancora buono e quindi potrebbe anche riprendersi e risalire con forza, dopo aver perso circa il 90% dal picco.

Con il tempo e la pazienza si riemerge da tutto (fallimenti a parte, ovvio)

Stavo giusto giusto sistemando la mia contabilità personale qualche giorno fa e su un titolo che in passato mi aveva completamente massacrato, parlo di AQXP, una farmaceutica assorbita poi da un’altra e diventata NLTX, dal giugno 2018 ad oggi ho maturato utili totali per oltre quattromila dollari, nonostante io mi sia preso nei denti un -92% in un singolo giorno, a causa di un trial malamente fallito. Ci sono voluti circa due anni e mezzo per recuperare quella botta, ma alla fine ci sono riuscito.

Questo è solo per dire che tra qualche mese, o magari anche tra un paio d’anni, guarderò indietro e vedrò che ho raddrizzato anche la posizione su AVIR.

Pessima gestione? Facciamo un po’ di sana auto-critica

Certo, col senno di poi è facile dire “avrei dovuto prendere profitto” a fine settembre, ma il punto non è quello: il punto è che il risk reversal è una strategia molto reattiva, e che in casi come quello di AVIR crea una montagna russa emozionale inevitabile per il trader, perché riflette quasi 1 a 1 le variazioni di prezzo del sottostante.

E non c’è previsione di fair value che possa consolare, anche perché abbiamo avuto diverse prove del fatto che il fair value di siti come SimplyWall è largamente inaffidabile, dal momento che il metodo DCF è troppo suscettibile di variazioni nelle aspettative sui flussi di cassa futuri. E queste aspettative sono legate a doppio filo agli earnings, oppure agli esiti dei trial sui nuovi farmaci e trattamenti (se restiamo al caso di AVIR). C’è troppa aleatorietà in tutto questo.

Trattandosi di operazioni che marginano molto poco, di solito, credo che la via per la gestione corretta dei risk reversal possa passare soltanto dalla scelta di un target, raggiunto il quale si chiude tutto e tanti saluti. E un target pari ad una volta il margine, o magari anche due, mi pare più che onesto.

Guardiamo avanti

Ho voluto prendermi del tempo per ragionare sul da farsi, per potervi portare contenuti interessanti senza esporvi a rischi come quelli che abbiamo sperimentato sui risk reversal fino ad oggi.

Sono giunto ad una serie di considerazioni, che condivido con voi per rendervi partecipi di come mi sto muovendo. E per farvi sapere su quali logiche mi vedrete d’ora in avanti scrivere articoli qui nel Golden Pit.

Ho deciso di non guardare più ai fair value, e di guardare soltanto a dati concreti, anche se non rappresentano previsioni di andamento futuro.  

Nello specifico, ci sono tre parametri che metto in cima alla mia lista:

  1. la salute finanziaria, che voglio sia di ferro;
  2. la crescita attesa futura degli utili, che deve essere forte;
  3. l’andamento occupazionale.

Dei tre, l’unico suscettibile di cambiamenti improvvisi è il secondo: le opinioni degli analisti cambiano (spesso in base a motivazioni più personali che oggettive) e gli earnings che vengono progressivamente pubblicati possono smentire le aspettative, sia in un senso che nell’altro. Ma da qualche parte bisogna partire.

E se la salute finanziaria è forte e l’occupazione cresce, le eventuali delusioni da earnings dovrebbero riassorbirsi.

In merito all’ultimo punto, credo che una azienda che assume persone lo fa per due motivi (soprattutto): o sta crescendo, oppure si aspetta di crescere. Certo, non ci sono garanzie, ma la lettura più probabile credo sia questa.

Qualche ultima nota

Una mia regola aggiuntiva, come sempre, è evitare tassativamente le aziende cinesi.

Sì, me la sono proprio legata al dito.

In subordine, guardo i multipli di bilancio.

Se il PE (prezzo su utili, ndr) è troppo alto o troppo basso, se il PBV (prezzo su valore di libro) è troppo alto, se il PEG (prezzo su crescita futura attesa degli utili) è troppo alto, allora attendo tempi migliori, anche se tutti gli altri semafori sono verdi.

Ogni settore fa storia a sé, ovviamente, quindi non ci sono regole standard per gli intervalli ottimali dei parametri.

Ma in generale si può usare un po’ di buonsenso.

Guardatevi il titolo DLocal, simbolo DLO, per esempio.

Ha tutte le carte in regola, ma ha un PE pari a 115, un PBV pari a 30 e un PEG pari a 2.

Passi il PEG, visto che l’aspettativa di crescita degli utili è del 65% medio annuo per i prossimi tre anni, ma alle quotazioni attuali capitalizza trenta volte il suo valore totale di bilancio e costa 115 volte gli utili attuali, che già sono cresciuti del 163% nell’ultimo anno.

Questo nonostante sia già sceso molto dai massimi.

Non mi piace, anche se poi magari risale lo stesso.

Mi piace invece Acadia Pharmaceuticals, ma ne parlo in un altro articolo.

Ovviamente, in tutte le analisi qui pubblicate troverete anche il punto di vista della piattaforma EzTradeport, perché anche gli aspetti statistici sono molto importanti.

Buon lavoro a tutti,

Domenico Dall’Olio