Che cosa devi sapere sul trading?

È vero che la maggior parte dei trader perde denaro sui mercati?

Sappiamo che moltissimi – una altissima percentuale – tra coloro che si avvicinano al trading e cercano di fare da soli perdono rapidamente tutto il denaro che hanno sul conto, o comunque molto di più di quello che sono disposti a tollerare.

E si fermano, o meglio, si paralizzano.

Restano sospesi tra due sentimenti altamente contrastanti: da un lato l’avidità, la voglia di riscatto, il senso di rivalsa, accompagnati al convincimento di potercela fare, la seconda volta.

Dall’altro la paura, il ricordo del dolore, soprattutto psicologico, legato al vedere molte operazioni maturare perdite, più o meno consistenti.

Dolore derivante dal dover ammettere con sé stessi di non essere capaci di individuare operazioni vincenti.

Anche se in realtà il meccanismo è molto più complesso di così, perché la ricetta “vincente” in Borsa è una combinazione di molti più elementi di quanto non si pensi.

Ed ecco che comincia a insinuarsi nella mente l’idea di affidarsi a qualcuno che possa insegnare loro a fare questo mestiere.

Non tutte le soluzioni risolvono i problemi

Ci sono trader consapevoli di non avere sufficienti competenze per lavorare con profitto in autonomia, come ci sono anche molti che si avvicinano all’idea di gestire autonomamente il proprio denaro dal nulla.

Leggono, studiano, capiscono subito che la materia è complessa, e cercano di capire a chi rivolgersi per imparare più rapidamente e (forse) con minori rischi.

E qui si innesta un’altra convinzione diffusa (ma, guarda caso, diffusa soprattutto da molti venditori di servizi di trading), che io però considero errata a sua volta:

“L’investimento fatto in corsi di trading è minore della perdita che i neofiti subiscono nel tentativo di far da soli, prima di capire che non ne sono capaci”.

Sì e no.

Sì, perché per molti è così: vale quello che dicevo sopra.

La percentuale di persone che facendo da sole perdono inesorabilmente denaro in Borsa è altissima.

Ma non è il 100%.

Quindi la risposta è anche no.

È un percorso lungo, ma non è impossibile

Io mi sono fatto da solo, per esempio, anche se ci ho messo molto tempo a trovare il modo giusto per me, il modo migliore di approcciarmi ai mercati, in considerazione del mio carattere, della mia situazione personale, e di tutto il resto.

Negli anni, ho conosciuto diversi trader che hanno fatto tutto da soli.

E non parliamo di ingegneri aerospaziali.

Un mio caro amico faceva siti internet, prima di appassionarsi al trading e di diventare un bravissimo trader.

Lui ha una grande capacità di osservazione, e la usa per capire come si comportino determinati strumenti, che lui sa “leggere” correttamente e anticipare.

Ci sono poi alcuni top trader che sono diplomati in pianoforte.

Ci sono grandi professionisti dello scalping che non hanno mai letto un libro di trading in vita loro, ma che sono bravissimi a identificare pattern vincenti sui grafici.

Pattern, peraltro, che hanno “inventato” loro.

Pochi riescono in questa impresa, ma qualcuno ci riesce.

Quindi non è così scontato che la formazione economica e finanziaria sia indispensabile.

Rivolgersi a terzi può essere una soluzione, ma non sempre

E comunque, come ti ho già anticipato nelle mail precedenti, e come ora vado a riprendere e ampliare, rivolgersi ad un professionista non è necessariamente la soluzione a tutti i problemi del trading.

Non lo è quasi mai, anzi, a meno di non essere capaci di inquadrare, tra tutti i servizi disponibili, quello o quelli capaci di rispondere davvero alle proprie esigenze.

È un po’ come confrontare una BMW e una Mercedes: quale delle due è meglio?

È una domanda mal posta, perché se l’una non fosse la risposta giusta per alcuni clienti e l’altra non fosse la risposta giusta per altri, non esisterebbero entrambi i marchi sul mercato, e non avrebbero il successo che hanno entrambi.

E non è solo questione di estetica: semplificando molto, a qualcuno piace di più BMW per la sua guida sportiva, a qualcuno piace di più Mercedes per la sua eleganza.

Nel trading si applica lo stesso principio, perché ci sono diversi stili operativi, diversi approcci al mercato, diverse frequenze operative, diversi livelli di rischio e rendimento attesi, diverse strategie adatte a diverse capitalizzazioni.

Non c’è una risposta univoca, non c’è un prodotto giusto e tanti altri sbagliati.

Le cose da sapere per poter valutare correttamente i servizi disponibili

È ora di affrontare il problema, e capire quali elementi debbano essere analizzati per capire le dimensioni del problema stesso.

Ciò che intendo fare è fornirti tutti gli elementi necessari a valutare correttamente ogni servizio che potrai mai pensare di prendere in considerazione.

Perché solo con questi elementi in mano potrai decidere se io sia il professionista a cui affidarti, o se invece tu non debba andare a cercarne un altro.

Sono le stesse dimensioni che dovrebbe indagare anche chi cerca di far da solo, ma se uno non parte già con le necessarie competenze non può, giocoforza, essere consapevole di quelle dimensioni, perché richiedono una esperienza che si può fare solo sul campo.

Ci sono sei variabili-chiave che bisogna conoscere.

Non solo per capire che tipo di trading si sia in grado di sostenere, finanziariamente e psicologicamente, ma anche per individuare, tra i tanti servizi presenti sul mercato, quale o quali rappresentino la soluzione più allineata alle proprie esigenze, se si sceglie di appoggiarsi a terzi:

  1. aspettative
  2. capitalizzazione
  3. tempo
  4. psicologia
  5. replicabilità
  6. condivisione

Le prime quattro hanno soprattutto a che fare con la sfera personale del trading; le ultime due sono invece relative ai servizi di terzi.

Se si fa tutto da soli, sono solo le prime quattro quelle che devono interessare; se invece ci si rivolge a qualcun altro, entrano in gioco anche le ultime due, quindi contano tutte e sei.

Nella prossima puntata parleremo di aspettative.

Ti auguro un buon lavoro.